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QUELLO CHE I TG NON RACCONTANO (Raccontato dai direttori dei Tg)

tg.jpgL’ultimo rapporto di Medici Senza Frontiere sulle “Crisi dimenticate dai media” confermano la tendenza dei TG nazionali ad ignorare molte delle notizie che affliggono il mondo. Perché se ne scelgono alcune anziché altre? Perché si parla ancora di suina e non di malattie che colpiscono centinaia di migliaia di persone? Perché l’informazione diventa sempre più spettacolo? Abbiamo girato queste domande a direttori e ad alcuni vicedirettori dei Tg nazionali. Pubblichiamo gli interventi di chi ha voluto accogliere questo invito.


servizio di Giacomo Caracciolo


Il maggior mezzo d’informazione nel nostro Paese è la televisione. Si leggono pochissimi giornali, si ascolta la radio soprattutto quando si ha voglia di musica e per quanto la rete offra molte possibilità non tutti sono pronti a coglierle (soprattutto per ragioni anagrafiche). In quest’ottica i telegiornali assumono, per chi li segue, un ruolo fondamentale: una notizia riportata dal c.d. mezzobusto rappresenta qualcosa di realmente accaduto, mentre una notizia non data equivale ad una realtà che centinaia di migliaia di italiani non conosceranno.

Medici Senza Frontiere ha curato il Rapporto2009 sulle “Crisi dimenticate dai media”, che include l’analisi dell’Osservatorio di Pavia sullo spazio dedicato dai TG alle singole notizie, stilando la Top Ten delle crisi umanitarie (conflitti armati ed epidemie) meno trattate dai telegiornali Rai e Mediaset. Secondo il Rapporto, solo il 6% del totale delle notizie (5.216 su 82.788), tra quelle semplicemente lette dai giornalisti e quelle approfondite con servizi esterni, hanno riguardato queste crisi. Dato preoccupante soprattutto perché conferma una tendenza negativa: 10% del totale nel 2006, 8% nel 2007 e quasi 7% nel 2008. Dalla Top Ten (di seguito riportata interamente) si scopre, ad esempio, che le malattie tropicali non sono mai state neppure menzionate durante lo scorso anno solare, paradossalmente perciò coloro che hanno seguito esclusivamente TG sulle reti Rai e Mediaset non sanno che esistono 400.000 di potenziali vittime della leishmaniosi viscerale, della malattia del sonno, della Chagas e dell’ulcera di Buruli. E ancora: il conflitto che interessa la zona est della Repubblica democratica del Congo è stato trattato 7 volte, più fortunati Pakistan e Somalia citati 112 e 293 volte. Di AIDS e malnutrizione invece si parla solo durante vertici internazionali al riguardo o in occasione delle visite del Pontefice in Africa.

L’analisi dell’Osservatorio di Pavia permette di analizzare inoltre la condotta delle singole redazioni: la meno “distratta” (visti i dati percentuali non si può certo parlarne come della più attenta) è quella del TG3 che ha dedicato più del 10% della sua messa in onda alle crisi umanitarie, maglia nera invece per Studio Aperto (Italia1) addirittura sotto il 4%. In media le redazioni dei TG Rai, o del servizio pubblico che dir si voglia, si attestano sull’8%, mentre quelle Mediaset si fermano al 4,70%. Se la scelta di alcune notizie anziché altre è dettata dalla linea editoriale, la linea editoriale a sua volta è decisa dalla direzione (e dalla vicedirezione), sia che si tratti di carta stampata che di radio/telegiornali, perciò abbiamo raccolto in esclusiva le dichiarazioni dei direttori e vicedirettori di alcuni dei TG italiani più seguiti, anche non inclusi nello studio di MSF.


 

 

LA SCELTA DELLE NOTIZIE NELLE REDAZIONI DEI TG


ENRICO RONDONI (VICEDIRETTORE TG5)

enrico rondoni.jpgLa scelta delle notizie in un giornale, o in un telegiornale come nel mio caso, dipende da numerosi fattori. Prima di tutto ci si deve rendere conto che in un TG la scelta di buona parte delle notizie avviene abbastanza a ridosso della messa in onda (per il TG delle 13.00 la riunione c.d. di scaletta avviene alle 10.00, per il TG delle 20.00 alle 16.00). Solo poche notizie, dei 16/18 servizi che si riescono ad impaginare in un TG, viene decisa prima: situazioni di crisi internazionali in corso, servizi di colore o di costume, appuntamenti politici importanti. Ma si tratta al massimo del 30% delle notizie. Le altre si decidono nella riunione e vengono poi girate, scritte e montate da quell’ora in poi. Quindi, una grande corsa per stare dietro al flusso stesso delle notizie, che spesso variano anche durante la messa in onda in diretta del TG. Mancano guerre, epidemie e carestie tra queste notizie? Direi che è vero per quanto riguarda le c.d. guerre dimenticate (vedi Darfur) o le epidemie, e di questo spesso ce ne rendiamo conto e ne facciamo ammenda. Ci si giustifica anche dicendo che sono argomenti lontani geograficamente ed emozionalmente dall’interesse del pubblico, a volte più interessato alla sparatoria “sotto casa”, e il pubblico indistinto comunque spesso si lamenta che parliamo solo di sventure…

Ma devo anche constatare che alcuni TG, e anche il TG5, si è occupato, e non poco, di alcune tragedie come quella del terremoto di Haiti o la sanguinosa crisi a Bangkok, solo per parlare degli ultimi avvenimenti. Questo non giustifica l’assenza di notizie su quelle zone del mondo poco frequentate da giornalisti, politici, turisti e uomini d’affari. Ovvero da chi muove l’interesse e l’economia. Al tempo stesso credo che il meritorio lavoro di Ong e Associazioni come Medici Senza Frontiere dovrebbero – in questo mondo globalizzato e sempre in presa diretta – fare anche uno sforzo maggiore per comunicare ai mezzi d’informazione non solo il loro lavoro, ma anche quello che succede sul campo. Loro infatti ne dovrebbero essere i migliori e più disinteressati testimoni”.


BIANCA BERLINGUER (DIRETTORE TG3)

bianca berlinguer.jpgLa distrazione nei confronti di notizie di quella portata nasce da una valutazione, spesso errata, di un disinteresse del pubblico verso avvenimenti e questioni che appaiono lontani e che hanno come vittime soggetti anonimi (minori, profughi, persone che soffrono la fame). Una valutazione, ripeto spesso sbagliata, e che rivela soltanto la nostra incapacità di comunicare un messaggio con il linguaggio più efficace e adeguato.

E poi, per chi svolge un servizio pubblico, esiste anche una sorta di mandato sociale, quello che, oltre a registrare la domanda dell'opinione pubblica, aspira anche a formarla”


ANTONELLO PIROSO (DIRETTORE TG LA7)

Posso rispondere solo per il Tg de La7, che – secondo le ricerche più accreditate - è quello che dedica agli esteri il maggior spazio. In realtà, ci occupiamo dei conflitti dimenticati soprattutto quando c’è una notizia nuova, perché - come è ovvio - un telegiornale offre ai suoi spettatori un menu con i fatti del giorno. Diverso è il discorso per i programmi che dipendono dal o sono collegati al Tg: Omnibus, Omnibus Life, Reality hanno dedicato ciclicamente attenzione alle zone del mondo meno sviluppate, sia in caso di conflitti sia in caso di calamità o drammi o emergenze umanitarie”.


CORRADINO MINEO (DIRETTORE RAINEWS24)

Credo, in verità, che un più gran numero di persone siano oggi informate su cose che accadono in un più gran numero di Paesi. Ma la testa della globalizzazione ha solide radici in quello che si chiamava Occidente, Stati Uniti ed Europa. Così finiscono con il passare notizie sul Darfur, visto che attori e politici statunitensi hanno adottato le popolazioni martirizzate di quella regione, e parliamo talvolta delle violazioni dei diritti umani a Cuba. Mentre le guerre d' Africa o le epidemie del terzo mondo restano quasi totalmente oscurat


IL SILENZIO SULLE MALATTIE TROPICALI

E L’ALLARMISMO PER L’H1N1



 

TOP TEN CRISI DIMENTICATE

1 MALATTIE DIMENTICATE. Malati invisibili e senza cure necessarie

2 REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO. Guerra infinita nelle regioni orientali

3 PAKISTAN. Civili intrappolati nella violenza

4 SOMALIA. L’estrema violenza ostacola i civili nell’accesso alle cure

5 MALNUTRIZIONE INFANTILE. Fondi assolutamente inadeguati

6 AIDS. Scarsi finanziamenti per cure e ricerca

7 SUDAN. Condizioni drammatiche per le popolazioni meridionali e del Darfur

8 YEMEN. Nord del Paese nella morsa del conflitto

9 SRI LANKA. Ultimo atto di una guerra lunga dieci anni

10 AFGHANISTAN. Impedito a molti civili di ricevere assistenza umanitaria



ENRICO RONDONI (TG5)

Per le malattie tropicali vale un discorso simile a quanto detto in precedenza, non riguarda che legge o ascolta. Può al massimo sfiorare le coscienze là dove diventa – e spesso lo è – una calamità che impressiona. È chiaro che quando si parla di aviaria o suina, lì il fenomeno è tale che diventa difficile non parlarne. Anche se spesso ritratta di allarmi gonfiati volutamente, di esagerate precauzioni messe in moto per evitare un domani di essere accusati di superficialità. C’è comunque sempre da ricordare che un TG dura al massimo trenta minuti e che in termini pratici vuol dire un massimo di 25 notizie circa, tra servizi filmati e notizie brevi. E si deve cercar di parlare di economia, politica interna e internazionale, cronaca italiana ed estera, salute, spettacolo, cultura e società. Già se si dividono questi 9 argomenti per le 25 notizie che dicevo vuol dire – matematicamente parlando – una media 2,7 notizie per ciascun argomento. E la scelta allora diventa difficile. Anche se ammetto ci vorrebbe più coraggio e una visione del mondo più ampia”.



ANTONELLO PIROSO (TG LA7)

A La7 mi sono opposto a che la suina diventasse un tormentone ricorrente, proprio per i motivi da voi indicati: ci sono patologie gravi ed epidemiche di cui non si parla mai, e invece si dovrebbe, mentre fenomeni transitori come la Sars, l’aviaria e la messicana (o suina che dir si voglia) hanno tenuto banco con un allarmismo così generalizzato da diventare sospetto. Noi invece abbiamo dato conto degli aggiornamenti di cronaca, ma con una grande attenzione a non diventare strumenti di campagne decise non si sa bene da chi e non si sa bene (o forse lo si sa fin troppo) perché”.


CORRADINO MINEO (RAINEWS24)

corradino mineo.jpgQui entra in gioco la “comunicazione”, che è cosa diversa dall'informazione ma la condiziona in modo sempre più invadente. Società farmaceutiche, potenti istituzioni della salute e ricchi istituti di ricerca dettano ai media la loro agenda (come l'industria discografica che ti fa intervistare la "star" solo quando serve per lanciare l'ultimo prodotto). Se non stai alle loro regole, se non segui il flusso (spesso ridondante e sensazionalista) fai la figura del fesso e rischi di lasciare spazio alla concorrenza. Nel mondo del giornalismo (come in molti altri contesti) l'etica e la curiosità professionali non fanno premio sulle regole del mercato”.


 

 

L’INFORMAZIONE-SPETTACOLO

E IL RUOLO DEI BLOG (E DEI BLOGGER)


ENRICO RONDONI (TG5)

L’informazione spettacolo fa parte dei nostri tempi ed ormai ha anche i suoi spazi dedicati. Giornali e telegiornali (tutti criticabili e perfezionabili ovviamente) cercano ancora, credo, di dare la più ampia informazione cosiddetta generalista. Certo, forse qualcosa andrebbe ripensato, ma non è così facile, soprattutto in un Paese come l’Italia dove il pubblico dei quotidiani e delle televisioni è legato alla tradizione anche per cause anagrafiche. Per fare un esempio e non fare nomi: esistono enciclopedie nate su internet dove chiunque può riversare il proprio sapere, ma il controllo è relativo. Dunque a volte per essere certi del contenuto meglio, ancora, verificare anche altrove. Credo piuttosto che andrebbe accelerata l’integrazione tra i vari mezzi: tv, internet, telefonia. Dando così la possibilità al pubblico di avere la stessa informazione su più mezzi diversi. Un’informazione che sia anche mirata a seconda del mezzo utilizzato per trasmetterla”.


ANTONELLO PIROSO (TG LA7)

antonello piroso.jpgNon credo che tutta l’informazione radiofonica e televisiva sia da buttare (altrimenti dovrei dimettermi). Come non credo alla mistica di Internet, che è un enorme supermercato dove trovi alcuni scaffali con prodotti di pregio e altri con robaccia scadente. Con una differenza, rispetto alla tv e alla radio: che quanto viene trasmesso è sotto gli occhi, o alla portata delle orecchie, di tutti, e quindi errori o lacune sono difficilmente occultabili. I blog hanno sicuramente una velocità, una vivacità e una “freschezza” che gli altri medium fanno fatica a garantire (se non altro per i maggior vincoli ai quali sono sottoposti); al contempo, proprio per i controlli più “elastici”, l’autenticità di certe notizie circolanti nella rete è tutta da dimostrare, anche perché è possibile che nessuno inciampi in esse, magari per mesi e mesi. Risultato? Possono passare anni prima che un fatto raccontato da un blogger sia appurato e verificato: nell’attesa, chiunque può dedurne che sia comunque tutto vero, diffondendolo in modo “virale”. Con quali conseguenze, è facile immaginare”.


CORRADINO MINEO (RAINEWS24)

La spettacolarizzazione eccessiva è propria delle tv commerciali. Che si chiamino ABC, TF1, Fininvest o reti generaliste della Rai. Il punto è la pubblicità. In tempi di crisi, paga poco e pretende molto. Inoltre il mercato è stupido : vende spot generici, che quasi non tengono conto del tipo di pubblico che segue in quel momento la televisione, e si fida delle medie d'ascolto. Per quanto riguarda poi la Rai, la tassa chiamata Canone è impopolare, è largamente evasa e, se si facesse il calcolo, si scoprirebbe che paga la struttura regionale e poco altro. Però questo è ormai noto. Nessuno si aspetta più molto dall'informazione di tali reti. I cittadini che vogliono essere informati si rivolgono sempre di più a Tv all news, alle reti specializzate e al web”.