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Legittimo impedimento al voto finale del
Senato
Il disegno di legge sul
legittimo impedimento, che permette al presidente del Consiglio
Silvio Berlusconi di bloccare per 18 mesi i suoi processi, arriva
alla prova del Senato, dove la maggioranza punta ad approvarlo in via
definitiva nel giro di pochi giorni, nonostante la levata di scudi
dell'opposizione.
Il centrosinistra è entrato oggi
nell'aula di Palazzo Madama con una valanga di circa 1.000
emendamenti e una forza polemica contro le leggi ad personam che ha
trovato nuova spinta dopo il dl "salva-lista".
Ma il centrodestra appare compatto
nell'assicurare al premier uno scudo contro i suoi processi -- che
abbia minori ricadute sull'amministrazione della giustizia del
cosiddetto "processo breve" -- e ha contingentato a 14 ore
il dibattito sul ddl, in modo da vanificare lo sforzo ostruzionistico
dell'opposizione.
Come arma di riserva, inoltre,
l'esecutivo si tiene nel cassetto il voto di fiducia, già
autorizzato nel Consiglio dei ministri.
"Dipenderà tutto
dall'atteggiamento dell'opposizione in Aula, come estrema ratio
potremo ricorrere al voto di fiducia", dice una fonte del Pdl.
L'aula in mattinata ha respinto le
pregiudiziali di costituzionalità e nel pomeriggio i senatori
entreranno nel vivo del provvedimento.
Il ddl stabilisce che il premier può
ottenere il rinvio dell'udienza dei processi in cui è imputato,
perché "legittimamente impedito" dalle sue attività di
governo a comparire in tribunale. Ogni rinvio può estendersi fino a
sei mesi, per un totale di 18 mesi.
E' sufficiente che la presidenza del
Consiglio attesti l'esistenza di questo impedimento, perché il
giudice rinvii il processo ad altra udienza. Queste norme sono estese
anche ai ministri. Finora il giudice aveva un certo margine di
discrezionalità nel decidere caso per caso se l'impedimento
dell'imputato-premier fosse legittimo e accordare o meno il rinvio.
I giudici che stanno processando
Berlusconi a Milano nel processo sui presunti fondi neri di Mediaset
hanno respinto il primo marzo la sua richiesta di legittimo
impedimento, dicendo che il Consiglio dei ministri fissato in quella
data non era necessario e inderogabile.
Quella in discussione al Senato è una "legge ponte"
-- scade dopo 18 mesi dall'entrata in vigore -- varata nell'attesa
che il Parlamento approvi una legge costituzionale sulle immunità,
come ricorda il testo stesso della legge.
Per l'opposizione di centrosinistra si
tratta dell'ennesima legge ad personam ed è incostituzionale, perché
mette al riparo Berlusconi dai suoi processi violando la sentenza
della Consulta sul "Lodo Alfano", secondo la quale la
materia delle prerogative del presidente del Consiglio può essere
affrontata soltanto con una legge costituzionale e non ordinaria.
L'Udc, che pure aveva proposto una
normativa sul legittimo impedimento come "male minore"
rispetto al ddl sul "processo breve", ha annunciato ieri
che si asterrà al Senato, in polemica con la decisione della
maggioranza di allargare lo scudo ai ministri e di far scattare il
legittimo impedimento del premier sulla base di una semplice
autogiustificazione di Palazzo Chigi.
(Reuters)
Regionali, Tar conferma esclusione lista Pdl
provincia Roma
Il Tar del Lazio ha confermato
questa sera l'esclusione della lista presentata dal Pdl per la
provincia di Roma.
La seconda sezione bis del Tribunale
amministrativo ha infatti respinto il ricorso contro l'esclusione
decisa in sede di sospensiva, spiegando in un'ordinanza che la
documentazione sulla lista non era stata presentata nei tempi utili.
Venerdì scorso, il Consiglio dei
ministri ha varato d'urgenza un decreto che ha consentito però al
Pdl di presentare oggi la sua lista alla Corte di appello di Roma.
Un legale del Pd ha spiegato ai
cronisti che il Tar avrebbe ritenuto inapplicabile il decreto del
governo "poiché c'è una legge regionale che regolamenta la
materia".
"Se l'ufficio elettorale [presso
la Corte di appello di Roma] decidesse di autorizzare la
presentazione di una lista in forza di un decreto non applicabile noi
ricorreremmo di nuovo al Tar chiedendo la sospensione della
decisione", avverte il legale del Pd.
La sentenza di merito del Tar ci sarà
il 6 maggio. Resta però aperta la strada del Consiglio di Stato.
Intanto, la decisione del Tar è stata
accolta con soddisfazione dal centrosinistra, che aveva protestato
contro il cosideetto "decreto interpretativo" del governo.
"Per fortuna esiste un giudice a
Berlino - ha commentato in un comunicato Leoluca Orlando, portavoce
dell'Italia dei Valorti - La decisione del Tar del Lazio dimostra il
carattere innovativo e non interpretativo di un decreto salva lista
eversivo e incostituzionale".
"Alla fine la giustizia trionfa",
ha detto Marco Di Lello, coordinatore della segreteria del Psi, il
partito socialista.
“Il Tar ha... confermato la prudenza
del Presidente della Repubblica (Giorgio Napolitano) sulla
costituzionalità, ma ha soprattutto dimostrato che si tratta
dell'ennesima legge ad personam rivelatasi inapplicabile e
controproducente", ha detto Stefano Ceccanti, senatore ed
esperto costituzionale del Pd, che però ha ipotizzato il rischio di
un rinvio delle elezioni se il Pdl decidesse il ricorso al Consiglio
di Stato.
Gianni Alemanno, sindaco di Roma ed
esponente del Pdl, si è detto invece "profondamente
preoccupato", in particolare per il rischio "che le
elezioni a Roma risultino profondamente alterate dall'assenza della
lista del partito di maggioranza relativa".
Ma il coordinatore del Pdl Denis
Verdini, avvertendo che la decisione del Tar è solo "cautelare"
- dato che il giudizio di merito sarà a maggio - dice di prevedere
che " domani mattina la nostra lista sarà ammessa alla
competizione elettorale" dall'ufficio centrale circoscrizionale
presso il Tribunale.
(Reuters)
Omicidio via Poma/ Tg5: Si è suicidato Pietrino Vanacore
Si è suicidato Pietrino Vanacore,
l'ex portiere dello stabile di via Poma, nel quale fu trovato il
corpo di Simonetta Cesaroni. Lo ha reso noto l'edizione delle 13 del
Tg5. Vanacore si è gettato in acqua in località Torre Ovo, vicino
Torricella, in provincia di Taranto, dove risiedeva da anni.
Vanacore, ha riferito il Tg5, avrebbe lasciato una scritta su un
cartello: "20 anni di sofferenze e di sospetti ti portano al
suicidio".
(Apcom)
Torino-Lione, no Tav bloccano treno merci nella notte a
Condove
Continua la protesta dei no Tav
contro la nuova trivella azionata ieri mattina a Rosta, nell'area
Italgas, presso il sito G55. Dopo il presidio di ieri pomeriggio,
questa notte alle 23 e 50 una quarantina di manifestanti sono entrati
nella stazione ferroviaria di Condove-Chiusa di San Michele . Una
decina di loro ha occupato per qualche minuto un binario,
interrompendo il percorso di un treno merci. A mezzanotte e venti la
situazione è tornata tranquilla. Non si sono verificati scontri con
le forze dell'ordine. Oggi i No tav proseguono le iniziative di
protesta contro i sondaggi preparatori alla linea ferroviaria
Torino-Lione. E' previsto un volantinaggio nella cittadina di Rosta e
si sta organizzando una fiaccolata per domani sera, che partirà alle
21 dalla stazione del paese.
(Apcom)
Figlia ex clandestino da' voce al Carroccio
La ragazza, 23 anni, è l'addetta stampa della Lega Nord in
Toscana
Il padre era arrivato in Italia dall'Albania in clandestinità;
espulso, è poi tornato con un regolare permesso di soggiorno. Lei,
Edlira Mamutaj, 23 anni, tesi in stesura per la facoltà di
giornalismo, è l'addetta stampa della Lega Nord in Toscana. La sua
'biografia' non le ha impedito di diventare portavoce del Carroccio
nelle battaglie contro gli immigrati clandestini, così come a favore
del federalismo. Con l'avanzata della Lega sotto la linea del Po, il
Carroccio accoglie migranti tra le sue fila anche in Toscana. A
Pietrasanta, ha candidato alle comunali Tahani Alkhouri, 49 anni,
giordano. E il partito pensa anche ad aiutare gli extracomunitari:
nella vicina Massa, un pool di avvocati leghisti ha aperto uno
sportello di assistenza legale. Per Edlira, nulla di cui
sorprendersi. "Per quanto se ne può dire, il Carroccio non è
contro gli immigrati - osserva -, non vuole, giustamente, che in
Italia ci siano clandestini... Mio padre? Lui, quando venne preso e
gli venne dato il foglio di via, se ne tornò in Albania". Parla
con grande rispetto del padre sottolineando ciò che lo distingue
dagli "immigrati che la Lega vuol mandare a casa, quelli che
delinquono e che non lavorano. Il partito di Bossi è contro chi
rifiuta l' integrazione e non rispetta le leggi italiane".
Il padre di Edlira tornò con un regolare permesso di lavoro,
grazie ad alcuni parenti. Nel 2000 ha ottenuto il ricongiungimento e
ha fatto venire in Italia la moglie e i due figli, fratello e
sorella. Edlira aveva 14 anni, ha studiato, si é iscritta
all'università: oggi collabora con il giornale di partito 'La
Padania' e lavora con Marco Gargini nell'ufficio stampa del
Carroccio. Il suo e quello della sua famiglia è un perfetto esempio
di integrazione. "La Lega Nord non è razzista e dà ascolto a
quelli come noi.
E' anche per questo motivo che io mi sono trovata subito bene con
i leghisti". Edlira, che parla un italiano perfetto con accento
fiorentino, si sorprende dello stupore altrui. "Io voglio dare
voce a quelle persone che vengono in Italia per integrarsi e che
parlano la nostra lingua - spiega -. Questo vuole la Lega,
nell'interesse degli stessi immigrati e nell'interesse degli
italiani. Lavoro per far crescere la Lega: con lei crescono anche le
aspettative di tutte quelle persone come me". La giovane
albanese ha un sogno: "Diventare giornalista e poter raccontare
le storie vere dei partiti. Anche sulla Lega si dicono raccontano
tante, forse troppe, inesattezze".
(Ansa)
Cassazione: scattano le manette per ufficiale
giudiziario che ritarda notifiche
I funzionari che ostentano inerzia
al lavoro possono finire sotto processo. L'avvertimento viene dalla
Corte di Cassazione che con sentenza n. 8996/2010 ha chiarito che e'
reato manifestare un "perdurante e patologico rifiuto di
esercitare i doveri del proprio status e del proprio ufficio".
E' stata così convalidata dalla Sesta sezione penale della Corte una
condanna ad un anno di reclusione per rifiuto di atti d'ufficio e per
interruzione di pubblico servizio nei confronti di un ufficiale
giudiziario che, affermando di essere oberato dal lavoro aveva
rifiutato di effettuare notifiche, facendole tal volta con ritardi di
mesi o addirittura di anni. A nulla erano valsi i solleciti del
dirigente giacchè l'ufficiale giudiziario continuava a ritardare le
notifiche determinando ritardi alla giustizia. Il caso finiva in
Tribunale e poi in Appello dove la Corte territoriale condannava
l'ufficiale giudiziario a un anno di reclusione per i reati di cui
agli artt. 328 e 340 del codice penale. Ricorrendo in Cassazione
l'ufficiale giudiziario ha sostenuto che non era provato il danno
alla giustizia e che in ogni caso era sommerso da una "enorme
mole di lavoro con una drammatica carenza di personale". La
Suprema Corte ha respinto il ricorso evidenziando che "il
rifiuto di atti di ufficio non sanziona penalmente la generica
negligenza o la scarsa sensibilita' istituzionale del pubblico
ufficiale, ma il rifiuto consapevole di atti da adottarsi senza
ritardo, per la tutela dei beni pubblici, rispetto ai quali gli sono
state conferite proprio quelle funzioni".
(Studio Cataldi)
Ratisbona, il fratello del Papa chiede scusa
Vaticano: su abusi la Chiesa è trasparente
L'ex direttore del coro della cattedrale di Ratisbona, il fratello
del Papa Georg Ratzinger, ha chiesto scusa alle vittime di abusi
sessuali e di violenze avvenute anche negli ambienti del coro di voci
bianche di Ratisbona celebre in tutto il mondo.
Don Georg ha parlato della questione al quotidiano tedesco
'Passauer Neue Presse' riaffermando di non essere stato a conoscenza
di fatti del genere nel periodo in cui ha diretto il coro, cioè dal
1964 al 1993.
''Il problema degli abusi sessuali
che ora e' venuto alla luce non e' mai stato affrontato in
precedenza'' nel coro di Ratiasbona, ha spiegato al giornale tedesco
Georg Ratzinger. Il fratello del Pontefice ha nuovamente assicurato
di non essere mai stato a conoscenza di episodi del genere; allo
steso tempo don Georg ha parlato delle punizioni corporali
inflitte agli alunni dell'istituzione, con il precedente
direttore del coro. ''Se avessi saputo con quale violenza egli agiva
- ha detto il sacerdote - avrei detto qualcosa. Chiedo dunque perdono
alle vittime''.
''Io sapevo - ha detto al 'Passauer Neue Presse' - che il
precedente direttore dell'internato dava degli schiaffi assai forti
spesso per ragioni irrisorie''. Si trattava, ha spiegato ancora, di
una pratica ''normale'' negli istituti scolastici dell'epoca.
Naturalmente col tempo, ha detto don Georg, ''la gente è diventata
più sensibile su questi problemi e lo stesso è accaduto per me''.
Nel 1980 le punizioni corporali sono state vietate e ''io ne sono
stato felice''. ha aggiunto.
Da parte sua il direttore della Sala
stampa vaticana, padre Federico Lombardi, fa sapere che ''le
principali istituzioni ecclesiastiche coinvolte'' nella vicenda degli
abusi sessuali da parte del clero - fra queste la Provincia dei
gesuiti tedeschi (prima ad essere coinvolta per il caso del Collegio
Canisius di Berlino) - ovvero, la Conferenza episcopale tedesca, la
Conferenza episcopale austriaca e la Conferenza episcopale olandese
''hanno affrontato il manifestarsi del problema con tempestività e
con decisione. Hanno dato prova di volontà di trasparenza, in certo
senso hanno accelerato il manifestarsi del problema invitando le
vittime a parlare anche quando si trattava di casi di molto tempo
fa'' si legge in una lunga nota.
''Così facendo - ha aggiunto padre Lombardi - hanno affrontato le
questioni con il piede giusto, perché il punto di partenza corretto
è il riconoscimento di ciò che è avvenuto e la preoccupazione per
le vittime e le conseguenze degli atti compiuti contro di loro''.
Ma ''è sbagliato accusare
solamente il clero degli abusi sessuali'', il problema ''va
inserito in un contesto più ampio che non è solo quello della
Chiesa'' ha rilevato padre Lombardi. ''Questi fatti - afferma -
mobilitano la Chiesa ad elaborare le risposte appropriate e vanno
inseriti in un contesto e in una problematica più ampia che riguarda
la tutela dei bambini e dei giovani dagli abusi sessuali nella
società''.
A ogni modo, la Chiesa in Germania prenderà parte a tutte le
iniziative volte ad affrontare il problema dei preti pedofili:
''Giustamente in Germania - scrive padre Lombardi - vengono ora
ipotizzate iniziative, promosse dal Ministero della famiglia, per
convocare una 'tavola rotonda' delle diverse realtà educative e
sociali per affrontare la questione in una prospettiva complessiva e
adeguata''.
''E'
bene ricordare ancora - spiega il gesuita - che la Chiesa vive
inserita nella società civile e in essa assume le sue
responsabilità, ma ha anche un suo ordinamento specifico
distinto, quello 'canonico', che risponde alla sua natura spirituale
e sacramentale, in cui quindi anche le procedure giudiziali e penali
sono di natura diversa''.
(Adnkronos)
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