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UNA STANZA PER PREGARE ALL’UNIVERSITÀ. L'ULTIMA RICHIESTA È DI UNA GIOVANE TURCA

di Fabrizio Assandri

 

de cupolone foto 6028444045_38026a42d0.jpgTorino. Un posto in cui pregare Allah in santa pace all'Università. Un luogo neutro - mica una moschea con mirhab e minareto - per poter rispettare le cinque preghiere giornaliere, come prevede l'Islam, tra una lezione e l'altra. La richiesta è arrivata all'Università di Torino da una ragazza turca, Melek, che ha spedito una lettera alla Facoltà di Matematica per chiedere se ci fossero spazi dedicati alla preghiera. Interrompere le attività della giornata per ricordarsi di Dio, pur con tutte le possibili deleghe, è una necessità per ogni buon musulmano. Di certo non pensava di suscitare un vespaio di polemiche, con la Lega Nord sulle barricate in un'insolita quanto appassionata difesa della laicità delle istituzioni (evidentemente brucia ancora la bocciatura del ricorso al Tar con cui la Lega puntava a impedire la costruzione della prima moschea cittadina). Un'analoga richiesta, l'anno scorso, era arrivata al Rettorato del Politecnico anche da un gruppo di studenti musulmani, che non ha però ottenuto risposta. Almeno finora. Già, perché il clamore mediatico ha spinto l'Università, pur con un certo imbarazzo, a riconoscere che è giusto porre la questione. "Ci si potrebbe orientare su un modello simile a quello trovato all'ospedale Molinette - ha dichiarato ai giornali il prorettore Sergio Roda - in cui c'è uno spazio neutro, aperto a chiunque voglia pregare".

 
EUTANASIA SUL WEB. SÌ, FRA DUE ANNI. PAROLA DI COMMISSIONE UE

È stato ribattezzato "diritto all'oblio" il pacchetto di misure proposto dalla Vice Presidente della Commissione Europea, Viviane Reding, per "aiutare soprattutto gli adolescenti e i giovani adulti a gestire al meglio la propria reputazione online".

 

di Luisa Foti

 

blog oblio 1.jpgPopolo di Facebook, di Twitter e di tutti i social network del globo, se un giorno deciderete di farla finita su questa enorme rete sociale virtuale, sappiate che la vostra volontà diventerà un diritto.
Se deciderete di non "esistere" più sul web perché stanchi dei social network e magari anche della (cattiva) reputazione che vi siete fatti on-line, potrete presto esercitare il vostro personalissimo "diritto all'oblio", cancellando i vostri dati sensibili e tutti gli anni della vostra "storia telematica".
Nei giorni scorsi è stata infatti presentata al Parlamento Europeo una normativa che tutelerà il diritto di essere dimenticati, appunto il cd. "diritto all'oblio". Ogni utente avrà la possibilità di richiedere la cancellazione dei propri dati da tutti i siti on-line: dai social network ai siti aziendali. La normativa, i cui dettagli sono stati presentati dal Commissario Viviane Reding al Digital Life Design (DLD), che ha avuto luogo a Monaco di Baviera, rientra nel progetto di revisione della Direttiva sulla protezione dei dati personali del 1995 elaborata dalla Commissione europea.  "La protezione dei dati personali - ha affermato la Commissaria - è un diritto fondamentale di tutti gli europei, eppure non sempre i cittadini sentono di avere il pieno controllo dei propri dati. Le nostre proposte creeranno fiducia nei servizi on-line visto che saremo tutti più informati sui nostri diritti e avremo un maggiore controllo di tali informazioni".
La proposta, che si articola in una direttiva e un regolamento e che prevede punizioni fino a 1 milione di euro o il 2 % del fatturato di un'azienda, garantisce il diritto alla cancellazione dei propri dati personali nel caso in cui non esistano motivi "legittimi" per la loro conservazione.
 
“FAMOLO STRANO", MA ATTENZIONE AL REATO
Entro i limiti è lecito.

Oltre, secondo la Cassazione,è da condannare per violenza sessuale

 

che legge fa carlo-verdone-e-claudia-gerini-.jpgdi Mario Relandini

 

"Famolo strano" può anche andare, ma attenzione a non esagerare perché la Suprema Corte di Cassazione è, lì, pronta a intransigenti e severe punizioni. Ne sanno qualcosa un marito sessantenne e un convivente quarantenne i quali, ognuno sotto le proprie lenzuola, avevano ritenuto di poter avere tutto e di più dalle rispettive compagne.


 
LE INTERVISTE IN CHIARO... SOLO PER POCHI GIORNI!
 
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È arrivato l'aperitivo più Up del mese, quello con le nostre interviste in chiaro sul portale di What's Up, solo per pochi giorni, prima dell'uscita del nuovo numero!
Nostri ospiti la tostissima Simona Ventura, ormai reduce dall'esperienza di X Factor ("le mie ragazze restino con i piedi per terra, non voglio rovinare loro l'adolescenza"), Jason Derulo, forte del suo incredibile successo internazionale (e dei suoi oltre 6 milioni di fan su FaceBook!), l'incantevole Simona Molinari, l'impertinente Joe Bastianich di Masterchef Italia e i freschi freschi di vittoria del Tour Music Fest, i Repartonumero6!

 

 
UN CONTRIBUTO ALL’OCCUPAZIONE E ALLA RICERCA? TASSANDO I VIZI (FUMO, ALCOL, CIBO SPAZZATURA)

Ecco come già fa la Danimarca 

 

vizi 560861392_480ec73a75.jpgdi Romeo Scansa

 

Tassare i vizi dei cittadini per contribuire al risanamento delle casse del Paese.  La proposta, buttata giù il 30 dicembre scorso dal ministro della Salute, Renato Balduzzi, subito smentita dal suo Ministero e poi riconfermata (tranne una nuova tassa sul fumo) dallo stesso ministro in una intervista al Secolo XIX del 13 gennaio scorso, ha più di una ragion d'essere. Basti guardare non poco lontano, in Danimarca ad esempio, che tassando fumo, alcool e dolciumi vari, intende combattere la disoccupazione e ridare vigore alla ricerca universitaria. Qualche numero, per dare un'idea (convertendo la corona in euro): sigarette più 40 centesimi, una cassetta di birra (il consumo è assai elevato) più un euro, una bottiglia di vino quasi 50 centesimi.

 
COLERA AD HAITI: “COLPA DELL’ONU”. CHE PRENDE TEMPO…

Un milione e mezzo di persone contagiate, forse a causa della missione umanitaria MINUSTAH

 

di Christian Mezeckis

 

onu  1993066751_050bfaab3f.jpgL'arrivo dei caschi blu in teatri di crisi o di conflitti è da sempre visto, dalle popolazioni locali che di conflitti e guerre sono vittime, come momento di speranza. Dagli anni '50 anni ad oggi sono molte, moltissime le persone che hanno dovuto e devono la vita alle numerose missioni ONU dispiegate per il mondo. Non sempre, tuttavia, i caschi blu riescono a tutelare la pace e la sicurezza di cui sono gli alfieri. Non sono mancate negli scorsi anni accuse, anche gravissime, nei confronti di soldati che avrebbero compiuto a danno dei civili quelle violenze e quei soprusi che sono essi stessi chiamati a prevenire.

 

 
TASSE UNIVERSITARIE TROPPO ALTE, VINTO IL PRIMO RICORSO DEGLI STUDENTI (E GLI ATENEI TREMANO)

L'Unione degli Universitari: "Altri 33 Atenei italiani sono fuorilegge"

di Maria Flavia Vecchio

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La sentenza definitiva è stata depositata lo scorso 16 novembre: il Tar di Milano ha ufficialmente condannato l'Università di Pavia a risarcire l'intera somma sottratta agli studenti dell'ateneo (in particolar modo dottorandi con borsa fornita da enti esterni all'Università e studenti extracomunitari) che pagavano tasse ben oltre il limite consentito dalla legge. Il ricorso è partito nel marzo del 2010 grazie ad un lavoro minuzioso dell'Unione degli Universitari (Udu), confederazione di associazioni studentesche presenti nei più importanti atenei italiani, ed in particolare di Michele Orezzi, coordinatore nazionale Udu nonché membro del consiglio di amministrazione dell'Università di Pavia. Nei giorni scorsi sono stati presentati nuovi ricorsi ai danni di ben 33 Università statali italiane (vedi tabella), sulle 61 in Italia (quindi la maggioranza) che avrebbero applicato un regime di tassazione oltre il limite consentito. È proprio Orezzi a parlare con What's Up per spiegare come è avvenuto l'iter del ricorso e precisare che il "sistema dei ricorsi" non vuole mettere in ginocchio gli atenei italiani, ma "spronare i rettori ad alzare la voce contro uno Stato che pone l'Istruzione in fondo alla classifica delle proprie priorità".