Formazione e Lavoro

     Lavoro ed informatica: il futuro é con Microsoft.

                                                                                 Il colosso continua la campagna di recruting rivolta a giovani neolaureati per le sedi italiane.

Questo e molto altro ancora nella sezione "formazione e lavoro"

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Port Up! In today's news - Gay Pawn shop opened in Florida and is tricking all kinds of guys into things their girlfriends wouldn't want to see. We don't know if it's real but you can check it out and tell us!

What's UP?! The issue of the month is teens loving money videos. Why does it happen? Why so many teenagers are addicted to having money?

No hidden agenda in this controversial way of doing a massage - you can see videos of it at milking table.

A spasso nei sogni di Walter Mitty


I sogni segreti di Walter Mitty è un inno alla vita, un film che fa proprio il detto “meglio rimorsi che rimpianti”. Walter Mitty è impiegato nella rivista “Life” per la quale si occupa dell’archivio fotografico analogico, cioè delle foto stampate ancora con rullini e negativi.

La rivista è stata da poco acquistata da una nuova società che ha deciso di ridimensionarla per cui tutti i posti di lavoro sono a rischio. Primo fra tutti, proprio quello di Walter, dal momento che ha smarrito il negativo con la foto che rappresenta la copertina dell’ultimo numero cartaceo di “Life”.

Per salvarsi il posto, Walter spinto anche dalla collega di cui è segretamente innamorato,  parte alla ricerca del fotografo che ha scattato l’immagine, un free lance senza fissa dimora, ritrovandosi a compiere un viaggio-avventura tra la Groenlandia e l’Islanda.

Walter Mitty (Ben Stiller) siamo un po’ tutti noi: da piccoli pieni di speranza, vogliamo fare la ballerina, l’attrice, il pompiere o l’astronauta, poi si cresce e si pensa ad un lavoro sicuro che porti avanti la famiglia, appendiamo il casco da pompiere e le scarpette da ballerina al chiodo, indossiamo cravatte e tacchi alti per l’ufficio.

Viviamo la vita, non quella che avremmo voluto, ma quella che ci siamo ritrovati. Cosi il protagonista della storia si ritrova a sognare ad occhi aperti le azioni che realmente vorrebbe fare, come mandare a quel paese il proprio capo, e poi il nastro si riavvolge e accade la vita vera.

Se inizialmente questi sogni ad occhi aperti possono sembrare troppi e ripetitivi, dietro la macchina da presa Ben Stiller, qui regista e attore, ha saputo ovviare anche a questo, facendoli durare giusto il tempo che meritano prima che Walter si renda conto che la vita va vissuta e non immaginata.

Può sembrare un cambiamento troppo rapido, una cesura troppo netta quella tra il Walter della prima parte del film, impiegato e figlio responsabile, e il Walter del secondo tempo, avventuriero e determinato, ma in fondo è giusto cosi. Non piacerebbe a tutti trovare la spinta adatta a dare il rapido cambiamento che serve alle nostre vite?

Remake di “Sogni Proibiti”, film del 1947 basato a sua volta sul racconto “The secret life of Walter Mitty” di James Thurber, il film non sarà un capolavoro e non è certo privo di difetti, ma è certamente una pellicola ricca, con ottime immagini mozzafiato (si pensi all’eruzione del vulcano in Islanda o alle vette dell’Himalaya) e un grido che vale per tutti: la vita è una sola, va vissuta.

 
Harry Potter approda in teatro

Harry Potter arriva al teatro. Dopo anni di successo e milioni di richieste di trasportare il mago più famoso dei nostri tempi su di un palcoscenico, finalmente il progetto prenderà vita. A darne l’annuncio è stata proprio la mamma di Harry Potter, J K Rowling, che ha deliziato i fan dando la notizia dal suo profilo ufficiale di Facebook.

“J.K.Rowling è lieta di annunciare che sta collaborando coi pluripremiati produttori teatrali Sonia Friedman e Colin Callender per dare vita a una nuova opera teatrale basata sulle storie di Harry Potter", si legge nelle prime righe dell’annuncio che in poche ore ha raggiunto più di ottomila condivisioni e oltre mille commenti.

Nello stesso annuncio l’autrice ha poi specificato che, nonostante fossero anni che riceveva richieste e relative proposte per una versione teatrale di Harry Potter, fin’ora nessun progetto l’aveva convinta realmente.

Sonia Friedman e Colin Callendar hanno invece fatto centro puntando su un aspetto di Harry che sia i lettori sia gli spettatori dei film non hanno mai visto: gli anni della sua infanzia.

“Cosa ha significato essere il ragazzo che viveva nel ripostiglio nel sottoscala?”, scrive la Rowling, e spiega che con questo progetto scopriremmo di più su l’Harry orfano ed emarginato nei suoi primi anni di vita. Ma non è tutto: per la gioia dei fan, anche a teatro ci saranno alcuni dei personaggi storici dei libri, a cui il pubblico è più affezionato.

Non si sa ancora nulla sulla data del debutto, sappiamo solo che la produzione inizierà il èprossimo anno in Gran Bretagna.

Ci sarà da scegliere il regista e uno sceneggiatore che aiuterà la Rowling, ma la vera sfida sarà il casting per gli attori.

Chiunque sarà il fortunato che interpreterà Harry a teatro avrà un compito arduo: uscire dall’ombra incombente di Daniel Radcliffe.

 

 
Premio Griffin, i giovani per l'arte

Dal 6 gennaio al 15 aprile 2014 è aperto il bando di partecipazione al Premio Griffin 2014, istituito col fine di promuovere il talento di artisti under 35 che operano in Italia, e studenti delle scuole di alta formazione artistica, la cui ricerca si esprima col tramite della pittura e del disegno.

Il Premio Griffin, giunto alla sua seconda edizione, è ideato da Winsor & Newton, Liquitex e Conté à Paris e promosso da Colart Italiana SpA, col patrocinio di GAI - Giovani Artisti Italiani e dell’Università Bocconi di Milano. 

Le iscrizioni dovranno pervenire alla segreteria organizzativa esclusivamente via internet, collegandosi al sito www.premioartegriffin.it.

I lavori dei candidati saranno vagliati da una giuria internazionale, presieduta da Ivan Quaroni - critico d’arte e curatore - e composta da Flavio Arensi - critico d'arte e curatore, Olivier Dupuy - fondatore Les Ateliers du Plessix Madeuc in Francia, Matteo Lorenzelli - titolare della galleria Lorenzelli Arte a Milano, Rebecca Pelly Fry - direttrice della Griffin Gallery a Londra, Severino Salvemini - professore ordinario di Organizzazione aziendale e presidente del Comitato Arte Università Bocconi di Milano.

Il Premio si suddivide in due distinte categorie:

La prima è riservata ad artisti emergenti di ogni nazionalità, residenti in Italia, che si sono laureati, nel 2009 o successivamente, presso un’accademia di belle arti o in un istituto di formazione artistica.

La seconda, a studenti di ogni nazionalità che stanno frequentando un regolare corso di studi nelle accademie di belle arti italiane o in un istituto di formazione artistica post liceale.

 I partecipanti dovranno presentare un’opera a tema libero di pittura, grafica e disegno realizzate con qualunque tecnica e su qualsiasi supporto.

Tra tutti i candidati saranno scelti 10 finalisti che potranno esporre le loro opere nel corso di una collettiva in programma a giugno alla Fabbrica del Vapore di Milano. 

I vincitori della categoria Artisti emergenti saranno premiati con una residenza d’arte di 3 mesi in Francia presso “Les Ateliers du Plessix Madeuc” e con una mostra collettiva alla Griffin Gallery a Londra e una ricca dotazione di materiale professionale per belle arti (per il valore di 1500 Euro).

Quelli della categoria Studenti d’arte, con una personale, da novembre 2014 a gennaio 2015, all’Università Bocconi a Milano, con la realizzazione di un’opera a favore della società organizzatrice del Premio Griffin che entrerà a far parte della collezione dell’azienda Colart Italiana SpA, per essere esposta in mostre collettive e con un catalogo personale e una ricca dotazione di materiale professionale di belle arti dal valore di 1500 Euro.

 

 
Sal Da Vinci in “Carosone, l’americano di Napoli..” il 25 e 26 Dicembre al Teatro Palapartenope.

 

Partito lo scorso 10 ottobre,  dove ha debuttato con un clamoroso successo di pubblico al Teatro Diana di Napoli, il musical “Carosone, l’americano di Napoli” sembra candidarsi ufficialmente come musical dell’anno. Lo spettacolo, scritto dal Federico Vacalebre, biografo ufficiale del maestro Carosone, non è solo un omaggio ad un interprete della canzone partenopea, ma anche un viaggio nel canzoniere dell’autore di brani indimenticabili ed innovativi allo stesso tempo, come “Torero” e “O’Sarracino”. Un americano napoletano, con il suo enorme carico di simpatia e leggerezza ha introdotto sin da subito nel nostro paese una rivoluzione sia musicale che interpretativa  nel modo di suonare. Agli inizi degli anni 50, diventa assoluto protagonista insieme al suo “Trio Carosone”, formato  insieme all'olandese Peter Van Wood, Fiorenzo Fiorentini  e al fantasista napoletano Gegè Di Giacomo. Nel tempo il gruppo cresce, molti musicisti si alterneranno aggiungendo ognuno il suo carico di esperienza. Il primo successo arriva con “Maruzzella”, che farà da apripista ad un genere del tutto nuovo. A ruota arriveranno “Caravan Petrol”, e “O Suspiro” che raggiungeranno la vetta delle classifiche europee e nordamericane. Il coinvolgimento del pubblico, il giusto mix tra jazz e swing consacrano Carosone come un compositore e musicista protagonista degli anni 50’ e non solo. La sua Napoli e il mondo della musica chi rende omaggio con questo musical, il primo dedicato interamente alla vita dell’artista, per ricordarne come sia attuale ancora oggi la sua figura. La regia di Fabrizio Bancale, le coreografie di Ferdinando Arenella, gli arrangiamenti di Lorenzo Hengeller, i remix di Gransta Msv e soprattutto la splendida e viscerale interpretazione di un artista partenopeo come Sal Da Vinci avvicinano ancor più il pubblico al personaggio Carosone. Un musical dal gusto fresco e  vivace allo stesso tempo, eleva lo spessore interpretativo della vita di Carosone ad un livello internazionale. Al fianco di Sal Vinci troviamo attori come Giovanni Imparato, già percussionista di Lucio Dalla e dell'Orchestra Italiana di Arbore, nei panni di Gegè; Pietro Botte dei Posteggiatori Tristi in quelli di Peter Van Wood; Forlenzo Massarone in quelli di Fred Buscaglione; la star del burlesque Claudia Letizia in quella di una Maruzzella; Lello Radice in quello del coprotagonista Tony, biografo carosoniano con il pallino di riuscire a spiegarsi i motivi del suo ritiro e rivelarli in una fiction nazionalpopolare.  Ventimila spettatori, tre settimane di sold-out, un carrozzone viaggiante targato Carosone, il pubblico campano sta dimostrando come sia importante riscoprire il legame che lo lega alla storia della musica napoletana. Prossimamente sarà presentato alla stampa il dvd dello spettacolo. Il prossimo 25 e 26 Dicembre il musical torna a Napoli, in un teatro “storico” per la città partenopea, il Palapartenope di Via Bargallo. Due date significative, per regalarsi o regalare una serata “Carosonissima” all’insegna delle festività natalizie.

Sergio Cimmino

 
Full Circle: The Kostabi Story
                          

 

Nella splendida cornice della Domus Talenti si è svolta la Premiere di Full Circle: The Kostabi Story, film-documentario che la regista SabrinaDigregorio ha dedicato a Mark Kostabi, uno degli esponenti più rappresentativi del movimento artistico dell’East Village di New York.
Uno sguardo, quello della Digregorio, che si focalizza sulla parte intima dell’artista, mostrandoci l’evoluzione del suo processo esistenziale e creativo.
Il racconto é narrato direttamente da Kostabi, che si presta senza esitazioni, e sguardo in macchina, alla nostra curiosità.
Si passa così dall’America del 1984, anno in cui s’impone nella scena artistica dell'East Village, dominata da artisti del calibro di Warhol, Koons e Basquiat, al cuore di Soho a New York, dove apre i battenti, ilKostabi World,sorta di bottega rinascimentale, dove giovani artisti producono sotto attenta direzione i suoi quadri caratterizzati per lo più da figure umane senza volto su sfondi surreali. Fino ai nostri giorni e all’amore per la musica che lo vede compositore e appassionato concertista.
La Digregorio confeziona uno splendido docufilm, donandogli una vitalità sorprendente (le sequenze di Kostabi che corre in mezzo alla folla sono emblematiche di ciò).
Come specchio riflesso, la macchina da presa diventa occhio speculare dell’artista, mettendosi al suo servizio.
L’inserimento di video di repertorio come quelli de The Kostabi Show, di ballerini “metafisici”, e gli interventi di critici internazionali come il nostro Achille Bonito Oliva ed Enrico Crispolti, da sempre discordi sull’artista americano, ci donano un ritratto originale e fedele di Kostabiche ci aiuta a formulare un nostro personale giudizio.
Questo é proprio uno dei meriti della Digregorio, che senza costruire un’inutile agiografia delinea obbiettivamentel’eclettica figura di un artistacontroverso.
Adulato da personaggi del calibro di Axl Rose, Bill Gates, Bill Clinton, amico sincero di una leggenda vivente come Ornette Coleman e allo stesso tempo criticato da coloro che considerano le sue doti artistiche e i suoi temi troppo semplici, al limite dell’intrattenimento.
La serata si è conclusa in una spettacolare Jam session conKostabi al pianoforte e Tony Esposito, alle percussioni. Infine una sua riflessione:
Credo che siamo tutti artisti, dal rivenditore di skateboard al pittore…” Anche questo è Mark Kostabi.

Vittorio Zenardi

 

 

 

 

 
My Stolen Revolution: il passato che non passa

 

Il Festival dei Popoli di Firenze presenta nella sezione Lontano da Utopia, My Stolen Revolution di Nahid Persson Sarvestani.

Questa sezione non competitiva, mostra storie di comunità e popoli di vari paesi in cui l'aspirazione a conseguire migliori condizioni ha preso la forma dell'azione collettiva a difesa della propria sopravvivenza e identità, contro la repressione e gli abusi di chi sta al potere.
Le recenti proteste in Iran risvegliano i ricordi della regista, di quando da giovane attivista fuggì dal paese dopo la rivoluzione del 1979, delusa dalla deriva autoritaria che aveva fatto svanire i sogni di democrazia, all’indomani della caduta dello scià.
Il film è incentrato sulla ricerca delle sue compagne di lotta e del fratello Rostam, che fu poi giustiziato dal regime.
Quando le ritrova, scopre la verità sulle terribili torture che hanno subito e sugli ultimi giorni di vita di Rostam.

Il dettagliato racconto delle protagoniste ci materializza davanti agli occhi la violenza disumana dei loro aguzzini fino a farci sentire il dolore di una tragedia immensa.

L’indignazione cresce quando una di loro spiega la tortura della “bara”.

Le recluse che non davano cenni di conversione al regime, venivano bendate e messe in delle bare, in stanze, doveeramandata a ripetizione la lettura del Corano.

L’intento era quello di fargli credere di essere già morte e portarle alla pazzia.

Alcune, modellate mentalmente dai metodi disumani, passavano dalla parte avversaria e diventavano, verso le ex compagne, ancora più crudeli dei militari.

Il documentario scandisce le storie delle donne conimmagini di repertorio e le loro fotografie da giovani, poco prima della prigionia.

Un’inquadratura iconicaritorna per tutto il film: una donna bendata, vestita con il chador, che si staglia su uno sfondo bianco.

Il contrasto con il vestiario che attualmente usano ora, da donne libere è netto.

La libertà tanto faticosamente ritrovata èanche un fatto di costume.

Un’opera forte e coraggiosa come le donne che ci vengono mostrate.

 

Vittorio Zenardi

 
Addio Matiba


Il mondo è in lutto per la morte di Nelson Mandela.

Premio Nobel per la pace, Mandela si è spento all’età di 95 anni, con lui se ne va una delle figure più importanti del 900’.

L’annuncio è stato dato dal presidente sudafricano Jacob Zuma, che in diretta tv con un abito nero e l’aria stravolta ha annunciato la scomparsa di “Madiba” per il quale «il mondo intero avrà grande gratitudine per sempre». 

In Africa è stato in detto il lutto nazionale, alzata la bandiera a mezz’asta, previsti funerali di Stato.

Mandela è stato un simbolo di lotta contro il razzismo, è lui infatti ad aver sconfitto l’apartheid, rischiando la sua stessa vita e passando numerosi anni nelle galere del regime segregazionista bianco.

La riconciliazione tra le due fazioni africane, se cosi possiamo definirle, è stato il light motif della sua vita e, seppure non riuscita appieno, è ciò per cui verrà maggiormente ricordato.

Da chi ha vissuto quei terribili anni di razzismo, ricordando i tempi dei ghetti, ma anche da chi è nato in tempi migliori: all’annuncio di Zuma di fronte la sua casa, si sono riunite persone di tutte le età, giovani e anziani, molti in lacrime, venute a rendere omaggio a un uomo divenuto simbolo.

La notizie non è arrivata inaspettatamente: il popolo africano seguiva da mesi gli andamenti della saluti di Mandela, ricoverato negli ultimi tempo per ben quattro volte in ospedale a seguito di pericolose infezioni dovute alla tubercolosi, malati contratta durante i numerosi anni passati nella prigione di Robben Island.

Tutto il mondo si è unito attorno a questa tragica scomparsa: poco dopo l’annuncio della sua morte, tra i primi a parlare il Presidente degli Stati Uniti. Barack Obama, visibilmente turbato anche lui dalla notizia, ha affermato che “il mondo ha perso uno degli uomini più coraggiosi e influenti dell’umanità”, per lui la lotta di Mandela sarà stata più importante che per gli altri. Primo presidente nero degli States, inevitabilmente penserà che se la sua ascesa è stata possibile, il merito è certamente un po’ anche di Mandela.

 “Una grande luce si è spenta nel mondo, è stato un eroe del nostro tempo”, sono state le parole del premier britannico David Cameron, mentre Francois Hollande lo ha salutato come un “magnifico combattente e un eccezionale protagonista della resistenza contro l’apartheid”

Dal Sudafrica ha parlato anche l’ultimo presidente bianco, Frederik De Klerk, che a Mandela restituì la libertà e che poi con lui ha diviso il Nobel per la Pace. “Grazie a Mandela la riconciliazione in Sudafrica è stata possibile”. 

Il Premier Letta ha dichiarato: “La scomparsa di Nelson Mandela ha destato profonda emozione nel popolo italiano, che nella figura del primo Presidente di colore della Repubblica Sudafricana ha visto un esempio di generoso impegno in favore dei diritti e delle ragioni dell’integrazione”

 
ElektroMoskva: carbonari dell'elettronica

                                      

 

La 54° edizione del Festival dei Popoli, kermesse in svolgimento a Firenze dedicata alla promozione e allo studio del cinema di documentazione sociale presenta nella sezione Eventi Speciali ElektroMoskva, di DominikSpritzendorfere Elena Tikhonova.
Un’interessante opera che tramite materiale d’archivio e interviste a scienziati, collezionisti e musicisti, ripercorre la connessione fra la ricerca militare sovietica e l’uso clandestino delle stesse tecnologie per la sperimentazione musicale.
Il documentario racconta la genialità e lo spirito di scienziati e artisti russi che hanno creato strumenti pionieristici con elementi di scarto capaci di influenzare ancora oggi la musica elettronica.
Per Lenin la realizzazione del sogno comunista passa per l'elettrificazione della nazione e il governo dei Soviet.
Questo connubio è il fulcro di tutto ElektroMoskva.
La corsa allo spazio e l'industria militare richiedono sempre più studi sull'elettricità e l'elettronica.
Nasce una classe di scienziati, esperti e amatori che la notte comincia a sperimentare in musica quel che studia di giorno per lo stato.
Il Theremin, che farà nascere la musica elettronica, è al centro di una ritualità quasi sacra che c’è ben spiegata dalla testimonianza di DominikSpritzendorfer.
I suoi pellegrinaggi ci portano nelle cantine e nei mercatini, alla ricerca di sintetizzatori, tastiere e oggetti di dubbia classificazione costruiti per resistere decenni e capaci di creare una varietà di suoni e invenzioni.
Rimessi in funzione oggi producono il più straniante dei suoni moderni.
Il documentario evidenzia la difficoltà di questi “carbonari dell’elettronica” di reperire componenti per le loro invenzioni, sempre in bilico fra mercati clandestini e furti nei dipartimenti del KGB.
Ma si denotano, soprattutto, l’amore e la passione per un nuovo concetto di musica destinato a sconvolgere i canoni del tempo.
Per intendersi con il Theremin è stata composta “Whole lotta love” dei Led Zeppelin e la sigla diStar Trek.
Dopo un’immersione nel passato, il documentario volge lo sguardo al futuro mostrandoci la Russia moderna di chi recupera strumenti elettrici di un'altra era o crea nuove sonorità da componenti di giocattoli cinesi.
Un’opera che ha riesce ad amalgamare splendidamente la storia della musica elettronica russa, con la vita negli anni del regime sovietico.
Proiezione per il pubblico, Venerdì 6 Dicembre presso lo Spazio Alfieri di Firenze.

 

Vittorio Zenardi

 

 
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