Editoriale dicembre 2009

 

5 ANNI DI WHAT’S UP.

 

IL MESSAGGIO DEL MINISTRO DELLA GIOVENTÙ, GIORGIA MELONI



Il 26 novembre abbiamo festeggiato 5 anni esatti della nascita del nostro mensile e la III edizione del Premio What’s Up Giovani Talenti a cui il Ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, ha dato il Patrocinio. Non ha potuto presenziare, ma ci ha lasciato questo messaggio sincero, inaspettato, che pubblico integralmente.


Mi piace moltissimo l’idea di giovani che premiano altri giovani. Anche questo è protagonismo generazionale, anche questo significa assumersi delle responsabilità. La finalità di un premio è quella di riconoscere un merito a qualcuno o a qualcosa. La nostra Nazione abbonda di premi ma a volte accade che non sia propriamente il talento a ricevere il riconoscimento o che il merito venga stravolto nella sua accezione comune. Proprio questo è il punto dolente: non sappiamo più distinguere quale sia il significato reale in questi termini e relativizzarne il senso equivale ad annullarli. Capacità e meritocrazia hanno vissuto la stagione tragica della loro scomparsa dalla nostra cultura nel momento in cui è stato sovvertito l’ordine dei valori. Una mentalità contorta ha stabilito che fosse equo garantire l’uguaglianza di un punto di arrivo e non l’uguaglianza del punto di partenza. Vale a dire: se sei straordinariamente bravo o completamente incapace in una disciplina non importa perché verrà garantito lo stesso risultato. Ed ecco che i meriti ed i talenti di riferimento cominciarono ad essere altri: tessere di partiti, appartenenza o meno a questa piuttosto che a quella organizzazione o gruppo, conoscenze dritte, trasversali o oblique. Addirittura il talento ha cominciato a soffrire di una sorta di “lettera Scarlatta” di cui quasi vergognarsi perché poteva essere visto come una brutta malattia o, peggio, condizione sociale. Non ho esitato un momento a concedere il patrocinio a What’s Up perché contribuisce in maniera concreta ed intelligente a far cadere i muri e riappropriarsi del presente e del futuro. La frase di Ezra Pound “lo schiavo è quello che aspetta qualcuno a liberarlo” ben sintetizza la filosofia di What’s Up premio e magazine: non c’è bisogno che qualcuno vi dia “patenti” per dire la vostra, per raccontare il mondo giovanile, lo fate e basta. I mezzi di informazione fanno a gara per raccontare le storie di “giovinastri” invece che dei giovani: sei giovane? Allora sei un bullo, un tossico, un ubriacone, un “bamboccione” e pure fancazzista! E chi è che racconta le storie di migliaia e migliaia di ragazzi che fanno volontariato, che fanno arte, che fanno scoperte importantissime, che hanno una divisa sul petto e l’Italia nel cuore, che mettono su un progetto di vita malgrado le varie precarietà, che lottano le mafie, che fanno sport? Lo state facendo voi. E questo è il premio più bello da dare ad una generazione che è ribelle perché non soccombe e non si autocelebra ma cerca di avere il diritto ad affermare il proprio valore. Congratulazioni sincere per la Vostra splendida iniziativa e per il magazine"

 

Non c’è bisogno che qualcuno vi dia “patenti… lo fate e basta”. È vero, e continueremo a farlo. Ma che un Ministro che si occupa di giovani ce lo riconosca, con tale passione, è un bel riconoscimento.


Tanti auguri, lettori di What’s Up.