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Singolare
che l’ultima autorevole ricerca sul consumo di stupefacenti non
faccia riferimento alla ketamina e altre droghe sintetiche, tanto
meno alle “smart drugs”
di Dario
Pierini
“I
giovani, oggi? Ben informati, al passo coi tempi, continuamente alla
ricerca di nuovi stimoli, consumatori consapevoli e attenti alle
proprie scelte. È quanto emerge da…” Sembra l’incipit poco
fantasioso di tanti articoli che illustrano con scialbo stupore
l’ultima indagine statistica. Con autentica sorpresa il lettore
scoprirebbe, invece, poche battute oltre, che i dati provengono
dall’Osservatorio Europeo delle droghe e delle tossicodipendenze il
quale, come è noto, si occupa di sostanze stupefacenti e non (chissà
poi perché?) di stupefacenti mercanzie.
Tirano
coca e eroina
Anche
quest’anno di generale depressione il consumo di droga continua a
“tirare”, registrando incrementi che superano le prospettive più
ottimistiche (pessimistiche) nella fascia di mercato tra i 15 e i 34
anni, quella più sensibile alle “nuove tendenze” e ai “servizi
d’intrattenimento”. È proprio a questo target che si rivolgono i
prodotti di punta cocaina ed eroina, che il crescente volume dei
traffici ed i canali di importazione a basso costo hanno reso nel
volgere di pochi anni accessibili a tutti i portafogli (10 euro la
dose). Al punto da insidiare il primato della declinante cannabis,
malgrado i ben saldi 4 milioni di consumatori quotidiani nel vecchio
continente, 22 milioni occasionali.
E le
droghe sintetiche?
Eppure la
relazione dell’Unione Europea non fa menzione, ad esempio, di altre
droghe sintetiche e psicoattive in generale, la cui fortuna tra i
giovani è cosa nota. E già confermata lo scorso 24 giugno
dall’Unodc
(l'ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine) nel
rapporto mondiale sulla droga 2009: produzione di amfetamine,
metamfetamine ed ecstasy in forte crescita non solo nei paesi
sviluppati, tradizionali esportatori e consumatori, ma anche nel
terzo mondo, in particolare nella regione indocinese dove si segnala
la presenza di laboratori industriali su grande scala.
La
Ketamina
Tante però
le novità di mercato che si stanno velocemente affermando: su tutte
la Ketamina, un anestetico veterinario che scatena sensazioni di
straniamento e allucinazioni. Le cronache più recenti segnalano uno
smercio massiccio proprio in Italia. Tra gli ultimi sequestri, nel
solo arco temporale fine ottobre-prime settimane di novembre: più di
un chilo in Sardegna, 15 chili a Fiumicino, altre 3000 dosi a
Ciampino. Che il mercato della droghe sintetiche stia cambiando, dopo
l’arresto a settembre, in Colombia, di Beatriz Elena Henao, detta
la “regina delle anfetamine” e nella lista delle 10 donne più
ricercate dall’Interpol?
Dilagano
anche le “Smart Drugs”. Con marchio CE
C’è anche
il giro delle droghe “alternative”, quelle di cui non parlano le
statistiche, protette, paradossalmente nascoste nell’alveo della
legalità e del libero commercio. Sulle dimensioni del fenomeno,
infatti, non esistono dati ufficiali. Eppure le Smart drugs
costituiscono una realtà importante, se nel giro di pochi anni,
dall’originaria Olanda hanno conquistato tutta l’Europa fino a
contare 150 rivenditori nel nostro Paese. Gli Smart shop, attivi
anche online, vendono prodotti di origine naturale che promettono di
sollecitare le potenzialità cerebrali dei fruitori, tutti a marchio
CE. Nei loro scaffali è possibile trovare anche gli stessi prodotti
acquistabili in farmacia, stimolatori, integratori a base di erbe,
bevande energizzanti, sostanze come caffeina, efedrina, taurina.
L’impiego di alcuni di questi associato all’uso di droghe pesanti
ha la facoltà di amplificarne e prolungarne gli effetti, osservano i
calunniatori. Ma del resto è quello che avviene con molti altri
prodotti di uso comune. Le loro rimostranze appaiono assai più
pertinenti quando, accanto agli articoli citati, troviamo semi di
cannabis e accessori per la coltivazione, kit per la preparazione di
funghi psichedelici, vari ed eventuali allucinogeni.
Spesso
l’introduzione di “droghe furbe” approfitta di buchi
legislativi: è il caso della “Salvia divinorum”, pianta
psicoattiva mesoamericana già conosciuta dagli sciamani aztechi,
commercializzata in Italia proprio grazie agli Smart shop quindi
dichiarata illegale nel 2004 e sequestrata in tutti i negozi. Stessa
sorte del Popper, potente cardio-stimolatore basato sul nitrito
d’amile, proibito nel 2006 ma non per questo, oggi, meno diffuso.
Lo stesso anno registra un duro colpo al successo e alla reputazione
degli Smart shop e un conseguente irrigidimento normativo: due
ragazzi di Bari acquistano in uno Smart shop i semi essiccati di
Ipomea Violacea e li assumono seguendo le precise indicazioni del
titolare. L’acido lisergico contenuto nei semi di questa comune
pianta ornamentale è una sostanza illegale, ma nessuna legge vieta
il commercio dei semi dal momento che non se ne conosceva l’impiego
chimico. Uno dei ragazzi viene ricoverato per overdose, l’altro
muore gettandosi dal balcone in preda ad allucinazioni simili a
quelle provocate dall’lsd.
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