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Prime
nomine di Obama. Al Qaeda agli Usa: "Convertitevi"
Prime nomine della squadra di governo per Barack
Obama. Nella sua prima conferenza stampa a Chicago, il presidente eletto potrebbe
annunciare nuovi nomi che andranno a far parte dello staff, dopo la
nomina del capo di gabinetto Rahm Emanuel. Lo hanno confermato fonti del
suo team di transizione. L'incontro con la stampa farà seguito alla prima
riunione operativa con lo staff incentrata sulla crisi economica. E' possibile
che venga annunciato il nome del futuro segretario al Tesoro: in corsa sono
rimasti Larry Summers, ex ministro di Clinton, e Tim Geithner, capo della Fed
di New York. A Paul Volcker dovrebbe invece andare la guida di una commissione
della Casa Bianca per la riforma del sistema multilaterale e delle regole per
la finanza. Tra le prime caselle che saranno riempite c'è quella del portavoce
che dovrebbe essere Robert Gibbs, già capo della comunicazione in campagna
elettorale, anche lui ha definito le voci su un suo incarico
"premature".
Obama chiama 9 leader mondiali tra cui 3
europei - Intanto, a tre giorni dalla conquista
della Casa Bianca (dove si recherà lunedì), Barack Obama ha chiamato al
telefono nove leader del mondo per ringraziarli delle congratulazioni ricevute.
Tra gli altri, ha riferito la portavoce della squadra di transizione Stephanie
Cutter, il presidente eletto ha parlato personalmente con il cancelliere
tedesco Angela Merkel, il presidente francese Nicolas Sarkozy e il premier
britannico Gordon Brown. Obama ha parlato anche con il primo ministro
australiano Kevin Rudd, il canadese Stephen Harper, l'israeliano Ehud Olmert,
il giapponese Taro Aso, e i presidenti del Messico Felipe Calderon e della
Corea del Sud, Lee Myung-bak. Ignorato Zapatero e la cosa non è sfuggita ai
media spagnoli. L'Abc ironizza sul fatto che il premier socialista, snobbato
dal presidente uscente George W. Bush, rischia di esserlo anche dal prossimo
inquilino della Casa Bianca. A nulla è valso, scrive il giornale, il
telegramma inviato a Obama in cui Zapatero si è definito "amico e
alleato fedele" degli Stati Uniti.
Le telefonata del premier
israeliano, Ehud Olmert - Lo ha reso noto l'ufficio di Olmert,
secondo il quale i due politici hanno "entrambi espresso la necessita' di
continuare a portare avanti il processo di pace, salvaguardando la sicurezza di
Israele". Il colloquio - il primo dalla vittoria nelle presidenziali Usa -
avviene in un momento particolarmente delicato del negoziato con i palestinesi
in stallo a causa della crisi politica israeliana.
Al Qaeda agli Usa:
convertitevi - In un messaggio diffuso su Internet, la rete
terroristica legata ad Osam Bin Laden esorta "i nuovi capi della Casa
Bianca e i loro alleati dei Paesi cristiani: convertitevi all'Islam". Il
messaggio, di tre pagine, è firmato da Abu Omar al Baghdadi "emiro dello
Stato Islamico in Iraq", una associazione di gruppi terroristici guidati
dal ramo iracheno di al Qaida. Il messaggio continua: "Oggi a nome dei
miei fratelli in Iraq, Afghanistan, Somalia, Cecenia vi propongo: tornate alla
neutralità, ritirate le vostre forze e tornate alle vostre terre, non
interferite negli affari dei nostri Paesi". Nel messaggio, rintracciato da
Site Intelligence Group specializzato nel monitoraggio dei siti web estremisti,
Al Baghdadi ha detto di aver lanciato l'appello "in nome dei miei fratelli
in Iraq, Afghanistan, Somalia e Cecenia", sottolineando rivolto agli Usa e
ai loro alleati come sia meglio "ritirare le vostre forze e tornare a
casa". L'emiro ha fatto anche un riferimento alla crisi economica globale,
attribuendone la responsabilita' alle guerre "combattute nei Paesi
musulmani.
(Tiscali)
Le
Borse europee rialzano la testa
Le Borse europee recuperano subito dopo l'avvio delle
contrattazioni a New York, con il Nasdaq che guadagna l'1,45% e il Dow Jones lo
+0,87%. Anche piazza Affari si adegua all'andamento internazionale dei mercati
e a circa un'ora dalla fine della seduta imbocca la strada del rialzo, dopo
aver resistito per alcune ore come unica borsa in calo. Alle 16,30 il Mibtel
sale dell'1,7% per effetto del rafforzamento ulteriore delle performance dei
titoli che gia' salivano, energeticie soprattutto petroliferi (Eni +2,44%),
Saipem +4,07%) e dell'inversione di tendenza degli altri comparti. Restano
negative le prestazioni di alcuni fra i principali bancari (Intesa Sanpaolo
-1,65%, Banco Popolare -1,87%, Mps -1,47%), di A2a fra gli energetici (-2,09%),
di Fiat fra gli industriali (-3,26%) e di Autogrill (-4,16%). Cauto, al
momento, il recupero di Unicredit (+0,12%). In mattinata, anche Hong Kong aveva
invertito la rotta e chiude a +3,3%. Shangai guadagna l'1,75%. Positivo
l'indice Taiex di Taiwan che ha chiuso a +1,03%. Solo Tokyo chiude in negativo:
il Nikkei cede il 3,55%. Apre bene Wall Street, dove il Dow Jones segna +0,87%
a 8.771,06 punti.
I leader della Ue:
accordo in vista del G20 di Washington - Lo ha annunciato il presidente di
turno dell'Unione, il francese Nicolas Sarkozy, al termine del vertice tra i
leader Ue. Stamane Sarkozy aveva lanciato un appello al coordinamento delle
politiche economiche europee senza nascondete che fosse ancora "argomento
di controversie". Sulla stessa linea il presidente della Commissione Ue,
Jose Manuel Barroso, secondo il quale è essenziale che al Summit di
Washington si arrivi con una posizione unita, e che l'Europa "faccia
proposte importanti per il sistema finanziario globale e per l'economia.
Abbiamo bisogno - ha aggiunto - di un approccio finanziario globale con
principi e regole comuni". Per il primo ministro britannico, Gordon Brown,
le azioni sui tassi non sono sufficienti, ma vanno accompagnate da un
intervento di politica fiscale. E mentre la politica cerca risposte le borse
rialzano la testa dopo il crollo di giovedì.
Bce: peggiora la concessione
dei crediti - Diventano più strette le maglie del credito nella zona
dell'euro nel terzo trimestre 2008 e sembrano destinate a peggiorare. La Bce ha
rilevato che il 65% delle banche ha reso più stringenti i criteri per
l'erogazione dei prestiti. Sono gli effetti della crisi dei mercati che si
ripercuotono sull'accesso al credito per imprese e famiglie, per il quinto
trimestre consecutivo. Le condizioni di offerta hanno registrato un nuovo
irrigidimento, sia nella componente dei finanziamenti per l'acquisto di
abitazioni sia in quella del credito al consumo. Di conseguenza, e' proseguito
il rallentamento della domanda di mutui da parte delle famiglie, mentre
l'espansione della richiesta di prestiti finalizzati al consumo e' rimasta
stabile.
(Tiscali)
Il cesto
delle riforme
Il presidente Bouteflika esce allo scoperto: presentata la riforma
costituzionale che gli apre la strada a un terzo mandato.
Alla fine il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika ha gettato la
maschera. Il governo ha proposto una modifica alla Costituzione del 1996 che
aprirà, diretta, la strada a un terzo mandato del settantunenne leader
algerino. La ratifica del Parlamento di Algeri dovrebbe costituire una semplice
formalità dal momento che la maggioranza gode di larghissimi numeri.
Dulcis in fundo. Il cesto delle riforme che
Bouteflika porta tra le mani nascondeva - sotto i bellissimi propositi della
rivalutazione dei simboli della rivoluzione di novembre, della diffusione della
letteratura e della storia algerina, della promozione dei diritti delle donne
per garantire loro una maggiore partecipazione nella vita politica - un
serpente a sonagli: la modifica dell'articolo 74 che fissa, al momento, il
limite a due mandati presidenziali. Il modo in cui viene l'articolo in
questione viene "ritoccato" è tra i più silenziosi, quello per sottrazione.
Sostanzialmente, rimane invariato se non per l'eliminazione di quattro parole:
"qu'une seule fois", solo una volta. La durata del mandato è rimasta
immutata, cinque anni, e si afferma la rieleggibilità del presidente. Punto.
Anche prima era rieleggibile, ma, si aggiungeva, una sola volta. Ma d'altra
parte, si dice, la Costituzione non è il Corano, quindi è fallibile. Per cui,
quando necessario, vanno apportati i giusti correttivi.
Gli anni del traghettamento. Bouteflika è
presidente dal 1999 e ha avuto, invero, il duro compito di traghettare un paese
che usciva da una sanguinosa guerra civile, costata la vita a oltre 150mila
persone. Più volte ha lamentato una limitazione dei suoi poteri, definendosi un
"tre quarti di presidente". Ma adesso si sta costruendo la struttura
per esercitare il suo potere in maniera pressoché assoluta: se la riforma
passerà, come è probabile, l'esame del parlamento, il primo ministro verrà
ridimensionato a un mero esecutore del presidente, un suo segretario,
incaricato di comunicare ai ministri e ai rappresentanti del popolo il
programma del presidente. Qualora il parlamento dovesse bocciare il programma
d'azione del presidente, il primo ministro dovrà presentare le dimissioni sue e
dell'intero gabinetto nelle mani del presidente. Lo dicono gli articoli 80 e
81.
"Un presidente e mezzo".
L'opposizione si è sollevata parlando di atto antidemocratico e ha promesso di
sottoporre le modifiche costituzionali a referendum popolare. Stesse
preoccupazioni giungono da intellettuali e commentatori politici indipendenti
che si interrogano sulla maturità politica di un paese che farebbe bene a
guardare all'estero. Sebbene Bouteflika abbia sottolineato l'importanza della
sovranità popolare, resta da chiarire quale sarà il ruolo di controllo di un
parlamento che già ha desso svolge delle semplici funzioni notarili senza alcun
margine di possibilità di una seria critica politica. Bisognerà attendere? Era
Wiston Churchill che sosteneva: "Meglio prendere i cambiamenti per la
mano, prima chi cambiamenti prendano noi per la gola"? Un brillante
editorialista algerino, Hassan Moali ha scritto: "Perlomeno Bouteflika non
potrà più lamentarsi di essere un presidente a tre quarti, da aprile prossimo
sarà un presidente e mezzo".
(Peacereporter)
Fare
business con il clima
Uno studio di Deutche bank e le possibilità per il capitale di trasformarsi
in feroce ambientalista
Cambiamento climatico, solo una
disgrazia? Pare di no, almeno stando al rapporto «Investing in Climate
Change 2009», realizzato da DB Advisor, centro studi del gruppo
Deutsche Bank.
Il fatto è che l’attuale crisi
ambientale mobilita risorse economiche su tutto il pianeta, pronte a
essere intercettate dai più sensibili, innovativi e svelti tra gli
imprenditori.
Il dibattito sul cambiamento climatico sta infatti gradualmente passando dal
tema dei rischi e dei costi a quello delle opportunità, nel segno di una “Rivoluzione Industriale a basse emissioni di Co2“.In questo
quadro, il rapporto sottolinea gli sforzi che la Cina sta compiendo.
Oltre alle misure del passato - tassazione
delle auto più
inquinanti, imposizione di standard
energetici più efficienti agli edifici
governativi, stop ai progetti
energeticamente non conformi in 10
province (progetto pilota da estendere a tutto il territorio nazionale)
- si ricorda che il pacchetto di leggi
previsto per il 2009 prevede:
Obiettivi per creare una “economia
del riciclo“, riducendo il consumo
e raddoppiando la quota di energia
rinnovabile;
ridurre l’inquinamento al 10% dei
livelli del 2005 entro il 2010;
monitorare l’impatto ambientale delle industrie a produzione intensiva di
Co2.
Si sottolinea inoltre la scelta di favorire con agevolazioni fiscali le tecnologie che mirano all’efficienza energetica e alle fonti rinnovabili.
Cina, prossima frontiera del “business
verde“? Probabilmente sì.
Ma a livello globale, quanti soldi
ci sono in ballo e in cosa è meglio
investire?
Secondo il rapporto, nel solo settore delle energie alternative si va cucinando
una torta da 45 mila miliardi di
dollari tra oggi e il 2050.
Il mercato del solare
crescerà dagli attuali 33 miliardi di
dollari ai 100 del 2013. Quello dell’immagazzinamento di energia - dalle
batterie ai superconduttori - passerà da
41 miliardi a 64.
E i ricavi dei prodotti a base di nanotecnologie
- che li rendono più efficienti e amici dell’ambiente - dovrebbero
crescere, secondo le previsioni, da 238
miliardi di dollari ai 3.100 del
2015.
D’altra parte, ci si attende che gli investimenti
globali in tecnologie pulite raggiungano i 450 miliardi entro il 2012 e i 600 entro il 2020.
In definitiva, ecco i settori indicati
come proficui.
Energia pulita: produzione (si
pensi a solare, eolico, geotermico, etc), infrastrutture, immagazzinamento,
trasporti e biocarburanti;
Gestione delle risorse ambientali:
acqua (preservazione, purificazione e distribuzione), agricoltura, gestione dei
rifiuti;
Efficienza energetica e dei materiali:
materiali innovativi, efficienza nelle costruzioni (per esempio forme meno
energivore di condizionamento dell’aria e nuove tecnologie di costruzione), efficienza
nella distribuzione di energia;
Servizi ambientali: protezione
dell’ambiente, servizi di business (microfinanza, consulenze tecniche,
assicurazioni, crediti derivati dallo scambio dei limiti di emissioni).
I soldi per il decollo della
“nuova economia”, in un primo momento dovrebbero arrivare dai governi. Ma - avverte il rapporto
- in un periodo di crisi finanziaria globale, con molte economie sull’orlo
della recessione e dopo che sono stati utilizzati migliaia di miliardi di
dollari per finanziare piani di salvataggio, è difficile ipotizzare che i
governi siano disposti ad investire risorse per fronteggiare il problema del clima. Gli stessi governi, però,
possono compiere un primo, significativo passo imponendo una tassa globale sull’utilizzo del carbone come
fonte di energia, al fine «guidarne il prezzo» e liberare la strada alle
energie rinnovabili.
In seguito, secondo le previsioni del rapporto, la quota “statale” verrà
gradualmente sostituita dal mercato, con una forte componente di venture capital e private equity.
Il rapporto: Investing in Climate
Change 2009
(Peacereporter)
Congo,
ripresi i combattimenti nel Kivu mentre a Nairobi i capi di stato tentano di
negoziare una so
Ancora scontri intorno a Goma, vicino al campo profughi.
Sono ripresi questa mattina in Congo i combattimenti fra i ribelli del
generale Nkunda e le forze filogoverantive intorno alla città di Goma.
Il portavoce della missione di Peacekeeping dell'Onu ha riferito di
combattimenti con colpi di mortaio e di armi leggere. Gli scontri hanno
scatenato il panico fra i rifugiati che aspettavano gli aiuti del Pam, il
Programma Alimentare Mondiale. La ripresa dei combattimenti mentre a Nairobi
era in corso il vertice straordinario dell'Unione Africana (Ua), è un chiaro messaggio
del generale Laurent Nkunda che, escluso dall'incontro, chiede l'apertura di
una trattativa diretta con il presidente congolese Joseph Kabila. Le speranze
che questo meeting, presieduto dal Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban
Ki Moon, possa risolvere la contesa, sono molto scarse.
Questa mattina, un portavoce del presidente Kabila aveva accusato la missione
di peacekeeping dell'Onu in Congo (Monuc), di non aver saputo difendere la
popolazione dalle milizie ribelli. Composta da 17mila uomini, in questi giorni
ne ha schierati solo poche centinaia nella zo |