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Aperitivo in concerto

PRIMA MONDIALE

Domenica 29 Gennaio 2012, ore 11.00, Teatro Manzoni, Milano. 

JAMES BLOOD ULMER, DAVID MURRAY  & THE BLUES ORCHESTRA

james blood ulmer photo by bill douthart 1.jpgDomenica 29 gennaio 2012, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni (via Manzoni, 42 - Milano), "Aperitivo in Concerto" presenta un nuovo, appassionante progetto del sassofonista David Murray, con la partecipazione del leggendario chitarrista e cantante James Blood Ulmer e della strepitosa The Blues Orchestra.

Murray, a capo di un'eccellente big band formata da musicisti di altissimo rango, rende un tributo al blues e alla grande tradizione popolare africano-americana: la partecipazione di un interprete di straordinario rilievo come James Blood Ulmer (strumentista e cantante che ha saputo rinnovare la stessa tradizione grazie anche alle sue storiche collaborazioni con Ornette Coleman) rende l'evento di particolare significanza.  Sia Murray che Ulmer, non casualmente, giungono alle radici del blues e della cultura musicale nero-americana, dopo una lunga militanza nel campo dell'innovazione: il loro sguardo verso il passato non è, dunque, nostalgico ma lucidamente cosciente, una vera e propria rilettura di radici mai dimenticate e mai sopite che assume una trascinante, coinvolgente enfasi strumentale, vieppiù sottolineata da un'opulenta e brillante veste strumentale.

Prevendita dal 24 ottobre 2011
Biglietto € 12 + € 1 prevendita - Ridotto giovani fino a 26 anni € 8 + €1 prevendita
alla cassa del Teatro – 02 7636901 - Numero Verde 800-914350
Online: www.aperitivoinconcerto.com - circuito Ticketone + Call Center 892.101  - www.ticket.it

 

 
“FAMOLO STRANO", MA ATTENZIONE AL REATO
Entro i limiti è lecito.

Oltre, secondo la Cassazione,è da condannare per violenza sessuale

 

che legge fa carlo-verdone-e-claudia-gerini-.jpgdi Mario Relandini

 

"Famolo strano" può anche andare, ma attenzione a non esagerare perché la Suprema Corte di Cassazione è, lì, pronta a intransigenti e severe punizioni. Ne sanno qualcosa un marito sessantenne e un convivente quarantenne i quali, ognuno sotto le proprie lenzuola, avevano ritenuto di poter avere tutto e di più dalle rispettive compagne.

Il marito sessantenne, venuto forse a noia del "tradizionale" praticato per anni ed anni, da un certo giorno aveva cominciato a pretendere, dalla moglie, rapporti di natura sadomasochista. La moglie, però, aveva retto per poco cosicché tutto era finito prima in Tribunale e poi in Appello. Ma il sessantenne marito del "famolo tantissimo strano" non aveva voluto accettare le due sentenze di condanna ed era ricorso in Cassazione. Anche qui, però, ha trovato - anche se questa volta da involontario sadomasochista passivo - una bella frustata dai supremi giudici. I quali, affermando che in rapporti come quelli "la donna, anche se non assume un atteggiamento di remissione nei confronti del partner, resta sempre in una condizione di debolezza e di fragilità rispetto a lui", lui andava quindi correttamente e giustamente condannato - come avvenuto nei due precedenti gradi di giudizio -  non solo "per maltrattamenti fisici", ma anche per "avere tenuto un atteggiamento mentale di vero e proprio disprezzo nei confronti della moglie".

 
LE INTERVISTE IN CHIARO... SOLO PER POCHI GIORNI!
 
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È arrivato l'aperitivo più Up del mese, quello con le nostre interviste in chiaro sul portale di What's Up, solo per pochi giorni, prima dell'uscita del nuovo numero!
Nostri ospiti la tostissima Simona Ventura, ormai reduce dall'esperienza di X Factor ("le mie ragazze restino con i piedi per terra, non voglio rovinare loro l'adolescenza"), Jason Derulo, forte del suo incredibile successo internazionale (e dei suoi oltre 6 milioni di fan su FaceBook!), l'incantevole Simona Molinari, l'impertinente Joe Bastianich di Masterchef Italia e i freschi freschi di vittoria del Tour Music Fest, i Repartonumero6!

 

 
UN CONTRIBUTO ALL’OCCUPAZIONE E ALLA RICERCA? TASSANDO I VIZI (FUMO, ALCOL, CIBO SPAZZATURA)

Ecco come già fa la Danimarca 

 

vizi 560861392_480ec73a75.jpgdi Romeo Scansa

 

Tassare i vizi dei cittadini per contribuire al risanamento delle casse del Paese.  La proposta, buttata giù il 30 dicembre scorso dal ministro della Salute, Renato Balduzzi, subito smentita dal suo Ministero e poi riconfermata (tranne una nuova tassa sul fumo) dallo stesso ministro in una intervista al Secolo XIX del 13 gennaio scorso, ha più di una ragion d'essere. Basti guardare non poco lontano, in Danimarca ad esempio, che tassando fumo, alcool e dolciumi vari, intende combattere la disoccupazione e ridare vigore alla ricerca universitaria. Qualche numero, per dare un'idea (convertendo la corona in euro): sigarette più 40 centesimi, una cassetta di birra (il consumo è assai elevato) più un euro, una bottiglia di vino quasi 50 centesimi.

Non solo fumo e alcool, però. Ad essere tassato anche il vizio capitale: la golosità. Via quindi a tasse a cioccolata e marmellate (più ottanta centesimi al chilo), alle bibite (7 centesimi in più al litro) e più in generale a ciascun alimento che contiene più del 2,3% di grassi saturi. Non a caso l'imposta è stata battezzata "fat tax". Una tassa che si aggiunge alle altre in un Paese, la Danimarca, dove il sistema di pressione fiscale è tra i più elevati d'Europa. Eppur i cittadini sembrerebbero non volerne rinunciare, come confermato da una recente indagine. Il motivo è semplice: tasse sì, ma alta qualità dei servizi resi. Un prezzo che a queste condizioni si può pagare.

Non solo. Il governo danese ha giustificato gli aumenti e le nuove tasse  per mettere in atto manovre che creeranno 1.250 nuovi posti di lavoro ogni anno per i ricercatori universitari (previsti diecimila nuovi assunti entro il 2020). Ovvero la Danimarca dichiara con chiarezza in che modo verranno investiti gli introiti derivanti dai prelievi  fiscali, Un criterio di trasparenza che in Italia ci sogniamo. Perché? Lo chiediamo ad un esperto avvocato tributarista, Mario Miscali.

 
COLERA AD HAITI: “COLPA DELL’ONU”. CHE PRENDE TEMPO…

Un milione e mezzo di persone contagiate, forse a causa della missione umanitaria MINUSTAH

 

di Christian Mezeckis

 

onu  1993066751_050bfaab3f.jpgL'arrivo dei caschi blu in teatri di crisi o di conflitti è da sempre visto, dalle popolazioni locali che di conflitti e guerre sono vittime, come momento di speranza. Dagli anni '50 anni ad oggi sono molte, moltissime le persone che hanno dovuto e devono la vita alle numerose missioni ONU dispiegate per il mondo. Non sempre, tuttavia, i caschi blu riescono a tutelare la pace e la sicurezza di cui sono gli alfieri. Non sono mancate negli scorsi anni accuse, anche gravissime, nei confronti di soldati che avrebbero compiuto a danno dei civili quelle violenze e quei soprusi che sono essi stessi chiamati a prevenire.

 

Ciò che sta accadendo ad Haiti è tuttavia ancor più paradossale e, se possibile, grave. L'isola caraibica è vittima di una crisi politica ultra-decennale che, tra elezioni e colpi di stato, pare non avere fine. Le Nazioni Unite sono state presenti sul terreno dal 1993 e, da ultimo, con la Missione di Stabilizzazione (MINUSTAH), avviata nel 2004 e non ancora giunta a termine. Hanno affrontato, insieme alla popolazione haitiana, le terribili conseguenze del terremoto del 2010, a causa del quale hanno molti caschi blu e dirigenti dell'ONU hanno perso la vita. La loro presenza ha contribuito ad alleviare le sofferenze della gente del posto, che, come detto, sembrano non trovare fine.

 

Tuttavia, la missione MINUSTAH lascerà ad Haiti anche un ricordo molto meno gradito: il colera. L'isola è vittima di un'epidemia che dall'ottobre 2010 ad oggi avrebbe contagiato mezzo milione di persone e causato la morte di oltre 6.500 haitiani. Il tutto sarebbe stato originato - a quanto viene riportato dall'americano Institute for Justice and Democracy in Haiti - da caschi blu nepalesi e dalla pessima organizzazione logistica delle stesse basi militari...

 
TASSE UNIVERSITARIE TROPPO ALTE, VINTO IL PRIMO RICORSO DEGLI STUDENTI (E GLI ATENEI TREMANO)

L'Unione degli Universitari: "Altri 33 Atenei italiani sono fuorilegge"

di Maria Flavia Vecchio

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La sentenza definitiva è stata depositata lo scorso 16 novembre: il Tar di Milano ha ufficialmente condannato l'Università di Pavia a risarcire l'intera somma sottratta agli studenti dell'ateneo (in particolar modo dottorandi con borsa fornita da enti esterni all'Università e studenti extracomunitari) che pagavano tasse ben oltre il limite consentito dalla legge. Il ricorso è partito nel marzo del 2010 grazie ad un lavoro minuzioso dell'Unione degli Universitari (Udu), confederazione di associazioni studentesche presenti nei più importanti atenei italiani, ed in particolare di Michele Orezzi, coordinatore nazionale Udu nonché membro del consiglio di amministrazione dell'Università di Pavia. Nei giorni scorsi sono stati presentati nuovi ricorsi ai danni di ben 33 Università statali italiane (vedi tabella), sulle 61 in Italia (quindi la maggioranza) che avrebbero applicato un regime di tassazione oltre il limite consentito. È proprio Orezzi a parlare con What's Up per spiegare come è avvenuto l'iter del ricorso e precisare che il "sistema dei ricorsi" non vuole mettere in ginocchio gli atenei italiani, ma "spronare i rettori ad alzare la voce contro uno Stato che pone l'Istruzione in fondo alla classifica delle proprie priorità".

Michele, quando e perché L'Udu ha presentato il ricorso ai danni dell'Università di Pavia?

Il ricorso è stato presentato nel marzo 2010. Dopo aver fatto delle verifiche nel corso del consiglio di amministrazione dell'Università, era evidente anche al direttore amministrativo ed al prorettore che l'Università di Pavia aveva superato il limite previsto dalla legge per quello che riguarda le tasse universitarie.

Qual è questo limite?

Le tasse applicabili agli studenti non devono superare il 20% rispetto al 100% dei fondi ministeriali che vengono erogati ad un singolo Ateneo. Quindi se il Ministero gira un Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) ad un ateneo pari a 100, la sommatoria di tutte le tasse studentesche di quell'Ateneo non può essere maggiore a 20.

In che modo sei venuto a conoscenza di questa situazione a Pavia?

Io faccio parte del consiglio di amministrazione dell'Università di Pavia. Stando lì mi sono accorto che questo 20% veniva sforato. L'università stava aumentando le tasse per cercare di andare a coprire i buchi  di bilancio causati dai tagli seguiti alla legge 133 Gelmini-Tremonti.

 
SMEMORATI, ECCO IL PERCHÉ DEI VOSTRI BLACK OUT

La ricerca condotta da una équipe dell'Università Notre Dame de Paris, raggiunta da What's Up.

di Giada Frana

psiche  scordarsi 3560221045_87494bf4f0.jpgQuante volte vi è capitato di entrare in una stanza e dimenticarvi all'improvviso quello che eravate venuti a fare o cercare? Un'esperienza frustante, che pone diversi interrogativi sulla propria capacità di memoria. Grazie a un'équipe di psicologi dell'Università di Notre Dame, guidati da Gabriel Radvansky, si è riusciti a trovare il motivo di questi continui e irritanti "black out". Secondo il team del professore Radvansky, il fatto di attraversare una porta creerebbe una sorta di "confine mentale", capace di  "inghiottire" il ricordo e archiviare involontariamente i pensieri del momento. La ricerca è stata pubblicata recentemente sul Journal of Experimental Psychology. Noi di What's Up siamo andati ad intervistare il professore per saperne di più e capire come poter prevenire questi "black out".