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Impressionante
il numero degli under 25 che ogni anno varca il cancello delle
carceri. What’s Up, grazie alla collaborazione della Casa
Circondariale di San Vittore (Milano), ha raccolto dati e
testimonianze e il parere di un criminologo.
servizio di
Giacomo Caracciolo
Le
migliaia di pagine di cronaca che ogni anno raccontano gesta
criminali non spingono certo il grande pubblico (di cittadini) a
chiedersi quale ruolo possa avere il percorso rieducativo della pena
(garantita dall’articolo 27 della Costituzione) nella detenzione
carceraria. Una funzione ancor più incisiva quando a “finire
dentro” sono i giovani. Quanti sono? Cosa accade loro quando
varcano il cancello di un carcere? Ce lo siamo chiesto noi. Partendo
proprio dall’altissimo numero di under 25 saliti agli onori delle
cronache per i delitti commessi, abbiamo raccolto in esclusiva per
What’s Up dati e testimonianze. E abbiamo scoperto che nella
delicata situazione carceraria italiana, la Casa Circondariale di San
Vittore (Milano) ha studiato, e da circa sei mesi attuato, un
programma detentivo differenziato per i detenuti under 25 di sesso
maschile, con particolare attenzione alla fascia di età 18/21 anni.
La scelta di istituire, per il momento in via sperimentale, un
reparto ad hoc per i detenuti, definiti giovani/adulti, è stata
dettata dalle stime dell’ultimo biennio sugli ingressi di under 25
nell’Istituto milanese, come hanno spiegato a What’s Up Cristina
Ruccia
(Responsabile del reparto) e Giovani
Zanoletti
(Agente di Rete del reparto). Le cifre, forniteci dalla Direzione
della Casa Circondariale (Ufficio Matricola Maschile - Settore
Statistiche), sono davvero impressionanti: 1716 ingressi nel 2008 e
1728 nel 2009. Nella maggior parte dei casi hanno tra i 21 e i 24
anni (1036 nel 2008 e 1153 nel 2009) e sono prevalentemente italiani
(16% nel 2008 e 17% nel 2009) e marocchini (15% nel 2008 e 17% nel
2009). Gli under 25 compiono, secondo questi dati, soprattutto furti
(300 ragazzi due anni fa e 269 lo scorso anno, fra italiani e
stranieri) e rapine (281 e 269), pochi delitti contro la vita e
l’incolumità della persona anche se sono in preoccupante aumento
gli omicidi (da 10 a 35), mentre com’è facilmente prevedibile sono
molti i detenuti per violazione della Legge contro l’Immigrazione
(170 due anni fa e 152 lo scorso anno). Brutti infine anche i numeri
delle violenze sessuali, seppur percentualmente minimi nel complesso
dei delitti commessi, anch’essi in aumento (da 27 a 47, tra singole
e di gruppo). A colpire di più però sono le statistiche in merito
ai titoli di studio di questi ragazzi, escludendo infatti nella
maggior parte dei casi la possibilità di aver conseguito la laurea,
vista la giovane età, i diplomati sono soltanto poche decine (46 –
2008 e 69 - 2009) e il titolo di studio più diffuso è la Licenza
di Scuola Media Inferiore (825 -2008 e 858 - 2009), sono moltissimi
però anche coloro che hanno terminato solo la Scuola Elementare (629
– 2008 e 617 - 2009). Per andare oltre i numeri, abbiamo
approfondito l’argomento con Cristina Ruccia e Giovanni Zanoletti
del Reparto Giovani/Adulti di San Vittore, e ascoltato anche il
parere di uno Specialista in Criminologia Clinica, il Prof. Saverio
Fortunato.
“I giovani sono il 20% dei nostri
detenuti. Per loro, da sei mesi, una sezione ad hoc”
CRISTINA RUCCIA* E GIOVANNI
ZANOLETTI**… WHAT’S UP ?
*Educatrice
responsabile Reparto Giovani Adulti e **Agente
di rete Reparto Giovani Adulti della Casa
Circondariale di San Vittore (Milano)
Chi sono
i “detenuti giovani adulti”?
I detenuti
giovani adulti sono coloro che hanno un’età compresa tra i 18 e i
25 anni, per i quali lo stesso Ordinamento Penitenziario prevede
specifiche attenzioni (art.14 legge n. 354 del 1975).
Da quando
nella Casa Circondariale di San Vittore è previsto un reparto per
giovani detenuti? Quali necessità specifiche hanno spinto ad
istituire un reparto ad hoc?
I
giovani/adulti si attestano su una percentuale del 20% circa
dell’intera popolazione carceraria della Casa Circondariale di San
Vittore, per questo motivo da circa 6 mesi si è istituito a titolo
sperimentale nell’ex reparto “penale” una
sezione ove vengono ubicati questi giovani per i quali sono stati
previsti specifici interventi educativi e trattamentali. Riserviamo
una particolare attenzione e diamo priorità di accoglienza a coloro
che hanno età compresa tra i 18 e i 21 anni.
L’obiettivo è quello di sviluppare
interventi adeguati alle problematiche di questa
particolare fascia giovanile, la cui complessità che di per sé la
caratterizza, viene ad essere ancora più compromessa dalla presenza
di una condanna penale.
è
stato studiato, all’interno del carcere, anche un “circuito
separato”?
Sì, è
stato organizzato uno spazio distinto dal resto della popolazione
carceraria per evitare la frequentazione incontrollata ed indistinta
con soggetti più vecchi e perciò con necessità differenti e
motivazioni al cambiamento diverse.
Un spazio
distinto… organizzato in che modo?
Innanzitutto,
il reparto giovani adulti ha una propria area adibita ad interventi
trattamentali, il giovane incontra fin dall’ingresso in reparto gli
operatori che fanno parte di un’equipe che è stata istituita con
l’obiettivo di gestire e monitorare non solo le attività ma anche
i percorsi dei singoli detenuti. L’obiettivo è quello, attraverso
un continuo confronto con gli operatori, di far partecipare il
detenuto alle attività adeguate alle sue caratteristiche evitando
spazi di tempo “vuoto”.
Inoltre, a
differenza degli altri settori detentivi, le celle sono aperte dalle
9.00 alle 15.30 e i detenuti possono quindi avere occasioni di
socializzazione più ampie rispetto ai compagni più adulti.
Parlate
di “interventi trattamentali”. Quali
sono?
Fra le
finalità rieducative delle attività proposte per la sezione dei
giovani/adulti c’è quella di trasformare il tempo della pena in un
tempo che possa essere costruttivo, di crescita e di accompagnamento
verso il cambiamento. Si intende porre
l’attenzione sulle caratteristiche e sui bisogni del singolo
individuo con l’adesione consapevole a queste attività
trattamentali, appunto, anche attraverso la creazione di un esplicito
“patto educativo” che incentivi la responsabilizzazione del
giovane detenuto. Gli strumenti usati sono la presa in carico
individuale, le attività educative, espressive, sportive,
scolastiche, formative e professionalizzanti.
Qual è
invece la differenza tra detenzione minorile ed il reparto
giovani/adulti? Nel reparto per giovani
adulti si è configurato un intervento per rispondere ai bisogni e
alle necessità del soggetto giovane adottando metodologie educative
e trattamentali sperimentate anche in ambito minorile, ma armonizzato
all'interno di un contesto e di un iter giuridico adulto e differente
da quello previsto per gli autori di reato minori di età. A San
Vittore fra i giovani adulti sono presenti un numero significativo di
detenuti che hanno subito precedenti carcerazioni o fruito di misure
alternative alla detenzione già da minorenni.
È giusto
credere, come normalmente avviene, che chi si è macchiato di un
reato meno grave ha, durante la detenzione, un percorso riabilitativo
più semplice?
Non si
possono stabilire regole valide in tutti i casi. Certamente un reato
meno grave e una detenzione breve ed isolata nella storia del
soggetto possono rappresentare un'occasione di riabilitazione più
agevole soprattutto se non compromette le relazioni e le risorse
positive presenti all'esterno: famiglia, lavoro, rete amicale,
servizi territoriali. Comunque il percorso riabilitativo di una
persona detenuta non è mai semplice o scontato.
“La
precarietà del lavoro è un forte fattore ansiogeno e criminogeno”
SAVERIO
FORTUNATO*… WHAT’S UP?
*Docente
di Devianze all’Università di L’Aquila, Presidente di
Criminologia.it e Direttore dell’Istituto di Scienze Criminali
della Società Italiana di Psichiatria e Psicologia.
“Sono
per l’abolizione dei test psicologici e psichiatrici perché non
hanno nulla di scientifico… Se i test fossero una cosa seria al
mondo non avremmo più crimini ”
La
“capacità di delinquere” coinvolge moltissimi giovani. Si tratta
di un problema educativo?
Dentro
ognuno di noi, adulto o ragazzo, c’è un lato oscuro. Tutti siamo
dei potenziali criminali, dipende dal controllo dei freni inibitori:
la morale, l’educazione, l’ambiente dove si vive,
l’acculturazione, l’inculturazione, i valori in cui si crede.
Certo, se i genitori sono violenti è molto probabile che lo siano
anche i figli.
Quanto
incide, sull’opinione pubblica, l’attenzione mediatica che
investe alcuni delitti?
I
mass-media non creano patologie, ma amplificano quelle esistenti.
Quando però c’è la spettacolarizzazione del processo penale e si
finisce che l’imputato è ospite in Tv il messaggio che si manda è
devastante!
Nel
carcere di San Vittore da circa sei mesi è stato istituito il
Reparto Giovani/Adulti, che ospita detenuti under 25, o addirittura
under 21. Per questi ragazzi sarebbe importante un percorso clinico
rieducativo? Di che tipo e perché?
La
nostra società purtroppo non “produce” la figura professionale
che prevede il male col bene, mentre preferisce produrre le figure
specializzate post-delitto: psicologi, psichiatra, direttori di
carceri speciali, assistenti sociali, criminolog. A seconda della
tipologia del reato, bisognerebbe puntare di più sulla pena
alternativa.
Ci
faccia un esempio…
Ad
esempio con la riparazione del danno fatto svolgendo lavori
socialmente utili. Per alcune forme di devianze, paradossalmente, la
migliore punizione potrebbe essere la non punizione.
Secondo i
suoi studi, è possibile in qualche modo, sottoponendo giovani
detenuti ad appostiti test psicoattitudinali, accertare quanti di
loro avranno un “futuro senza crimini”?
Io
sono per l’abolizione dei test psicologici e psichiatrici perché
non hanno nulla di scientifico. Sono metafore, talvolta barzellette,
interpretate su un piano del tutto opinabile. Se i test fossero una
cosa seria al mondo non avremmo più crimini. Sono solo gli psicologi
a prenderli sul serio e a volerci convincere siano una cosa
intelligente.
Ci può
spiegare cosa s’intende per “devianza”?
Secondo
la criminologia è la violazione di una norma, attraverso una
condotta che crei allarme sociale. Da ciò segue che se tutti i
criminali sono devianti, non tutti i devianti sono criminali.
Dal punto
di vista strettamente clinico, che differenza c’è tra un ragazzo
colpevole di aver commesso qualche furto e chi, con qualsiasi
movente, procura lesioni gravi, gravissime o persino un omicidio?
Cambia
il modus operandi e l’auto-convincimento di chi delinque: il furto
è un atto di cui il ladro non va fiero, tende a negarlo ed agisce di
nascosto, mentre chi prende a botte una persona vuole che si sappia.
Chi uccide, tranne quei casi occasionali o quelli dovuti a raptus,
droghe o alcol, lo fa per scelta, avendo perso i freni inibitori.
Quali
sono le differenze, a livello psicologico, tra la delinquenza, per
così dire, adulta e quella giovanile? E i moventi sono molto
diversi?
Il
giovane quando delinque tende a farlo in compagnia dei complici;
l’adulto per lo più agisce da solo. I moventi sono determinati, in
molti casi, dalla differenza impari tra i mezzi propri - economici,
tenore di vita, ruolo sociale, status, ecc. - e fini sociali
prefissati: ricchezza, potere, successo, ecc..
È vero
che i giovani sono più soggetti all’emulazioni di atti criminali,
come qualcuno sostiene?
L’adolescente
si caratterizza per un pensiero basato sull’immaginativa.
L’immaginativa anticipa la realtà e in questo senso è chiaro che
certi telefilm, certe notizie di cronaca giudiziaria, la
spettacolarizzazione del crimine e del criminale, sono fattori
criminogeni che generano emulazione.
Per
concludere, come cambia da ieri a oggi la delinquenza giovanile?
Un
giovane che si senta amato dai suoi genitori, dagli amici ed abbia
sufficiente autostima difficilmente arriverà a delinquere o
scivolerà nella devianza. Un forte fattore criminogeno che oggi si
registra è la difficoltà per i giovani ad immaginare il proprio
futuro. La precarietà del lavoro è un forte fattore ansiogeno e
criminogeno. Non poter progettare il proprio futuro istiga
all’aggressività e genera istinti suicida. Se non si offre un po’
di serenità e benessere, la vita è solo violenza.
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