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NON C’È
IL TRUCCO…C’È
L’INGANNO: IL MAKE UP
Raccontato da
Lorella De Rossi
di Fabio
Melandri
Protesi,
barbe finte, nasi posticci sono gli strumenti di lavoro della
professione che andiamo questo mese a sviscerare grazie alla
collaborazione di Lorella De Rossi, truccatrice dal respiro
internazionale che l’ha vista protagonista sia del cinema italiano
(Viola di Mare, Il
seme della discordia) che internazionale
(Daylight, Vatel,
L’ultima legione).
“Io sono
alla quarta generazione di trucco dopo il mio bisnonno, mio nonno
(Alberto De Rossi – Il Gattopardo,
Cleopatra) e mio padre
(Giannetto De Rossi - Novecento,
C’era una volta il West)”.
Dovesse
definire la sua professione?
Il trucco
per me non è solo mettere il fondotinta e coprire due brufoli, ma
riuscire a far diventare una persona completamente anonima, un
personaggio storico. Amo gli invecchiamenti, barba e pelo, tutto ciò
che serve per trasformare un attore in personaggio.
Da chi e
come è composto il reparto trucco?
Generalmente
è composto da un capo reparto (Key Make Up), colui che è incaricato
di creare il reparto e coordinare il lavoro sul set, il suo secondo
ed un assistente (Make Up Artist) che si occupano specificatamente
del trucco sull’attore. Solitamente poi il capo reparto sceglie
anche il capo-parrucchiere, in quanto il trucco per essere credibile
deve essere completo dalla testa ai piedi.
Un lavoro
che inizia molto presto sul set…
Siamo tra i
primi ad arrivare e tra gli ultimi ad andare via. Ci sono alzatacce
incredibili. La sveglia alle 3-4 di notte è quasi la norma. In
Italia lavoro 11/13 ore, mentre quando si tratta di produzioni
internazionali siamo sulle 16/17 ore.
Il trucco
per il film Il divo
di Paolo Sorrentino.
La
difficoltà è stata dare l’idea di un personaggio particolare come
è Andreotti, rifacendosi su un viso completamente diverso. Dopo un
paio di prove abbiamo deciso di non calcare troppo la mano con
protesi e posticci per non trasformarlo in un personaggio da
Bagaglino. Ci siamo quindi limitati a dare l’impronta, un
compromesso tra l’attore Servillo ed il personaggio che doveva
diventare.
Lei ha
lavorato per diverse produzioni internazionali. Che differenze con il
modus operandi italiano?
Un abisso
incredibile. Sia con gli americani che con i francesi c’è un
rispetto profondo reciproco. Il regista decide per tutti, poi ogni
reparto è a sé. Senti una libertà mentale tale da poter dar sfogo
alla tua personalità. Poi quando gli americani decidono di fare un
film, lo fanno con un budget capace di coprire le diverse esigenze di
ogni reparto. In Italia è invece una lotta continua, dove ogni tua
richiesta viene fatta pesare come se remassi contro.
Qual è
il suo rapporto con Mel Gibson, con cui ha collaborato sia per La
Passione di Cristo che per Apocalypto?
Lui è
completamente fuori di testa, è un uomo d’assalto. Ti toglie la
vita. Lavorare con lui significa tornare a casa con 10 chili in meno.
È uno che non lascia nulla al caso; è una persona che vuole fare
film in un certo modo e ti fa sentire che anche tu lo puoi fare. Per
Apocalypto avevo 18
attori fissi sul set e oltre 700 comparse, tutte truccate dalla testa
ai piedi. Mi svegliavo a mezzanotte per oltre 7 ore di preparazione
prima di girare. Qui ho fatto anche il mio lavoro più impegnativo:
una pancia di nove mesi di una donna praticamente nuda. È stato un
set duro, con condizioni climatiche difficili. La Passione
di Cristo è stata invece un passione anche
per me. Entravo a Cinecittà a mezzogiorno e rientravo a casa alle 8
di mattina. Ad ogni modo mi piace molto lavorare con Mel, è un
entusiasta; per fermarlo gli devi sparare.
Il
rapporto con gli attori?
La loro più
grande paura è quella di non essere più loro. Vanno presi con le
pinze. I problemi maggiori li ho incontrati con gli attori italiani,
questo perché molti di loro non sono attori. Catapultati sul set da
una pubblicità o similare, non avendo studiato o fatto la gavetta,
si trovano investiti di un improvviso potere, che usano sempre molto
male. Ed io lì punto i piedi.
Un trucco
è ben riuscito quando…
… non si
vede. Io ho avuto la mia più grande soddisfazione sul set de Il
divo con Paolo Sorrentino che mi sfidava nel
riconoscere quando avessi messo su una cosa finta… non c’è mai
riuscito.
Tutte le
volte che gli portavo sul set attori dove io mettevo barba o baffi e
che lui conosceva personalmente, la prima volta che diceva loro è:
“Ma ti sei fatto crescere i baffi…”
Un
suggerimento per chi volesse fare questa professione?
Non esistono
buoni generali se non si è stati prima ottimi soldati. Se non parti
da zero non potrai mai imparare bene questo lavoro. Io sconsiglio di
fare i corsi. Sono un ladrocinio. Fanno spendere ai ragazzi migliaia
di euro per insegnare loro tecniche che non si usano più.
Consiglio di
entrare in contatto con truccatori che fanno cinema e iniziare
facendo i volontari. Io stessa l’ho fatto dove ho iniziato a
guadagnare dopo 5 anni che facevo la gavetta con mio padre… È
l’unico modo per fare questo lavoro, oltre ad avere tanta passione.
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