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Affascinati
dall’Occidente, restano ancorati, orgogliosi, alla propria terra. I
giovani nepalesi tra il sogno dell’istruzione e il mestiere da
“portatori” in un Paese ancora instabile politicamente, ma che
offre qualche spiraglio.
Fino
al 1951 il Nepal era un Paese proibito. Con la caduta della dinastia
Rana, la riapertura delle frontiere ha svelato al resto del mondo
questa terra di mezzo, incastonata tra l’India e il Tibet. Solo dal
2008, con un’apertura alla democrazia, il Paese devastato da una
feroce guerra civile e sconvolto dall’eccidio della famiglia reale
per mano del principe ereditario, si lascia alle spalle i dieci anni
più atroci della sua storia recente e comincia la faticosa
ricostruzione delle infrastrutture.
da
Kathmandu, Stella Tripodi
Appena
arrivati in Nepal ci si sente in un altro mondo, che da lontano,
attraverso i documentari, può essere solo immaginato. Ma quando si
arriva, stanchi di un lunghissimo volo, non si può fare a meno di
cogliere il movimento frenetico, senza sosta, del traffico caotico di
Kathmandu, la capitale. Il Nepal è un Paese che sta cambiando.
Quest’aria nuova è dipinta nei volti della gente. Nelle
espressioni consumate degli adulti e nei sorrisi commoventi dei
bambini. I più fortunati indossano le divise scolastiche azzurre e
calzano goffamente delle scarpe di molte taglie più grandi, dentro
le quali i loro piedini cresceranno. Ma solo il 3% di loro riuscirà
a completare il ciclo scolastico. Gli altri saranno costretti ad
abbandonare gli studi e ad andare a lavorare per aiutare le famiglie
che vivono nell’estrema povertà.
Dai
regnanti corrotti, una eredità difficile per le nuove generazioni
Per
capire il Nepal di oggi è necessario fare riferimento ad un passato,
fin troppo recente. Un passato che il Paese vuole a tutti i costi
dimenticare. Una monarchia guidata da regnanti corrotti, interessati
solo ad arricchirsi affamando il popolo e spingendolo alla lotta
armata. I giovani del Nepal però, devono fare i conti con l’eredità
lasciata da anni di Istituzioni inesistenti, e dal succedersi di
dinastie indifferenti alle esigenze del popolo. Oggi il Nepal è una
giovanissima democrazia, ma la stabilità politica è ancora lontana.
Verso
la democrazia, incompiuta
Nel
1990 il re Birendra, dopo forti pressioni internazionali, si vide
costretto ad assegnare la guida del governo all’opposizione,
assumendo il ruolo di sovrano costituzionale. Ma i primi anni di vita
della democrazia furono difficili, gestiti da partiti incapaci e
politici improvvisati. Nel 1996 la tensione e la sfiducia si fecero
così forti che culminarono nella “guerra del popolo” guidata
dalle forze ribelli maoiste. Questo fu l’ennesimo colpo che fece
sprofondare il Paese nell’arretratezza.
La
guerra civile durata dieci anni ha provocato la morte di più di 16
mila persone, e non ha fatto che aumentare la povertà costringendo
il governo a dirottare i fondi per lo Sviluppo ed assegnarli alla
Difesa. Nel 2006, dopo gravi scontri, scioperi e manifestazioni, è
stato nominato un nuovo governo, i maoisti hanno finalmente deposto
le armi e l’ultimo re, Gyanendra, ha ceduto ogni suo potere. Nel
2008 il leader maoista Pachanda diventa primo ministro, ma poco meno
di un anno dopo cade la coalizione e riprendono le ostilità dei
maoisti esclusi dal governo. Tuttora le loro rappresaglie interessano
soprattutto le periferie del Paese. È difficile seguire il filo
logico che intreccia questi avvenimenti, ma un simile caos basta a
dare un’idea dell’instabilità politica di cui solo ora si
intravede la fine.
Obiettivo
Istruzione per i giovani
In
questo contesto precario, quali sono le aspettative, le possibilità
e le ambizioni di un giovane? Cosa offre il nuovo Nepal all’ultima
generazione?
Ancora
oggi, istruzione e sanità pubblica sono praticamente inesistenti, ed
accedervi privatamente, per una popolazione il cui reddito medio è
di 470 dollari (US) l’anno, è davvero uno sforzo. Ciò nonostante
i nepalesi hanno compreso l’importanza che rappresenta la scuola
per il futuro dei propri figli, e sono disposti a sacrifici e rinunce
per garantire loro l’accesso agli studi. Questo investimento per il
futuro, che nel presente rappresenta una perdita della forza lavoro
all’interno del nucleo familiare, ha costi elevatissimi: la quota
mensile di una scuola primaria privata è di 50 dollari, ai quali si
aggiungono l’acquisto della divisa e dei libri. Queste spese
indirette sono le sole da affrontare per chi frequenta la scuola
pubblica, ma il livello dell’istruzione è bassissimo.
Doposcuola?
Gli studenti al lavoro
Il
liceo, per quei pochi che lo frequentano, è impostato in modo che
gli studenti possano avere il tempo necessario per lavorare. Ci si
sveglia molto presto in Nepal, e a sancire i ritmi di tutto il paese
è la luce del sole: prima dell’alba e dopo il tramonto tutto si
ferma. La scuola secondaria inizia alle sei e finisce cinque ore
dopo. I ragazzi, dopo aver mangiato il “daal bhaat tartari”, il
piatto tradizionale a base di riso, lenticchie, patate piccantissime,
carne e verdura, che si consuma rigorosamente con le mani, cominciano
la loro giornata lavorativa. Si tolgono la divisa, come fanno i
supereroi, e prendono le sembianze di venditori ambulanti, guidatori
di risciò, o di aiutanti dei bottegai.
20
kg sulle spalle per 1 euro. Gli adolescenti “portatori”
Due
dei nostri portatori hanno sedici e diciassette anni, ma non sono
così fortunati. Il loro lavoro non gli consente di andare anche a
scuola, perché consiste nell’accompagnare gli escursionisti
durante i trekking alle pendici dell’Himalaya. Le loro giovani
schiene servono a portare i pesanti bagagli occidentali, pieni di
tanta attrezzatura della quale loro non capiscono la necessità. Ci
guardano divertiti quando raggiungono le cime con 20 kg sulle spalle
ed indossando sandali infradito, e noi arriviamo esausti dopo ore,
con addosso solo il peso di una cultura fatta di troppe comodità.
Per ogni giorno trascorso in alta quota, lontano dalle loro famiglie,
guadagnano dalle 300 alle 750 rupie (100 rupie = 1 euro!). Per
fortuna però la maggior parte del compenso è costituito dalle mance
degli escursionisti. I viaggi possono durare dai quattro giorni alle
due settimane, a seconda della durata e della difficoltà del
percorso e se la stagione turistica è intensa, i portatori riescono
a fare sette o otto viaggi. A causa dei monsoni, che investono il
Paese da aprile a settembre, i sentieri sono praticabili solo per sei
mesi l’anno, durante i quali sono autorizzate le escursioni. Il
loro non è un mestiere facile, e può essere molto pericoloso.
L’International
Porter Protection Group
Ogni
anno si verificano incidenti, spesso mortali, causati
dall’irresponsabilità delle agenzie di trekking, che trascurano lo
stato di salute e la sicurezza dei loro dipendenti. Più ci si spinge
in alta quota, più sono frequenti i casi di mal di montagna,
congelamenti e cecità da riverbero. A causa del tragico bilancio di
“incidenti sul lavoro” nel 1997 è nata l’International
Porter Protection Group che si occupa di controllare le
condizioni di sicurezza dei giovani portatori prima dei viaggi. Da
qualche anno c’è una novità. Questo antico, difficile mestiere si
è tinto di rosa: le viaggiatrici possono farsi accompagnare in
questa esperienza dalle donne portatrici, riunite dalla Chhetri
Sisters Guest House.
Il
fascino dell’Occidente, e l’orgoglio per la propria terra.
Siamo
in Nepal, un Paese che ci appare ancora, per molti aspetti, chiuso
nel suo passato. Ma anche qui i giovani vogliono cambiare. Sebbene
abbiano uno stile di vita così diverso, i ragazzi nepalesi subiscono
il fascino prepotente dell’Occidente. Indossano raramente gli abiti
tradizionali e partecipano sempre meno alle cerimonie religiose, alle
quali invece non rinunciano uomini e donne delle precedenti
generazioni. Tra i rituali più sconvolgenti c’è il sacrificio
degli animali, il cui sangue deve dissetare la spietata dea Kalì.
Malgrado i contrasti così stridenti tra tradizione e modernità, nei
giovani c’è un equilibrio mistico che governa questa ricerca di
identità. Il modello occidentale deve servire a rendere il Nepal un
posto migliore. Non a cancellarne la spiritualità. Magari sarà
meglio per tutti avere la luce elettrica e l’acqua nelle case. Le
ragazze potrebbero lavare a casa e non in strada i loro lunghi e
setosi capelli neri, tanto belli da fare invidia alle occidentali. Ma
i giovani sono orgogliosi della loro terra. Diversamente da noi, non
vogliono lasciarla.
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