Editoriale Ottobre 2008

CERVELLI: IN FUGA SÌ, MA SENZA MALINCONIA

 

ottobre 2008

 

“Tasse: l’Italia non è più maglia nera”. E ancora: “Crescono le retribuzioni, ad agosto: +4,2% annuo”. Perbacco, così riportate le due notizie (su fonte rispettivamente KPMG e ISTAT) quasi sembrano volerci convincere di un’Italia in ripresa, un’Italia su cui investire il nostro futuro.

Non ne siamo affatto convinti. In buona compagnia. È infatti opinione generalizzata che l’Italia se la passi male.

Ora c’è anche un dato, forte, relativo ai giovani che scelgono di emigrare all’Estero. Lo ha rilevato di recente l’ultimo “Rapporto sugli italiani nel mondo” della Fondazione Migrantes. Documentazione dettagliata alla mano, infierisce indirettamente sull’abusato e velleitario dibattito sulla fuga di cervelli. Un fenomeno in realtà assai più ampio di quel che si racconta e che racchiude in sé voglia professionale di scappare da un’Italia ingrata verso il merito, ma anche scelte culturali e motivazionali. Ecco il dato: sono più di due milioni, ed in costante aumento, gli under 35 che risiedono fuori dall’Italia. Sia chiaro, non si tratta di una esperienza all’estero donchisciottesca che poi si conclude con un ritorno del figliol prodigo. Al contrario, le centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze, che hanno scelto di cercare fortuna al di là dai nostri confini, non sono più tornati. “E la malinconia per la madre patria?”, azzarderanno i timorati della rottura fisica con la propria terra. I dati, ancora una volta, rispondono per i nostri migranti: gratificati per il proprio lavoro, e con una casa (di cui sono spesso proprietari), non hanno alcuna intenzione di tornare. Anzi, per essere più precisi, tornano, ma solo per spassarsela, e più volte l’anno. Si permettono persino di portare qualche soldo alle proprie famiglie d’origine. Che accettano volentieri sebbene, come rileva KPMG, non siamo più il fanalino di coda d’Europa per la pressione fiscale sulle imprese (ma restiamo sempre sul podio dei perdenti) e, come sostiene l’ISTAT, possiamo vantarci di aumenti nelle buste paga. Per molti fantomatiche.

Insomma, noi italiani, che in Italia ci viviamo, dovremmo essere, rispetto a loro, dei veri sfigati. Tutto sommato, ci può stare.

Il mondo è in crisi economica, vero. Ma, oltre agli emigrati italiani, anche i nostri coetanei spagnoli, francesi, tedeschi, scandinavi (la lista è lunghissima) lavorano e vivono autonomamente. E si concedono il lusso di risparmiare. Come anche i giovani statunitensi dei ceti medi che, malgrado colpiti dalla pesante crisi per la quale non fanno più la fila da Prada, Gucci o Armani nelle vie più fashion d’Italia, sono in grado di mettere da parte i propri risparmi. Che li rendono una risorsa per il Paese. Emblematica l’imponente campagna mediatica tv e radio lanciata negli States dal Dipartimento del Tesoro - c’è anche il videogame, controlyourcredit.gov, imperdibile - il cui messaggio è: “Non lasciare i tuoi risparmi in luoghi insicuri”. La campagna, come fa notare subito ai propri lettori, a scanso di equivoci, la giornalista del New York Times, Amy Schoenfeld, “non è rivolta alle banche di Wall Street, bensì  ad un target di giovani tra i 18 e i 24 anni”. Quel medesimo “target” che qui in Italia è colpito da campagne promozionali contro l’abuso di alcool finanziate con ingenti somme di denaro pubblico.

I bombardamenti che imperversano da tutti i fronti, dentro e fuori confine, non sembrano lasciarci scampo: sfigati, senza risorse e pure dannosi alla Società. Eccessivo. Gradiremmo, senza osare troppo, che ci giungesse almeno qualche messaggio positivo al di fuori delle post campagne elettorali. Per sentirci partecipi e attivamente utili a quello che al momento è un Paese che arranca, il nostro, che amiamo e di cui non vogliamo fare a meno. Lo stesso che a volte manca, senza malinconia, ai nostri coetanei emigrati italiani.

 
 
 
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