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Vaticano a
Obama: no a cellule embrionali
Il no all'uso di cellule staminali embrionali ''vale per tutti'', ed e'
quindi rivolto anche agli Stati Uniti. Lo ha ribadito il presidente del
Pontificio consiglio per la Salute, card. Javier Lozano Barragan, rispondendo
ad una domanda riferita alla revisione delle norme in materia ventilata dal
nuovo presidente eletto degli Stati Uniti, Barack Obama. Il cardinale ha pero'
precisato di non ''conoscere a fondo la posizione'' del futuro inquilino della
Casa Bianca.
Il card.Javier Lozano Barragan, conferma la sua contrarieta' al prelievo di
cellule staminali da embrione, incoraggiando invece l'utilizzo di quelle
estratte da cellule adulte o da cordone ombelicale. ''Le staminali embrionali -
ha detto - non servono a nulla'', mentre ''si sono ottenuti ottimi risultati
con il prelievo da cordone ombelicale o da cellule adulte ed emopoietiche''. Lo
ha detto il card.Barragan presentando un convegno internazionale sulla
''pastorale nella cura dei bambini malati''.
Il Card. Barragan ha parlato di "inefficacia delle cellule staminali
fetali ed embrionali" nella ricerca e nella cura delle malattie,
sottolineando invece l'efficacia di quelle estratte da cellule adulte o dal
cordone ombelicale, e auspicando una intensificazione delle ricerche
scientifiche in questo campo. Questo orientamento scientifico è stato
confermato, durante l'incontro di presentazione di un convegno sulla
"pastorale nella cura dei bambini malati", anche dal coordinatore del
dipartimento di medicina pediatrica dell'ospedale Bambino Gesù, Alberto Ugazio.
Quattro milioni di neonati muoiono ogni anno entro i primi 26 giorni di vita,
troppi, secondo il card. Javier Lozano Barragan, mentre occorre fare ogni
sforzo per salvarli, assicurando loro la massima assistenza, sanitaria e
spirituale. Il riferimento è alla mancata rianimazione dei neonati con gravi
malattie, praticata in alcuni Paesi e sulla quale il Vaticano ha riaperto il
dibattito.
(Ansa)
Washington
Post, Europa 'sottilmente razzista'
L'elezione di Obama ha tirato fuori l'annoso problema del comportamento
dell'Europa di fronte al razzismo
Secondo il Washington Post (Wp), l'elezione di Barack Obama come presidente
degli Stati Uniti ha scoperto la latente natura razzista che serpeggia in
Europa.
Sebbene in tutta Europa sia scoppiata la Obamamania e la sua elezione sia stata
salutata con grande entusiasmo, non sono mancati, come riporta il Wp,
dichiarazioni di politici e giornalisti che rivelano i molti limiti e
pregiudizi che ha il Vecchio Continente nei confronti dei non bianchi. Stando a
quanto si legge sul prestigioso quotidiano, l'affermazione di Silvio
Berlusconi, che aveva definito il neo-eletto presidente "giovane, bello e
abbronzato", è la più leggera e anche simpatica in confronto alle
dichiarazioni di altri politici o giornalist. Di ben altro tono, infatti, è la
dichiarazione di un politico polacco, Artur Gorski del partito "Legge e
Giustizia", che dopo aver preso la parola in parlamento ha detto:
"L'elezione del messiah nero della nuova sinistra segna la fine della
civiltà dei bianchi. Obama è un cripto-comunista e presto l'America pagherà il
prezzo di questo scherzo delle democrazia". Commento duro anche da parte
di uno dei decani del giornalismo austriaco, l'ottantenne Klaus Emmerich, che
mai avrebbe voluto "un nero al comando dell'Occidente". Emmerich ha
più volte ribadito la sua posizione, sia in tv che sulla carta stampata,
definendo Obama "un soggetto pericoloso che abbindola la gente con la sua
retorica brillante e il suo carisma". E poi, dice: "I neri non sono
politicamente civilizzati".
(Peacereporter)
Gran
Bretagna, adolescente ottiene diritto di lasciarsi morire
A una ragazzina di 13 anni è stato riconosciuto il
diritto di scegliere di non sottoporsi a un intervento al cuore che potrebbe
salvarle la vita, quando le autorità sanitarie che avevano mosso un'azione
legale per costringerla ad affrontare l'operazione hanno acconsentito a far
decadere la causa.
Hannah Jones, malata
terminale 13enne, ha convinto i funzionari sanitari di Herefordshire a non
procedere con l'ingiunzione del tribunale spiegando di voler passare il resto
della sua breve vita con la sua famiglia piuttosto che sottoporsi ai rischi di
un trapianto di cuore, secondo quanto ha riportato oggi il Daily Mirror.
"Mi hanno spiegato
ogni cosa, ma semplicemente non volevo affrontare nessun'altra
operazione", ha detto la ragazza al quotidiano.
"Ne avevo
abbastanza degli ospedali e volevo tornare a casa".
Hannah, negli ultimi
otto anni, ha passato la maggior parte del suo tempo in ospedale, per curare
leucemia e cardiomiopatia.
Il suo cuore riesce a
pompare sangue per il solo 10% della sua capacità. Hannah è stata già operata
tre volte per l'impianto di pacemaker.
Se ora non si sottopone
al trapianto, secondo quanto hanno detto i medici, potrebbe morire entro sei
mesi. I dottori avevano avvertito la famiglia di Hannah sull'obbligo imposto
dal tribunale di riportarla in ospedale, ma hanno ritirato la causa dopo che la
ragazza ha spiegato le sue ragioni ai funzionari sanitari.
"Hannah deve aver
fatto un buon lavoro nel convincerli perché dopo aver consultato gli avvocati
hanno detto che nessun'altra azione legale verrà intrapresa", ha detto al
quotidiano il padre Andrew, 43 anni.
"Hannah sa che può
cambiare idea quando vuole e mettersi nella lista d'attesa per un
trapianto", ha aggiunto.
In una lettera alla famiglia Jones, il Primary Care
Trust di Herefordshire ha detto di aver concluso che un'azione illegale è
inappropriata.
"Hannah sembra
capire la grave natura delle sue condizioni. Ha dimostrato consapevolezza del
fatto che potrebbe morire", ha detto l'autorità, secondo quanto riportato
dal giornale.
(Reuters)
Ruanda, l'arresto di Rose Kabuye
mette in pericolo la relazioni con l'Ue
L'arresto dell'alto funzionario ruandese incrina i rapporti con l'Ue. A
rischio la cooperazione per la crisi in Congo
L'arresto della direttrice generale del protocollo
ruandese, Rose Kabuye, avvenuto ieri a Francoforte, sta creando delle tensioni
diplomatiche fra il Ruanda da una parte, e Francia e Geramania dall'altra, che
potrebbero complicare la situazione congolese.
Rose Kabuye, una delle più strette collaboratrici del presidente Paul Kagame
sin dai tempi della guerra civile, è accusata di aver partecipato all'attacco
che ha distrutto l'aereo dell'ex presidente ruandese, Juvenal Habyarimana, che
ha dato poi l'avvio al massacro di circa 800 mila tutsi e hutu moderati.
La donna, in Germania per organizzare il viaggio del presidente Kagame, è stata
arrestata su mandato di un giudice francese. Le autorità tedesche hanno
considerato la sua, una visita personale e quindi non coperta dall'immunità
diplomatica. Non era infatti la prima volta che la parlamentare ruandese si
recava in Germania, ma sempre in missione ufficiale, e quindi era stato
impossibile finora alle autorità europee eseguire il mandato di arresto
internazionale. La Kabuye, dovrebbe ora essere estradata in Francia nei
prossimi giorni.
Il governo di Kigali ha fortemente protestato contro il suo arresto,
considerato un attentato contro la sovranità nazionale. Questa vicenda rischia
ora di avere delle ripercussioni sulla guerra in atto in Congo, dove il Ruanda
è accusato di spalleggiare le milizie ribelli di Laurent Nkunda. L'arresto di
Rose Kabuye potrebbe avere delle ripercussioni sulla cooperazione tra il Ruanda
e l'Unione Europea? Il presidente Kagame ha risposto a questa domanda facendo
sapere che, inevitabilmete, seguiranno delle conseguenze "prevedibili e
imprevedibili".
(Peacereporter)
Taiwan, agli arresti l'ex presidente
Chen Shui-bian
L'ex presidente taiwanese, Chen Shui-bian è stato arrestato con l'accusa di
corruzione e riciclaggio.
Dopo essere stato arrestato Chen Shui-bian ha dovuto rispondere alle
domande del procuratore che lo accusa di aver riciclato dei soldi e di aver
usato illegalmente un fondo speciale durante i suoi otto anni di mandato. Alla
fine dell'interrogatorio, l'ex presidente, che ha respinto ogni accusa, è stato
portato via in manette. Davanti ai giornalisti e ai fotografi che lo
aspettavano fuori dal palazzo, ha alzato le braccia ammanettate e ha gridato
"persecuzione politica". Chen, che è stato presidente di Taiwan dal
2000 al 2008 ed è uno strenuo difensore dell'indipendenza dell'isola, sostiene
di essere vittima di un complotto ordito dal nuovo governo per rispondere ai
desideri di Pechino. Ma le accuse di corruzione per lui e la sua famiglia si
rincorrono sin dal 2006, quando suo genero è stato condannato a sette anni per
insider trading in borsa. Inoltre l'ex presidente è accusato di essersi
appropriato indebitamente di quasi 15 milioni di dollari taiwanesi dal governo
(circa mezzo 500 mila dollari).
(Peacereporter)
Nicaragua, scontri dopo le elezioni
municipali: 2 i morti
Almeno due persone sono morte e sei sono rimaste ferite negli scontri post
elettorali, avvenuti a Managua, in Nicaragua.
Gli scontri, avvenuti anche con l'utilizzo di armi da fuoco, sono scoppiati
dopo che il candidato sindaco del partito di governo di Managua, Alexis
Arguello, si è dichiarato vincitore a risultati ancora parziali.
Ma la poltrona di primo cittadino viene rivendicata anche dal suo sfidante,
Eduardo Montealegre, che ha denunciato una serie di brogli elettorali e ha già
annunciato di voler chiedere il riconteggio dei voti in caso di sconfitta.
A livello nazionale, le recenti elezioni avrebbero assegnato 146 municipalità
al partito sandinista del presidente Daniel Ortega. Anche in questo caso,
Ortega, che non ha ammesso gli osservatori internazionali alle operazioni di
voto, ha dichiarato la vittoria del suo partito a risultati ancora parziali. A
suo dire, gli stranieri non sarebbero stati ammessi perchè "finanziati da
poteri esterni". Ma il gruppo civico "Etica e trasparenza" che
avrebbe dovuto far parte degli osservatori e che non è stato accreditato
comunque dal governo, denuncia di aver riscontrato irregolarità nel 32 percento
dei seggi elettorali controllati.
A Washington, il portavodce del dipartimento di stato ha detto che " le
condizioni politiche durante la campagna elettorale non erano tali da
permettere delle elezioni libere e incondizionate".
(Peacereporter)
Afghanistan,
Obama: anche l'Iran tra i nuovi alleati
All'indomani del primo incontro
con George W. Bush alla Casa Bianca, arrivano nuove indicazioni sulla strategia
della futura Amministrazione di Barack Obama in politica estera. In Afghanistan
ad esempio, il presidente eletto punta a coinvolgere altri attori regionali, a
partire dall'Iran. Secondo i consiglieri citati dal Washington Post,
Obama vede con favore i colloqui di riconciliazione avviati dal presidente
afghano Hamid Karzai con i talebani. La stessa posizione era stata espressa
nelle ultime settimane dal segretario alla Difesa, Robert Gates, uno dei
possibili "ministri" repubblicani che Obama potrebbe confermare.
Il Pentagono boccia il piano
di ritiro dall'Iraq - Il presidente eletto intende anche dare
nuovo impulso e vigore alla caccia a Osama bin Laden, trascurata negli ultimi
anni dall'amministrazione Bush, concentrata sul fronte iracheno. Al Pentagono
l'Obama-pensiero sull'Afghanistan è condiviso mentre il suo piano di un
disimpegno graduale dall'Iraq in 16 mesi è sostanzialmente bocciato. Secondo
l'ammiraglio Michael Mullen, capo di stato maggiore della Difesa, un ritiro
affrettato sarebbe "pericoloso".
Braccio di ferro sugli aiuti
al settore automobilistico - Intanto si è appreso che nel
colloquio nello Studio Ovale Obama ha chiesto a Bush aiuti immediati per far
fronte alla crisi dell'industria automobilistica di Detroit. Il presidente
americano si è detto disponibile ad appoggiare gli aiuti e un più ampio
pacchetto di stimolo economico se i democratici ritireranno il loro veto
sull'accordo di libero commercio con la Colombia. Una misura, questa, per la
quale Bush si è a lungo battuto ma alla quale si oppongono i sindacalisti Usa
per via delle numerose vittime tra gli operai fatte dagli squadroni della
morte, legati all'esercito colombiano; e invece l'amministrazione Bush è
riluttante a inserire le case automobilistiche nel piano di salvataggio,
nonostante General Motors rischi di non arrivare alla fine dell'anno. E legare
la questione al trattato di libero commercio con la Colombia potrebbe portare a
un rinvio a dopo l'insediamento di Obama alla Casa Bianca.
(Tiscali)
Le
figlie di Obama invitate al programma "Hannah Montana"
Le due figlie del presidente-eletto Barack Obama sono
state invitate a partecipare al famoso programma televisivo per bambini
"Hannah Montana". Lo ha annunciato ieri l'attore Billy Ray Cyrus in
un'intervista.
Cyrus, padre di Miley
Cyrus, la 16 enne star di "Hannah Montana", e attore del Disney
Channel Show, ha detto che è stato chiesto a Malia Obama di 10 anni e Sasha
Obama di 7 di partecipare ad un episodio possibilmente verso il mese di aprile,
quando il film di 'Hannah Montana' uscirà nelle sale cinematografiche.
"Probabilmente
accetteranno", ha detto Cyrus ad Access Hollywood in un'intervista, ma
alla insistente richiesta di maggiori dettagli ha replicato "Non posso,
non posso. Devo mantenere il segreto".
'Hannah Montana', in cui
Miley Cyrus recita la parte di una studentessa con una vita segreta da popstar,
è una delle più famose serie televisive per bambini negli Stati Uniti, con un'audience
enorme e un giro di affari da circa un miliardo di dollari.
Obama ha detto che Malia
è una grande fan della serie, ma lui e la moglie stanno cercando di proteggere
le bambine dai media e resta da vedere se riterranno opportuno che prendano
parte al programma.
(Reuters)
Usa,
Sarah Palin lascia porta aperta a candidature future
La governatrice dell'Alaska Sarah Palin ha lasciato
intendere oggi, durante un'intervista a Fox News, che potrebbe candidarsi a una
più alta carica nel 2012 se le si presentasse l'occasione giusta.
Anche prima che i
repubblicani perdessero le elezioni presidenziali lo scorso 4 novembre, che
l'hanno vista candidata vice di John McCain, circolavano voci su una possibile
corsa alla Casa Bianca della 44enne nel 2012.
"Mostratemi dov'è
la porta aperta. Anche se ha qualche crepa, forse posso varcarla subito e forse
prematuramente, ma non voglio perdere (questa occasione)", ha detto Palin
durante un'intervista alla trasmissione televisiva "On the record",
su Fox News, senza specificare però a quale carica sia interessata.
Palin, il cui mandato da
governatrice termina fra due anni, ha detto di non poter prevedere il futuro.
Ma ha anche aggiunto che sarebbe "molto eccitante" una possibilità
per una carica di maggior livello.
"Se si ci sarà una
porta aperta nel 2012 o quattro anni più tardi, e se sarà qualcosa di positivo
per la mia famiglia, per il mio stato, per la mia nazione, un'opportunità per
me, allora varcherò quella soglia", ha detto Palin.
Candidata a sorpresa da
McCain durante l'accesa battaglia alle presidenziali contro il rivale
democratico Barack Obama, Palin ha attirato critiche ma anche molti consensi
tra la base conservatrice del Partito repubblicano degli Stati Uniti.
(Reuters)
Nepal,
dopo un anno il "piccolo Buddha" torna fra i fedeli
Ram Bahadur Bamjan, il ragazzo
nepalese che in tanti ritengono essere la reincarnazione del Buddha è tornato
in città. Il 18enne, scomparso oltre un anno fa, si era ritirato nella giungla,
lontano dal caos e dai problemi che affliggono le normali persone. Stando a
quanto dichiarato dai primi testimoni il “piccolo Buddha” sarebbe ricomparso
vicino a Nijgadh, città situata circa 160 chilometri a sud della capitale,
Katmandu. In poche ore la notizia ha fatto il giro del Paese e migliaia di
seguaci si sono incamminati verso Nijgadh per poterlo venerare.
Il piccolo Buddha torna fra i
fedeli
- Bamjan ha fatto sapere di essere intenzionato a tornare nella giungla, ma
prima di farlo incontrerà i suoi seguaci dedicando loro qualche ora ogni
giorno, per una settimana. "Poterlo vedere – ha detto Sangeeta Lama, la
donna che per prima ha visto e parlato con Bamjan – è stata una straordinaria
esperienza. Ora non ho più dubbi, lui è la reincarnazione di Buddha".
Per molti religiosi non è
altro che un impostore - Tra i sacerdoti buddisti, nonostante non
vi sia una posizione formale delle autorità buddiste, c’è tuttavia chi
considera Bamjan un impostore. "Il fatto che lui dichiari di aver passato
un anno a meditare senza avere con sé del cibo non significa che sia la
reincarnazione di Buddha” – ha commentato Min Bahadur Shakya, direttore dell’Iconography
of Nepalese Buddhism. Sfortunatamente il giovane Bamjan non è stato ancora
ascoltato dai sacerdoti che proprio per questo non possono pronunciarsi.
(Tiscali)
India;
il dio Hanuman ha propiziato la vittoria di Obama
cerimonia di ringraziamento stamattina in tempio della capitale
Alla vittoria dell'afro-americano Barack Obama avrebbe
contribuito anche Hanuman, il dio induista dalle sembianze di scimmia simbolo
della forza e lealtà. Ne è convinto Brij Mohan Bhama, un politico del partito
del Congresso, che stamattina ha celebrato una speciale cerimonia religiosa per
ringraziare la divinità per l'elezione del senatore dell'Illinois che avrebbe
tra i suoi amuleti portafortuna anche un piccolo portachiave che raffigura
Hanuman. Alla presenza di decine di curiosi e di diverse telecamere un gruppo
di brahmini intorno a un fuoco sacro ha celebrato una "yagna" e una
"puja" recitando una litania di invocazioni per Obama e gettando
riso, noci di cocco e burro chiarificato tra le fiamme. La cerimonia si è
tenuta nel vecchio tempio dedicato ad Hanuman, che sorge a pochi passi dal
Connaught Place, la grande piazza circolare e cuore commerciale della capitale.
In particolare, il giorno di martedì è dedicato a questo dio-eroe del libro
epico Ramayana che è molto popolare in India e che è raffigurato con una
pesante mazza. "Sono convinto che l'elezione di Obama migliorerà le
relazioni tra Stati Uniti e India - ha detto ai giornalisti il 56enne Bhama che
il 15 gennaio si recherà negli Usa "su invito del partito
democratico" per consegnare direttamente al presidente eletto una statua
di 15 chili placcata in oro di Hanuman, un regalo offerto lo scorso giugno, ma che
non aveva potuto accettare. "I senatori Usa non possono ricevere regali
dall'estero di valore superiore ai 10 dollari - spiega - ma ora che è
presidente può accettare". Obama avrebbe promesso di mettere la statua nel
suo ufficio dove c'è già un ritratto del Mahatma Gandhi. I brahmini indiani
avevano già celebrato un rito propiziatorio per Obama la scorsa primavera alla
presenza della leader democratica Carolyn Sauvage-Mar e su richiesta di alcuni
politici indo-americani del Partito Democratico "che avevano chiesto
l'aiuto di Hanuman proprio per favorire la vittoria di un candidato di
colore". Per via del suo amuleto del dio-scimmia, che si ritiene sarebbe
un ricordo di quanto viveva in Indonesia con il patrigno mussulmano, Obama è
diventato l'idolo della diaspora indiana. Tuttavia in India il successo del
leader afro-americano ha suscitato qualche perplessità soprattutto per le sue
dichiarazioni contro l'outsourcing di servizi informatici e in materia di anti
proliferazione nucleare (anche se ha votato a favore dell'accordo sul nucleare
pacifi |