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                                                                                 Il colosso continua la campagna di recruting rivolta a giovani neolaureati per le sedi italiane.

Questo e molto altro ancora nella sezione "formazione e lavoro"

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L'esorcista compie 40 anni e festeggia con un ritorno al cinema

Grande attesa per il ritorno al cinema in versione integrale del capolavoro horror di Friedkin                                           

                                           

Inizia il countdown per gli amanti del cinema horror, oramai mancano 24 ore all'attesissimo ritorno in sala di un film che del suddetto genere ha fatto la storia: L'Esorcista.

Il capolavoro di William Friedkin compie 40 anni e spegne le candelinenelle sale cinemtaografiche dove tornerà solo per la giornata di domani in versione integrale, con i famosi 11 minuti “director’s cut”, censurati nel 1973 perché ritenuti troppo violenti ed offensivi e con immagini migliorati grazie al digitale che ovviamente 40 anni fa non esisteva.

Il film ha spaventato 4 generazioni, è stato il papà di molte pellicole prodotte successivamente in casa horror movie, e nonostante il successo di pubblico anche per i due sequel, “L’esorcista II – L’eretico” e “L’esorcista III”, il primo film resta quello entrato nel mito, complice l’interpretazione spaventosa di una giovanissima Linda Blair, nei panni di Regan MacNeil, ragazzina che verrà posseduta dal perfido demone.

Tanto ha fatto discutere e parlare all'epoca della prima uscita nel 1973, tantoi fa ancora discutere oggi, che anche personalità del mondo dello spettacolo aspettano ttrepidanti la giornata di domani per rivivere la storia.

Cosi come ha infatti raccontato Francesco Bianconi, leader dei Baustille,che afferma: "perchè si guarda un film horror? per il piacere di provare il brivido della paura. Eppure, la prima volta che vidi in tv L'Esorcista (ai tempi dell'uscita al cinema ero appena nato), non mi spaventò. O meglio, mi spaventò senza darmi alcun piacere. Mi disturbò parecchio, forse perché non riuscivo a catalogarlo, non riuscivo a farlo rientrare nella categoria del giocare ad avere paura. All'epoca imputai queste sensazioni al fatto che l'avevo visto su un televisore in bianco e nero Grundig dallo schermo davvero piccolo e molto malandato. Mi ingannavo, in realtà, dal momento che sullo stesso apparecchio avevo visto altri horror con reazioni profondamente diverse da quelle ricevute dalla visione del film di Friedkin, e tutte, a loro modo, “rassicuranti”. No, qui c'era qualcosa che non andava, e questo qualcosa stava nella natura stessa del film. Cosa fosse lo avrei capito solo un po' di anni più tardi.

La trama è risaputa e il titolo del film la dice lunga: la figlia adolescente (Linda Blair) di un'attrice di mezza età comincia ad avere strani disturbi della personalità; i disturbi si intensificano in maniera inquietante; la madre tenta ogni via scientifico-razionale per cercare di individuare la patologia e trovarne la cura, ma tenta invano; la madre ricorre all'aiuto di un esorcista, sempre più convinta ormai che la natura della malattia della figlia sia soprannaturale.
Per "L'esorcista" Friedkin prende a prestito un romanzo di William Peter Blatty, tratto da un presunto caso di possessione accaduto a un quattordicenne del Maryland all'inizio degli anni Quaranta. La sceneggiatura, opera dello stesso Blatty, è atipica per il genere: per tutta la prima metà del film la storia si concentra sulla "malattia" dell'adolescente e sui tentativi ad opera della madre di diagnosticarla. Analisi, pareri neurologici, elettroencefalogrammi. In parallelo, la vicenda di un prete psichiatra che perde l'anziana madre e viene divorato dal senso di colpa fino a far vacillare la propria vocazione di fede. Sarà lui a essere chiamato in causa dalla madre quando i tentativi di analisi scientifica falliranno uno dopo l'altro. E sarà lui a far entrare la storia nel campo dell'ignoto, dell'inspiegabile, del metafisico. Questi tre aggettivi connotano ogni film horror che si rispetti. Eppure, da appassionato del genere, anche oggi, a quarant'anni, continuo a essere scettico. Non sono convinto che "L'esorcista", "l'horror più terrificante di tutti i tempi" sia un horror. E' sicuramente un film terrificante, nel senso etimologico del "far tremare". Ma siccome è il modo in cui si fa tremare a essere significante di un codice, di un genere, mi pare sempre più evidente che il film di Friedkin disturba e fa tremare non nel senso in cui può far tremare o disturbare un film horror. Troppo viene mostrato, e troppo viene mostrato secondo stilemi fuori contesto. Realismo: tutto è nitido, delineato, chiaro. Il mostro stesso, il diavolo se volete, il volto della Blair deturpato e ringhiante, è sempre troppo perfettamente a fuoco. Tutto è illuminato, come in anatomia, come in autopsia, non in romanzo. Il terrore, più che dal contatto con l’illogico, scaturisce dall'oscenità. Carmelo Bene sosteneva che “osceno” significa "fuori dalla scena". Non teatralizzato, non scenografato. Osceno è ciò che è reale e non rappresentato. Ecco, questo film è terrificante, e continua a esserlo dopo quarant'anni, perché riesce a raccontare l'ignoto in maniera oscena. Niente nebbie, sfumati, o bui del gotico. Soltanto il male oscuro, portato alla luce".

Per gli appassionati la lista dei cinema che domani proietteranno il film è consultabile sul sito www.nexodigital.it.

Per chi invece non può recarsi al cinema, stasera Italia1 regalo un brivido agli spettatori trasmettando, stranamento in prima serata, il film con i famosi 11 minuti extra.


 
L'Ischia Film Festival premia Benoît Jacquot

     Fervono i preparativi per l'edizione 2013 dell'Ischia Film Festival, quest'anno in scena dal 29 giugno al 6 luglio.

Da pochigiorno il Direttore artistico Michelangelo messina ha ufficializzato il nome di chi aprirà questa XI edizione: si tratta del regista francese  Benoît Jacquot che nella suggestiva Cattedrale Barocca del Castello Aragonese, presenterà il suo ultimo lavoro "Les adieux à la reine", interpretato dall'attrice tedesca Diane Kruger nei panni della Regina Maria Antonietta.

Jacquot che ha alle spalle una partecipazione al Festival di Cannes del 2005 come membro della giuria ed ha lavorato come aiuto regista di Marguerite Duras, verrà inoltre premiato dalla commissione del festival del premio Ischia Award 2013. "Si tratta di un omaggio alla Francia e ai suoi auori, ha spiegato Messina, inoltre premiare  Benoît Jacquot é ancora di più motivo di orgoglio visto che prima lui in passato, nel 2009, ha scelto Ischia per girare il suo film "Villa Amalia" con Isabelle Hupert".

 

 

 
Presentata la prima App. sul cineturismo

                                                   

Vi è mai capitato, durante un viaggio, di soffermarvi davanti ad un luogo e riconoscerlo perché l’aveto visto in un film? Questa situazione a volte è frutto solo della coincidenza ma, sempre più spesso, è in realtà un fatto voluto, un fenomeno che si cela sotto il nome di Cineturismo.

Il neologismo vuole indicare proprio una nuova tipologia di turismo sviluppatasi sempre di più negli ultimi anni e che vede la scelta della meta di viaggio legata a film e fiction.

Chi val al cinema infatti, oltre a vedere un film ha la possibilità di compiere un vero e proprio “viaggio virtuale”  fra i luoghi in cui il film è ambientato, esplorendo nuove vie, piazze e monumenti di una determinata città.

Sempre più spesso ciò provoca nello spettatore il desiderio di vedere quei luoghi da vicino, e di conseguenza di intraprendere un viaggio alla volta di queste terre.

Ecco quindi che il cinema diventa motore di promozione di turismo: all’estero molti paesi hanno intuitò le potenzialità di questo nuovo segmento e stanno sviluppando strategie di marketing mirate, in Italia il primo a credere nel fenomeno é stato Michelangelo Messina con l’associazione culturale Art Movie e Music che hanno dato vita al progetto “cinema & territorio” idenado L’ischia Film Festival e la Bilc (borsa internazionale location e cineturismo), oltre al neologismo cineturismo che oggi ha rimpiazzato lacronimo estero MIT (Movie Induced Tourism).

Dal 2003 il centro studi sul cineturismo studia i casi più interessanti di cineturismo, sia in Italia che all’estero, e proprio dagli ultimi studi è nata l’idea di rendere il fenomeno ancora più attuale dando vita alla prima App sui percorsi cineturistici di Ischia, presentata lo scorso 16 maggio all’EPT di Napoli.

L’App. è disponibile per android, iphone ed ipad, raccoglie 35 film girati ad Ischia (8 stranieri e 24 nazionali) ambientati in ben 95 location dell’isola.

 Il turista giunto ad Ischia potrà decidere di intraprendere il suo movietour scegliendo dall’applicazione un percorso selezionato per location oppure per film, in modo semplice ed intuitivo. Giunto su ogni singola location, avrà modo di leggere alcune informazioni base sul luogo e sul film che l’ha utilizzato come set.

<<Si tratta della prima App campana dedicata a questa nova declinazione del viaggio che presto potrà essere riproposta per altre città ed altre province di questa regione, così ricca di location utilizzate dal cinema>>, è stato quanto dichiarato da Michelangelo Messina nel corso della presentazione.

Attualmente disponibile solo in lingua italiana, in futuro si pensa di estenderla anche all’inglese e soprattutto l’auspicio è quella di poterla realizzare anche per altri luoghi oltre ad Ischia.

D. De Vito

 
Al via il Postepay Rock in Roma

 

Mancano oramai solo 24 ore alla partenza dell’attesissimo Rock in Roma, l’evento musicale che come ogni anno si terrà all’Ippodromo di Capannelle, un programma denso di artisiti pronti a soddisfare la sete di rock di migliaia di appassionati.

Il primo appuntamento è per domani sera con i My Bloody Valentine, la band irlandese sarà l’unica a esibirsi all’Orion Live Club di Ciampino, in una sorta di anteprima della kermesse.

L’evento di chiusura sarà invece il concerto dei Blur, previsto per il prossimo 29 luglio a Capannelle.

Tre le aree dell’ippodromo messe a disposizione per i concerti: Red Stage, il Black Stage ed il White Stage, varieranno in base all’artista che si esibirà e all’affluenza di pubblico prevista.

In totale i live previsti sono 18, tutti con nomi di artisti che calcano le scene del rock internazionale: la forza del festival è proprio questa, chiamare a raccolta artisti che solitamente sono headliner dei principali festival del mondo ed unirli in unico cartellone che potremmo definire veramente unico.

Il festival oltre ad essere spettacolo è anche una vetrina per tanti giovani emergenti grazie al contest “Postepay Rock In Roma Factory”, una sorta di officina creativa aperte a tutte le rock band emergenti con il progetto “Record Bands”. Si tratta di una “competition” ideata dalla produzione del festival che permetterà alle band emergenti di far ascoltare alcuni loro brani videoregistrati.

I migliori scelti dalla giuria si esibiranno sul palco del festival, e alla fine il vincitore avrà la possibilità di incidere un disco.

Vediamo ora il succulento programma dei concerti: come abbiamo detto si parte dai My Bloody Valentine per poi continuare con il primo appuntamento a Capannelle previsto il 5 giugno con la più grande punk band del mondo: i Green Day.

L’11 giugno a gran richiesta tornano in Italia i “The Killers”   mentre il 21 giugno un grandissimo ritorno con il concerto dei Toto. A luglio la data più attesa è certamente quella prevista per il giorno 11 con il concerto di  Bruce Springsteen a cui seguiranno Mark Knopfler, gli Smashing Pumpkins e i Deep Purple.

Il 24 luglio il rock nostrano si accenderà invece con la musica di Zucchero Sugar Fornaciari, ultimo artista aggiuntosi al cartellone. Il cantane farà tappa a Roma per il suo "La sesion cubana" World Tour 2013.

Il programma completo è disponibile sul sito del Postepay Rock in Roma (www.postepayrockinroma.com), i biglietti dei singoli concerti possono essere acquistati direttamente dal sito www.postepay.it o presso i punti vendita dei maggiori circuiti quali Ticketone, Greenticket, Amit, listicket, Go2, Bookingshow, Vivaticket, Etes e Ciaotickets.

 

Gianluca Migliozzi

 

 

 
Cara Italia, manchi solo tu!

Il minimo che dobbiamo dare all’Italia in termini di modernità e per uscire dal Medio Evo è dare un riconoscimento alle coppie etero e omosessuali, fare una legge contro la violenza omofoba, sulla quale il silenzio della Chiesa è abbastanza inquietante».
Ecco cosa diceva Nicky Vendola in una sua recente intervista  riguardo i matrimoni e il riconoscimento alle adozioni da parte delle coppie gay.
Tutto questo è diventato legge in Francia seguendo le tracce di altri paesi come la Spagna, il Belgio, l’Olanda, tra poco anche l’Inghilterra, in attesa dell’approvazione definitiva dalla Camera dei Lords.

Basta dare un’occhiata alla cartina dell’Europa per rendersi conto che in materia di diritti civili l’Italia rimane la grande assente, del resto era stato cosi anche per le leggi sul divorzio e sull’aborto, arrivate da noi decenni più tardi rispetto ad altri paesi occidentali.

Persino i paesi più conservatori e sovversivi come la Croazia o la Slovenia, hanno regolamentato le unioni tra omosessuali come “unioni di fatto”, non sarà matrimonio, ma almeno se in Croazia dopo tanto tempo in cui due persone hanno convissuto, malauguratamente uno dei due muore, l’altro ha gli stessi diritti di una persona sposata, matrimonio o no. In poche parole una legge simile ai famigerati e mai apporvati Dico e Pacs contro cui nel 2007 la Chiesa mobilitò un Family Day a cui parteciparono numerose cariche politiche pluridivorziate. Il tempo ci ha poi detto che il divorzio era l’offesa minore che potessero fare alla famiglia, quando si dice “coerenza”…

Ciò che veramente non si riesce a capire, è cosa ci sia ancora da chiedere a riguardo nel 2013, un’epoca in cui intere popolazioni partecipano ai gay pride, l’amore omosessuale si celebra nelle più svariate forme culturali, da musica a libri, un’epoca in cui per fortuna vedere due uomini o due donne mano nella mano non fa più scalpore.

Piùttosto fanno sorridere (o ridere) i pochi che ne restano scandalizzati, incapaci probabilmente di andare avanti e guardare al futuro. Certo ognuno è libero di pensare ciò che vuole, il concetto di fondo però è che quello che é un pensiero personale, non dovrebbe influenzare le scelte altrui.

Facile rifugiarsi dietro la scusa che la Chiesa in Italia riveste molta influenza per cui non si riesce a fare alcuna legge che allarghi il concetto di famiglia, la verità è che questo è uno dei casi in cui il popolo ha maggiore consapevolezza della sua classe dirigente, che resta dietro l’angolo e ha paura di esporsi sull’argomento.

Se l’articolo 3 della Costituzione, forse il più bello, afferma che “tutti i cittadini italiani hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, razzo, lingua e religione. E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese” parole scritte da uomini brillanti e certamente lungimiranti, perché ci si ostina ad impedire questo diritto?

Dorotea De Vito

 
Riaprire le porte alla speranza...

Dal numero di marzo

La vita non si chiede quando e come gli eventi possano conciliarsi tra loro. Ti sbatte in faccia tutto; il bello ed il brutto, la speranza e l’angoscia. E così, mentre erano ancora vive nello sguardo di ciascuno le immagini del rogo della Città della Scienza di Napoli, quelle sui mille misteri di un’Italia annichilita dalla crisi economica internazionale ed intristita dalla paura di un futuro che appare sempre più incerto, indefinito, persino peggio del presente, dal comignolo di piazza San Pietro è uscita la fumata bianca.

La Chiesa si affida ed affida il mondo ad un Papa  venuto “dalla fine del mondo”. Un Papa che con quel suo emozionato “buonasera” alla folla di piazza di San Pietro non solo ha accorciato le distanza ma ha quasi teso la mano, come per dire, “andiamo, seguitemi, non abbiate paura”.

E la memoria di molti è andata ad un’altra sera di 35 anni fa quando da lontano venne un altro Papa, un uomo possente, dallo sguardo fiero, dall’italiano incerto ma che seppe immediatamente aprire il cuore anche a chi era distante dalla Chiesa. Come dimenticare quel suo “se sbaglio mi corrigerete” con l’emozione che saliva quasi materialmente da una piazza che era rimasta interdetta nel sentire che il nuovo Vescovo di Roma sarebbe stato uno straniero. Il primo dopo secoli.

Sembra un altro pianeta, sicuramente è un’altra vita. Da allora è accaduto tutto, sono stati abbattuti muri ed un mondo si è sbriciolato tra le guerre dei Balcani e la forza di uomini come Gorbaciov, Walesa e tutti con una guida sicura ed inattesa: Giovanni Paolo II. Oggi, forse, ed è stata questa la grande intuizione di papa Benedetto XVI, i tempi sono tanto amari da richiedere la forza di un Pontefice più giovane, dall’esperienza forte al fianco dei poveri, che sa parlare e fa parlare gli ultimi.

Gli ultimi che ha citato anche il nuovo presidente della Camera Laura Boldrini, che ha ricordato la necessità di dare «gli strumenti a chi ha perso il lavoro, a chi non l’ha mai trovato, agli esodati», parlando della necessità di un cambiamento che gli italiani e i giovani in particolar modo chiedono, per rendere l’Italia un paese migliore, un paese che può essere definito civile perché lotta per le donne che subiscono «violenze travestite da amore».

La speranza è che attraverso le pagine di questo giornale si possa contribuire a questo cambiamento, lo stesso manifestato dalle migliaia di persone che il 10 marzo  in un corteo colorato da centinaia di palloncini bianchi , striscioni  e volti sporcati col carbone, hanno sfilato per le strade di Bagnoli per riprendersi la “ Città della scienza”, per riprendersi la propria città.

Dorotea De Vito

 

 
I DUE FONDATORI DI SPINOZA.IT. "IL SUCCESSO? UNA QUESTIONE DI TEMPISMO"
Stefano Andreoli e Alessandro Bonino: "Succede qualcosa e... zac!, si esce con la battuta. Se poi è anche bella, il risultato è impagabile

di Maria Flavia Vecchio

Per coloro che quando sentono parlare di Spinoza credono ancora si faccia riferimento al filosofo olandese del XVII secolo, chiariamo subito che si tratta del blog collettivo nato nel 2005, curato da Stefano Andreoli e Alessandro Bonino, coadiuvati da “un nutrito staff di menti altrettanto malate”. Dopo qualche cliccata su Spinoza.it,  come dare loro torto.
I due ragazzi non passano però l’intera giornata ad elaborare le frasi spiritose e irriverenti che hanno reso Spinoza.it il miglior blog italiano per tre anni di seguito, dal 2009 al 2011, si occupano anche di altri progetti a cui lavorano più o meno seriamente. Andreoli, nel 2011, è stato tra gli autori di Italialand, trasmissione televisiva di e con Maurizio Crozza, ha noltre recentemente collaborato con Il Fatto quotidiano ed è stato in onda su Radio Montecarlo a giorni alterni nel corso della trasmissione mattutina Si salvi chi può. Bonino, invece, ha un blog letterario dal titolo E io che mi pensavo, ha fondato la casa editrice Sugaman con Paolo Nori ed è stato tra gli autori dell’agenda Comix dal 2008 al 2011. Insieme hanno curato Spinoza. Un libro serissimo e Spinoza, una risata vi seppellirà., pubblicati entrambi per Aliberti Editore rispettivamente nel 2010 e 2011. Da giugno 2012 è in libreria Spinoza. Qualcosa di completamente diverso, raccolta antologica di 2.500 battute, quasi tutte inedite, su fatti e personaggi degli ultimi 12 mesi. Cosa sia successo nel 2012 non lo sappiamo, probabilmente ce lo diranno loro.
 
Benvenuti su What’s Up! Dal principio, come nasce l’idea di Spinoza.it?
Spinoza era nostro zio, e faceva sempre un sacco di battute simpatiche mentre giocava a poker con i marsigliesi al bar. Ci pareva sensato raccoglierle da qualche parte, e abbiamo aperto il sito. Poi è morto, adesso le battute non sono più sue.
 
Spinoza.it si è fregiato del titolo di miglior blog italiano per ben 3 anni, dal 2009 al 2011. Cos’è successo nel 2012?
È successo che ha vinto Giallozafferano, che è un blog di cucina. D'altronde è il segno dei tempi: anche nella politica italiana Gordon Ramsay è ormai più importante di Berlusconi.

La battuta dell'anno appena trascorso che porterete nel cuore.
Alessandro Bonino: «Berlusconi candida Alfano: quale delle tre è più fastidiosa?» (l'autore è Vincenzo Ricchiuto, alias Milingopapa).
Stefano Andreoli: «Ragazza inglese ha due vagine. Già me le immagino, lì, a sparlare del culo». (L'autore è Alessandro Clemente, alias Serena Gandhi).
Comunque ci sono moltissime battute valide, il nostro collettivo è più in forma che mai. La soddisfazione più grande di avere fatto Spinoza è avere radunato menti eccelse che, altrimenti, non si sarebbero mai incontrate.
 
Quella che ha riscosso in assoluto più successo dalla nascita del blog e quella che vi ha creato più problemi, in termini di critica.
Di battute apprezzate ce ne sono state tante, anche se non sempre sono le migliori: il successo è soprattutto una questione di tempismo. Succede qualcosa e zac!, si esce con la battuta. Se poi è anche bella, il risultato è impagabile. Sono le battute che toccano argomenti scomodi a causare spesso critiche e divisioni.
 
Qualcuna di queste?
Quando pubblicammo «In Niger muore un bambino ogni quattro secondi. Del resto si sa che i negri hanno il ritmo nel sangue» ci fu una sorta di sollevazione popolare, che portò alla cancellazione della battuta da parte di Facebook. Stronzi: è un capolavoro.
Poi, le battute sui morti: «È morta Amy Winehouse. Tanto domani non si ricorderà un cazzo». Quelle ci danno soddisfazione, in un certo senso hanno aperto una strada. Un tempo eravamo gli unici a farle, ora in rete appena muore qualcuno parte la gara per il coccodrillo più spiritoso. Quando ci capita di leggere battute brutte, ci vien da pensare che un po' è anche colpa nostra.
 
Mai ricevute denunce?
Denunce mai. Basta non diffamare la gente. Io non posso dare del mafioso a qualcuno, se non c'è una sentenza che lo attesta. Ma posso trasmettere lo stesso messaggio in maniera più raffinata.
 
Un esempio?
Uno a caso: «Dell'Utri indagato per la trattativa Stato-mafia. Lo hanno intercettato mentre parlava da solo».
 
Avete pubblicato a giugno una raccolta di 2500 battute relative ai fatti dell’attualità degli ultimi 12 mesi (Spinoza. Qualcosa di completamente diverso, Aliberti Editore, 2012). Quale il più bello da ricordare, quale il peggiore?
È appena uscito il cofanetto che raccoglie le tre raccolte pubblicate da Spinoza. Si intitola Spinoza. La trilogia serissima ed è una specie di libro di storia degli ultimi anni. In tutto fanno ottocento pagine e quasi ottomila battute. Come evento ci sembra piacevole, forse secondo solo alla nascita dell'IMU, che ci piace anche come nome. Suona bene.
 
Per due abitanti del cyber-spazio come voi, com’è il rapporto con la realtà tangibile? Lo spread, l’IMU, le bollette, le delusioni d’amore...
A. Io mi sono sposato quest'anno. Questo in qualche modo dovrebbe significare che esisto anche nel mondo reale, ma non ne sono del tutto sicuro.
S. La realtà è una cosa brutta: mancano un sacco di cose che sui computer ci sono. Tipo il tasto "Annulla". Io poi son disordinato, anche un tasto "Cerca" farebbe comodo. E poi il defrag. Quando ero ragazzino, sui computer ogni tanto si faceva il defrag del disco fisso, una cosa che – dicevano – serviva a riordinare i dati. Io la lanciavo e stavo ore a guardare i cluster che si spostavano. Mi affascinava.
 
La vostra compagna? trovata nel mondo virtuale? È bastata una battuta per conquistarla?
A. A mia moglie, effettivamente, una volta piacevano moltissimo le mie battute. Adesso ogni tanto mi guarda male. Non so perché.
S. Io sono una persona molto divertente. Non capisco perché non ho amici.

Progetti per l’anno nuovo (blog e attività personali)?
A. Costruire autostrade per i giovani. Farmi adottare.
B. Passare il tempo a giocare a Ruzzle e comporre poesie in endecasillabi sciolti.
 
Una battuta sulla vostra presenza qui, su What’s Up.
Siamo contentissimi di essere su What's Up, che fino all'altro ieri pensavamo fosse una bevanda.
 
Salute! 
 
 
Missione Giovani: Rome Chamber Music Festival
Iscrizioni aperte fino al 10 febbraio per partecipare alla “Missione Giovani” del Rome Chamber Music Festival.
 
di Mauro Scansa
 
La decima edizione della rassegna musicale internazionale dedicata ai capolavori classici e contemporanei della musica da camera, diretta da Robert McDuffie, cerca giovani cameristi under 26, soprattutto violini, viole e violoncelli, per celebrare la sua decima edizione nello splendido scenario di Palazzo Barberini. Fondato a Roma nel 2003, il Rome Chamber Music Festival è la rassegna musicale internazionale che all'elevata qualità artistica, unisce l'energia e l'utilità sociale di una missione rivolta ai giovani talenti di tutto il mondo. Desiderando promuovere nuovi talenti musicali, offre a questi astri nascenti l'opportunità di esibirsi in concerto durante le serate del Festival e di provare e studiare con i grandi maestri in una serie di Master Classes propedeutiche.
 
 
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