Bookcase
gennaio-febbraio 2010

SANTI, NEGRI E SCARAFAGGI”


GIOVANNI FANTASIA

Santi, Negri e Scarafaggi

Quarup Editore

Pp. 80 - € 9,90


di Milena Mariano


Giovanni Fantasia, giovane e promettente autore sassolese con all’attivo racconti e libri di poesie, esordisce con il suo secondo (il primo lo ha “prudentemente cestinato”) romanzo. Anzi, antiromanzo... ovvero?

Tracce, più che trame; tagli bruschi, quasi come in un montaggio ancora grezzo; narrazione spezzettata, per istantanee; ritmo poetico & biblico, con frasi collegate l’una all’altra da un incedere di “e”… Mi sembrava poco logico inseguire la struttura (forse troppo calibrata) del romanzo. Perché avevo fisse in mente certe luci, e certe sequenze brutali, e non le volevo addolcire. Santi, negri e scarafaggi va ingoiato. E digerito com’è”.

Redo, Piezo, Ada… caratteri, accenti e connotati espressi in un flusso fitto fitto non di pensieri, ma di persone che si muovono alienate in un contesto degradante e cupo. Dove la bellezza, qualora ci fosse, non potrebbe essere colta…

Immaginate una videocamera di narrazione: immaginate di accenderla e di spegnerla più volte, come per prova, senza premeditazione. Vi accorgerete di aver filmato istanti brutti, normalmente da tagliare. In Santi, negri e scarafaggi, senza premeditazione, compaiono parecchi di questi residui di registrazione. Siamo nel Nord-Inghilterra. C’è freddo. E la bellezza forse è fuori dalla porta.

Il minimo comun denominatore dei “Santi” e dei “negri” è la condizione di emigrante, condivisa dall’io narrante. Ma a differenza dello stereotipo di “esule”, nessuno dei personaggi conserva quell’attaccamento quasi sacrale alle origini. Perché?

I personaggi non esistono al di fuori degli istanti di registrazione. La migrazione è inutile e perenne. Per quanto un personaggio resti immobile, fisicamente o caratterialmente, comunica sempre e comunque un sentore di cosa-che-passa.. Ogni personaggio, a suo modo, rimane al di fuori della concezione di comunità.

Ognuno vive in un vagone al piombo. Mentre il vagone si muove, chissà verso dove, il personaggio apre una botola, e per un momento contempla i binari. Senza capire né dove si trova né dove potrebbe fermarsi”.


FUMETTI DI EVASIONE”

Vita artistica di Andrea Pazienza


OSCAR GLIOTI

Fumetti di evasione

Fandango Libri

Pp. 292 - € 10,00



Una biografia avulsa da intenti gossippari e speculativi, e quindi autentica, che esprime Andrea Pazienza muovendo dai suoi personaggi: dalle antinomie di Pentothal al non senso di Pompeo transitando per il distillato di malvagità consapevole ed esplicita, Zanardi. Personaggi generati dalle proprie viscere, proiezioni delle frustrazioni generazionali e personali dell’artista dagli scontri studenteschi del marzo ’77 a Bologna, al prolifico periodo di ritiro artistico a Montepulciano, al “funerale” di Frigidaire cui vengono negati i contributi statali perché risibile attentato “ai valori della cultura occidentale”. Con un’accurata ricerca “filologica”, Glioti ricostruisce gli input, le ispirazioni di Pazienza che ha scorto nel fumetto le potenzialità di espressione più consone al suo stile: “miglior compromesso con il fanciullino che è stato, che è, che ha intenzione di rimanere”.

Gli undici anni di attività artistica del provocatorio “cantore di una generazione” raccontati in presa diretta, in stile Paz. un giacimento minerario inesauribile di visioni allucinate indotte dall’eroina, fascinazione per le armi, denuncia politica espressi in figure curate nei minimi dettagli e completate da un linguaggio mobile, ossimorico e stravagante. (Milena Mariano)



L’ASSASSINO QUALCOSA LASCIA”

ROSA MOGLIASSO

L’assassino qualcosa lascia

Romanzi Salani Petrolio

Pp. 277 - € 14,00


di Jacopo Domenicucci


Così s’intitola il romanzo d’esordio di Rosa Mogliasso, un noir, popolato da personaggi torbidi immersi nel perbenismo della borghesia torinese. La vicenda ruota intorno ad una protagonista femminile, Alma Peressi, colpevole di un atroce delitto, e alla sua famiglia. A condurre le indagini non uno ma due detective, Gillo e Zuccalà. La scrittura è svelta, anche scorrevole, ma sempre lavorata, con una lingua agile e intrisa di modernità, che riesce a portare sprazzi d’ironia in una vicenda tragica. Rosa Mogliasso dimostra una capacità di osservare la realtà in modo acuto e pungente. Il suo sguardo è sferzante sulle persone e i luoghi di cui coglie le contraddizioni, i conflitti. L’attenzione ai dettagli, e la precisione del suo lessico, offrono un’immagine di una realtà che spesso conosciamo, ma di cui solo sulla pagina abbiamo una visione lucida. Interessanti sono le sue analisi dei costumi, della società, dei vizi, che emergono talvolta dai suoi dialoghi brillanti, quasi senza farsi notare. Una comicità irresistibile illumina questo noir, che dopo essersi fatto leggere tutto d’un fiato, proprio come voleva l’autrice ci lascia un sorriso sulle labbra.