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Nigeria,
rapporto di Amnesty International denuncia le violazioni delle
compagnie petrolifere
Le
popolazioni locali private del diritto di vivere in un ambiente sano
e di accedere ad acqua e cibo non contaminato
"Petrolio,
inquinamento e povertà nel Delta del Niger" è il nuovo
rapporto di Amenesty International in cui si denuncia la situazione
nigeriana come uno dei peggiori casi di "ciclo perverso delle
risorse". L'industria estrattiva ha portato solo impoverimento,
guerra e violazione dei diritti umani - vi si legge - mentre il
governo centrale non ha saputo o non ha voluto difendere la
popolazione locale dallo strapotere delle compagnie internazionali.
L'industria
petrolifera del Delta del Niger ha prodotto 600 miliardi di dollari
dagli anni '60 a oggi, ma i proventi non hanno generato servizi e
sviluppo per gli oltre 30 milioni di abitanti, costretti a bere acqua
inquinata e a nutrirsi di pesce contaminato da idrocarburi e altre
tossine. "Più del 60 percento della popolazione vive di pesca e
d'agricoltura e l'inquinamento sta distruggendo l'ecosistema dal
quale dipendono" ha denunciato Audrey Gaughran, coautore del
rapporto. Una situazione ambientale così grave e compromessa da
mettere seriamente in pericolo anche la sussistenza futura.
Perdite
di petrolio, risultato di infrastrutture vecchie e corrose,
discariche illegali e la pratica del "gas flaring", che
permette di bruciare il gas a cielo aperto, sono endemiche nel Delta
del Niger, che viene considerato uno degli ecosistemi più importanti
al mondo.
Il reale grado di inquinamento non è mai stato
calcolato. I dati variano considerevolmente a seconda di chi li
rileva e le leggi dello Stato, che impongono alle compagnie di
seguire standard ambientali internazionali, non vengono fatte
rispettare. Spesso a causa di connivenze e conflitti di interessi.
"Il Delta del Niger offre un esempio lampante della mancanza
di responsabilità da parte del governo verso la propria popolazione
e della quasi totale mancanza di responsabilità delle aziende
petrolifere riguardo all'impatto delle loro attività sul rispetto
dei diritti umani" ha proseguito Gaughran alla presentazione del
rapporto, che si è tenuta ieri ad Abuja.
Il programma di
sviluppo delle Nazioni Unite dipinge una regione male amministrata,
con un sistema di infrastrutture sociali in dissoluzione, un
altissimo tasso di disoccupazione e una povertà endemica che ha
generato uno stato di guerriglia continua. Da un alto i gruppi armati
che lottano per il controllo delle riserve petrolifere e per una
distribuzione più equa dei proventi, dall'altra l'esercito
governativo che viene accusato di ricorrere a punizioni collettive e
ad un uso sproporzionato della forza contro le comunità locali.
Amnesty International ha bocciato anche la proposta di amnistia
fatta ai guerriglieri del Mend, perchè non affronta le cause
profonde del conflitto e della povertà. "Il governo nigeriano
vuole disperatamente mettere fine al conflitto nel Delta del Niger -
ha concluso Gaughran - ma la povertà e il conflitto che continuano a
sfregiare la zona non verranno risolti fino a quando non saranno
affrontate le cause che ne stanno alla radice, compresi decenni di
danni ambientali, e non verrà messo fine allo stato di impunità
goduto da chi commette abusi ambientali e violazioni dei diritti
umani. E fino a quando il governo nigeriano non avrà raccolto
sufficiente volontà politica e mezzi per affrontare le attività
delle compagnie petrolifere che violano i diritti umani".
(Peacereporter)
Ruanda,
Hrw contro la sterilizzazione forzata per disabili mentali
L'Ong
statunitense chiede al governo ruandese di ritirare la proposta di
legge che porterebbe alla sterilizzazione di disabili mentali.
Una
legge, che se passasse, rendere possibile la sterilizzazione coatta
di persone con handicap mentali. Questo l'allarme lanciato da Human
Rights Watch, che si scaglia contro la proposta di legge, al vaglio
del parlamento ruandese.
La
proposta di legge fa parte di un pacchetto più ampio di riforma del
sistema ruandese per il benessere sociale, ma è in tema di lotta
all'Hiv che l'Ong statunitense ha individuato i passaggi più
critici.
Oltre alla sterilizzazione coatta di disabili mentali,
sotto accusa l'obbligatorietà di test Hiv per chi voglia sposarsi,
per chi è sposato su richiesta dell'altro coniuge e, in caso di
minori o di persone affette da handicap mentali, su richiesta del
medico.
Il
governo ruandese negli ultimi anni si è fatto promotore di numerose
iniziative per bloccare la piaga del contagio dell'Hiv nel paese,
riuscendo, stando alle cifre della Banca Mondiale, a registrare un
calo del tasso di diffusione del virus, passato infatti dall'11% nel
2000 al 3% nel 2007.
"Mentre
il Ruanda ha compiuto notevoli progressi nella lotta all' AIDS, e ha
promesso di far progredire i diritti delle persone con disabilità,
con la sterilizzazione forzata e i test Hiv obbligatori fa un passo
indietro", ha detto Joe Amon, responsabile della sezione Salute
e diritti umani di Human Rights Watch.
La
legge in questione sarebbe infatti una grave violazione dei diritti
umani: in particolar modo la sterilizzazione forzata è considerata
un crimine contro l'umanità, come si afferma nello Statuto di Roma,
redatto dalla Corte Penale Internazionale.
"Questi
elementi del disegno di legge -ha infine sottolineato Amon- mettono a
repentaglio la salute e rischiano di annullare gli obiettivi
raggiunti con decenni di lavoro".
(Peacereporter)
Panama,
Martinelli presidente. Oggi la cerimonia d'insediamento
Il
neopresidente dovrà vedersela con delicati temi internazionali
Oggi
a Panama Ricardo Martinelli assumerà la carica di presidente della
Repubblica.
Certo,
lo scenario in cui si celebrerà la nomina a presidente è molto
particolare. Panama infatti si troverà ad affrontare una situazione
molto complessa dal punto di vista della politica
internazionale.
Martinelli, infatti, aveva invitato alla cerimonia
d'insediamento anche il presidente dell'Honduras ma le vicende degli
ultimi giorni non consentiranno al leader hondureño di
presenziare.
In ogni caso il presidente, che dovrà affrontare
molti argomenti non prettamente panamensi, ha fatto sapere che il suo
lavoro inizierà subito. "Sono stato eletto per risolvere i
problemi del Paese" ha detto Martinelli.
Martinelli è un
famoso imprenditore di origini italiane. Oggi è ancora il
proprietario della più grande catena di supermercati del Paese. Non
solo. Martinelli ha partecipazioni in molte aziende considerate fra
la maggiori dell'Honduras.
Il neo presidente panamense secondo
alcuni analisti sarebbe riuscito a ottenere oltre il 60 percento dei
voti grazie al malcontento degli hondureñi nei confronti
dell'amministrazione precedente capeggiata da Martìn Torrijos.
(Peacereporter)
Honduras,
la polizia compie almeno 7 arresti tra i manifestanti antigolpe
La
polizia arresta almeno sette manifestanti a El Progreso perchè
protestavano contro il golpe del 28 giugno
Almeno
sette manifestanti sarebbero stati arrestati ieri dalla polizia, al
comando dei golpisti, nella città di El Progreso, dipartimento di
Yoro, a 250 chilometri dalla capitale Tegucigalpa. La protesta si
stava svolgendo nella mattinata di ieri nei pressi del ponte La
Democracia. Decine di persone, che manifestavano il proprio dissenso
al golpe del 28 giugno scorso, sono state colpite e ferite dalla
polizia con proiettili di gomma e gas lacrimogeni. Tra i detenuti
figurano anche membri di Comunicaciòn Comunitaria (Comun),
organizzazione che promuove e difende i diritti umani e del lavoro,
con sede a El Progreso. Oggi gli arrestati, che si troverebbero in
buone condizioni detentive, saranno condotti dal Pubblico ministero
che potrà scarcerarli oppure presentarli al Tribunale cittadino con
l'accusa di ribellione.
(Peacereporter)
Incidente
aereo Comore, riprende ricerca superstiti
Continua
oggi la ricerca di sopravvissuti allo schianto dell'aereo della
Yemenia nelle acque dell'Oceano Indiano, ma al momento non ne sono
stati trovati altri.
Lo
ha detto il vice presidente delle isole Comore.
"Per
ora non abbiamo trovato altri superstiti, ma non perdiamo la
speranza", ha detto a Reuters Idi Nadhoim.
Al
momento l'unica superstite risulta una ragazza di 14 anni, recuperata
nelle acque dell'Oceano al largo delle isole Comore, dove l'Airbus
A310-300 è precipitato ieri mattina con 153 passeggeri a bordo
mentre tentava, a causa del maltempo, un atterraggio d'emergenza
nella capitale Moroni.
La
ragazzina franco-comorese, identificata come Bakari Bahia, presenta
alcuni tagli sul volto e una frattura alla clavicola, ma le sue
condizioni sono rimaste stabili durante la notte.
"Non
è in pericolo di vita. E' molto calma nonostante lo shock che ha
subìto", ha detto a Reuters il medico locale Ben Imani
all'ospedale El marouf di Moroni.
Le
autorità aeroportuali di Parigi hanno riferito che vi erano 66
francesi a bordo dell'aereo precipitato. Anche se non è ancora stata
pubblicata una lista completa dei passeggeri, un funzionario yemenita
ha detto che a bordo c'erano anche persone provenienti da Canada,
isole Comore, Etiopia, Indonesia, Marocco, Territori palestinesi e
Yemen.
L'aereo
stava percorrendo la tratta finale di un volo da Parigi e Marsiglia
alle isole Comore che aveva fatto scalo in Yemen.
La
14enne superstite è stata recuperata ieri in mare durante le
operazioni di soccorso da pescatori locali e motoscafi inviati dalle
autorità dell'isola principale, Gran Comore.
Con
una popolazione di circa 800.000 abitanti, l'arcipelago delle Comore,
un tempo dominio francese, comprende tre isole situate al largo della
costa orientale dell'Africa, subito a nord-ovest del Madagascar.
Funzionari
comoresi hanno riferito che la Francia ha già inviato un aereo e sta
mandando due navi nella zona oggi per lanciare un'operazione formale
di ricerca.
Anche
gli Stati uniti hanno mandato un elicottero e un aereo con degli
aiuti.
"Ci
stiamo per incontrare con le squadre francese e americana per
coordinare le operazioni di soccorso", ha detto il colonnello
Ismael Moegni Daho, capo del Centro locale per le Operazioni di
Soccorso e la Protezione civile.
Si
tratta del secondo Airbus che si schianta in mare questo mese. Un
Airbus A330-200 di Air France è precipitato nell'Oceano atlantico
provocando la morte di 228 persone il primo giugno scorso.
(Reuters)
Pechino,
festa di un giorno per sospensione filtro internet
Gli
utenti cinesi del web si sono ritrovati in un noto art cafè di
Pechino per celebrare la decisione, presa all'ultimo minuto dal
governo cinese, di fermare il lancio del nuovo filtro antipornografia
per i contenuti on line. Con indosso una maglietta che derideva il
programma Green Dam, circa 200 residenti della Capitale si sono
riuniti, verso metà mattina, per consumare una tipica colazione
cinese e per parlare di censura e di una possibile festa di un giorno
intero per la sospensione del programma.
Questo
incontro, originariamente organizzato per boicottare il lancio del
filtro, previsto proprio per oggi, primo luglio -- e per fornire ai
fan di internet qualcosa da fare nel giorno senza web -- ha
improvvisamente cambiato registro, con l'atmosfera nel locale che è
inaspettatamente diventata gioiosa grazie a questa imprevedibile
vittoria nei confronti del governo cinese.
"Questo
è un evento molto raro. E' difficile che il governo rinunci ad un
suo importante progetto la sera prima che questo entri in vigore",
ha detto l'artista Ai Weiwei, organizzatore del boicottaggio e della
festa.
Pechino,
infatti, ha fatto un sorprendente dietro-front, a poche ore
dall'implementazione di questo software, che sarebbe dovuto essere
istallato su tutti i computer venduti e prodotti dal primo luglio.
Il
ministro dell'Industria e dell'Information Technology cinese ha
annunciato che il lancio del filtro è stato posticipato a tempo
indeterminato.
(Reuters)
Olio,
da oggi l'etichetta Ue per riconoscere la provenienza
Da
oggi l'olio extravergine made in Italy sarà riconoscibile in tutta
Europa dall'etichetta, su cui dovrà essere indicata la provenienza
delle olive impiegate, in una mossa volta a combattere le truffe e
garantire la trasparenza alle scelte di acquisto dei consumatori.
Lo
riferisce Coldiretti in una nota.
Con
l'entrata in vigore del regolamento comunitario n.182 del 6 marzo --
che da oggi obbliga ad indicare in etichetta la provenienza delle
olive impiegate per produrre l'olio vergine ed extravergine di oliva
in commercio -- il vero olio italiano sarà riconoscibile grazie a
scritte come "ottenuto da olive italiane", "ottenuto
da olive coltivate in Italia" o "100 % da olive italiane",
spiega Coldiretti.
Sull'etichetta
sarà segnalato inoltre se l'extravergine è ottenuto da "miscele
di oli di oliva comunitari", "miscele di oli di oliva non
comunitari" o di "miscele di oli di oliva comunitari e non
comunitari".
L'indicazione
della provenienza, continua Coldiretti, consente non soltanto di
evitare le truffe, ma anche di valorizzare gli oliveti del nostro
Paese che -- con 38 denominazioni (Dop/Igp) riconosciute dall'Ue e
una produzione di 630 milioni di Kg nell'annata 2008/2009 -- è il
secondo produttore europeo di olio di oliva dopo la Spagna.
(Reuters)
Gb:con
il caldo abiti meno formali in ufficio,chiedono sindacati
I
dipendenti britannici dovrebbero essere autorizzati a sostituire
giacca e cravatta con pantaloncini e maglietta durante il periodo
estivo di grande caldo. Lo ha affermato oggi il sindacato Tuc.
L'ufficio
meteo ha emesso questa settimana un'allerta caldo, dicendo che domani
le temperature potrebbero raggiungere i 33 gradi a Londra.
Ed
è stato proprio il clima torrido a spingere il Trades Union Congress
(Tuc) a esortare i datori di lavoro ad adottare un approccio meno
severo nei confronti dell'abbigliamento richiesto in ufficio e delle
uniformi.
"Il
Tuc ritiene che, per i dipendenti, il modo migliore di stare freschi
quando fuori fa molto caldo sia potersi vestire in modo meno formale,
e venire al lavoro in maniche di camicia e pantaloncini", ha
detto il sindacato in una nota.
"Vorremmo
che i capi in Gran Bretagna pensassero seriamente questa settimana a
come rendere i posti di lavoro più freschi e i dipendenti meno
accaldati", ha aggiunto il segretario generale del Tuc, Brendan
Barber.
Il
sindacato si è detto d'accordo sul fatto che le cannottiere non sono
appropriate per un importante appuntamento di lavoro, ma ha aggiunto
che si potrebbe trovare un dress code che contribuisca a far sentire
i dipendenti meno accaldati pur mantenendo integra l'immagine
aziendale.
"I
datori di lavoro dovrebbero ricordarsi che non è divertente lavorare
in un ufficio o in una fabbrica e fare tutto ciò che è in loro
potere per abbassare la temperatura", ha detto Barber.
(Reuters)
Iran;
Polizia: manifestazioni, 20 morti e un migliaio di arresti
Venti
manifestanti sono stati uccisi e oltre un migliaio arrestati nel
corso delle manifestazioni delle ultime settimane a Teheran, dopo le
contestate elezioni presidenziali iraniane che hanno visto la
vittoria del Capo di Stato uscente Mahmoud Ahmedinejad e le accuse di
brogli da parte dei candidati riformisti: è il bilancio ufficiale
fornito dalla polizia, citato dall'agenzia semi-ufficiale Fars. "La
polizia ha arrestato 1.032 persone, la maggior parte delle quali sono
state rilasciate mentre le altre sono oggetto di indagini", ha
riferito Ismail Ahamdi Moghaddam, capo della polizia iraniana, il
quale ha confermato la morte di 20 manifestanti. Le autorità
iraniane avevano parlato finora di 17 morti, mentre l'emittente di
Stato Press Tv dava 20 vittime fra cui 8 membri dei basij, la milizia
filogovernativa. (fonte Afp)
(Apcom)
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