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5 ANNI DI
WHAT’S UP.
IL
MESSAGGIO DEL MINISTRO DELLA GIOVENTÙ, GIORGIA
MELONI
Il 26
novembre abbiamo festeggiato 5 anni esatti della nascita del nostro
mensile e la III edizione del Premio What’s Up Giovani Talenti a
cui il Ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, ha dato il
Patrocinio. Non ha potuto presenziare, ma ci ha lasciato questo
messaggio sincero, inaspettato, che pubblico integralmente.
“ Mi
piace moltissimo l’idea di giovani che premiano altri giovani.
Anche questo è protagonismo generazionale, anche questo significa
assumersi delle responsabilità. La finalità di un premio è quella
di riconoscere un merito a qualcuno o a qualcosa. La nostra Nazione
abbonda di premi ma a volte accade che non sia propriamente il
talento a ricevere il riconoscimento o che il merito venga stravolto
nella sua accezione comune. Proprio questo è il punto dolente: non
sappiamo più distinguere quale sia il significato reale in questi
termini e relativizzarne il senso equivale ad annullarli. Capacità e
meritocrazia hanno vissuto la stagione tragica della loro scomparsa
dalla nostra cultura nel momento in cui è stato sovvertito l’ordine
dei valori. Una mentalità contorta ha stabilito che fosse equo
garantire l’uguaglianza di un punto di arrivo e non l’uguaglianza
del punto di partenza. Vale a dire: se sei straordinariamente bravo o
completamente incapace in una disciplina non importa perché verrà
garantito lo stesso risultato. Ed ecco che i meriti ed i talenti di
riferimento cominciarono ad essere altri: tessere di partiti,
appartenenza o meno a questa piuttosto che a quella organizzazione o
gruppo, conoscenze dritte, trasversali o oblique. Addirittura il
talento ha cominciato a soffrire di una sorta di “lettera
Scarlatta” di cui quasi vergognarsi perché poteva essere visto
come una brutta malattia o, peggio, condizione sociale. Non ho
esitato un momento a concedere il patrocinio a What’s Up perché
contribuisce in maniera concreta ed intelligente a far cadere i muri
e riappropriarsi del presente e del futuro. La frase di Ezra Pound
“lo schiavo è quello che aspetta qualcuno a liberarlo” ben
sintetizza la filosofia di What’s Up premio e magazine: non c’è
bisogno che qualcuno vi dia “patenti” per dire la vostra, per
raccontare il mondo giovanile, lo fate e basta. I mezzi di
informazione fanno a gara per raccontare le storie di “giovinastri”
invece che dei giovani: sei giovane? Allora sei un bullo, un tossico,
un ubriacone, un “bamboccione” e pure fancazzista! E chi è che
racconta le storie di migliaia e migliaia di ragazzi che fanno
volontariato, che fanno arte, che fanno scoperte importantissime, che
hanno una divisa sul petto e l’Italia nel cuore, che mettono su un
progetto di vita malgrado le varie precarietà, che lottano le mafie,
che fanno sport? Lo state facendo voi. E questo è il premio più
bello da dare ad una generazione che è ribelle perché non soccombe
e non si autocelebra ma cerca di avere il diritto ad affermare il
proprio valore. Congratulazioni sincere per la Vostra splendida
iniziativa e per il magazine"
“Non c’è
bisogno che qualcuno vi dia “patenti… lo fate e basta”. È
vero, e continueremo a farlo. Ma che un Ministro che si occupa di
giovani ce lo riconosca, con tale passione, è un bel riconoscimento.
Tanti
auguri, lettori di What’s Up.
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