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L'allarme del 118: ''Barelle usate come posti
letto. Nelle grandi città le ambulanze restano bloccate''
Ambulanze bloccate negli ospedali in attesa di 'sbarellare' il
paziente, pronto soccorso intasati, carenza di personale medico e
paramedico, barelle utilizzate come fossero posti letto: sono alcuni
dei problemi con cui tutti i giorni gli operatori del servizio di
emergenza del 118 devono fare i conti. Grane di difficile soluzione
che pesano come macigni sui cittadini che chiedono soccorso medico.
Soprattutto per quelli delle grandi città, dove il 118 è chiamato a
fronteggiare un bacino di utenza enorme.
A Napoli, ad esempio, un'ambulanza che trasporta un paziente
all'ospedale Cardarelli può rimanere ferma anche per ore, in attesa
di ripartire per un'altra missione, finché il malato non viene preso
in carico e gli si trova un posto. Ma la stessa cosa è successa e
può succedere anche se si corre a sirene spiegate verso il Pertini
di Roma o il Civico di Palermo. Al Nord va un po'
meglio, anche se pure a Milano non mancano i problemi. E' la
fotografia scattata dall'ADNKRONOS SALUTE sui servizi di
emergenza-urgenza del 118 di quattro citta' italiane: Milano, Roma,
Napoli e Palermo.
Tante, quindi, le difficoltà. Tra i responsabili locali del 118
il coro è unanime: per migliorare il servizio servono risorse e una
migliore organizzazione della rete ospedaliera. E soprattutto, un
potenziamento della medicina territoriale. C'e' chi lamenta la
carenza di mezzi: a Napoli citta' si contano ad esempio solo 19
ambulanze in servizio.
Chi
una scarsa efficienza dei servizi di assistenza sul territorio, che
potrebbe affrontare gran parte delle richieste di primo soccorso dei
cittadini. E ancora si segnalano un servizio informatico ormai
obsoleto, la mancanza di ospedali capaci di rispondere in pieno
alle esigenze dei cittadini, la carenza cronica di posti letto,
che costringe i pazienti ad attendere ore sulle barelle o sulle
lettighe delle ambulanze. Insomma, da Milano a Palermo i problemi non
mancano. Anche se in misura e con sfumature diverse.
A Milano i problemi si registrano soprattutto in due fasce
orarie ben precise: dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 21. E
soprattutto in tre ospedali: San Paolo, Sacco e Niguarda. "La
nostra regola - spiega il direttore Areu (Azienda regionale emergenza
urgenza) 118 di Milano, Giovanni Sesana - e' 'sbloccare' l'ambulanza
entro 30 minuti dal momento in cui si affida il paziente ai medici
del pronto soccorso. E nel 75% dei casi ci si riesce. Qui da noi, in
Lombardia - aggiunge - non c'e' un problema di carenze strutturali.
Piu' che altro possono sorgere complicazioni
di natura organizzativa in quegli ospedali che ricevono più
richieste di soccorso, come appunto il Niguarda o il San
Paolo.
Ma c'e' da dire che la situazione va sempre piu' migliorando.
"Rispetto a due anni fa - sottolinea Sesana - siamo messi
meglio. C'e' una costante attenzione su questa materia. Al
Policlinico, dopo una ristrutturazione dell'Emergenza, i tempi di
attesa delle ambulanze si sono abbattuti". Al servizio, che
conta 80 ambulanze in dotazione, arrivano circa 1.600 chiamate al
giorno. Per circa la meta' sono necessarie uscite di servizio vere e
proprie.
A Roma, dove l'Ares (Azienda
regionale assistenza sanitaria) 118 puo' contare su un parco macchine
di 200 ambulanze, sono circa 3.000 le telefonate che arrivano ogni
giorno. "Di queste - spiega Livio De Angelis, direttore della
centrale operativa 118 della Capitale - circa 1.200 diventano
missioni di soccorso. Quindi - sottolinea - riusciamo a risolvere
telefonicamente gran parte delle richieste, convogliandole ad altri
servizi come ad esempio la guardia medica".
L'area della Capitale dove si registrano più criticità è la
zona Nord-Est. Che vuol dire ospedale Pertini e Policlinico Casilino.
"Questi ospedali - spiega De Angelis - devono far fronte a un
bacino di utenza enorme. Sono infatti tantissimi i cittadini che,
soprattutto con mezzi propri, si rivolgono ai pronto soccorso di
queste due strutture. Noi ne trasportiamo solo il 13%". Il
risultato di questo sovraffollamento e' che le cosiddette procedure
di 'sbarellamento' si rallentano, bloccando le ambulanze.
I problemi maggiori sono soprattutto
a Napoli. "Qui in citta' - spiega Giuseppe Galano,
responsabile centrale operativa territoriale del 188 - le ambulanze a
nostra disposizione sono solo 19. Diciannove per circa 62 mila
interventi l'anno. Senza contare che mancano barelle,
radiotrasmittenti e un sistema informatico adeguato. E, in alcuni
ospedali come il Cardarelli, il sovraffollamento al pronto soccorso
e' talmente elevato che le ambulanze possono restar ferme per ore. Le
barelle finiscono per diventare veri e propri posti letto, in attesa
di un trasferimento al reparto".
Ma non è solo un problema di mezzi e uomini. "Per migliorare
il servizio - sottolinea Galano - bisognerebbe organizzare una nuova
rete ospedaliera e programmare le finalità alle esigenze della
cittadinanza". E non solo. "Servirebbe anche - aggiunge
Galano - un'Agenzia dell'emergenza-urgenza, come esiste in Lombardia
e nel Lazio. Qui in Campania ci sono 7 centrali operative che pero'
non hanno un coordinamento adeguato".
Il servizio 118 di Palermo copre
anche la provincia di Trapani e deve far fronte a circa 800 chiamate
al giorno. "Di queste - spiega Pier Giorgio Fabbri, responsabile
della centrale operativa Palermo-Trapani - circa 300 diventano
servizi di uscita, che eseguiamo grazie alle 84 ambulanze che abbiamo
in organico, di cui 6 con rianimatore a bordo e 17 medicalizzate".
Anche in Sicilia non mancano i problemi. "Le criticità più
marcate si registrano all'ospedale Civico di Palermo, dove arriva un
enorme numero di persone. Il risultato, vista anche la mancanza di
posti letto, è che il sistema finisce inevitabilmente per ingolfarsi
con le ambulanze che vengono trattenute per ore. A farne le spese e a
pagare il conto di questa situazione sono naturalmente i cittadini".
Per Fabbri c'è solo un modo per migliorare la situazione. "Va
potenziata l'assistenza sul territorio" spiega. "La maggior
parte delle persone che arrivano ad esempio al pronto soccorso del
Civico di Palermo sono codici bianchi o verdi, dunque presentano
disturbi lievi. Questo accade perché - conclude Fabbri -
l'assistenza territoriale è carente. Quindi il paziente si rivolge
all'ospedale".
(Adnkronos)
Inchiesta Agcom, Napolitano difende operato
Csm
Dopo che il Consiglio superiore
della magistratura ha aperto ieri una pratica sull'ispezione disposta
dal ministro della Giustizia alla procura di Trani, il presidente
della Repubblica, che è anche il numero uno del Csm, ha difeso
stamani l'operato dei magistrati, ricordando al tempo stesso che
bisogna rispettare "l'autonomia delle indagini" ispettive.
Giorgio Napolitano ha anche invitato,
in questo periodo di campagna elettorale per le Regionali, a evitare
"drammatizzazioni e contrapposizioni".
"Il Comitato di Presidenza del Csm
ha deliberato martedì 16 di affidare alla VI Commissione la
richiesta sottoscritta dalla gran parte dei membri del Consiglio per
l'apertura di una "pratica" inerente l'ispezione disposta
dal Ministro della Giustizia presso la Procura della Repubblica di
Trani", ha detto Napolitano in una nota diffusa dal Quirinale.
"Tale richiesta non poteva
discutersi, mancandone i presupposti, come apertura di una 'pratica a
tutela' qual è concepita nelle rigorose formulazioni di recente
introdotte nel regolamento del Csm ; ed è stata perciò
correttamente assegnata alla VI Commissione, competente per
'questioni di carattere generale connesse a rapporti istituzionali'".
"E come lo stesso Comitato di
Presidenza ha chiarito, il Csm può solo richiamare gli orientamenti
generali già indicati da ultimo con deliberazione del 24 luglio 2003
circa i 'rapporti fra segreto di indagine e poteri
dell'Ispettorato'".
Dunque, secondo Napolitano, il Csm,
accusato ieri sera dal ministro della Giustizia Angelino Alfano di
violare "la Costituzione" e di colpire "il sistema
democratico della divisione dei poteri", ha operato
correttamente.
Napolitano ha ricordato che l'organo di
autogoverno dei magistrati - "come recita lo stesso regolamento
del Csm" - non deve pronunciarsi sulle relazioni finali degli
ispettori né, preventivamente, sulle loro inchieste. Ma ha anche
notato che queste ultime "non possono interferire nell'attività
di indagine di qualsiasi Procura, esistendo nell'ordinamento i rimedi
opportuni nei confronti di eventuali violazioni compiute dai
magistrati titolari dei procedimenti".
PER ALFANO QUELLE DI NAPOLITANO SONO
PAROLE DI BUON SENSO
"Vanno rispettate in tutti i casi,
compreso quello oggi all'attenzione dell'opinione pubblica
l'autonomia delle indagini e l'autonomia degli interventi ispettivi
disposti dal ministro della Giustizia nei limiti dei suoi poteri",
ha detto il capo dello Stato, sintetizzando la sua posizione.
Il duplice riferimento all'autonomia di magistrati ed ispettori
è piaciuto ad Alfano, che oggi ha definito Napolitano "il più
alto presidio di equilibrio e di buon senso nella realtà delicata
che stiamo vivendo", mentre è tornato ad attaccare il Csm
perché con l'apertura della pratica contro l'ispezione "si è
fatto governare da alcuni capicorrente in campagna elettorale",
compiendo "un fuor d'opera che viola gravemente il principio di
leale collaborazione" con il suo ministero.
Sull'argomento è intervenuto anche il
vice presidente del Csm, Nicola Mancino, che dà "atto al
Presidente della Repubblica di avere posto sui giusti binari, da un
lato, la facoltà del ministro della Giustizia di inviare ispettori
presso gli uffici giudiziari e, dall'altro, il potere del giudice di
avviare indagini nei confronti di qualunque cittadino".
"Rimesse - mi auguro - le
questioni al loro posto, chi ha responsabilità istituzionali e di
governo, se davvero vuole accogliere l’auspicio del capo dello
Stato di evitare ‘drammatizzazioni e contrapposizioni, come sempre
fuorvianti’, si comporti di conseguenza", ha concluso Mancino
in una nota.
La procura di Trani sta indagando
sulle presunte pressioni esercitate dal premier Silvio Berlusconi -
che risulta indagato - per impedire la messa in onda di trasmissioni
a lui sgradite.
Nella stessa inchiesta sono coinvolti
anche il consigliere dell'Agcom - l'autorità per le comunicazioni -
Giancarlo Innocenzi e il direttore del Tg1 Augusto Minzolini.
Questa mattina, l'operato del Csm era
stato già difeso in una nota dal vice presidente Nicola Mancino,
secondo cui la missione degli ispettori a Trani è "legittima",
ma non deve "interferire nelle indagini giudiziarie".
Ieri gli ispettori inviati dal
guardasigilli hanno ascoltato il procuratore capo Carlo Maria
Caprisco e il pm titolare dell'inchiesta, Michele Ruggiero.
(Reuters)
Stragi mafia 93-94, un arresto grazie a
pentito Spatuzza
Il presunto boss di mafia
Francesco Tagliavia, già in carcere, è stato raggiunto oggi da una
nuova ordinaria di custodia cautelare nell'ambito dell'inchiesta
condotta dalla procura di Firenze sulla stragi di mafia del 1993- 94
a Firenze, Roma e Milano. Lo ha reso noto oggi la Direzione
Investigativa Antimafia fiorentina.
A notificare il mandato a Tagliavia -
56 anni, indagato per strage, devastazione, detenzione di un ingente
quantitativo di esplosivo - sono stati gli agenti della Dia, mentre
le forze dell'ordine compivano diverse perquisizioni a Palermo,
L'Aquila, Padova e Parma.
A indicare il presunto boss di
Brancaccio come uno degli esecutori della stagione di attentati che
colpì l'Italia del dopo- Tangentopoli è stato il collaboratore di
giustizia Gaspare Spatuzza, ha spiegato oggi il procuratore capo di
Firenze Giuseppe Quattrocchi, incontrando i giornalisti.
"Spatuzza ha riferito circostanze
che hanno trovato puntuali riscontri che vedevano il Tagliavia
organicamente inserito in Cosa nostra, capace di mobilitare forze
operative, in particolare il cosiddetto gruppo degli 'esplosivisti',
che da lui dipendevano e che Tagliavia ha guidato nella fase di
preparazione ed esecuzione della strage dei Georgofili", ha
detto il procuratore, rigerendosi all'attentato avvenuto a Firenze
nel maggio del 1993.
TERRORISMO DI MAFIA
Secondo la Dia il presunto boss "in
concorso con altre persone, tra le quali i noti Leoluca Bagarella,
Giovanni Brusca, Filippo Graviano, Giuseppe Graviano, Matteo Messina
Denaro, Bernardo Provenzano, Salvatore Riina, Vittorio Tutino, in
esecuzione di un medesimo disegno criminoso attuato per finalità di
terrorismo e di eversione dell'ordine costituzionale, nonché per
agevolare l'attività dell'associazione di tipo mafioso "cosa
nostra", contribuiva alla realizzazione degli attentati
commessi: in Roma - via Fauro (14.5.1993), Firenze - via dei
Georgofili (27.5.1993), Milano - via Palestro (27.7.1993), Roma - San
Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro (28.7.1993), Roma -
Stadio Olimpico (23.1.1994) e Formello (14.4.1994)".
"In particolare - dice la Dia in
una nota - all'indagato è stato contestato di essersi attivato, in
ragione anche della sua collocazione al vertice della famiglia di
Corso dei Mille, appartenente al mandamento di Brancaccio, nella
organizzazione dei fatti di strage e nella gestione della fase
attuativa dei delitti, mettendo a disposizione alcuni esecutori e
finanziandone le relative trasferte".
L'indagine, archiviata nel 1998, è
stata riaperta grazie alle dichiarazioni del pentito Spatuzza, finito
al centro delle polemiche nei mesi scorsi per le sue affermazioni a
verbale con cui ha indicato il coinvolgimento, fra gli altri, del
presidente del Consiglio Silvio Berlusconi - che ha respinto
fermamente le sue accuse e che non è indagato a Firenze - e del
parlamentare del Pdl Marcello Dell'Utri, secondo quanto affermato dal
procuratore capo toscano nel novembre 2009.
"SPATUZZA ATTENDIBILE"
"Tutto il mondo sa che Firenze dopo serie verifiche ha
ritenuto Spatuzza perfettamente attendibile. Non ci siamo innamorati
di una tesi o di una persona", ha detto il procuratore
Quattrocchi.
"L'attendibilità del
collaboratore si riferisce a singoli fatti, episodi, persone,
posizioni. A Spatuzza, a maggior ragione, oggi in forza del
provvedimento di un giudice, si deve riconoscere un ruolo
determinante nella capacità di collaborare con la giustizia". A
chi chiedeva se Spatuzza possa essere considerato attendibile anche
quando parla di Berlusconi e Dell'Utri, Giuseppe Quattrocchi ha
risposto, pur sottolineando che l'argomento in questione era soltanto
l'arresto di Tagliavia: "noi lo consideriamo attendibile, se
così non fosse stato non avremmo avviato di nostra iniziativa, cui
poi si sono associate la procura di Caltanissetta e poi, sottolineo
poi, quella di Palermo, la procedura per la richiesta del programma
provvisorio di protezione".
(Reuters)
Milano, primo caso al mondo di banche rinviate a giudizio
E' una decisione storica quella del
gup milanese Simone Luerti. Per la prima volta al mondo ci sono
banche rinviate a giudizio per truffa aggravata in relazione alla
vendita di prodotti derivati. C'era stato prima un solo precedente a
Londra con una decisione della giustizia amministrativa secondo la
quale i comuni non devono fare contratti derivati. Deutsche Bank, Jp
Morgan, la filiale londinese di Ubs e la filiale di Dublino di Depfa
saranno processate dal 6 maggio insieme a 11 funzionari di istituti
di credito, all'ex dg del Comune di Milano Giorgio Porta e al
consulente Mauro Mauri per lo swap emesso nel 2005 con scadenza
trentennale su un bullet fund da 1,68 miliardi di euro, Il danno
arrecato al Comune sarebbe di circa 100 milioni. "E' solo la
tappa di un percorso molto delicato" dice il pm Alfredo Robledo.
Il fascicolo milanese sui derivati comunque sembra destinato ad avere
una funzione pilota. In Italia ci sono altre procure con indagini sui
derivati ma nessuna è stata finora chiusa. Il problema riguarda le
finanze degli enti locali non solo nel nostro paese ma in mezzo
mondo.
(Apcom)
Cucchi/ Relazione sanitaria: è morto per disidratazione
Stefano Cucchi è "morto per
disidratazione": è questa la conclusione nella relazione finale
approvata dalla Commissione sul Servizio sanitario nazionale. La
Commissione aveva aperto un'inchiesta sull'efficacia e l'efficienza e
l'appropriatezza delle cure prestate al geometra 31enne morto nel
reparto protetto del Pertini. La relazione ha stabilito che quella di
Stefano era "una morte evitabile" dovuta "alla mancata
assistenza sanitaria e all'isolamento di un detenuto a cui sono stati
negati i più elementari diritti", dichiara la senatrice
Donatella Poretti, Radicali-Pd, membro della commissione.
(Apcom)
Pedofilia, tempo di Quaresima per la
chiesa cattolica
Una Quaresima decisamente turbolenta
quest'anno per il Pontefice e la Chiesa cattolica, costretta ad
un'affannosa e puntualmente tardiva difesa dagli scandali sessuali
che la coinvolgono. Archiviato a fatica il caso Irlanda (di cui
ancora si sentono gli strascichi), ecco sopraggiungere dalla Germania
una burrasca altrettanto forte, tanto da coinvolgere i porporati
tedeschi, le alte sfere Vaticane ed anche la cancelliera Merkel, che
ha dovuto dedicare alla faccenda un intero discorso davanti alla
Bundestag.
Insomma, capo cosparso di cenere per tutti in questo tempo di
penitenza e disperato tentativo di nascondere la polvere sotto il
tappeto anche se, a ben guardare, sembra proprio che di polvere
questa volta ce ne sia troppa. Le scuse ufficiali arrivate
direttamente dal Vaticano non riescono a placare l'ondata di sdegno,
ma come un boomergan tornano indietro al mittente con tanto di
critiche. La credibilità della chiesa traballa sotto il peso di
questi scandali e c'è chi, come il Segretario di Stato Vaticano
Tarcisio Bertone, grida al complotto e lancia l'ipotesi, anche
plausibile, che dietro tutto questo ci sia un preciso tentativo di
strumentalizzazione.
Ma a queste dichiarazioni fanno eco quelle del vescovo di Treviri,
Stephan Ackermann, responsabile per gli accertamenti sugli
abusi sessuali, un osservatore quindi, potremmo dire, privilegiato
della vicenda: senza mezzi termini getta benzina sul fuoco e sostiene
che in passato certamente si sono verificati episodi di
"occultamento" e di "insabbiamento"
da parte della stessa chiesa tedesca.
La pedofilia quindi come una male datato, diremmo quasi
storico per la Chiesa cattolica, e come un male che adesso sta
riemergendo con tutta la sua forza e la sua dirompenza acuendo un
dibattito, quello sul celibato dei sacerdoti, che certo non è nato
oggi. Può essere questa la chiave di volta per combattere le
tendenze pedofile tra i porporati? Può darsi, come però può anche
darsi che l'obbligo del celibato venga in questo momento utilizzato
come specchio per le allodole, come se ci si volesse nascondere
dietro un dito.
Quel che è certo è che per la Chiesa si profila più
che mai un tempo di scelte, un tempo per fare i conti
con il proprio immobilismo e per capire come e se procedere a
cambiamenti. Consapevoli che cambiare non vuol certo dire rinnegare
se stessi, le proprie origini ed il proprio passato si deve piuttosto
avere la consapevolezza che non si può restare fermi quando tutto
intorno si muove e si trasforma e che si è chiamati, sempre, a
mettersi in gioco.
(Agenzia Radicale)
Tortura: anche l'Italia vende
strumenti
Amnesty International, in un rapporto stilato insieme alla
Omega Research Foundation, accusa alcuni Paesi europei di
commercializzare strumenti di tortura, tra i quali anche l'Italia.
Manganelli arpionati, cuffie da elettroshock, spray chimici, manette
con scariche elettriche, sarebbero gli strumenti più richiesti e
utilizzati durante gli interrogatori in almeno nove stati del mondo.
L'Italia
è finita nel mirino per la produzione di 50
mila polsini e manette
di questo genere. Nonostante l'introduzione, nel 2006, di una serie
di controlli per proibire il commercio internazionale di materiale
atto a causare maltrattamenti e torture, il traffico è proseguito
all'insaputa, o almeno così è stato dichiarato, dei governi
nazionali.
Secondo
l’organizzazione per la difesa dei diritti umani alcune società di
Paesi europei, in particolare Germania
e Repubblica
Ceca,
riescono ad eludere la legge attraverso un cono d'ombra giuridico che
consente loro di vendere gli strumenti di tortura. Aziende italiane
e spagnole
hanno messo in vendita manette
o bracciali elettrici da
applicare ai detenuti, attraverso scappatoie legali, nonostante si
tratti di prodotti simili alle cinture elettriche, la cui
esportazione e importazione sono proibite in tutta l'Unione europea.
Il
rapporto, intitolato "Dalle parole ai fatti", verrà
formalmente preso in esame domani a Brussels, nel corso della
riunione del Sottocomitato sui diritti umani del Parlamento europeo.
Amnesty International e la Omega Research Foundation chiedono alla
Commissione europea e agli stati membri dell'Unione europea di
tappare le falle legislative illustrate nel rapporto e di applicare e
rafforzare la normativa esistente.
(Agenzia Radicale)
Pusher dilettanti? Non si escludendo
attenuanti generiche anche se poi cliente muore dopo assunzione
Con la sentenza n. 10022 depositata
l’11 marzo 2010, la sesta sezione penale della Corte di cassazione,
in tema di spaccio di sostanze stupefacenti, ha stabilito che è
legittimo lo sconto di pena ad un piccolo spacciatore di stupefacenti
e per di più dilettante (cd. Pusher), con un’attività definita
“rudimentale” e “domestica”, anche se poi l’acquirente
muore subito dopo l’assunzione. Gli Ermellini, accogliendo il
ricorso proposto da una coppia di piccoli spacciatori, hanno motivato
la loro decisione spiegando che “in tema di attività illecite
concernenti gli stupefacenti, l’evento morte dell’acquirente, in
conseguenza dell’assunzione della droga ceduta, non costituisce, di
per sé, elemento ostativo all’applicazione della circostanza
attenuante della lieve entità del fatto di cui all’art.73, quinto
comma, del D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 390”. La Corte ha poi aggiunto
che “la corretta nozione del concetto di “globalità”
dell’accertamento, ai fini della concessione della detta attenuante
non può paradigmaticamente ricomprendere il verificarsi di tale
evento, conseguito ad assunzione di sostanza stupefacenti, ed
addebitabile all’agente a titolo di colpa, consistita nella
violazione della legge sugli stupefacenti e nella conseguente
prevedibilità dell’evento letale. La nozione di “mezzi, modalità
e circostanze dell’azione” inoltre, va ricollegata – secondo la
costante giurisprudenza di questa orte e i decisa della Corte
Costituzionale di cui alle sentenza n. 33371991 e n. 133/1992 –
all’ambito proprio delle attività illecite concernenti gli
stupefacenti (spaccio episodico o sistemico, esistenza o no di
un’organizzaizone sia pure rudimentale, e così via), restando così
al di fuori delle condizioni previste dall’art.73, quinto comma,
del D.P.R. n. 309 del 1990 l’evento previsto e punito del combinato
disposto degli artt.586 e 589 C.P.”
(Studio Cataldi)
Nas sequestrano in tutta Italia 100mila giocattoli pericolosi
Maxi sequestro di giocattoli
pericolosi da parte dei carabinieri del Nas: circa 110mila pezzi. Si
tratta di tappetini a mattoncini del tipo Eva Puzzle, articoli di
provenienza asiatica (prodotti in Cina, Taiwan e Malesia) costituiti
da una serie di formelle che, una volta incastrate tra loro, formano
una superficie su cui farvi giocare i bambini. Nell'amalgama
plastica, secondo i riscontri dei militari, sono state rilevate
sostanze chimiche (in particolare acetofenone e isoottanolo),
irritanti e tossiche se ingerite, che rende i prodotti
particolarmente pericolosi per i minori. Dall'inizio dell'anno, sono
stati effettuati 500 controlli ed eseguiti sequestri di prodotti per
un valore commerciale di oltre 500mila euro. Verifiche, accertamenti
e sequestri sono stati effettuati presso importatori, distributori e
negozianti. Le operazioni si inseriscono nel quadro di una vastissima
attività di verifica svolta a livello nazionale dai carabinieri dei
Nas, in sinergia con i competenti uffici del ministero della Salute.
I carabinieri Nas consigliano di evitare l'acquisto di giocattoli se
non riportanti l'obbligatorio marchio CE e le indicazioni in lingua
italiana.
(Apcom)
Usura/ Caserta e Benevento, tassi al 400%: 8 arresti
Vasto giro di usura ed estorsioni
scoperto nel beneventano e nel casertano. Otto persone, tutte
italiane, sono state arrestate dai carabinieri di Montesarchio e
dalla guardia di finanza di Marcianise dopo le indagini della Dda di
Napoli e della Procura di Santa Maria Capua Vetere. Le vittime sono
sei imprenditori di Benevento e Caserta che, con minacce e atti di
violenza sistematici, in dieci anni avrebbero pagato
all'organizzazione tassi del 400% annuo.
(Apcom)
Made in Italy: ok Camera a ddl
La norma ora e' legge, via libera all'unanimita'
La Commissione attivita' produttive
della Camera ha approvato in sede deliberante il ddl sul Made in
Italy. La norma ora e' legge. Il via libera e' stato dato
all'unanimita'. Il testo prevede l'etichettatura dei prodotti del
tessile, delle calzature e della pelletteria e la possibilita' del
bollino 'Made in Italy' solo se in toto o nella maggior parte delle
fasi la lavorazione del prodotto e' avvenuta nel nostro Paese (e va
indicato dove e quali fasi sono avvenute extra-Italia).
(Ansa)
Laureati: cresce disoccupazione
Rapporto Almalaurea, colpiti anche corsi forti come ingegneria
Meno lavoro e buste paga piu'
leggere per i neolaureati rispetto al 2009. Emerge dal Rapporto
Almalaurea sull'occupazione dei laureati. La disoccupazione -
evidenzia l'indagine che ha coinvolto oltre 210 mila giovani -
lievita sensibilmente non solo fra i laureati triennali, passando dal
16,5 al 22%, ma anche per chi ha scelto una laurea 'forte' come, ad
esempio, ingegneria. In calo risulta anche la stabilita' dell'impiego
a 12 mesi dal titolo e la consistenza delle buste paga.
(Ansa)
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