COSA NE SARÀ DELL’INCONTRO STORICO (PURE CON LA TIRATA D’ORECCHIE) TRA GOVERNO E GIOVANI

indignati ok.jpgdi Riccardo Severi

"Non sarà una riforma lacrime e sangue, forse sacrifici sì", aveva detto il premier Mario Monti il 14 novembre, proprio all'indomani dell'incarico di formare un nuovo  esecutivo. Una promessa, per ora questa, che non è stata mantenuta.

Le lacrime sono state versate, prima ancora che dai cittadini, proprio da uno dei suoi ministri di punta, quello del Lavoro e delle Politiche Sociali, Elsa Fornero, e proprio quando in conferenza stampa lei stessa delineava al mondo (cittadini, governi e borse) i piani del governo in tema di lavoro e pensioni. Una immagine indelebile, quella della ministra sconsolata, che ha conquistato l'apertura delle principali testate internazionali, incluso l'autorevole Wall Street Journal. Lacrime versate per "essere costretta" a castigare i pensionati non certo ricchi. Per il sangue, staremo a vedere. Certo è che la manovra ha scontentato un po' tutti, chi più e chi meno. Di più il ceto medio, salassato, e chi vedeva vicina la meritata e giusta pensione per una vita dedita al lavoro. Meno scontenti i ricchi veri, che hanno evitato la patrimoniale,  una misura che non sarebbe stata nemmeno troppo coraggiosa, come invece poteva esserlo un coinvolgimento della Chiesa nella tassa Ici. Restano inoltre molti dubbi sui tagli ai costi della politica, su cui si parla sempre con apparente velleità.

Malumori o meno, comunque, sta minestra s'ha da mangiare. L'incubo del crack Italia e dell'euro (le cui conseguenze sono ancora tutt'altro che chiare) resta, e lo ha confermato anche il Presidente Napolitano nel discorso di fine anno. Seppure le salassate sono tali per gli italiani che c'è persino chi (di sinistra) rimpiange il governo Berlusconi (prontissimo ad un ritorno in politica sull'onda dello scontento nazionale). Al momento, però, il flebile populismo dell'opposizione al Governo, in cerca di consensi, ha poca incidenza. A partire dell'opposizione della Lega di Bossi, che in nome della secessione si riunisce nel Parlamento padano, in una location privata che si affitta per pranzi, cene e feste (se il banchetto è prenotato? "Niente seduta in Parlamento", racconta telefonicamente ad un giornalista del tg3 il proprietario della sede autorevolissima).

Eppure la recessione - ormai lo sanno anche i muri - è correlata non solo all'esigenza di appianare il debito, ma soprattutto all'impellente necessità di permettere all'Italia di svilupparsi, di incrementare il prodotto  interno lordo, il che significa in soldoni permettere alla gente di lavorare per guadagnare e spendere. Si continua a parlare di tagli, ma poco, pochissimo, di sviluppo. L'occupabilità giovanile e femminile sembrerebbe essere promossa prevalentemente da sgravi Irap per le aziende.