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       Gianluca Grignani

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              Malika Ayane
Attualità
L’ITALIA (A VOLTE MALATA) CHE GIOCA

Enormi le cifre, destinate ad aumentare, attorno la “febbre del gioco”. Intanto crescono gli “addicted”.


C’è un settore che negli ultimi anni, nonostante la crisi finanziaria e la conseguente stagnazione economica, ha visto crescere esponenzialmente il proprio fatturato.

L’industria del gioco, dopo aver incassato 194 miliardi di euro negli ultimi sei anni, continua infatti ad allargarsi a macchia d’olio nel nostro Paese: il trend di crescita arriverà a toccare 58 miliardi di euro di fatturato e 35 milioni di persone coinvolte nel 2010 (dati Eurispes), senza cenni di flessione.


di Cristiano Zepponi


Un mondo precedentemente sommerso o relegato ai margini del mondo civile, per secoli rintanato all’ombra di taverne, bische, “templi del demonio” e simili luoghi di malaffare, si scopre oggi legalizzato, legittimato, pubblicizzato: in una parola spogliato di quella ferma condanna sociale che – gravando sui giocatori – ne ha finora impedito l’irradiazione.

Quest’escalation, d’altra parte, ha complicato ulteriormente il compito dei soggetti chiamati a limitare e correggere la deriva patologica del gioco d’azzardo: in primis le comunità terapeutiche, da anni impegnate in questa difficile - e oscura - battaglia.


“Il Giocatore” patologico

Per conoscere il parere degli operatori “sul campo” What’s Up ha contattato il Consorzio “Cometa” di La Spezia, inserito nella rete della Federazione Italiana delle Comunità Terapeutiche (FICT).

La dott.ssa Maria Rosa Scimé, Responsabile dei Servizi di Accoglienza, Nucleo Valutazione Multidisciplinare, Doppia Diagnosi e Nuovi Stili d'Abuso spiega che “il giocatore patologico è caratterizzato da un comportamento ‘compulsivo’ verso il gioco, cioè dall’incapacità di dominare con la volontà un’abitudine disastrosa, nonostante possa anche avere consapevolezza della sua nocività: da questo punto di vista ‘Il Giocatore’ descritto da Dostoevskij è ancora una perfetta descrizione di questo tipo di condizione”; spesso, però, prosegue la dottoressa, il disturbo “si integra e si sovrappone” con altre forme di dipendenze patologiche, e “un discreto numero di nostri ospiti per problemi primari di sostanze presentano anche forti problematiche di compulsione al gioco”.

D’altra parte, non tutti i giocatori compulsivi vivono una condizione così grave di “polidipendenza”; per questo - anche in Italia - sono sorti centri specializzati che offrono programmi terapeutici ‘su misura’ per giocatori patologici ed anche “iniziative di auto-aiuto, che non richiedono inserimenti in comunità e alle quali possono rivolgersi coloro che hanno problemi più attenuati”.


Famiglia e giovani

Un ruolo fondamentale resta comunque appannaggio dei familiari, che spesso realizzano tardi la gravità del problema “per ovvi e naturali meccanismi di negazione o razionalizzazione”: ad esempio barricandosi dietro il paradigma morale, a lungo dominante, che interpretava il gioco d’azzardo come un vizio bonario, deliberato e innocuo. La famiglia, invece, dovrebbe rivolgersi a strutture di supporto, oltre a mostrarsi “fortemente solidale e vicina” e al tempo stesso “inflessibile e supervigile”

Secondo il dott. Riccardo Tavelli, Responsabile dell’Area Sviluppo del Consorzio, il gioco d’azzardo patologico - classificato come disturbo mentale dagli anni ’80 - appare oggi come un “fenomeno trasversale, sia per condizione sociale, che per età, che per sesso” e “in costante aumento”; per quanto riguarda i giovanissimi, invece, l’incidenza appare “lievemente inferiore rispetto a fenomeni quali l’abuso e la dipendenza da sostanze”.


Prevenzione vs Stato?

Lo Stato vieta formalmente il gioco d'azzardo ai privati, ma al tempo stesso ne promuove, amministra e quindi legittima una serie di varianti - negli ultimi tempi, anche on line – incassando cifre colossali. In questo modo però, a detta del dott. Tavelli, fornisce un “potente incentivo alla loro diffusione capillare” e spoglia “un comportamento nocivo di una parte di quel ‘disvalore sociale’ che favorirebbe una lotta al fenomeno”. D’altra parte - e forse proprio per questo - il discorso sulla prevenzione fatica a decollare. Anzi, a dirla tutta “in Italia siamo all’anno zero”: mancano disincentivi, limitazioni e divieti adeguati, mancano interventi sulla cultura e la mentalità collettiva, mancano visioni di benessere alternative “ai valori materiali correnti”; manca - in ultima analisi - “la capacità di rinviare il piacere e quindi di gestire la ‘frustrazione’ che deriva dalla sua mancanza”.

“In attendere”, diceva d’altra parte Montale, “è gioia più compita”.


“In arrivo una legge che in primavera regolamenterà anche nuovi giochi. Il proibizionismo è inefficace”


I MONOPOLI DI STATO, SU WHAT’S UP


di Cristiano Zepponi


In Italia, la gestione del gioco pubblico è affidata all’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (AAMS), organo del Ministero dell’Economia e delle Finanze, cui sono demandati la regolamentazione e il controllo dell’intero settore, oltre al perseguimento delle piattaforme illegali.

L’AAMS, oltre a garantire la sicurezza delle forme “tradizionali” (Newslot, apparecchi senza vincita in denaro, Bingo, concorsi pronostici, Lotterie, Lotto, scommesse, Superenalotto etc.) ha anche disciplinato - Decreto Bersani n° 223 del 2006, convertito nella Legge 248/2006 - i giochi di abilità a distanza con vincita in denaro (“skill games”) che oggi fioriscono su Internet, ed ha contemporaneamente istituito una rete di concessionari autorizzati all’offerta di giochi. Il regolamento del Ministero datato 17/9/2007 ha infine specificato i requisiti cui attenersi per ottenere l’autorizzazione dell’AAMS. Per capirne di più, What’s Up si è rivolto ai Monopoli di Stato.


Negli ultimi tempi si è assistito ad una crescita esponenziale del gioco on line, e in particolar modo del Texas Hold'Em: secondo i dati dell'AAMS, al 30 ottobre 2009, la raccolta per i cd. giochi d'abilità ("skill games") è cresciuta addirittura del 368,9% rispetto allo stesso periodo del 2008…

La crescita esponenziale del gioco on line è dovuta sostanzialmente all'avvio, dal settembre 2008, di una categoria di giochi che precedentemente non era regolamentata: i cosiddetti "giochi di abilità" a distanza o "skill games". Tale categoria comprende sia i giochi di abilità pura, come tornei di Tetris, Sudoku, ecc., sia, in base a una norma contenuta nella Legge Finanziaria per il 2007, i giochi di carte organizzati in forma di torneo. In base a quest'ultima definizione, anche i tornei di poker, nelle sue diverse varianti - Texas Hold'em, Omaha, ecc. -, sono stati regolamentati.


Perché? A cosa ha portato la regolamentazione, sotto il profilo economico?

Poiché questi giochi, molto popolari, erano già largamente praticati dagli italiani sui siti stranieri non autorizzati, la loro regolamentazione ha fatto riemergere dal nero, quasi da un giorno all'altro, una grande massa di gioco, tanto da far conseguire loro, nel 2009, una raccolta di oltre 2,3 miliardi di euro.


A quanto può ammontare il buy-in, ovvero l'iscrizione ad un gioco d'abilità? Si possono perdere soldi reali?

Si giocano e si vincono soldi reali, come per tutti i giochi regolati da AAMS, e attualmente il buy-in di un torneo, l'unica modalità ammessa, può essere compreso tra 0,5 e 100 euro.


Come sono ripartite tra concessionario, imposte statali e montepremi, le somme raccolte?

Per gli skill games è previsto un prelievo erariale del 3% sulle somme giocate, e il montepremi deve essere almeno pari all'80% della raccolta. Quello che resta va al concessionario. I concessionari possono decidere di offrire montepremi più alti (come in effetti avviene, la media è 88%), a scapito del proprio compenso.


A breve verrà introdotta una nuova disciplina in materia. Quali novità possiamo aspettarci?

Con una recente legge, il c.d. Decreto Legge "Abruzzo", è stato previsto di cambiare questo intervallo in 0,01-250 euro e sono state introdotte nuove modalità di gioco: il poker "cash", ovvero non a torneo, e i giochi da casinò, altre tipologie già largamente praticate "in nero", sempre on line. I nuovi giochi saranno operativi dalla prossima primavera. Ci attendiamo pertanto un'ulteriore forte emersione di gioco dal "nero". I benefici non sono solo fiscali - anzi, il livello di tassazione è davvero basso -, ma soprattutto riguardano la possibilità, per AAMS, di controllare il gioco e tutelare i giocatori in caso di problemi con i concessionari. E, ancora più importante, grazie alla tecnologia del gioco on line, saranno adottati alcuni strumenti che favoriscono il gioco responsabile, come l'obbligo per i giocatori di decidere il proprio massimale di spesa prima di iniziare a giocare, con il blocco automatico qualora tale limite venisse superato.


A proposito, come migliorare la trasparenza del settore, che continua anche ad alimentare un florido giro d'affari illegale?

L'unico vero modo per contrastare il gioco illegale è offrire un'alternativa legale che sia altrettanto attraente per i giocatori. Data la natura di Internet, il proibizionismo è inefficace. Un giocatore che possa scegliere tra un'offerta illegale e una analoga legale, in cui tra l'altro è tutelato in caso di problemi, quasi sempre si rivolgerà a quest'ultima. E il successo dei tornei di poker on line lo dimostra pienamente.