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“SANTI,
NEGRI E SCARAFAGGI”
GIOVANNI
FANTASIA
Santi,
Negri e Scarafaggi
Quarup
Editore
Pp. 80 - €
9,90
di Milena
Mariano
Giovanni
Fantasia, giovane e promettente autore sassolese con all’attivo
racconti e libri di poesie, esordisce con il suo secondo (il primo lo
ha “prudentemente cestinato”)
romanzo. Anzi, antiromanzo... ovvero?
“Tracce,
più che trame; tagli bruschi, quasi come in un montaggio ancora
grezzo; narrazione spezzettata, per istantanee; ritmo poetico &
biblico, con frasi
collegate l’una all’altra da un incedere di “e”…
Mi sembrava poco logico inseguire la struttura (forse troppo
calibrata) del romanzo. Perché avevo fisse in mente certe luci, e
certe sequenze brutali,
e non le volevo addolcire. Santi, negri e
scarafaggi va ingoiato. E digerito com’è”.
Redo,
Piezo, Ada… caratteri, accenti e connotati espressi in un flusso
fitto fitto non di pensieri, ma di persone che si muovono alienate in
un contesto degradante e cupo. Dove la bellezza, qualora ci fosse,
non potrebbe essere colta…
“Immaginate
una videocamera di
narrazione: immaginate di accenderla e di spegnerla più volte, come
per prova, senza premeditazione. Vi accorgerete di aver filmato
istanti brutti, normalmente da tagliare. In Santi,
negri e scarafaggi, senza premeditazione,
compaiono parecchi di questi residui di registrazione. Siamo nel
Nord-Inghilterra. C’è freddo. E la bellezza forse è fuori dalla
porta.
Il minimo
comun denominatore dei “Santi” e dei “negri” è la condizione
di emigrante, condivisa dall’io narrante. Ma a differenza dello
stereotipo di “esule”, nessuno dei personaggi conserva
quell’attaccamento quasi sacrale alle origini. Perché?
“I
personaggi non esistono al di fuori degli istanti di registrazione.
La migrazione è inutile e perenne. Per quanto un personaggio resti
immobile, fisicamente o caratterialmente, comunica sempre e comunque
un sentore di cosa-che-passa.. Ogni personaggio, a suo modo, rimane
al di fuori della concezione di comunità.
Ognuno
vive in un vagone al piombo. Mentre il vagone si muove, chissà verso
dove, il personaggio apre una botola, e per un momento contempla i
binari. Senza capire né dove si trova né dove potrebbe fermarsi”.
“FUMETTI
DI EVASIONE”
Vita
artistica di Andrea Pazienza
OSCAR GLIOTI
Fumetti
di evasione
Fandango
Libri
Pp. 292 - €
10,00
Una
biografia avulsa da intenti gossippari e speculativi, e quindi
autentica, che esprime Andrea Pazienza muovendo dai suoi personaggi:
dalle antinomie di Pentothal al non senso di Pompeo transitando per
il distillato di malvagità consapevole ed esplicita, Zanardi.
Personaggi generati dalle proprie viscere, proiezioni delle
frustrazioni generazionali e personali dell’artista dagli scontri
studenteschi del marzo ’77 a Bologna, al prolifico periodo di
ritiro artistico a Montepulciano, al “funerale” di Frigidaire
cui vengono negati i contributi statali
perché risibile attentato “ai valori della
cultura occidentale”. Con un’accurata
ricerca “filologica”, Glioti ricostruisce gli input, le
ispirazioni di Pazienza che ha scorto nel fumetto le potenzialità di
espressione più consone al suo stile: “miglior
compromesso con il fanciullino che è stato, che è, che ha
intenzione di rimanere”.
Gli undici
anni di attività artistica del provocatorio “cantore di una
generazione” raccontati in presa diretta, in stile Paz. un
giacimento minerario inesauribile di visioni allucinate indotte
dall’eroina, fascinazione per le armi, denuncia politica espressi
in figure curate nei minimi dettagli e completate da un linguaggio
mobile, ossimorico e stravagante. (Milena Mariano)
“L’ASSASSINO
QUALCOSA LASCIA”
ROSA
MOGLIASSO
L’assassino
qualcosa lascia
Romanzi
Salani Petrolio
Pp. 277 - €
14,00
di Jacopo
Domenicucci
Così
s’intitola il romanzo d’esordio di Rosa Mogliasso, un noir,
popolato da personaggi torbidi immersi nel perbenismo della borghesia
torinese. La vicenda ruota intorno ad una protagonista femminile,
Alma Peressi, colpevole di un atroce delitto, e alla sua famiglia. A
condurre le indagini non uno ma due detective, Gillo e Zuccalà. La
scrittura è svelta, anche scorrevole, ma sempre lavorata, con una
lingua agile e intrisa di modernità, che riesce a portare sprazzi
d’ironia in una vicenda tragica. Rosa Mogliasso dimostra una
capacità di osservare la realtà in modo acuto e pungente. Il suo
sguardo è sferzante sulle persone e i luoghi di cui coglie le
contraddizioni, i conflitti. L’attenzione ai dettagli, e la
precisione del suo lessico, offrono un’immagine di una realtà che
spesso conosciamo, ma di cui solo sulla pagina abbiamo una visione
lucida. Interessanti sono le sue analisi dei costumi, della società,
dei vizi, che emergono talvolta dai suoi dialoghi brillanti, quasi
senza farsi notare. Una comicità irresistibile illumina questo noir,
che dopo essersi fatto leggere tutto d’un fiato, proprio come
voleva l’autrice ci lascia un sorriso sulle labbra.
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