Scienza e Psiche 3 settembre 2008

Bambini che hanno tv in camera dormono di meno, rivela studio

 

I genitori che non permettono ai figli di tenere la tv o il computer in camera da letto da oggi potranno citare in loro difesa uno studio israeliano, secondo il quale i dispositivi elettronici fanno dormire di meno i più giovani durante gli anni della scuola.

Uno studio realizzato dall'Università di Haifa e del Jezreel Valley College ha rivelato che i bambini delle scuole medie che hanno nella loro cameretta tv o computer vanno a dormire in media mezz'ora più tardi degli altri, a parità di orario di sveglia.

Inoltre -- svela l'indagine -- guardano ogni giorno un'ora di televisione in più, passano un'ora in più davanti al computer, giocano di più davanti allo schermo e navigano in Rete di più rispetto ai loro coetanei.

La ricerca ha preso in esame 444 alunni delle scuole medie con età media di 14 anni, che sono stati interrogati sulle loro abitudini in fatto di sonno, uso del computer e della televisione e nutrizione.

E' emerso che, mentre i partecipanti allo studio vanno a letto in media alle 23.04 e si svegliano alle 6.45 durante la settimana -- nei fine settimana si addormentano all'1.45 e dormono fino alle 11.30 -- chi ha tv e computer in camera va a letto mezz'ora dopo.

(Reuters)

 

Cambio di sesso: chi diventa donna gode di più

 

Cambiare sesso conviene, almeno a livello di piacere fisico e limitatamente all'universo maschile. Contrariamente a quanti si pensa, infatti, la chirurgia plastica è arrivata a un tale livello di perfezione che chi diventa donna non solo riesce ad avere una vita sessuale completa, ma spesso prova più piacere persino di una donna "originale".

L'esperto - Ne è convinto il professor Aldo Felici, direttore della Struttura complessa di Chirurgia plastica e ricostruttiva del S.Camillo-Forlanini di Roma, che spiega: "In Italia si fanno in media 100 interventi l'anno per cambiare sesso. Di questi, i due terzi sono per uomini che diventano donne, un terzo donne che diventano uomini".

Non si vede la differenza - Un'operazione molto complessa, ma che, almeno per gli uomini, ha ormai raggiunto livelli di perfezione incredibili: "Il cambiamento maschio-femmina - conferma Felici - dà risultati molto soddisfacenti. Vengono utilizzate le strutture sessuali maschili, che hanno un enorme potere erogeno, per ricreare una vagina. E questo dà più piacere alle "nuove" donne che alle donne biologiche: i maschi trasformati in femmine riescono ad avere più orgasmi delle femmine naturali". Spesso, confessa il chirurgo, "il risultato è così perfetto che gli uomini che si sono operati non dicono neanche ai partner di essere stati maschi: è difficile accorgersene".

Più difficile ricostruire l'organo maschile - Diverso il discorso per le donne che cambiano sesso: "In questi casi i risultati sono molto meno brillanti. Si tratta di costruire un organo complesso, che ha poca sensibilità sessuale salvo alla base (dove viene riposizionato il clitoride), e i risultati non sono ottimali, né dal punto di vista morfologico né funzionale". Problemi anche per la minzione: l'operazione per installare l'uretra nel fallo ricostruito non sempre è agevole, "e spesso le pazienti rinunciano, e mantengono la funzionalità della donna".

Prigionieri di un corpo del sesso sbagliato - In ogni caso, chiarisce Felici, "l'intervento è vissuto come una liberazione. Qui non si parla di omosessualità, sono persone che vivono in un corpo che non sentono proprio. Una condizione drammatica, che si presenta nella pubertà, e che spinge a sottoporsi a un intervento devastante fisicamente: si tratta prima di castrare, cioè di asportare i genitali maschili o femminili, e poi di ricostruire". E se il numero di pazienti è costante negli ultimi 15 anni, si abbassa l'età media: ormai chi si opera ha tra i 20 e i 30 anni, segno forse "che i costumi si sono un po' aperti, e si aspetta molto meno prima di confessare il proprio disagio e intervenire".

Intervento complesso ma ben tollerato - Fisicamente le conseguenze dell'intervento sono minime, e dopo 10 giorni si esce dall'ospedale. "Ma psicologicamente è difficile abituarsi a trasformazioni così radicali. E la letteratura, anche se a me non è mai capitato, riferisce anche di casi di pentimento, di gente che vuole rioperarsi. Casi drammatici, che fanno capire come sia importante il periodo di due o tre anni di terapia psicologica prima dell'intervento".

Una rivoluzione nel corpo e nell'anima
- Nella grande maggioranza dei casi i pazienti, oltre a un nuovo sesso, trovano se non la felicità almeno una serenità insperata. E a volte anche l'amore: "Spesso i pazienti si presentano con il partner, e dopo il cambio di sesso possono finalmente sposarsi. Ma abbiamo anche assistito a pazienti operati che si sono conosciuti a 'sessi invertiti', diciamo così, e si sono innamorati. Oggi sono felicemente sposati".

(Tiscali)

 

Anziani: passo lesto stimola memoria

E' quanto emerge da uno studio di un centro australiano

 

Camminare a passo svelto per 20 minuti ogni giorno migliora le funzioni della memoria durante la terza eta'. E' quanto emerge da una ricerca del Centro per la salute e l'invecchiamento di Perth, che ha condotto una sperimentazione di 18 mesi su ultra 65enni. Chi svolgeva attivita' fisica ha ottenuto risultati nettamente migliori in test di memoria e di altre funzioni cognitive. Non solo: i miglioramenti erano ancora evidenti un anno dopo la fine del programma.

(Ansa)

La bimba che parla con gli animali

Rose Willcocks, una bambina di due anni nata in una fattoria, ricalca le orme del celeberrimo Dr. Dolittle cinematografico e parla il linguaggio degli animali. Alcuni esperti la ritengono capace di parlare con i delfini e vorrebbero effettuare degli esperimenti.

(Tgcom)

 

Ecco il gene del single

Nel Dna l'allergia al matrimonio

 

Inguaribili single allergici al matrimonio? Questione di immaturità, di sindrome di Peter Pan, ma anche di un gene, l'"AVPR1A", che rende la monogamia una "mission impossible".
A rivedere dal punto di vista scientifico l'indole da single nell'uomo, che non è mai pronto per una 'storia seria', che inorridisce alla sola idea di 'mettere su famiglia' e che vede nei flirt senza troppi legami il suo rapporto preferito è uno studio di Hasse Walum dell'istituto Karolinska di Stoccolma. Una versione di uno specifico gene scoperta in alcuni individui, rivela lo studio, rende il maschio più incline a disertare l'altare.

Questo gene serve a produrre il recettore della vasopressina, un neuropeptide con molte funzioni nel cervello e nel resto del corpo dove funziona da ormone. Differenti versioni del gene sono legate a differenti inclinazioni al rapporto di coppia, uno in particolare, la forma (tecnicamente 'allele') 334 del gene, o  si ritrova in maschi propensi alla vita da single, non sposati o con un matrimonio in crisi alle spalle. Secondo quanto spiegato sulla rivista dell'Accademia Americana delle Scienze 'PNAS', lo stesso gene era già stato implicato in passato nel comportamento di relazione del maschio di una specie di roditore che si comporta da fedele monogamo, l'arvicola.

La vasopressina è una molecola semplicissima ma con funzioni importantissime per l'organismo, dalla regolazione dei liquidi nel corpo a quella della pressione arteriosa. Nel cervello invece ha funzioni di neurotrasmettitore e, prodotta nell'ipotalamo, la vasopressina sembra essere implicata nei meccanismi di formazione della memoria, di apprendimento e di stimolo per le funzioni cognitive.
Di recente è stato anche scoperto il ruolo di questa molecola come modulatore dei comportamenti sociali dei roditori. Nell'arvicola per esempio la vasopressina è stata riconosciuta implicata nei comportamenti sessuali del maschio. Questo roditore normalmente tende a rimanere 'fedele' alla propria femmina e aggredisce ogni animale estraneo che tenti di invadere il suo territorio familiare. I comportamenti umani sono di certo più complessi e regolati in modo più complicato di quelli animali, ma col presente studio i ricercatori svedesi hanno scoperto che anche nell'uomo la vasopressina e il suo recettore sono implicati.

I single aumentano nel mondo, in Italia secondo dati ISTAT sono passati da 2 milioni 138 mila a 3 milioni 310 mila in dieci anni. Anche se questi cambiamenti sociali non possono essere direttamente imputabili a condizioni organiche ma piuttosto ai tempi che cambiano, i ricercatori hanno trovato che alcune scelte maschili sono anche riconducibili a fattori biologici. Gli esperti hanno studiato in un gruppo di 2186 maschi adulti la sequenza genetica del recettore dell'ormone e esaminato la loro indole nei rapporti di coppia con i test standard per misurare la forza del legame di una persona al proprio compagno (Partner Bonding Scale - scala del legame al partner). Hanno inoltre analizzato il dna di 550 gruppi di gemelli, tutti impegnati in un rapporto lungo e con dei figli. Alcuni però erano sposati, altri convivevano con il partner. I soggetti sono stati poi invitati a rispondere a un questionario riguardante il loro rapporto e le risposte sono state comparate ai loro geni. Dai risultati i ricercatori hanno scoperto che gli uomini che presentavano una variante del gene "AVPR1A", legato alla produzione dell'ormone vasopressina, erano quelli a cui è sembrato essere difficile legarsi a una partner. Inoltre hanno una probabilità ridotta di essere sposati. Che si chiami gene della fedeltà o gene dei single, anche nell'uomo, quindi, il gene del recettore per la vasopressina deve avere un ruolo nei comportamenti col partner.

(Tgcom)

 

L’allegria allunga la vita

Chi sorride campa meglio e di più

 

La vita? E’ meglio affrontarla con il sorriso. Chi tende a lasciarsi andare al mugugno, al cattivo umore e alla perpetua insoddisfazione di se stesso moltiplica, infatti, il rischio di andare incontro a una morte prematura. Questo è il sorprendente risultato a cui è giunto un vasto studio giapponese, reso noto proprio in un periodo dell’anno, quello del ritorno dalle vacanze, in cui il buon umore non abbonda di sicuro. Ma in questo caso, il problema è diverso: anche chi di solito affronta la vita con positività e senso dell’umorismo al rientro dalle ferie può trovarsi alle prese con un senso di tristezza e malinconia, una depressione che frequentemente si accompagna all’arrivo dell’autunno. Gli studiosi però rassicurano: in questo secondo caso si tratta di un fenomeno naturale, legato a una fluttuazione stagionale dell'ormone del buon umore, la serotonina, che si riduce nelle stagioni fredde.

Ben diversa è la situazione di chi, in tutti gli aspetti della vita, si lascia sommergere dal pessimismo e manca di “ikigai”, la parola giapponese che esprime la gioia e il senso di benessere legato al semplice fatto di essere vivi. Lo rivela lo studio nipponico, pubblicato sulla rivista scientifica  “Psychosomatic Medicine” e realizzato degli studiosi di Toshimasa Sone della Tohoku University Graduate School of Medicine di Sendai. I risultati parlano chiaro: brontoloni e anime tristi rischiano soprattutto di cadere vittime di malattie cardiovascolari, ma non mancano altre insidie, prima tra tutte il suicidio.

I ricercatori hanno arruolato 43.391 uomini e donne dai 40 ai 79 anni, tutti residenti nella regione di Ohsaki, seguendoli per sette anni. All'inizio della ricerca tutti i partecipanti hanno compilato un questionario, in cui si chiedeva se l’ikigai era presente o meno nella propria vita: il 49% ha risposto affermativamente, il 36,4% si è detto incerto e il 4,6% ha detto di no. Nel periodo di durata dello studio, nel campione di partecipanti sono stati registrati 3.048 decessi. Gli studiosi hanno notato che le persone prive di ikigai sono risultate anche più spesso single, disoccupate o comunque senza lavoro, meno istruite, con più problemi di salute, più stressate e soggette a dolori fisici.

Dopo aver parametrato i dati per tener conto anche di questi fattori, i ricercatori nipponici hanno scoperto che le persone prive di senso di ikigai erano, nel corso dei sette anni di osservazione, comunque più a rischio di morire rispetto ai coetanei che sprizzavano gioia di vivere. Una relazione indipendente anche da un passato con storia di malattie o abuso di alcolici. In generale, le persone prive di ikigai hanno fatto registrare un rischio di morte più alto del 50% per qualsiasi causa nel periodo di follow-up rispetto ai coetanei ben consapevoli della bellezza della vita. Inoltre, nel caso di eventi mortali esterni (differenti cioè dalle malattie) si è visto che su 186 morti ben 90 erano dovute a suicidio. Insomma, sembra proprio che la vita sorrida più facilmente a chi la affronta con il sorriso.

La mancanza di ikigai non ha invece niente a che vedere con quel senso di malessere e di malinconia che si prova all’inizio dell’autunno e, in particolare, al ritorno dalle vacanze. Se l’avvicinarsi della stagione fredda rapisce allegria e voglia di fare, questo può dipendere anche dalle naturali fluttuazioni stagionali della serotonina, l'ormone del buon umore, Secondo uno studio pubblicato sulla rivista “Archives of General Psychiatry” la quantità di serotonina nel cervello è soggetta a variazioni stagionali legate alla presenza del suo trasportatore cerebrale, che “sequestra” la serotonina ed è più abbondante nel cervello in autunno-inverno. Come spiegano Nicole Praschak-Rieder e Matthaeus Willeit del Centro per le Dipendenze e la Salute Mentale dell'Università di Toronto, tutti noi siamo soggetti a sbalzi di umore quando si avvicendano le stagioni. Insomma, se il sole ci mette di buonumore, in inverno i ritmi rallentano e la voglia di fare si riduce.

Esaminando il cervello di 88 volontari sani con la tomografia a emissione di positroni (PET) nel corso delle stagioni, gli esperti hanno scoperto che in autunno-inverno aumenta la concentrazione del trasportatore di serotonina, riducendo la quantità di ormone in circolo. In primavera-estate, con l’aumento delle ore di luce, la situazione si inverte. In alcuni casi il problema diventa una vera e propria malattia, chiamata Disturbo Affettivo Stagionale (SAD), una sindrome depressiva a ricorrenza invernale caratterizzata da umore depresso, irritabilità, mancanza di emozioni, isolamento e apatia. A soffrire di SAD e' il 4-5% della popolazione. soprattutto donne in età fertile (4 donne per ogni uomo).

(Tgcom)
 
Moda e Tendenze 3 settembre 2008

Lettori musicali, Apple pronta a lanciare nuovi modelli di iPod

 

Martedì prossimo Apple presenterà molto probabilmente i nuovi lettori musicali iPod, annunciandone anche eventuali riduzioni nel prezzo, ma chi aspetta da tempo il nuovo modello del computer portatile MacBook, dovrà pazientare ancora un po'.

Apple -- che produce anche il telefono iPhone -- ha invitato la stampa a "Let's Rock", un evento in programma il prossimo 9 settembre, senza fornire ulteriori dettagli. La compagnia non è nuova a convocazioni del genere per eventi in cui poi spesso lancia nuovi prodotti.

Questa strategia di comunicazione e marketing è responsabile soltanto in parte della capitalizzazione di mercato di Apple, che ha superato quella di Google, nonostante i timori per la debolezza dell'economia Usa che sta frenando gli acquisti dei consumatori.

"Arriveranno i nuovi iPod. E' sicuro al 100%", ha detto Charles Wolf , analista alla Needham & Co. "L'unica domanda cui non so rispondere è se lanceranno anche i nuovi MacBook", ha aggiunto.

Gli iPod di Apple hanno bisogno di una nuova veste e di un miglioramento nelle prestazioni mentre i prezzi dell'iPod Touch devono essere ridotti perché sono decisamente più alti rispetto a quelli dell'iPhone -- che ha più funzioni rispetto all'iPod Touch -- ha detto Shaw Wu, analista alla American Technology Research.

Il modello iPod touch ha un prezzo di lancio di 299 dollari negli Stati Uniti, rispetto ai 199 dollari dell'iPhone.

(Reuters)

 

Consumatori cambiano meno spesso cellulare, dice Qualcomm

 

Vi sono segnali che i consumatori cambiano telefono cellulare più lentamente di prima.

Lo ha detto oggi l'amministratore delegato di Qualcomm (QCOM.O: Quotazione), Paul Jacobs in un'intervista con l'emittente tv Cnbc.

"Abbiamo alcune prove che dimostrano un allungamento dei cicli di sostituzione", ha spiegato Jacobs aggiungendo che i clienti conservano il proprio cellulare più a lungo nei mercati sviluppati come Giappone e la Corea del sud.

Jacobs ha anche aggiunto che i consumatori anche negli altri mercati hanno la tendenza a tenere lo stesso telefono per uno o due anni, a seconda della regione.

(Reuters)

 

Eva Mendes testimonial profumo

 

Il 16 settembre da Sephora a Roma per lancio 'Secret Obsession'

Il 16/9 Eva Mendes sara' ospite del beauty store Sephora di Roma, per presentare l'ultimo profumo di Calvin Klein, di cui e' testimonial. La sensuale attrice americana firmera' nel pomeriggio alcune confezioni della nuova fragranza, Secret Obsession. La diva e' protagonista dello spot che e' stato censurato in Usa perche' giudicato troppo sexy. La nuova fragranza e' a base di frutti proibiti, fiori esotici e legni preziosi, uniti ad un accentuata presenza di prugna golosa.

(Ansa)

 

Quasi quasi cambio sesso

Uomini, con l’intervento più piacere

 

Non è un’esperienza comunissima, ma neppure così rara: sono infatti circa 100 all’anno le persone che si sottopongono a un intervento chirurgico per cambiare sesso. Di questi, i due terzi sono uomini che diventano donne, un terzo il viceversa. Cambiare sesso richiede un’operazione chirurgica molto complessa, ma che, almeno per gli uomini, ha ormai raggiunto notevolissimi livelli di perfezione. Il maschio che diventa femmina non solo riesce ad avere una vita sessuale completa, ma spesso prova più piacere persino di una donna che è tale per nascita.

Lo spiega il professor Aldo Felici, direttore della Struttura complessa di Chirurgia plastica e ricostruttiva del S.Camillo-Forlanini di Roma.  "Il cambiamento maschio-femmina - conferma Felici - dà risultati molto soddisfacenti. Vengono utilizzate le strutture sessuali maschili, che hanno un grande potere erogeno, per ricreare una vagina. E questo dà più piacere alle "nuove" donne che alle donne biologiche: i maschi trasformati in femmine riescono ad avere più orgasmi delle femmine naturali". Spesso, aggiunge il chirurgo, "il risultato è così perfetto che gli uomini operati non dicono neanche ai partner di essere stati
maschi: è difficile accorgersene".

Il discorso per le donne che cambiano sesso è invece un po’ diverso: "In questi casi i risultati sono molto meno brillanti. Si tratta di costruire un organo complesso, che ha poca sensibilità sessuale salvo alla base (dove viene riposizionato il clitoride), e i risultati non sono ottimali, né dal punto di vista morfologico né funzionale". Difficile è anche ricostruire la funzionalità della  minzione: l'operazione per installare l'uretra nel fallo ricostruito non sempre è agevole, ragion per cui spesso le pazienti rinunciano e mantengono la funzionalità femminile. In ogni caso, chiarisce Felici, l'intervento è vissuto come un’esperienza di liberazione. Non siamo infatti in presenza di casi di omosessualità: si tratta di persone che vivono in un corpo che non sentono proprio. Una condizione drammatica, che si presenta nella pubertà e che spinge a sottoporsi a un intervento molto pesante fisicamente, perché comporta prima l’asportazione dei  genitali maschili o femminili, e poi di ricostruirli.

Se il numero di pazienti è costante negli ultimi 15 anni, si è però abbassata  l'età media: ormai chi si opera ha tra i 20 e i 30 anni, segno forse "che i costumi si sono un po' aperti, e si aspetta molto meno prima di confessare il proprio disagio e intervenire". Fisicamente le conseguenze dell'intervento sono minime, e dopo 10 giorni si esce dall'ospedale, ma psicologicamente è difficile abituarsi a una trasformazione così radicale. E la letteratura medica riferisce anche casi di “pentimento”, ossia di persone che vuole rioperarsi e tornare indietro. Si tratta di casi drammatici, che fanno capire come sia importante il periodo di due o tre anni di terapia psicologica prima dell'intervento.

Nella grande maggioranza dei casi i pazienti, oltre a un nuovo sesso, trovano anch e la felicità, o quanto meno una nuova serenità, se non addirittura l'amore. Racconta ancora l’esperto: "Spesso i pazienti si presentano con il partner, e dopo il cambio di sesso, possono finalmente sposarsi. Ma abbiamo anche assistito a pazienti operati che si sono conosciuti a “sessi invertiti”, diciamo così, e si sono innamorati. Oggi sono felicemente sposati".

(Tgcom)

 
Cinema e Spettacolo 3 settembre 2008