|
L’ITALIA (A VOLTE MALATA) CHE GIOCA |
|
Enormi le cifre, destinate ad
aumentare, attorno la “febbre del gioco”. Intanto crescono gli
“addicted”.
C’è un settore che negli ultimi
anni, nonostante la crisi finanziaria e la conseguente stagnazione
economica, ha visto crescere esponenzialmente il proprio fatturato.
L’industria del gioco, dopo aver
incassato 194 miliardi di euro negli ultimi sei anni, continua
infatti ad allargarsi a macchia d’olio nel nostro Paese: il trend
di crescita arriverà a toccare 58 miliardi di euro di fatturato e 35
milioni di persone coinvolte nel 2010 (dati Eurispes), senza cenni di
flessione.
Un mondo precedentemente sommerso o
relegato ai margini del mondo civile, per secoli rintanato all’ombra
di taverne, bische, “templi del demonio” e simili luoghi di
malaffare, si scopre oggi legalizzato, legittimato, pubblicizzato: in
una parola spogliato di quella ferma condanna sociale che –
gravando sui giocatori – ne ha finora impedito l’irradiazione.
Quest’escalation, d’altra parte, ha
complicato ulteriormente il compito dei soggetti chiamati a limitare
e correggere la deriva patologica del gioco d’azzardo: in primis le
comunità terapeutiche, da anni impegnate in questa difficile - e
oscura - battaglia.
“Il Giocatore” patologico
Per conoscere il parere degli operatori
“sul campo” What’s Up ha contattato il Consorzio “Cometa”
di La Spezia, inserito nella rete della Federazione Italiana delle
Comunità Terapeutiche (FICT).
La dott.ssa Maria Rosa Scimé,
Responsabile dei Servizi di Accoglienza, Nucleo Valutazione
Multidisciplinare, Doppia Diagnosi e Nuovi Stili d'Abuso spiega che
“il giocatore patologico è caratterizzato da un comportamento
‘compulsivo’ verso il gioco, cioè dall’incapacità di dominare
con la volontà un’abitudine disastrosa, nonostante possa anche
avere consapevolezza della sua nocività: da questo punto di vista
‘Il Giocatore’ descritto da Dostoevskij è ancora una perfetta
descrizione di questo tipo di condizione”; spesso, però, prosegue
la dottoressa, il disturbo “si integra e si sovrappone” con altre
forme di dipendenze patologiche, e “un discreto numero di nostri
ospiti per problemi primari di sostanze presentano anche forti
problematiche di compulsione al gioco”.
D’altra parte, non tutti i giocatori
compulsivi vivono una condizione così grave di “polidipendenza”;
per questo - anche in Italia - sono sorti centri specializzati che
offrono programmi terapeutici ‘su misura’ per giocatori
patologici ed anche “iniziative di auto-aiuto, che non richiedono
inserimenti in comunità e alle quali possono rivolgersi coloro che
hanno problemi più attenuati”.
Un ruolo fondamentale resta comunque
appannaggio dei familiari, che spesso realizzano tardi la gravità
del problema “per ovvi e naturali meccanismi di negazione o
razionalizzazione”: ad esempio barricandosi dietro il paradigma
morale, a lungo dominante, che interpretava il gioco d’azzardo come
un vizio bonario, deliberato e innocuo. La famiglia, invece, dovrebbe
rivolgersi a strutture di supporto, oltre a mostrarsi “fortemente
solidale e vicina” e al tempo stesso “inflessibile e supervigile”
Secondo il dott. Riccardo Tavelli,
Responsabile dell’Area Sviluppo del Consorzio, il gioco d’azzardo
patologico - classificato come disturbo mentale dagli anni ’80 -
appare oggi come un “fenomeno trasversale, sia per condizione
sociale, che per età, che per sesso” e “in costante aumento”;
per quanto riguarda i giovanissimi, invece, l’incidenza appare
“lievemente inferiore rispetto a fenomeni quali l’abuso e la
dipendenza da sostanze”.
Lo Stato vieta formalmente il gioco
d'azzardo ai privati, ma al tempo stesso ne promuove, amministra e
quindi legittima una serie di varianti - negli ultimi tempi, anche on
line – incassando cifre colossali. In questo modo però, a detta
del dott. Tavelli, fornisce un “potente incentivo alla loro
diffusione capillare” e spoglia “un comportamento nocivo di una
parte di quel ‘disvalore sociale’ che favorirebbe una lotta al
fenomeno”. D’altra parte - e forse proprio per questo - il
discorso sulla prevenzione fatica a decollare. Anzi, a dirla tutta
“in Italia siamo all’anno zero”: mancano disincentivi,
limitazioni e divieti adeguati, mancano interventi sulla cultura e la
mentalità collettiva, mancano visioni di benessere alternative “ai
valori materiali correnti”; manca - in ultima analisi - “la
capacità di rinviare il piacere e quindi di gestire la
‘frustrazione’ che deriva dalla sua mancanza”.
“In attendere”, diceva d’altra
parte Montale, “è gioia più compita”.
“In arrivo una legge che in primavera
regolamenterà anche nuovi giochi. Il proibizionismo è inefficace”
I MONOPOLI DI STATO, SU WHAT’S UP
In Italia, la gestione del gioco
pubblico è affidata all’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di
Stato (AAMS), organo del Ministero dell’Economia e delle Finanze,
cui sono demandati la regolamentazione e il controllo dell’intero
settore, oltre al perseguimento delle piattaforme illegali.
L’AAMS, oltre a garantire la
sicurezza delle forme “tradizionali” (Newslot, apparecchi senza
vincita in denaro, Bingo, concorsi pronostici, Lotterie, Lotto,
scommesse, Superenalotto etc.) ha anche disciplinato - Decreto
Bersani n° 223 del 2006, convertito nella Legge 248/2006 - i giochi
di abilità a distanza con vincita in denaro (“skill games”) che
oggi fioriscono su Internet, ed ha contemporaneamente istituito una
rete di concessionari autorizzati all’offerta di giochi. Il
regolamento del Ministero datato 17/9/2007 ha infine specificato i
requisiti cui attenersi per ottenere l’autorizzazione dell’AAMS.
Per capirne di più, What’s Up si è rivolto ai Monopoli di Stato.
Negli ultimi tempi si è assistito ad
una crescita esponenziale del gioco on line, e in particolar modo del
Texas Hold'Em: secondo i dati dell'AAMS, al 30 ottobre 2009, la
raccolta per i cd. giochi d'abilità ("skill games") è
cresciuta addirittura del 368,9% rispetto allo stesso periodo del
2008…
La crescita esponenziale del gioco on
line è dovuta sostanzialmente all'avvio, dal settembre 2008, di una
categoria di giochi che precedentemente non era regolamentata: i
cosiddetti "giochi di abilità" a distanza o "skill
games". Tale categoria comprende sia i giochi di abilità pura,
come tornei di Tetris, Sudoku, ecc., sia, in base a una norma
contenuta nella Legge Finanziaria per il 2007, i giochi di carte
organizzati in forma di torneo. In base a quest'ultima definizione,
anche i tornei di poker, nelle sue diverse varianti - Texas Hold'em,
Omaha, ecc. -, sono stati regolamentati.
Perché? A cosa ha portato la
regolamentazione, sotto il profilo economico?
Poiché questi giochi, molto popolari,
erano già largamente praticati dagli italiani sui siti stranieri non
autorizzati, la loro regolamentazione ha fatto riemergere dal nero,
quasi da un giorno all'altro, una grande massa di gioco, tanto da far
conseguire loro, nel 2009, una raccolta di oltre 2,3 miliardi di
euro.
A quanto può ammontare il buy-in,
ovvero l'iscrizione ad un gioco d'abilità? Si possono perdere soldi
reali?
Si giocano e si vincono soldi reali,
come per tutti i giochi regolati da AAMS, e attualmente il buy-in di
un torneo, l'unica modalità ammessa, può essere compreso tra 0,5 e
100 euro.
Come sono ripartite tra concessionario,
imposte statali e montepremi, le somme raccolte?
Per gli skill games è previsto un
prelievo erariale del 3% sulle somme giocate, e il montepremi deve
essere almeno pari all'80% della raccolta. Quello che resta va al
concessionario. I concessionari possono decidere di offrire
montepremi più alti (come in effetti avviene, la media è 88%), a
scapito del proprio compenso.
A breve verrà introdotta una nuova
disciplina in materia. Quali novità possiamo aspettarci?
Con una recente legge, il c.d. Decreto
Legge "Abruzzo", è stato previsto di cambiare questo
intervallo in 0,01-250 euro e sono state introdotte nuove modalità
di gioco: il poker "cash", ovvero non a torneo, e i giochi
da casinò, altre tipologie già largamente praticate "in nero",
sempre on line. I nuovi giochi saranno operativi dalla prossima
primavera. Ci attendiamo pertanto un'ulteriore forte emersione di
gioco dal "nero". I benefici non sono solo fiscali - anzi,
il livello di tassazione è davvero basso -, ma soprattutto
riguardano la possibilità, per AAMS, di controllare il gioco e
tutelare i giocatori in caso di problemi con i concessionari. E,
ancora più importante, grazie alla tecnologia del gioco on line,
saranno adottati alcuni strumenti che favoriscono il gioco
responsabile, come l'obbligo per i giocatori di decidere il proprio
massimale di spesa prima di iniziare a giocare, con il blocco
automatico qualora tale limite venisse superato.
A proposito, come migliorare la
trasparenza del settore, che continua anche ad alimentare un florido
giro d'affari illegale?
L'unico vero modo per contrastare il
gioco illegale è offrire un'alternativa legale che sia altrettanto
attraente per i giocatori. Data la natura di Internet, il
proibizionismo è inefficace. Un giocatore che possa scegliere tra
un'offerta illegale e una analoga legale, in cui tra l'altro è
tutelato in caso di problemi, quasi sempre si rivolgerà a
quest'ultima. E il successo dei tornei di poker on line lo dimostra
pienamente.
|
|