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Forse in un altro momento una notizia così avrebbe suscitato un
interesse minimo, scansato presto da problematiche ben più
rilevanti. Ma quando una semplice notizia sul mondo del web può
arrivare ad influenzare le politiche internazionali, c'è da
scommettere che l'attenzione diventa improvvisamente molto più
alta. E' il caso delle tensioni che, già nelle settimane scorse,
erano emerse tra Usa e Cina: prima Google che denuncia di essere
oggetto di attacchi hacker per rintracciare, attraverso la posta
elettronica, dati di dissidenti cinesi, poi il giornale del partito
comunista cinese che accusa gli Usa di fomentare attraverso Twitter e
Youtube le sommosse in Iran, infine la ferma opposizione di Pechino
all'incontro tra il Presidente Obama e il Dalai Lama. Un excursus di
problematiche che dal particolare arriva all'universale, attingendo
al bagaglio di culture e posizioni politiche contrastanti. Almeno
finché non arriva la notizia della chiusura di uno dei più grandi
siti di hacker della Cina. In realtà l'inchiesta riguardante il sito
era partita già nel lontano 2007 in seguito alla diffusione di un
virus informatico a partire dalla
città di Macheng, nella provincia di Hubei. Da allora le
indagini sono proseguite fino ad oggi, quando si è giunti
all'arresto, proprio nella provincia di Hubei, dei tre proprietari diBlack Hawk Safety Net. Il sito, creato nel 2005, ha sempre lavorato
per diffondere tecniche in grado di formare veri e propri hacker,
tramite lezioni, trojan software e forum online. Una vera e propria
scuola per hacker, alla quale si erano iscritte 170mila persone
gratuitamente e altre 12mila a pagamento. Dalle dichiarazioni
rilasciate da un ventenne al quotidiano China Daily si è inoltre
appreso che alcuni membri del sito avevano utilizzato informazioni
ricevute per creare “cavalli di Troia” che permettessero di
accedere a conti bancari e sottrarre denaro. Lezioni sicuramente
remunerative, quindi, ma decisamente troppo fuori legge per essere
lasciate agire indisturbate.
L'azione,
che sarebbe sicuramente passata quasi inosservata agli occhi
internazionali, diventa ora sinonimo di presa di posizione: bisogna
leggere l'accaduto come una conferma di quanto sostenuto da Google, o
come una presa di posizione da parte della Cina nei confronti degli
attacchi informatici. Staremo a vedere con quale pace si risolverà
la Guerra Fredda del Web.
Le
Mani meritano un applauso. E non si tratta di un semplice gioco
lessicale. Perché il quintetto di Matera, in concerto lo scorso 6
febbraio al Circolo degli Artisti di Roma, conquista il pubblico con
un mix di ruvidità rock ed echi pop, coniugando pulizia tecnica e
impatto live. Forti della presenza scenica di Luigi Scarangella
(nella foto), voce e chitarra elettrica/acustica, la band propone
estratti dall’album d’esordio (“In fondo”) cantati a
squarciagola dai presenti. È il caso di “L’ultima lettera”,
“Elenoire”, “In fondo” e “Stai bene come stai”, il cui
video ha come protagonisti i “Cesaroni” Alessandra Mastronardi e
Matteo Branciamore. Quindi Scarangella, Antonio Marcucci (chitarre),
Francesco Stoia (basso), Marco Pisanelli (batteria) e Angelo Perna
(tastiere) esplorano il nuovo e maturo lavoro: “Anno Luce”. Si va
da “Il giorno migliore” a “Strade”, da “Attraverso il
vento” a “Goccia dopo goccia”, “Libera da”. Fino alla
sorprendente “Semplicemente”, una canzone che Le Mani si sono
visti respingere dalla commissione giudicatrice del Festival di
Sanremo. “Ma il nostro Ariston lo abbiamo calcato questa sera”,
chiosa Scarangella.
Protagonista del Placcaggio sul numero in edicola, Mario Venuti ci ha raccontato il suo Racidivo Tour appena partito. E poi ci ha parlato del potere della musica, di Sanremo, del Paradiso, di razzismo e omofobia. E alla fine ci ha lasciato un messaggio ben preciso...
L’Associazione Gli Amici di What’s
Up presenta la serata-evento promossa dall’Assessorato
all’Agricoltura della Regione Lazio a conclusione del Progetto I 5
SENSI, tu hai un’idea noi te la realizziamo (I edizione): lunedì
15 febbraio, presso il Caffè Letterario (Via Ostiense n.°95,
www.caffeletterarioroma.it), alle ore 19.00. Un’entusiasmante
miscellanea di arti e professionalità stimoleranno le capacità
sensoriali di tutti i presenti: Alessandro D’Angeli,
product&graphic designer, coordinerà l’esposizione di un team
di designer (www.alessandrodangeli.it); Gerardina D’Errico,
fotografa professionista, svelerà per la prima volta i suoi scatti e
Federico Palladini presenterà il suo nuovo album
(www.federicopalladini.it). Inoltre, saranno proiettati in esclusiva
i video di due tra i vincitori de La Città In Corto (concorso per
giovani videomaker organizzato dall’Università di Roma La Sapienza
www.uniroma1.it/lacittaincorto/), il tutto accompagnato in console
Ciccio De Mario, noto dj della Capitale
(www.myspace.com/cicciodeemario). Nel corso dell’evento sarà
consegnata dall’Assessore Daniela Valentini un’opera inedita di
Michela Baldi (www.equilibriarte.org\michelabaldi) al giovane che ha
partecipato al Progetto I 5 SENSI con l’Idea più originale, che
verrà realizzata con la collaborazione di Associazione Gli Amici di
What’s Up.
Sul numero in edicola l'intervista ad Aldo Signoretti, nomination all'Oscar
Ha
lavorato con Mel Gibson in
Apocalypto ed ha guadagnato la sua prima nomination all'Oscar con
Moulin Rouge di Buz Lurhmann. Dopo aver curato il capello di Mozart
(Io, Don Giovanni) e Truman Capote (Capote) oggi per il Giulio
Andreotti di Toni Servillo (Il Divo) Aldo Signoretti, in compagnia
di Vittorio Sodano, ha ricevuto la sua seconda nominations agli Oscar.
Nell'intervista nel numero attualmente in edicola di What's Up, ospite
della rubrica Ciak Walking, Signoretti ci ha raccontato la
difficoltà di creare l'immagine di una
persona "reale": "Ogni personaggio, realmente esistito o inventato,
comporta delle difficoltà. Esiste sempre una sorta di barriera
protettiva data dalla creazione artistica. Un film è sempre e comunque
un’opera artistica e come tale vi è uno scarto nei confronti della
realtà."
Per saperne di più, scoprite il
numero
di What's in edicola!
Ha
solo pochi giorni di vita eppure è già il più amato (o odiato, a
seconda dei punti di vista): stiamo parlando dell'iPad, il nuovo
figlio prodigio di casa Apple, presentato lo scorso 28 gennaio a San
Francisco. Quel giorno chiunque, grandi e piccoli, giovani e vecchi,
ricchi e poveri non hanno parlato, né sentito parlare d'altro che
dell'attesissimo tablet che promette di rivoluzionare il sistema
delle comunicazioni. Un display touch-screen da 9,7 pollici con una
tastiera virtuale e una leggibilità eccezionale ideale per libri,
giornali e videogiochi, la novità tecnologica del 2010, oltre ad
aver anticipato (e forse monopolizzato) già da ora l'epoca della
digitalizzazione editoriale, certo riesce a fare gola a molti: non
solo ai fan delle nuove tecnologie che ne aspettano trepidanti
l'uscita sul mercato (magari cominciando a mettere da parte qualche
soldo), ma anche le industrie di tutto il mondo, che si lanciano in
picchiata rivendicando paternità...