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Spettacolo
Sabrina Impacciatore

di Maya Amenduni


sabrina.jpgAppena si fa il suo nome, solitamente si riscontra consenso. Forse, per la legge del contrappasso, la gavetta doveva poi essere premiata un giorno con tanta ammirazione. È il caso di Sabrina Impacciatore, l’attrice italiana che dopo molte esperienze lavorative in televisione e poi al cinema è giunta alla conduzione, da prima donna in assoluto, del “Concertone” del Primo Maggio di quest’anno. L’abbiamo incontrata a ridosso della storica kermesse di San Giovanni a Roma. Emozionatissima per la nuova sfida, ci ha raccontato il suo essere istintiva che la porta a dire tanti no e a fidarsi dell’innamoramento…


Sabrina partiamo dal passato. Nella tua vita per studiare recitazione hai fatto di tutto: la venditrice di polizze assicurative, collaborazione in agenzie pubblicitarie, la commessa, la segretaria di redazione a “Non è la Rai”, ed un giorno, poi…

Far l’attrice era un mio sogno di bambina che avevo abbandonato perché non me lo potevo permettere. Tutto ebbe inizio perché scadeva il mio contratto di segretaria di redazione a “Non è la Rai” e Boncompagni mi propose di fare un provino. Andò bene e mi mandò in onda. Da lì iniziai a pensare che volevo essere una soubrette televisiva. Ho fatto tanti programmi diversi, tanti personaggi comici. Poi mi sono sentita in trappola. Mi sono accorta che il meccanismo televisivo si nutriva della ripetizione delle cose e io sono una persona che nel momento in cui realizza qualcosa se ne separa quasi subito per il bisogno di rinnovarsi. Quando c’è stata la possibilità di entrare nel mondo del cinema, prima con Scola e poi con Muccino, mi è sembrata la scialuppa di salvataggio. Ho scelto di lasciare la televisione perché il nuovo percorso mi è sembrato troppo più prezioso.


Hai sempre fatto delle scelte precise. Quanto sono state rischiose?

Tanto! Ho rifiutato offerte televisive multimilionarie, se le avessi accettate sarei diventata sconsideratamente ricca. Ho avuto l’idealismo, la fede e la passione di credere in un sogno che era quello di fare l’attrice. Ho passato mesi senza lavorare e sono stata proprio povera. Mi davo delle scadenze dicendomi che se non succedeva qualcosa avrei abbandonato tutto. Fatalmente ogni volta, quasi allo scadere del mio personale ultimatum, questo qualcosa accadeva e mi incoraggiava ad andare avanti. Credo molto nei segni, nel dialogo con l’universo. Ho una visione della vita mistica e penso che sia essa stessa a darti delle risposte. Se tu la sai leggere, la vita è piena di indicazioni.


Tu riesci a leggerla, la tua vita?

Dietro un mio sì c’è una montagna di no. Non sono scelte razionali ma emotive. Tutto quello che scelgo lo faccio seguendo l’istinto e l’innamoramento. Quando dico di sì è perché mi sono innamorata anche solo di un elemento che può essere il personaggio, il progetto da condividere o la possibilità di crescita artistica. La mia aspirazione è sempre quella di esplorare tutte le possibilità espressive che possano farmi crescere. Mi piacerebbe morire da artista.


Tu sei una di quelle attrici capaci di lavorare con emozioni vere, usi il corpo come strumento. Interpretare un ruolo si può paragonare a compiere un viaggio?

È decisamente così. Sono una sognatrice, non riesco a stare ancorata alla realtà. Fare questo mestiere mi aiuta a vivere vite parallele, nuovi luoghi mentali. Ogni volta è un viaggio. Mi suggestiono tantissimo. Mi piace tanto perdermi nel ruolo che interpreto ed allontanarmi dalla mia vita; le interpretazioni sono delle continue fughe. Così la mia vita mi sembra meno noiosa.

 

Hai lavorato anche su set americani. Sono davvero così diversi da quelli italiani?

Devo essere sincera, sì. Nel set americano c’è una specializzazione di ruoli e di compiti che è tipica della società meritocratica americana; cosa che da noi è quasi inesistente dato che vince il nepotismo e la logica delle conoscenze. Anche se noi abbiamo una altissima professionalità soprattutto a livello cinematografico, in un set americano si sente ancora di più l’ossessione per la perfezione. Da noi succede solo in rari casi, quando il regista è un grande direttore d’orchestra.


Come ti vedi il 1 maggio sul palco del “Concertone”?

Sono terrorizzata. Non mi vedo, anche perché sono talmente nana che secondo me neanche il pubblico mi vedrà sul palco! (ride). Credo che l’unica cosa che mi possa salvare è portare la mia sincerità, emotività e buona fede. Non voglio fregare nessuno, ho grande rispetto per chi è in piazza, per chi ci guarda da casa e per chi al concerto ci lavora da vent’anni. La mia promessa è di impegno radicale, totale e amoroso. Non ho come aspirazione quella di fare la conduttrice. Questa per me è un’esperienza da attrice su un palcoscenico diverso da quello che può essere un palcoscenico teatrale.


Nella Passione di Cristo” hai avuto un ruolo breve ma intenso, quello della Veronica. Che rapporto hai con la fede?

Sono alla ricerca, nel senso che non ho avuto il dono della fede in una religione precisa, però sono una persona tendenzialmente mistica. Non so bene in cosa credo, ma ogni cosa in me lascia una traccia. Cerco sempre risposte ed in realtà mi sembra di trovarle nella natura e nel cielo… mi rivolgo spesso al cielo.


Un'affermazione "rischiosa", ricordi Monica Vitti…

Grazie! Me lo hanno già detto e ne sono onorata. Me lo dice anche mia madre. La Vitti è un’attrice immensa che amo. Non ho mai avuto un modello di riferimento, ho sempre cercato di lavorare sulle mie corde. Credo che quello che abbiamo in comune è la possibilità di giocare su due registri, il comico e il drammatico. Un po’ di tempo fa un mio amico mi ha regalato “La ragazza con la pistola” ed in alcune scene sono rimasta impressionata io stessa… quanto impazzirei per interpretare dei ruoli del genere!


Ogni volta che sei in conferenze stampa o prime, si nota l’accuratezza nell'uso degli accessori; hai sempre scarpe e borse bellissime. Che rapporto hai con la moda?

Sono io che scelgo le mie cose perché vado avanti sempre per innamoramento…


Ritorna sempre l’innamoramento nella tua vita!

È vero, è il mio faro. Gli stimoli amorosi sono le uniche cose di cui mi fido, nelle cose importanti come anche in quelle più giocose. Sin da piccola mi piaceva trasformarmi. Se venissi a casa mia troveresti un guardaroba da pazzi. Io vado nelle sartorie teatrali e cinematografiche e acquisto abiti. In questo momento di fronte a me ci sono delle scarpe anni venti meravigliose. Nel mio armadio c’è di tutto, dal vestito di biancaneve, a quello di ballerina di flamenco, per non parlare degli abiti anni cinquanta, settanta, quaranta…


I tuoi progetti lavorativi in corso?

Ho finito da pochissimo una serie televisiva, una commedia ultraromantica con Giorgio Pasotti, Marco Cocci, Angela Finocchiaro, Lunetta Savino, per la regia di Antenonello Grimaldi che andrà in onda nell’autunno 2010. È in uscita anche il film “18 anno dopo” di Edoardo Leo, un’opera prima deliziosa, premiata con menzione speciale al Rif e 15minuti di applausi. Adesso stanno arrivando delle sceneggiature e vedrò cosa fare quest’estate.


Per concludere, lascia una dedica agli amici di What’s Up!

Sul palco del concerto del primo maggio spero di rappresentare al meglio le femmine contemporanee nel senso meno sfruttato del termine. Un saluto di cuore a tutti i lettori.

 

Foto: Claudio Porcarelli