|
UNA STANZA PER PREGARE ALL’UNIVERSITÀ. L'ULTIMA RICHIESTA È DI UNA GIOVANE TURCA |
di
Fabrizio Assandri
Torino.
Un posto in cui pregare Allah in santa pace all'Università. Un luogo neutro -
mica una moschea con mirhab e minareto - per poter rispettare le cinque
preghiere giornaliere, come prevede l'Islam, tra una lezione e l'altra. La
richiesta è arrivata all'Università di Torino da una ragazza turca, Melek, che
ha spedito una lettera alla Facoltà di Matematica per chiedere se ci fossero
spazi dedicati alla preghiera. Interrompere le attività della giornata per
ricordarsi di Dio, pur con tutte le possibili deleghe, è una necessità per ogni
buon musulmano. Di certo non pensava di suscitare un vespaio di polemiche, con la Lega Nord sulle
barricate in un'insolita quanto appassionata difesa della laicità delle
istituzioni (evidentemente brucia ancora la bocciatura del ricorso al Tar con
cui la Lega
puntava a impedire la costruzione della prima moschea cittadina). Un'analoga
richiesta, l'anno scorso, era arrivata al Rettorato del Politecnico anche da un
gruppo di studenti musulmani, che non ha però ottenuto risposta. Almeno finora.
Già, perché il clamore mediatico ha spinto l'Università, pur con un certo
imbarazzo, a riconoscere che è giusto porre la questione. "Ci si potrebbe orientare su un modello simile a quello trovato
all'ospedale Molinette - ha dichiarato ai giornali il prorettore Sergio Roda
- in cui c'è uno spazio neutro, aperto a
chiunque voglia pregare".
|
|
EUTANASIA SUL WEB. SÌ, FRA DUE ANNI. PAROLA DI COMMISSIONE UE |
|
È stato
ribattezzato "diritto all'oblio" il pacchetto di misure proposto dalla Vice Presidente della Commissione Europea, Viviane Reding, per "aiutare
soprattutto gli adolescenti e i giovani adulti a gestire al meglio la propria
reputazione online".
di
Luisa Foti
Popolo
di Facebook, di Twitter e di tutti i social network del globo, se un giorno
deciderete di farla finita su questa enorme rete sociale virtuale, sappiate che
la vostra volontà diventerà un diritto.
Se
deciderete di non "esistere" più sul web perché stanchi dei social network e magari
anche della (cattiva) reputazione che vi siete fatti on-line, potrete presto
esercitare il vostro personalissimo "diritto all'oblio", cancellando i vostri
dati sensibili e tutti gli anni della vostra "storia telematica".
Nei
giorni scorsi è stata infatti presentata al Parlamento Europeo una normativa
che tutelerà il diritto di essere dimenticati, appunto il cd. "diritto
all'oblio". Ogni utente avrà la possibilità di richiedere la cancellazione dei
propri dati da tutti i siti on-line: dai social network ai siti aziendali. La
normativa, i cui dettagli sono stati presentati dal Commissario Viviane Reding
al Digital Life Design (DLD), che ha avuto luogo a Monaco di Baviera, rientra
nel progetto di revisione della Direttiva sulla protezione dei dati personali
del 1995 elaborata dalla Commissione europea.
"La protezione dei dati personali -
ha affermato la Commissaria - è un
diritto fondamentale di tutti gli europei, eppure non sempre i cittadini
sentono di avere il pieno controllo dei propri dati. Le nostre proposte
creeranno fiducia nei servizi on-line visto che saremo tutti più informati sui
nostri diritti e avremo un maggiore controllo di tali informazioni".
La proposta, che si articola in una
direttiva e un regolamento e che prevede punizioni fino a 1 milione di euro o
il 2 % del fatturato di un'azienda, garantisce il diritto alla cancellazione
dei propri dati personali nel caso in cui non esistano motivi "legittimi" per
la loro conservazione.
|
|
“FAMOLO STRANO", MA ATTENZIONE AL REATO |
|
Entro i limiti è lecito.
Oltre, secondo la Cassazione,è da
condannare per violenza sessuale
di
Mario Relandini
"Famolo
strano" può anche andare, ma attenzione a non esagerare perché la Suprema Corte di Cassazione è,
lì, pronta a intransigenti e severe punizioni. Ne sanno qualcosa un marito sessantenne e un convivente
quarantenne i quali, ognuno sotto le proprie lenzuola, avevano ritenuto di
poter avere tutto e di più dalle rispettive compagne.
|
|
LE INTERVISTE IN CHIARO... SOLO PER POCHI GIORNI! |
|
È
arrivato l'aperitivo più Up del mese,
quello con le nostre interviste in chiaro sul portale di What's Up,
solo per pochi giorni, prima dell'uscita del nuovo numero!
Nostri ospiti la
tostissima Simona
Ventura, ormai reduce dall'esperienza di X Factor ("le mie ragazze
restino con i piedi per terra, non voglio rovinare loro l'adolescenza"),
Jason Derulo, forte
del suo incredibile successo internazionale (e dei suoi oltre 6 milioni di fan
su FaceBook!), l'incantevole Simona Molinari,
l'impertinente Joe
Bastianich di Masterchef Italia e i freschi freschi di vittoria del Tour
Music Fest, i Repartonumero6!
|
|
|
UN CONTRIBUTO ALL’OCCUPAZIONE E ALLA RICERCA? TASSANDO I VIZI (FUMO, ALCOL, CIBO SPAZZATURA) |
|
Ecco come già fa la
Danimarca
di Romeo Scansa
Tassare i vizi dei cittadini per contribuire al risanamento delle casse del Paese. La proposta, buttata giù il 30 dicembre scorso dal ministro della Salute, Renato Balduzzi, subito
smentita dal suo Ministero e poi riconfermata (tranne una nuova tassa sul fumo)
dallo stesso ministro in una intervista al Secolo
XIX del 13 gennaio scorso, ha più di una ragion d'essere. Basti guardare
non poco lontano, in Danimarca ad esempio, che tassando fumo, alcool e dolciumi
vari, intende combattere la disoccupazione e ridare vigore alla ricerca
universitaria. Qualche numero, per dare un'idea (convertendo la corona in euro):
sigarette più 40 centesimi, una cassetta di birra (il consumo è assai elevato)
più un euro, una bottiglia di vino quasi 50 centesimi.
|
|
|
COLERA AD HAITI: “COLPA DELL’ONU”. CHE PRENDE TEMPO… |
|
Un milione e mezzo di persone contagiate, forse a
causa della missione umanitaria MINUSTAH
di Christian Mezeckis
L'arrivo dei caschi blu in teatri di crisi o di
conflitti è da sempre visto, dalle popolazioni locali che di conflitti e guerre
sono vittime, come momento di speranza. Dagli anni '50 anni ad oggi sono molte,
moltissime le persone che hanno dovuto e devono la vita alle numerose missioni
ONU dispiegate per il mondo. Non sempre, tuttavia, i caschi blu riescono a
tutelare la pace e la sicurezza di cui sono gli alfieri. Non sono mancate negli
scorsi anni accuse, anche gravissime, nei confronti di soldati che avrebbero
compiuto a danno dei civili quelle violenze e quei soprusi che sono essi stessi
chiamati a prevenire.
|
|
|
TASSE UNIVERSITARIE TROPPO ALTE, VINTO IL PRIMO RICORSO DEGLI STUDENTI (E GLI ATENEI TREMANO) |
|
L'Unione degli
Universitari: "Altri 33 Atenei italiani sono fuorilegge"
di
Maria Flavia Vecchio
La sentenza definitiva è stata depositata lo scorso 16 novembre: il Tar di Milano
ha ufficialmente condannato l'Università di Pavia a risarcire l'intera somma sottratta
agli studenti dell'ateneo (in particolar modo dottorandi con borsa fornita da
enti esterni all'Università e studenti extracomunitari) che pagavano tasse ben oltre
il limite consentito dalla legge. Il ricorso è partito nel marzo del 2010 grazie
ad un lavoro minuzioso dell'Unione degli Universitari (Udu), confederazione di associazioni studentesche
presenti nei più importanti atenei italiani, ed in particolare di Michele Orezzi, coordinatore nazionale
Udu nonché membro del consiglio di amministrazione dell'Università di Pavia. Nei
giorni scorsi sono stati presentati nuovi ricorsi ai danni di ben 33 Università
statali italiane (vedi tabella), sulle 61 in Italia (quindi la maggioranza) che
avrebbero applicato un regime di tassazione oltre il limite consentito. È
proprio Orezzi a parlare con What's Up
per spiegare come è avvenuto l'iter del ricorso e precisare che il "sistema dei
ricorsi" non vuole mettere in ginocchio gli atenei italiani, ma "spronare i
rettori ad alzare la voce contro uno Stato che pone l'Istruzione in fondo alla
classifica delle proprie priorità".
|
|
|