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Regionali,
attesa per le 19 decisione Tar Lazio su liste
Il
Tar del Lazio dovrebbe esprimersi stasera sul ricorso presentato dal
Pdl contro l'esclusione della sua lista nella provincia di Roma per
ritardo nella presentazione dei documenti in vista delle Regionali
del 28 e 29 marzo.
All'esame
dei giudizi amministrativi anche il controricorso presentato dal Pd.
Fonti
giudiziarie riferiscono, infatti, che "gli avvocati sono stati
convocati per le 19 per la lettura dell'ordinanza o della sentenza".
I
giudici amministrativi si dovranno esprimere dopo che venerdì sera
il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge
interpretativo che al primo articolo considera assolto il rispetto
dei termini orari per la presentazione delle liste quando "entro
gli stessi i delegati incaricati della presentazione delle liste,
muniti della prescritta documentazione, abbiano fatto ingresso nei
locali del Tribunale".
Il
medesimo articolo prevede che i delegati che si siano trovati nelle
condizioni descritte "possono effettuare la presentazione delle
liste dalle ore otto alle ore venti del primo giorno non festivo
successivo a quello di entrata in vigore del decreto".
Luigi
Medugno, legale del pool che difende il Pdl si è detto fiducioso
sulla possibilità che il ricorso sia accolto "anche a
prescindere dall'applicazione del decreto".
Gianluigi
Pellegrino, avvocato difensore del Pd, ha sottolineato la mancanza
della documentazione richiesta e non solo il non rispetto dei tempi.
"Abbiamo
concluso per l'inammissibilità del ricorso: ciò che hanno
depositato ai carabinieri non può mai essere la prescritta
documentazione richiesta dallo stesso decreto legge" entrato in
vigore sabato, ha detto Pellegrino.
(Reuters)
Diritti
tv, Berlusconi non va in aula, rinvio a 12 aprile
E'
stata aggiornata al prossimo 12 aprile l'udienza del processo per i
presunti fondi neri di Mediaset in cui è imputato il premier Silvio
Berlusconi, che oggi non si è presentato in aula nonostante
l'allestimento di misure di sicurezza avesse fatto ritenere il
contrario.
Il
12 aprile tuttavia, ha detto in aula il legale di Berlusconi e
parlamentare del Pdl, Nicolò Ghedini, il premier non potrà essere
presente perché impegnato in un viaggio a Washington.
L'annuncio
ha suscitato la reazione del presidente del collegio giudicante
Edoardo D'Avossa, che ha detto che non è questa la "leale
collaborazione" auspicata dalla Corte Costituzionale sul
legittimo impedimento.
Ghedini
ha dato il suo consenso affinché l'udienza si svolga ugualmente
anche in assenza del premier, perché i due testimoni che saranno
sentiti "non ci interessano".
Il
processo sui diritti tv ha per oggetto la compravendita di diritti
televisivi e cinematografici con società americane per 470 milioni
di euro, che sarebbe stata effettuata da Fininvest -- società di
proprietà della famiglia del presidente del Consiglio -- attraverso
due società off-shore.
Il
governo punta a varare il provvedimento sul legittimo impedimento --
che consentirà a Berlusconi di bloccare per 18 mesi i suoi processi
-- entro le elezioni Regionali. Il ddl è in calendario in aula al
Senato a partire da domani.
(Reuters)
Un
italiano su 4 disinteressato a politica, soprattutto donne
In
Italia il 23,3% della popolazione di 14 anni e più non si informa
mai di politica, pari a quasi 4 milioni di uomini e 7,847 milioni di
donne.
Il
60,7% delle persone di 14 anni e più si informa almeno una volta a
settimana (dal 54% del 1999) e il 35,9% ogni giorno (dal 30,7%). Non
ne parla mai il 31,9%.
Circa
due terzi di chi non si informa di politica è motivato dal
disinteresse, un quarto dalla sfiducia nella politica.
La
mancanza di interesse è particolarmente diffusa tra i giovani fino a
24 anni (oltre il 72%), mentre la sfiducia nella politica è
crescente con l'età e raggiunge il massimo tra i 60-64 anni.
Il
13,8% considera la politica troppo complicata e il 6,2% non ha tempo
da dedicarvi. Le donne esprimono più degli uomini, tra le
motivazioni, il disinteresse e il linguaggio troppo complicato; gli
uomini più delle donne il non aver tempo e la sfiducia nella
politica.
La
televisione resta il mezzo di informazione politica preferito, per il
23% della popolazione è l'unico.
E'
il quadro che emerge dall'Indagine Multiscopo "Aspetti della
vita quotidiana" pubblicata oggi da Istat, che ha analizzato la
partecipazione politica delle donne. La rilevazione è stata condotta
nel febbraio 2009 su un campione di circa 19 mila famiglie, pari a
circa 48 mila individui.
Il
53,6% delle donne si informa settimanalmente di politica, contro il
68,5% degli uomini. Il trend è però positivo se si guarda l'ultimo
decennio nel quale le donne che parlano di politica almeno una volta
alla settimana sono cresciute del 46,9%, più del doppio degli uomini
(+18,8%).
L'ascolto
di dibattiti politici è meno diffuso e coinvolge il 23,6% della
popolazione. Il mezzo preferito è la televisione (93,5%), seguono i
quotidiani (49,9%) mentre il ricorso a organizzazioni politiche
(1,8%) e sindacali (1,7%) si colloca in fondo alla graduatoria.
Quasi la totalità
dei laureati parla di politica: il 61,9% degli uomini almeno una
volta a settimana contro il 55,8% delle donne, le percentuali
scendono in parallelo al titolo di studio fino a scendere intorno al
23% per gli uomnini e al 16% delle donne per chi ha la licenza
elementare.
Interessanti
i dati che riguardano gli studenti. Se è vero che parla di politica
almeno una volta a settimana il 39% degli studenti, il 30% non ne
parla mai
La
partecipazione politica è molto differenziata sul territorio. Il
Nord-Est e il Nord-Ovest raggiungono livelli di partecipazione più
alti che il resto del Paese, oltre il 40% mentre nel Sud si registra
anche la percentuale più alta di coloro che non ne parlano mai
(40,2%) o che non si informano mai di politica.
Bassissima
la partecipazione 'attiva' alla politica. Il 5,8% segue i comizi
mentre solo l'1,3% l'attività gratuita per un partito. Tra i due
estremi si collocano il partecipare a un corteo (5,2%) e dare soldi a
un partito (2,4%).
(Reuters)
Inchiesta
G8, Balducci a gip: estraneo ai fatti
Da Pm Perugia
parere negativo a scarcerazione indagati
"Balducci,
nel corso dell'interrogatorio di garanzia, ha proclamato la sua
estraneità alla vicenda e quindi non sappiamo quale contributo possa
portare: di tutto quello che sarebbe avvenuto non sa assolutamente
nulla". E' quanto ha riferito il legale dell'ex presidente del
consiglio dei Lavori pubblici, l'avvocato Franco Coppi, al termine
del confronto che il suo assistito ha avuto nel carcere di Regina
Coeli a Roma con il gip in merito agli appalti per la costruzione
della caserma dei Marescialli a Firenze.
Per questa vicenda
Balducci, che è agli arresti dal 12 febbraio scorso, è stato
raggiunto da un nuovo provvedimento di custodia cautelare in carcere.
Lasciando il carcere romano, Coppi ha aggiunto: "non riusciamo a
cogliere gli estremi di questi reati che gli vengono contestati,
questo provvedimento restrittivo della libertà ci sembra privo di
presupposti".
"Lui è uno che
regge, è reattivo e si difende ma il carcere non è un albergo a
cinque stelle: è un'esperienza che segna", ha detto il legale
di Angelo Balducci in riferimento alla condizioni psicologiche del
suo assistito. Coppi ha spiegato che l'ex presidente del consiglio
dei Lavori pubblici, coinvolto nell'inchiesta fiorentina sui grandi
eventi, è "psicologicamente provato". In merito
all'interrogatorio, il legale ha aggiunto che si è svolto "in
un clima disteso" ma, ha proseguito, è una cosa "singolare
che ciò sia stato fatto per rogatoria: non abbiamo visto nessuno dei
magistrati che hanno emesso il provvedimento. E' la prima volta che
mi capita una cosa del genere in tanti anni di carriera". I
legali di Balducci hanno quindi annunciato che chiederanno
l'annullamento del provvedimento di custodia cautelare.
PM PERUGIA, NO
REVOCA CUSTODIA INDAGATI - Intanto parere negativo dei pubblici
ministeri alle richieste di revoca della custodia cautelare in
carcere per Diego Anemone, Angelo Balducci e Mauro Della Giovampaola
che hanno chiesto al gip di Perugia di revocare la misura disposta
nei loro confronti il 27 febbraio scorso per l'indagine sugli appalti
per i cosiddetti Grandi eventi. La decisione del giudice Paolo
Micheli è attesa in giornata. La richiesta di revoca era stata
formulata dagli indagati al termine degli interrogatori di garanzia.
Nessuna istanza e' stata invece avanzata da parte del quarto
arrestato, Fabio De Santis.
LEGALE
PISCICELLI,FINIRA' BENE E FINIRA' A ROMA - ''Siamo assolutamente
certi di come andra' a finire questa vicenda. Finira' benissimo per
noi e finira' a Roma''. E' quanto afferma Marcello Melandri, il
legale dell'imprenditore Francesco De Vito Piscicelli al termine
dell' interrogatorio di garanzia avvenuto nel carcere di Regina
Coeli. Piscicelli si trova agli arresti perche' coinvolto
nell'inchiesta della Procura di Firenze sui grandi eventi. Il legale,
annunciando che domani presentera' una richiesta di trasferimento
degli atti alla procura di Roma, ha motivato questa decisione
spiegando che ''a Firenze non e' successo assolutamente nulla e
qualunque cosa ci contestino e' avvenuta a Roma, i fatti sono tutti
avvenuti a Roma''. Melandri ha inoltre aggiunto che il suo assistito
''ha chiarito perfettamente e quindi abbiamo chiesto immediata
scarcerazione''. A chi gli chiedeva dei rapporti tra Piscicelli e gli
altri protagonisti dell'inchiesta, il legale ha spiegato che i
rapporti erano regolari senza nessun tipo di problema''.
Sull'ordinanza di custodia cautelare che ha raggiunto Piscicelli nei
giorni scorsi, l'avvocato ha detto: ''perche' si e' arrivato a
questo? Lui aveva gia' chiarito tutto''.
(Ansa)
Innovazione
Pubblica amministrazione: posta elettronica certifica stenta a
decollare
Secondo
la rilevazione del Dipartimento Innovazione e tecnologie del
Ministero per la Pubblica amministrazione, la posta elettronica
certificata stenta ad essere attivata tra alcune categorie di
professionisti. Sarebbero gli avvocati, con una percentuale del 6%, i
giornalisti (10%), ma anche i farmacisti e molto personale paramedico
a non aver ancora provveduto all’attivazione della Pec, fortemente
voluta dal Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione
Renato Brunetta. In fondo alla classifica ci sarebbero i tecnici di
radiologia medica mentre, al contrario, sarebbero i notai, con una
percentuale del 100%, ad aver attivato la posta elettroniche
certificata. Dalla rilevazione, effettuata dal Dipartimento
ministeriale con l’aiuto del Cup, il Comitato unitario
professionale, a reggere al ritmo della categoria dei notai ci
sarebbero i consulenti del lavoro con una percentuale del 75%. A
seguire gli assistenti sociali con il 72% e i geometri con una
percentuale che supera la metà degli appartenenti alla categoria
(66%).
(Studio
Cataldi)
Morto a Roma
Alberto Ronchey, giornalista ed ex ministro
E' morto venerdi
scorso nella sua casa romana Alberto Ronchey. Nato a Roma nel 1926,
Ronchey fu direttore della "Voce repubblicana", inviato
speciale e poi direttore della "Stampa", dal 1968 al 1973
editorialista del "Corriere della Sera" e in seguito di
"Repubblica"; scrisse anche per diversi settimanali ("Il
Mondo", "L'Espresso", "Panorama"). E' stato
ministro per i Beni Culturali e Ambientali dal giugno 1992 al maggio
1994 e in seguito presidente del Gruppo editoriale Rizzoli-Corriere
della Sera. Tra le sue numerose opere di attualità e politica
ricordiamo: La Russia del disgelo (1963) ; Atlante ideologico (1973);
La crisi americana (1975), Accadde in Italia. 1968-1977 (1977); Libro
bianco sull'ultima generazione (1978); Diverso parere (1983);
Giornale contro (1985); I limiti del capitalismo (1991); Fin di
secolo in fax minore (1995), Atlante italiano (1997) e Accadde a Roma
nell'anno 2000 (1998).
(Apcom)
Vallanzasca,
primo giorno di lavoro fuori dal carcere. Placido: giusta un po' di
pietas
Prima
giornata di lavoro fuori dal carcere di Bollate (Milano) per Renato
Vallanzasca, il 'bel René' protagonista della mala milanese. Il
'boss della Comasina', dopo 40 anni di prigione, da oggi usufruisce
del beneficio del lavoro esterno che gli permette di andare nella
pelletteria milanese Ecolab. Rientrerà in carcere a Bollate questa
sera, alle 19, e domani mattina, alle 7, si lascerà di nuovo le
sbarre del carcere alle spalle.
''Vallanzasca
non è un terrorista, non ha mai ucciso a sangue freddo, ha
avuto degli scontri a fuoco in cui lui si è assunto le sue
responsabilità e sta pagando con l'ergastolo'', commenta Michele
Placido , che sull'ex bandito sta girando un film interpretato da
Kim Rossi Stuart. ''Se lo ha deciso il giudice è giusto - spiega il
regista a IGN, testata online del Gruppo ADNKRONOS -, non lo ha fatto
certo per fare un piacere a Vallanzasca, la giustizia si chiama tale
per il recupero delle persone''.
''Anche
Omar Favaro, che ha commesso un delitto molto efferato uccidendo a
sangue freddo un bambino e una signora - ricorda il regista facendo
riferimento al delitto di Novi Ligure - dopo 7 anni è stato
scarcerato''. In Italia ''vogliamo solo le vite dei santi ma questo
purtroppo non è un paese di santi, o almeno non solo di santi'',
sottolinea il regista, secondo cui ''è giusta un po' di pietas''.
Anche perché, spiega, ''penso che per Vallanzasca sarà un fine pena
mai. Usufruirà di questo permesso di lavoro in una cooperativa di
carattere sociale ed è giusto che gli diano questa possibilità. Non
stiamo parlando mica di libertà''.
Per Placido il Bel Renè
si è mostrato pentito rispetto al suo passato. ''Lui ha sempre
consigliato ai giovani di non ripetere la sua vita, che è stata un
disastro, perché ha buttato via la sua giovinezza. Il pentimento
c'è, lui è un ragazzo che è entrato a 28 anni in carcere e ne
esce da vecchio. E' sciancato, senza una vita, questa è
l'immagine di Vallanzasca che io vedo. Si è strumentalizzato il
fatto - racconta Placido - che una volta è venuto sul set come se
fosse andato in vacanza, in verità veniva da sotto i ferri, da
un'operazione all'anca per un colpo ricevuto in uno scontro a fuoco
con la polizia di cui porta ancora i segni perché cammina zoppo. Non
ha una lira in banca, si dice che è stato il più grosso
rapinatore di banche ma è costretto a lavorare per mantenere un
minimo di dignità, con quei soldi che guadagnerà potrà almeno
comprarsi un pacchetto di sigarette''.
Placido chiarisce che
Vallanzasca non ha collaborato in nessun modo alla sceneggiatura
del film, ispirato al libro 'Il fiore del male' scritto dal
bandito: ''Io non permetto a nessuno di entrare nel mio lavoro -
precisa -. Vallanzasca certo è un punto di riferimento perché
raccontiamo la sua storia. L'ho dovuto ascoltare per quel che
riguarda la condizione carceraria, cosa mangiava, le cose più dure.
Sulle modalità su cui venivano assalite le banche - continua - ci
sono invece i rapporti della polizia che sono molto più
importanti. La documentazione l'abbiamo fatta sia con la polizia
penitenziaria sia con la polizia normale sia con i giudici di Milano
che ci hanno dato il permesso di girare in quelle aule perché sanno
che è un film che ha un alto profilo morale - sottolinea -.
Stiamo parlando di un criminale che ha subito un processo
lunghissimo, ma da un punto di vista umano c'è un cammino che è
anche una sua via crucis. La prima vittima di Vallanzasca è
Vallanzasca - osserva Placido -. E' poco noto, ad esempio, che
suo figlio si è sempre rifiutato di incontrarlo dall'età di 4
anni. Penso che questo signore stia pagando una pena molto
dura''.
''Parlano
di 4 ergastoli - sottolinea poi -, ma ricordiamo che dei 7 omicidi
di cui si parla Vallanzasca ne ha commesso forse uno solo, forse due.
Ci sono altri responsabili, gli altri della banda mica stavano a
guardare. Lui si è preso le sue responsabilità - continua -, ma non
è che ha fatto tutto lui''. Il regista spiega poi com'è nata l'idea
di interessarsi alla figura di Vallanzasca: ''Volevo raccontare la
storia di un ragazzo di una famiglia perbene, bello,
intelligentissimo, che poteva affrontare la vita nel modo più
normale e non si capisce perché ha scelto il crimine, è questo
quello che interessa un regista, uno scrittore, un intellettuale il
perché di questa scelta è questo l'aspetto più importante''.
Dopo
'Romanzo criminale' e 'Prima linea' è l'aspetto oscuro dei
personaggi che torna ad interessare Placido. ''E' come in 'Delitto
e castigo' - spiega - dove uno studente uccide una signora
anziana per rubarle il denaro e poi c'è tutto il processo letterario
da parte di uno scrittore come Dostoevskij per cercare di capire
perché una persona commette un delitto. E sono delitti che si
commettono soprattutto da giovani, una persona matura non le compie
certe cose''.
Placido
non teme critiche da parte dei parenti delle vittime di Vallanzasca.
''Non capisco questa pruderie molto cattolica, che poi cattolica non
è perché pure Cristo sulla croce dice al peccatore 'oggi sarai con
me in Paradiso'. Non capisco perché uno non deve ascoltare un
peccatore, le vittime avranno tutti i loro motivi giustamente ma
dovranno prima vedere il film. Al momento non ho ricevuto alcuna
critica - spiega -, ma se arriveranno gli dirò siediti, accomodati,
vedi il film e poi magari ne parliamo. Ma certo non ci può essere
una censura a priori pur nella comprensione del dolore che hanno.
Allora non si potrebbe parlare mai del male, ma la vita non è
fatta di bene e fatta soprattutto di male''.
''Vallanzasca
- sottolinea ancora - non è come i banditi di oggi che fanno parte
di grandi organizzazioni come la mafia o la 'ndrangheta, che fanno
saltare interi palazzi e uccidono a sangue freddo. Lui non ha fatto
questo tipo di delitti, lui sparava faccia a faccia. Quando
oggi noi leggiamo che un deputato in combutta con la 'ndrangheta
siede in Parlamento io mi preoccupo di più. E' più criminale una
persona del genere che approfitta della conoscenza delle leggi per
mettersi contro lo Stato. E' un delitto di una gravità più
eccezionale - insiste - rispetto a quello che ha compiuto un giovane
a 25 anni, un delitto che meriterebbe l'ergastolo''.
Nessun
rischio di 'beatificazione' di Vallanzasca assicura però Placido.
''Io vado nel cuore delle persone non faccio il folklore -
sottolinea -. Voglio capire che cos'è un peccatore, chi è Giuda,
chi sono i grandi peccatori che hanno scelto il male, quello mi
interessa''.
Infine, sulla
possibilità che il film, che dovrebbe uscire nelle sale in autunno,
vada alla Mostra del Cinema di Venezia, Placido dice: ''Spero
di no, non mi piacciono i festival non li ho mai amati. Se mi
obbligheranno ci andrò ma non ho nessuna intenzione di andare al
Festival. La cosa bella - aggiunge - è che il film uscirà in
Francia, in Germania e in tutta Europa. E quello non lo impedirà
nessuno''. ''Già vengono sul set i giornalisti francesi e tedeschi
perché amano il mio lavoro e sono affascinati da questa storia anche
loro. Non hanno le pruderie che abbiamo noi in Italia, basti pensare
che il film sull'equivalente di Vallanzasca in Francia (il bandito
Mesrine, ndr) ha fatto ottimi incassi. Noi vogliamo solo le vite
dei santi, ma questo purtroppo - conclude Placido - non è un
paese di santi, o almeno non solo di santi''.
(Adnkronos)
Coppia
gay savonese, mercoledi' le nozze
Firme degli atti
saranno ufficializzate a largo coste liguri
Manuel Incorvaia
e Francesco Zanardi, i due ragazzi di Savona che da mesi si battono
per le unioni tra omosessuali, mercoledi' si sposano.La coppia ha
annunciato le nozze con un tam tam via e-mail e su Facebook. La
cerimonia si terra' nella Villa Cambiaso di Savona mentre le firme
degli atti saranno ufficializzate a largo delle coste liguri in modo
tale di poter rendere valida l'unione.'Finalmente - ha detto Zanardi
- riusciremo a coronare un nostro sogno d'amore inseguito da diverso
tempo'.
(Ansa)
{jcomments on}
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