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Cara Italia, manchi solo tu!

Il minimo che dobbiamo dare all’Italia in termini di modernità e per uscire dal Medio Evo è dare un riconoscimento alle coppie etero e omosessuali, fare una legge contro la violenza omofoba, sulla quale il silenzio della Chiesa è abbastanza inquietante».
Ecco cosa diceva Nicky Vendola in una sua recente intervista  riguardo i matrimoni e il riconoscimento alle adozioni da parte delle coppie gay.
Tutto questo è diventato legge in Francia seguendo le tracce di altri paesi come la Spagna, il Belgio, l’Olanda, tra poco anche l’Inghilterra, in attesa dell’approvazione definitiva dalla Camera dei Lords.

Basta dare un’occhiata alla cartina dell’Europa per rendersi conto che in materia di diritti civili l’Italia rimane la grande assente, del resto era stato cosi anche per le leggi sul divorzio e sull’aborto, arrivate da noi decenni più tardi rispetto ad altri paesi occidentali.

Persino i paesi più conservatori e sovversivi come la Croazia o la Slovenia, hanno regolamentato le unioni tra omosessuali come “unioni di fatto”, non sarà matrimonio, ma almeno se in Croazia dopo tanto tempo in cui due persone hanno convissuto, malauguratamente uno dei due muore, l’altro ha gli stessi diritti di una persona sposata, matrimonio o no. In poche parole una legge simile ai famigerati e mai apporvati Dico e Pacs contro cui nel 2007 la Chiesa mobilitò un Family Day a cui parteciparono numerose cariche politiche pluridivorziate. Il tempo ci ha poi detto che il divorzio era l’offesa minore che potessero fare alla famiglia, quando si dice “coerenza”…

Ciò che veramente non si riesce a capire, è cosa ci sia ancora da chiedere a riguardo nel 2013, un’epoca in cui intere popolazioni partecipano ai gay pride, l’amore omosessuale si celebra nelle più svariate forme culturali, da musica a libri, un’epoca in cui per fortuna vedere due uomini o due donne mano nella mano non fa più scalpore.

Piùttosto fanno sorridere (o ridere) i pochi che ne restano scandalizzati, incapaci probabilmente di andare avanti e guardare al futuro. Certo ognuno è libero di pensare ciò che vuole, il concetto di fondo però è che quello che é un pensiero personale, non dovrebbe influenzare le scelte altrui.

Facile rifugiarsi dietro la scusa che la Chiesa in Italia riveste molta influenza per cui non si riesce a fare alcuna legge che allarghi il concetto di famiglia, la verità è che questo è uno dei casi in cui il popolo ha maggiore consapevolezza della sua classe dirigente, che resta dietro l’angolo e ha paura di esporsi sull’argomento.

Se l’articolo 3 della Costituzione, forse il più bello, afferma che “tutti i cittadini italiani hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, razzo, lingua e religione. E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese” parole scritte da uomini brillanti e certamente lungimiranti, perché ci si ostina ad impedire questo diritto?

Dorotea De Vito

 
Riaprire le porte alla speranza...

Dal numero di marzo

La vita non si chiede quando e come gli eventi possano conciliarsi tra loro. Ti sbatte in faccia tutto; il bello ed il brutto, la speranza e l’angoscia. E così, mentre erano ancora vive nello sguardo di ciascuno le immagini del rogo della Città della Scienza di Napoli, quelle sui mille misteri di un’Italia annichilita dalla crisi economica internazionale ed intristita dalla paura di un futuro che appare sempre più incerto, indefinito, persino peggio del presente, dal comignolo di piazza San Pietro è uscita la fumata bianca.

La Chiesa si affida ed affida il mondo ad un Papa  venuto “dalla fine del mondo”. Un Papa che con quel suo emozionato “buonasera” alla folla di piazza di San Pietro non solo ha accorciato le distanza ma ha quasi teso la mano, come per dire, “andiamo, seguitemi, non abbiate paura”.

E la memoria di molti è andata ad un’altra sera di 35 anni fa quando da lontano venne un altro Papa, un uomo possente, dallo sguardo fiero, dall’italiano incerto ma che seppe immediatamente aprire il cuore anche a chi era distante dalla Chiesa. Come dimenticare quel suo “se sbaglio mi corrigerete” con l’emozione che saliva quasi materialmente da una piazza che era rimasta interdetta nel sentire che il nuovo Vescovo di Roma sarebbe stato uno straniero. Il primo dopo secoli.

Sembra un altro pianeta, sicuramente è un’altra vita. Da allora è accaduto tutto, sono stati abbattuti muri ed un mondo si è sbriciolato tra le guerre dei Balcani e la forza di uomini come Gorbaciov, Walesa e tutti con una guida sicura ed inattesa: Giovanni Paolo II. Oggi, forse, ed è stata questa la grande intuizione di papa Benedetto XVI, i tempi sono tanto amari da richiedere la forza di un Pontefice più giovane, dall’esperienza forte al fianco dei poveri, che sa parlare e fa parlare gli ultimi.

Gli ultimi che ha citato anche il nuovo presidente della Camera Laura Boldrini, che ha ricordato la necessità di dare «gli strumenti a chi ha perso il lavoro, a chi non l’ha mai trovato, agli esodati», parlando della necessità di un cambiamento che gli italiani e i giovani in particolar modo chiedono, per rendere l’Italia un paese migliore, un paese che può essere definito civile perché lotta per le donne che subiscono «violenze travestite da amore».

La speranza è che attraverso le pagine di questo giornale si possa contribuire a questo cambiamento, lo stesso manifestato dalle migliaia di persone che il 10 marzo  in un corteo colorato da centinaia di palloncini bianchi , striscioni  e volti sporcati col carbone, hanno sfilato per le strade di Bagnoli per riprendersi la “ Città della scienza”, per riprendersi la propria città.

Dorotea De Vito

 

 
RICCARDO SEVERI - LETTERA DI CONGEDO

Roma, 19 Febbraio 2013

Cari lettrici e lettori, colleghe e colleghi, amiche e amici, 

oggi mi sono dimesso da Amministratore Unico della Società HelpSos e da Direttore Responsabile di What’s Up, che ho fondato circa 9 anni fa, nel 2004.


Una decisione che ho maturato nelle ultime settimane.

What’s Up è nato da un desiderio. Quello di dimostrare che giovani con poca esperienza, ma con idee chiare, capacità e passione, partendo da zero potevano mettere in piedi un progetto di larghe vedute volto a valorizzare una intera generazione lasciata sola da una vecchia e ingrata Italia, offrendo gli strumenti per capire, confrontarsi, sapersi muovere e difendere, talvolta con leggerezza e disinvoltura, nel nostro ostile e distante contesto sociale. Un progetto ambizioso che per conquistare stima e fiducia dei lettori, e di quelli che sarebbero poi stati collaboratori e colleghi delle Istituzioni nazionali e internazionali, del circuito discografico, dello spettacolo e così via, doveva fondarsi sulla qualità dei contenuti. Si doveva insomma lavorare sodo e guadagnare in credibilità.

È la nostra bussola che ci ha indicato una rotta mai smarrita nel corso degli anni, anche dopo avere ottenuto i primi successi in ordine di numeri, e anche per merito della saggezza di chi, con più esperienza, ha voluto condividere con noi i segreti del mestiere, e non solo. A chi sa, pure in cielo, va il mio primo Grazie. 

Un investimento di 10mila euro ha fatto decollare i ricavi da decine fino a centinaia di migliaia di euro in pochi anni, portato il numero dei collaboratori a 140 (media 60 firme a numero). E poi i partenariati, fino a trenta l’anno, tra cui quello con Area Sanremo (con noi solo Rai1 e Radio Italia), uno spot pubblicitario di 30 secondi interamente realizzato dai collaboratori e dai sostenitori di What’s Up andato in onda a rotazione sulla generalista MTV e su alcuni canali tematici, l’Associazione di giovani professionisti in Italia e nel mondo, il Premio What’s Up Giovani Talenti che si tiene da 6 anni in Campidoglio e di cui continuerò ad occuparmi finché provvidenza lo concederà.

Un successo, senza dubbio, decretato da dedizione, coraggio e slancio, lavorando sempre, fino ad oggi, nel privilegio della Libertà, fuori da condizionamenti e da protezioni politiche, caste finanziarie, massoniche, e lobby d’ogni risma. What’s Up è cresciuto come noi e insieme: forte, onesto e libero. È come lo avete sempre conosciuto, frutto del lavoro e del sostegno genuino di decine di migliaia di giovani che sono soprattutto i nostri lettori.

A Voi, che ci avete permesso di costruire un mondo che abbiamo ribattezzato uozzappiano, va il mio Grazie più grande.

Negli anni non sono certo mancate difficoltà, e di battaglie ne abbiamo combattute tante, spesso contro soprusi, ignoranza, superficialità, diffidenza e ingiustizie. Fino a questo momento, senza tema di smentita, le abbiamo vinte tutte. Anche quelle legali.

Come Editore e Direttore mi congedo nella consapevolezza di avere mantenuto la promessa del Progetto. Con forse l’unico errore di non avere anticipato di un paio d’anni il passaggio dal format patinato a tabloid che ha determinato un cospicuo risparmio sui costi di stampa di pari passo ad un incremento di quasi il 100% delle vendite in edicola. Una scelta azzeccatissima, di cui vado orgoglioso e che oggi lascio nelle mani di una giovane giornalista, che si presenterà presto da sola in qualità di nuovo Direttore Responsabile, e all’audacia di nuovi soci entrati nella HelpSos.

A Loro va il mio in bocca al lupo e la stima per avere deciso, in questa fase così difficile per l’Italia e specificatamente per tutto il comparto editoria, di investire, con un impegno economico importante, in questo Progetto e nella sua prosecuzione, qualsiasi strada esso prenderà. Meritano il supporto di tutti.

Un saluto particolare va poi ai Colleghi degli uffici stampa, tantissimi, che per mia indole schiva non ho avuto occasione di conoscere personalmente.

La crisi ha portato alla chiusura o al “riordino” di numerose testate giornalistiche: molti sono rimasti senza lavoro, altri vanno avanti a stenti.

A Voi manifesto la mia solidarietà e l’invito a resistere. A coloro che invece possono permetterselo, l’invito è di andarsene. Fuori c’è un mondo che vi aspetta: al di là della palude, se cercate aria fresca e acqua corrente le troverete.

Non manca un’eredità brutta e infelice che mi porto dietro. È quella di avere dimostrato, nostro malgrado, che alla stupefacente capacità e al valore delle nuove generazioni di italiani faccia da contraltare la totale, ignobile incapacità dell’Italia di considerarli una risorsa. Dopo quasi 10 anni di intensa attività editoriale e giornalistica volta ad osservare, approfondire, fiutare quanto accade nell’universo dei giovani e ciò che viene loro offerto in opportunità, non mi sento di peccare di impertinenza nell’affermare che sostanzialmente i giovani italiani per le nostre Istituzioni e la classe dirigente continuano a non contare un emerito cazzo. Dieci anni fa, come oggi. Certificato.

A 37 anni, non più giovane quindi, resta infine il ricordo, forse il più bello, di avere condiviso tutto questo in una grande famiglia, i cui punti fermi sono sempre state, per me, oltre alle storiche collaboratrici, tra cui il katerpillar Luisa Foti e l’appassionata Irene D’Intino, Annachiara Tortorella, Marica Ciraci e Alma D’Addario con la sua incondizionata fiducia, la mia splendida Elena del Duca, un pilastro, a cui avrei dato la luna fossi stato abbastanza alto da prenderla, ed Emanuela Brugiotti: rigorosa, solida e leale spalla di sempre.

Ho quasi finito. Non ho ancora scritto perché mi sono dimesso, per chi non l’abbia colto in queste righe. Lascio perché sento di avere assolto i miei compiti e di non potere dare di più di quanto fatto sino ad oggi. 

La mia strada nella ricerca del senso della vita e della felicità mi deve portare altrove, dove c’è maggiore bisogno del mio contributo. Fermo nella convinzione che la vita, anche con le sue tragedie e sconcezze, è un desiderio imperdibile, se sappiamo trovarlo. Lo stesso, così travolgente, puro e voluttuoso nella sua innocenza, da cui è nata l’unica e straordinaria avventura del Progetto What’s Up.

È con questo desiderio che mi concedo per una volta di stringervi idealmente tutti forte a me in un abbraccio, lasciandovi andare come tante stelle nel cielo. Facciamolo brillare più che possiamo.

                                                                    Riccardo Severi

 

 
I DUE FONDATORI DI SPINOZA.IT. "IL SUCCESSO? UNA QUESTIONE DI TEMPISMO"
Stefano Andreoli e Alessandro Bonino: "Succede qualcosa e... zac!, si esce con la battuta. Se poi è anche bella, il risultato è impagabile

di Maria Flavia Vecchio

Per coloro che quando sentono parlare di Spinoza credono ancora si faccia riferimento al filosofo olandese del XVII secolo, chiariamo subito che si tratta del blog collettivo nato nel 2005, curato da Stefano Andreoli e Alessandro Bonino, coadiuvati da “un nutrito staff di menti altrettanto malate”. Dopo qualche cliccata su Spinoza.it,  come dare loro torto.
I due ragazzi non passano però l’intera giornata ad elaborare le frasi spiritose e irriverenti che hanno reso Spinoza.it il miglior blog italiano per tre anni di seguito, dal 2009 al 2011, si occupano anche di altri progetti a cui lavorano più o meno seriamente. Andreoli, nel 2011, è stato tra gli autori di Italialand, trasmissione televisiva di e con Maurizio Crozza, ha noltre recentemente collaborato con Il Fatto quotidiano ed è stato in onda su Radio Montecarlo a giorni alterni nel corso della trasmissione mattutina Si salvi chi può. Bonino, invece, ha un blog letterario dal titolo E io che mi pensavo, ha fondato la casa editrice Sugaman con Paolo Nori ed è stato tra gli autori dell’agenda Comix dal 2008 al 2011. Insieme hanno curato Spinoza. Un libro serissimo e Spinoza, una risata vi seppellirà., pubblicati entrambi per Aliberti Editore rispettivamente nel 2010 e 2011. Da giugno 2012 è in libreria Spinoza. Qualcosa di completamente diverso, raccolta antologica di 2.500 battute, quasi tutte inedite, su fatti e personaggi degli ultimi 12 mesi. Cosa sia successo nel 2012 non lo sappiamo, probabilmente ce lo diranno loro.
 
Benvenuti su What’s Up! Dal principio, come nasce l’idea di Spinoza.it?
Spinoza era nostro zio, e faceva sempre un sacco di battute simpatiche mentre giocava a poker con i marsigliesi al bar. Ci pareva sensato raccoglierle da qualche parte, e abbiamo aperto il sito. Poi è morto, adesso le battute non sono più sue.
 
Spinoza.it si è fregiato del titolo di miglior blog italiano per ben 3 anni, dal 2009 al 2011. Cos’è successo nel 2012?
È successo che ha vinto Giallozafferano, che è un blog di cucina. D'altronde è il segno dei tempi: anche nella politica italiana Gordon Ramsay è ormai più importante di Berlusconi.

La battuta dell'anno appena trascorso che porterete nel cuore.
Alessandro Bonino: «Berlusconi candida Alfano: quale delle tre è più fastidiosa?» (l'autore è Vincenzo Ricchiuto, alias Milingopapa).
Stefano Andreoli: «Ragazza inglese ha due vagine. Già me le immagino, lì, a sparlare del culo». (L'autore è Alessandro Clemente, alias Serena Gandhi).
Comunque ci sono moltissime battute valide, il nostro collettivo è più in forma che mai. La soddisfazione più grande di avere fatto Spinoza è avere radunato menti eccelse che, altrimenti, non si sarebbero mai incontrate.
 
Quella che ha riscosso in assoluto più successo dalla nascita del blog e quella che vi ha creato più problemi, in termini di critica.
Di battute apprezzate ce ne sono state tante, anche se non sempre sono le migliori: il successo è soprattutto una questione di tempismo. Succede qualcosa e zac!, si esce con la battuta. Se poi è anche bella, il risultato è impagabile. Sono le battute che toccano argomenti scomodi a causare spesso critiche e divisioni.
 
Qualcuna di queste?
Quando pubblicammo «In Niger muore un bambino ogni quattro secondi. Del resto si sa che i negri hanno il ritmo nel sangue» ci fu una sorta di sollevazione popolare, che portò alla cancellazione della battuta da parte di Facebook. Stronzi: è un capolavoro.
Poi, le battute sui morti: «È morta Amy Winehouse. Tanto domani non si ricorderà un cazzo». Quelle ci danno soddisfazione, in un certo senso hanno aperto una strada. Un tempo eravamo gli unici a farle, ora in rete appena muore qualcuno parte la gara per il coccodrillo più spiritoso. Quando ci capita di leggere battute brutte, ci vien da pensare che un po' è anche colpa nostra.
 
Mai ricevute denunce?
Denunce mai. Basta non diffamare la gente. Io non posso dare del mafioso a qualcuno, se non c'è una sentenza che lo attesta. Ma posso trasmettere lo stesso messaggio in maniera più raffinata.
 
Un esempio?
Uno a caso: «Dell'Utri indagato per la trattativa Stato-mafia. Lo hanno intercettato mentre parlava da solo».
 
Avete pubblicato a giugno una raccolta di 2500 battute relative ai fatti dell’attualità degli ultimi 12 mesi (Spinoza. Qualcosa di completamente diverso, Aliberti Editore, 2012). Quale il più bello da ricordare, quale il peggiore?
È appena uscito il cofanetto che raccoglie le tre raccolte pubblicate da Spinoza. Si intitola Spinoza. La trilogia serissima ed è una specie di libro di storia degli ultimi anni. In tutto fanno ottocento pagine e quasi ottomila battute. Come evento ci sembra piacevole, forse secondo solo alla nascita dell'IMU, che ci piace anche come nome. Suona bene.
 
Per due abitanti del cyber-spazio come voi, com’è il rapporto con la realtà tangibile? Lo spread, l’IMU, le bollette, le delusioni d’amore...
A. Io mi sono sposato quest'anno. Questo in qualche modo dovrebbe significare che esisto anche nel mondo reale, ma non ne sono del tutto sicuro.
S. La realtà è una cosa brutta: mancano un sacco di cose che sui computer ci sono. Tipo il tasto "Annulla". Io poi son disordinato, anche un tasto "Cerca" farebbe comodo. E poi il defrag. Quando ero ragazzino, sui computer ogni tanto si faceva il defrag del disco fisso, una cosa che – dicevano – serviva a riordinare i dati. Io la lanciavo e stavo ore a guardare i cluster che si spostavano. Mi affascinava.
 
La vostra compagna? trovata nel mondo virtuale? È bastata una battuta per conquistarla?
A. A mia moglie, effettivamente, una volta piacevano moltissimo le mie battute. Adesso ogni tanto mi guarda male. Non so perché.
S. Io sono una persona molto divertente. Non capisco perché non ho amici.

Progetti per l’anno nuovo (blog e attività personali)?
A. Costruire autostrade per i giovani. Farmi adottare.
B. Passare il tempo a giocare a Ruzzle e comporre poesie in endecasillabi sciolti.
 
Una battuta sulla vostra presenza qui, su What’s Up.
Siamo contentissimi di essere su What's Up, che fino all'altro ieri pensavamo fosse una bevanda.
 
Salute! 
 
 
Missione Giovani: Rome Chamber Music Festival
Iscrizioni aperte fino al 10 febbraio per partecipare alla “Missione Giovani” del Rome Chamber Music Festival.
 
di Mauro Scansa
 
La decima edizione della rassegna musicale internazionale dedicata ai capolavori classici e contemporanei della musica da camera, diretta da Robert McDuffie, cerca giovani cameristi under 26, soprattutto violini, viole e violoncelli, per celebrare la sua decima edizione nello splendido scenario di Palazzo Barberini. Fondato a Roma nel 2003, il Rome Chamber Music Festival è la rassegna musicale internazionale che all'elevata qualità artistica, unisce l'energia e l'utilità sociale di una missione rivolta ai giovani talenti di tutto il mondo. Desiderando promuovere nuovi talenti musicali, offre a questi astri nascenti l'opportunità di esibirsi in concerto durante le serate del Festival e di provare e studiare con i grandi maestri in una serie di Master Classes propedeutiche.
 
 
PRIMA E UNICA DATA ITALIANA: BILL LASWELL, BERNIE WORRELL, DJ KRUSH
 di M.L. Kevin
 
aperitivo in concerto 2012 160_120.gifAperitivo in Concerto" presenta, domenica 3 febbraio 2013, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni di Milano (via Manzoni, 42), un'eccezionale formazione che dell'improvvisazione musicale fa un uso radicalmente creativo: Method of Defiance, gruppo composto dal bassista Bill Laswell, dal tastierista Bernie Worrell e da un creatore di suoni e ritmi come il giapponese DJ Krush.
All'Africa e alla rilettura delle sue molteplici sfaccettature musicali espresse attraverso il jazz (e non solo), Bill Laswell ha dedicato non pochi momenti magici della sua arte di compositore, interprete, strumentista virtuoso e produttore.
Quest'anno fa ritorno al Teatro Manzoni con un trio di eccezionale impatto sonoro, con il quale rilegge l'eredità afrocentrica del soul e del funk alla luce di un'internazionalità manifestamente  cosmopolita: se, infatti, il leggendario tastierista Bernie Worrell (esponente storico di gruppi come Parliament e Funkadelic) rappresenta l'ancoraggio alla grande tradizione afroamericana, la presenza di DJ Krush, padre dell'hip hop giapponese, si rapporta ai più contemporanei aspetti dell'ambient e del trip hop.
 
 
Premio Amnesty Italia Emergenti 2013
"Voci per la Libertà" torna a Rosolina Mare per incoronare esordienti e big. What's Up è Media Partner
 
 
di Romeo Scansa
 
amnesty 2013.jpgL'Associazione Voci per la Libertà lancia il bando per il Premio Amnesty Italia Emergenti, dedicato agli esordienti, e vi richiede nomination per il Premio Amnesty Italia, rivolto ai big della canzone italiana.
Condizione necessaria per partecipare ai due concorsi promossi dalla Sezione Italiana di Amnesty International è l'aver in repertorio un brano a sostegno dei diritti umani.
 
Premio Amnesty Italia Emergenti 2013
Al via il concorso per trovare i 9 emergenti - band o solisti - che saliranno sul palco per le semifinali e finali tra il 18 e il 21 luglio assieme ad headliner italiani di fama nazionale davanti alla grande folla dell'estate Polesana.
Possono partecipare tutti i gruppi esordienti, anche con contratto discografico, che abbiamo un brano ispirato ad uno o più dei trenta articoli della Dichiarazioni universale dei diritti umani. Il documento riconosce a ogni persona i diritti inalienabili come la libertà di movimento, di pensiero, di culto, di opinione, di associazione ed espressione e garantisce il lavoro, la salute, l'istruzione, la sicurezza individuale e l'uguaglianza davanti alla legge.  
Il bando di concorso con tutti i dettagli lo trovate cliccando qui
 
 
UN PAIO DI SMS AL GIORNO, TOLGONO LA SIGARETTA DI TORNO.
Dalla Nuova Dalla Nuova Zelanda, un nuovo metodo per smettere di fumare. Robyn Whittaker, a capo dell'equipe, spiega a What's Up come fare.
 
 
di Luisa Foti
 
Malattie d'ogni specie, invecchiamento della pelle, ingiallimento dei denti, alito cattivo, soldi sprecati, declino cognitivo. Eppure i fumatori sono sempre di più. E più aumentano i fumatori e più aumentano le strategie per farli (farci) smettere di fumare. Tempo fa ci aveva pensato Allen Carr, l'uomo che dopo essere arrivato a fumare 100 sigarette al giorno, rendendosi conto di aver esagerato (ma forse "esagerato" è poco, no?), sul fumo ci ha fatto una fortuna vendendo milioni di copie del suo libro-terapia. I tempi cambiano, e con esse le strategie. Dopo la sigaretta elettronica (che per alcuni sembra far più danni di quella originale), dalla Nuova Zelandaarriva l'ultima trovata: smettere di fumare per mezzo di sms grazie ad un metodo realizzato da una equipe dell'Università di Auckland (unità di ricerca sperimentazioni cliniche) guidata dalla professoressa Robyn Whittaker, raggiunta da What's Up. Sostanzialmente l'idea è quella sostituire la psicoterapia tradizionale "de visu" con sms e video "stimolanti" per farci smettere, quasi fosse un tutor a portata di mano. Un'idea non proprio originale, ma che sembra dia discreti risultati: in uno studio condotto su 9.100 fumatori, delle 4550 persone "seguite" dagli sms per sei mesi, 444 sono riuscite a liberarsi dal vizio. Delle altre 4550 persone che non hanno ricevuto sms, solo in 240 hanno rinunciato alla bionda.
 
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