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IL RITORNO
DEGLI ALICE IN
CHAINS
"Tornare
a suonare senza Layne? Una sfida dura, che dobbiamo combattere"
di Irene
D'Intino
Pensiamo
all'America alla fine degli anni '80. Pensiamo alla città di
Seattle, e alla musica che in quegli anni nasceva per le strade. E
allora pensiamo ai Nirvana, ai Pearl Jam, ai Soundgarden.
E sicuramente penseremo anche agli Alice in Chains, il gruppo in
bilico tra il grunge e l'heavy metal capitanato dall'inarrivabile
voce di Layne Staley. Erano gli anni '90, era l'epoca in cui un
pezzo come Man in the Box
veniva trasmesso su Mtv e uno come Would?
finiva nella colonna sonora di un film. Ma erano anche gli anni in
cui dietro parole cupe e oscure, si nascondevano disagi reali,
solitudini e dipendenze difficilmente estirpabili. E così, già dal
'96, Stanley comincia a soffrire di una forte depressione, legata
alla droga e alla scomparsa prematura della sua compagna. Manca una
delle anime fondanti, difficile proseguire senza. Il cammino degli
Alice in Chians rallenta inesorabilmente, fin quando non ne decreta
la fine la morte di Layne. Era il 5 aprile del 2002.
Ora il
gruppo ha ripreso vita. Ma dove si trova la forza per tornare a
suonare senza il proprio leader? Ce lo facciamo raccontare da Sean
Kinney, batterista del gruppo americano che oggi, inaspettatamente,
risorge dalle proprie ceneri e pubblica Black
Gives Way to Blue, insieme alla nuova
voce, e membro, William DuVall. Sembra infatti che, dopo una
collaborazione benefica nel 2005, il gruppo abbia sentito l'esigenza
di un ritorno live che abbia poi confermato la maturità di un
ritorno anche in studio. Esce quindi a settembre 2009 il loro nuovo
album, che ora gli Alice in Chians presentano in giro per il mondo
con un tour live. Passano per l'Italia, e noi li incontriamo...
Ciao
Sean, benvenuto su What's Up. Black
Gives Way to Blue
è il vostro quarto album, pubblicato 14
anni dopo il terzo. Non ti chiederò cos'è cambiato nella vostra
musica in questi anni, ma cosa significava fare musica negli anni '90
e farla ora...
Significa la
stessa cosa, ciò che cambia è farlo dopo una grande perdita come
quella di un amico e di un membro della band. Assumere su di sé
questa sfida e combatterla è un percorso veramente duro, abbiamo
dovuto provare a concepire ciò che è successo come il naturale
corso delle cose, raccogliere i nostri sentimenti e riuscire ad
infilarli in un disco.
In
effetti la vostra reunion sembra
essere stata molto spontanea, come vecchi amici che non hanno
dimenticato ciò che hanno fatto insieme, e decidono di ricominciare
di nuovo...
Siamo sempre
rimasti molto vicini. Abbiamo deciso di parlare di cosa stava
succedendo e di cosa era successo. Come una famiglia, anche pensare
di fare uno show, suonare insieme o fare un album.
Questo
album è il primo insieme alla vostra nuova voce, William DuValle.
Solitamente "rimpiazzare" un membro tanto importante non è una
cosa facile, ma nel mondo DuValle ha ottenuto molti consensi. Forse
perché non ha voluto imitare l'insostituibile Layne?
Non avrebbe
potuto! Nessuno ha mai
voluto che fossero la stessa cosa. Lui è semplicemente un nuovo
membro degli Alice,
con il quale abbiamo cercato di armonizzare i nostri pezzi.
Probabilmente lui li canta come non li avrebbe cantati Layne, e
viceversa, e quello che ne esce è quindi un lavoro diverso.
E i
vostri fans in giro per il mondo? Cosa hanno pensato? Avevate paura
che non accettassero questo cambiamento?
No, non
abbiamo avuto paura. Credo di capire cosa possono aver provato,
perché è quello che ha provato anche la famiglia di Layne, è
quello che abbiamo provato anche tutti noi. Accettare il fatto che
abbiamo ricominciato a suonare insieme, che abbiamo scelto di
affrontare questa grande sfida, è quello che succede in fondo nella
vita di ciascuno: tutti perdiamo le persone che amiamo. Semplicemente
muoiono. Poi ovviamente dobbiamo accettarlo e andare avanti... siamo
contenti di quello che stiamo riuscendo a fare, e speriamo che le
persone ci seguano.
Pensate
di restare insieme, ora? Possiamo stare tranquilli?
Sì, sì.
Anche se non sappiamo esattamente cosa succederà, pensiamo
soprattutto al singolo momento che viviamo.
Avete
iniziato con l'album Facelift
nel 1990. A quel tempo la casa discografica Columbia decise di
investire su di voi, e più in generale in un rock indipendente. Ora
le grandi case discografiche sono ancora interessate alla musica e ai
gruppi indie?
Credo di sì,
ci sono delle
etichette di musica indie o band garage a cui le major si
interessano. Generalmente le persone pensano che la musica debba
essere libera, per raccontare quello che succede, e le etichette che
puntavano a fare soldi stanno crollando. E questo è eccitante e
spaventoso allo stesso tempo. Per i nuovi gruppi è molto più
difficile trovare una collaborazione che permetta loro di crescere.
Negli
anni '90 voi avevate vent'anni. Pensi che essere giovane in quegli
anni fosse più facile rispetto ad oggi, nella società americana?
No, non lo
so. Succedevano cose brutte allora e ne succedono oggi. Penso che
questo possa riguardare tutti, ovunque, perché negli ultimi 20 anni
abbiamo pensato solo in maniera egoistica, avida e arrivista. E
questo credo che riguardi gran parte delle persone nel mondo. È
necessario ristabilire quali siano le cose importanti, per riuscire a
vivere in un luogo migliore. Questo l'ho potuto notare viaggiando per
il mondo: non c'è solo in America, ma è così ovunque, anche per
colpa della crisi.
E c'è
ancora qualcosa che vi manca per completare la vostra carriera?
Fare musica
è sempre qualcosa di misterioso. Non lo so, vedremo. Vedremo cosa
succederà. Probabilmente finché ci piacerà fare quello che
facciamo, finché lo sentiremo come una cosa che ci fa stare bene,
finché avremo voglia di crescere e finché avremo la fortuna di
avere così tanti fans che ci seguono, continueremo a farlo.
Anche in
Italia con dei live
per presentare il vostro album. Cosa portate sul palco di questo tour
mondiale?
Suoniamo
le nostre canzoni! (Ride)
Stiamo portando avanti un gran lavoro di produzione perché suoneremo
a tantissimi festival, e ogni live ha bisogno di un adattamento
diverso. Credo che alla fine verrà fuori un mix di 4, 5 spettacoli
in uno. Noi cercheremo comunque solo di suonare le nostre canzoni,
divertirci e stare bene.
Grazie
Sean. Prima di salutarci, manda un messaggio a tutti i lettori...
Usate il
preservativo!
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