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Il personaggio

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       Gianluca Grignani

Placcaggio

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              Malika Ayane
International
REPORTAGE/ IL FUTURO DEI GIOVANI DEL NEPAL

img_5029.jpgAffascinati dall’Occidente, restano ancorati, orgogliosi, alla propria terra. I giovani nepalesi tra il sogno dell’istruzione e il mestiere da “portatori” in un Paese ancora instabile politicamente, ma che offre qualche spiraglio.

Fino al 1951 il Nepal era un Paese proibito. Con la caduta della dinastia Rana, la riapertura delle frontiere ha svelato al resto del mondo questa terra di mezzo, incastonata tra l’India e il Tibet. Solo dal 2008, con un’apertura alla democrazia, il Paese devastato da una feroce guerra civile e sconvolto dall’eccidio della famiglia reale per mano del principe ereditario, si lascia alle spalle i dieci anni più atroci della sua storia recente e comincia la faticosa ricostruzione delle infrastrutture.


da Kathmandu, Stella Tripodi


img_5245.jpgAppena arrivati in Nepal ci si sente in un altro mondo, che da lontano, attraverso i documentari, può essere solo immaginato. Ma quando si arriva, stanchi di un lunghissimo volo, non si può fare a meno di cogliere il movimento frenetico, senza sosta, del traffico caotico di Kathmandu, la capitale. Il Nepal è un Paese che sta cambiando. Quest’aria nuova è dipinta nei volti della gente. Nelle espressioni consumate degli adulti e nei sorrisi commoventi dei bambini. I più fortunati indossano le divise scolastiche azzurre e calzano goffamente delle scarpe di molte taglie più grandi, dentro le quali i loro piedini cresceranno. Ma solo il 3% di loro riuscirà a completare il ciclo scolastico. Gli altri saranno costretti ad abbandonare gli studi e ad andare a lavorare per aiutare le famiglie che vivono nell’estrema povertà.


Dai regnanti corrotti, una eredità difficile per le nuove generazioni

Per capire il Nepal di oggi è necessario fare riferimento ad un passato, fin troppo recente. Un passato che il Paese vuole a tutti i costi dimenticare. Una monarchia guidata da regnanti corrotti, interessati solo ad arricchirsi affamando il popolo e spingendolo alla lotta armata. I giovani del Nepal però, devono fare i conti con l’eredità lasciata da anni di Istituzioni inesistenti, e dal succedersi di dinastie indifferenti alle esigenze del popolo. Oggi il Nepal è una giovanissima democrazia, ma la stabilità politica è ancora lontana.


Verso la democrazia, incompiuta

Nel 1990 il re Birendra, dopo forti pressioni internazionali, si vide costretto ad assegnare la guida del governo all’opposizione, assumendo il ruolo di sovrano costituzionale. Ma i primi anni di vita della democrazia furono difficili, gestiti da partiti incapaci e politici improvvisati. Nel 1996 la tensione e la sfiducia si fecero così forti che culminarono nella “guerra del popolo” guidata dalle forze ribelli maoiste. Questo fu l’ennesimo colpo che fece sprofondare il Paese nell’arretratezza.

La guerra civile durata dieci anni ha provocato la morte di più di 16 mila persone, e non ha fatto che aumentare la povertà costringendo il governo a dirottare i fondi per lo Sviluppo ed assegnarli alla Difesa. Nel 2006, dopo gravi scontri, scioperi e manifestazioni, è stato nominato un nuovo governo, i maoisti hanno finalmente deposto le armi e l’ultimo re, Gyanendra, ha ceduto ogni suo potere. Nel 2008 il leader maoista Pachanda diventa primo ministro, ma poco meno di un anno dopo cade la coalizione e riprendono le ostilità dei maoisti esclusi dal governo. Tuttora le loro rappresaglie interessano soprattutto le periferie del Paese. È difficile seguire il filo logico che intreccia questi avvenimenti, ma un simile caos basta a dare un’idea dell’instabilità politica di cui solo ora si intravede la fine.


Obiettivo Istruzione per i giovani

In questo contesto precario, quali sono le aspettative, le possibilità e le ambizioni di un giovane? Cosa offre il nuovo Nepal all’ultima generazione?

Ancora oggi, istruzione e sanità pubblica sono praticamente inesistenti, ed accedervi privatamente, per una popolazione il cui reddito medio è di 470 dollari (US) l’anno, è davvero uno sforzo. Ciò nonostante i nepalesi hanno compreso l’importanza che rappresenta la scuola per il futuro dei propri figli, e sono disposti a sacrifici e rinunce per garantire loro l’accesso agli studi. Questo investimento per il futuro, che nel presente rappresenta una perdita della forza lavoro all’interno del nucleo familiare, ha costi elevatissimi: la quota mensile di una scuola primaria privata è di 50 dollari, ai quali si aggiungono l’acquisto della divisa e dei libri. Queste spese indirette sono le sole da affrontare per chi frequenta la scuola pubblica, ma il livello dell’istruzione è bassissimo.


Doposcuola? Gli studenti al lavoro

Il liceo, per quei pochi che lo frequentano, è impostato in modo che gli studenti possano avere il tempo necessario per lavorare. Ci si sveglia molto presto in Nepal, e a sancire i ritmi di tutto il paese è la luce del sole: prima dell’alba e dopo il tramonto tutto si ferma. La scuola secondaria inizia alle sei e finisce cinque ore dopo. I ragazzi, dopo aver mangiato il “daal bhaat tartari”, il piatto tradizionale a base di riso, lenticchie, patate piccantissime, carne e verdura, che si consuma rigorosamente con le mani, cominciano la loro giornata lavorativa. Si tolgono la divisa, come fanno i supereroi, e prendono le sembianze di venditori ambulanti, guidatori di risciò, o di aiutanti dei bottegai.


20 kg sulle spalle per 1 euro. Gli adolescenti “portatori”

Due dei nostri portatori hanno sedici e diciassette anni, ma non sono così fortunati. Il loro lavoro non gli consente di andare anche a scuola, perché consiste nell’accompagnare gli escursionisti durante i trekking alle pendici dell’Himalaya. Le loro giovani schiene servono a portare i pesanti bagagli occidentali, pieni di tanta attrezzatura della quale loro non capiscono la necessità. Ci guardano divertiti quando raggiungono le cime con 20 kg sulle spalle ed indossando sandali infradito, e noi arriviamo esausti dopo ore, con addosso solo il peso di una cultura fatta di troppe comodità. Per ogni giorno trascorso in alta quota, lontano dalle loro famiglie, guadagnano dalle 300 alle 750 rupie (100 rupie = 1 euro!). Per fortuna però la maggior parte del compenso è costituito dalle mance degli escursionisti. I viaggi possono durare dai quattro giorni alle due settimane, a seconda della durata e della difficoltà del percorso e se la stagione turistica è intensa, i portatori riescono a fare sette o otto viaggi. A causa dei monsoni, che investono il Paese da aprile a settembre, i sentieri sono praticabili solo per sei mesi l’anno, durante i quali sono autorizzate le escursioni. Il loro non è un mestiere facile, e può essere molto pericoloso.


L’International Porter Protection Group

Ogni anno si verificano incidenti, spesso mortali, causati dall’irresponsabilità delle agenzie di trekking, che trascurano lo stato di salute e la sicurezza dei loro dipendenti. Più ci si spinge in alta quota, più sono frequenti i casi di mal di montagna, congelamenti e cecità da riverbero. A causa del tragico bilancio di “incidenti sul lavoro” nel 1997 è nata l’International Porter Protection Group che si occupa di controllare le condizioni di sicurezza dei giovani portatori prima dei viaggi. Da qualche anno c’è una novità. Questo antico, difficile mestiere si è tinto di rosa: le viaggiatrici possono farsi accompagnare in questa esperienza dalle donne portatrici, riunite dalla Chhetri Sisters Guest House.



Il fascino dell’Occidente, e l’orgoglio per la propria terra.

Siamo in Nepal, un Paese che ci appare ancora, per molti aspetti, chiuso nel suo passato. Ma anche qui i giovani vogliono cambiare. Sebbene abbiano uno stile di vita così diverso, i ragazzi nepalesi subiscono il fascino prepotente dell’Occidente. Indossano raramente gli abiti tradizionali e partecipano sempre meno alle cerimonie religiose, alle quali invece non rinunciano uomini e donne delle precedenti generazioni. Tra i rituali più sconvolgenti c’è il sacrificio degli animali, il cui sangue deve dissetare la spietata dea Kalì. Malgrado i contrasti così stridenti tra tradizione e modernità, nei giovani c’è un equilibrio mistico che governa questa ricerca di identità. Il modello occidentale deve servire a rendere il Nepal un posto migliore. Non a cancellarne la spiritualità. Magari sarà meglio per tutti avere la luce elettrica e l’acqua nelle case. Le ragazze potrebbero lavare a casa e non in strada i loro lunghi e setosi capelli neri, tanto belli da fare invidia alle occidentali. Ma i giovani sono orgogliosi della loro terra. Diversamente da noi, non vogliono lasciarla.