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Repartonumero6

reparto.jpg "Tutto ciò che potete immaginare è possibile. Quindi... andateci piano, con la fantasia"

 

di Luisa Foti

 

"Tutto ciò che potete immaginare è possibile, quindi andateci piano con la fantasia". Sono le parole di Gianfranco Dessì, il talentuoso cantautore piemontese, leader di "Repartonumero6" che pensa che l'Italia sia, più che un romanzo di Čechov, una "Una banda di idioti" di John Kennedy Toole. Dopo la vittoria nella sua categoria al Tour Music Fest 2011, concorso per band musicali con una giuria presieduta da Mogol (e che ha già aperto le iscrizioni per l'edizione 2012!), e aver ricevuto il premio discografia Alfa Music e il Premio Zimbalam, Dessì ci ha dedicato del tempo per parlare di come nascono le sue canzoni e del successo, inaspettato, che investe e riconosce il talento.  

 

Gianfranco, benvenuto su What's Up! Sei "reduce" dalla vittoria nella tua categoria al Tour Music Fest...
Sì! Avevamo partecipato, nel 2007, alla prima edizione del Tour arrivando in finale e riscuotendo un discreto successo di pubblico. La manifestazione era stata bene organizzata e il Piper fu una buona vetrina. Quest'anno ci inorgoglisce il fatto di aver vinto tre dei premi in palio per la categoria dei cantautori, un successo così era inaspettato.
 
Ed è arrivato. Quando hai deciso che la musica sarebbe diventata il tuo pane quotidiano?
Ho iniziato a suonare e a scrivere in maniera molto naturale, per il semplice piacere di "fare". Dopo un periodo piuttosto breve di rodaggio mi fu proposto di partecipare ad una manifestazione locale, festival che vinsi e che mi spronò a creare una band che proponesse un repertorio inedito. Da allora, parlo di almeno dieci anni fa, di cose ne sono successe davvero tante: i festival Rock targato Italia e Musicultura, una produzione artistica, tre tour europei, tantissimi palchi e tantissime piazze da ricordare.
 
La musica come necessità, sfogo o un mestiere come un altro?
Credo che scrivere sia una passione. Prima di scrivere bisogna leggere. Si deve conoscere bene la propria lingua. Improvvisarsi scrittori è infantile e ridicolo. Credo che il fatto di nascere in provincia abbia notevolmente condizionato il mio modo di scrivere, a Vercelli, dove vivo, la gente attribuisce al giudizio altrui una forte importanza, tutti sanno tutto di tutti. Una condizione che ti mette in imbarazzo, diventi consapevole che ciò che scrivi verrà ascoltato dalla tua "gente" e non da benemeriti sconosciuti. Scrivere per se stessi è sacrosanto, ma credo che sia diverso scrivere canzoni da far ascoltare al pubblico.
 
... Hai uno scrigno segreto con testi inediti?
Ci sono un sacco di cose che ho scritto e che mi guardo bene dal rendere "pubbliche", per una questione di pudore e di rispetto nei confronti della scrittura stessa.
 
"Repartonumero6" rimanda immediatamente a Čechov e al teatro. L'opera del drammaturgo russo narra della follia e dei manicomi, intesi come metafora della vita. Potrebbe oggi essere l'Italia un "Repartonumero 6"?
Più che al romanzo di Čechov, l'Italia mi fa pensare ad "Una banda di idioti" di John Kennedy Toole.
 
Come nascono le tue canzoni e qual è, se c'è, il leitmotiv della tua produzione artistica?
A volte penso alla mia ex moglie e mi ritrovo a scrivere del surriscaldamento globale. Non c'è una relazione fra ciò che provo e ciò che scrivo. Spesso attribuisco un significato alle mie canzoni dopo che ho finito di scriverle. I "Beoni", brano col quale abbiamo vinto il Tour Music Fest, parla di tre vecchi ubriachi che si riuniscono all'osteria del Pellegrino. Avevo iniziato a scrivere con l'intenzione di affrontare un tema politico e invece...
 
Una domanda "marzulliana": l'ispirazione nasce nelle cose comuni viste con un occhio clinico o da cose complesse viste con uno sguardo leggero?
Entrambe le cose. Un artista deve avere il dono della sintesi, servirsi di parole semplici per suscitare immagini complesse. Oppure può fare l'esatto contrario: "Battezzo col tuo nome del mio vegliar l'ultimo palpito": è un verso che scrissi durante le scuole medie ad una mia compagna di classe. Tutte le notti prima di dormire pensavo a lei. "A Berlino ci son stato con Bonetti... era un po' triste e molto grande!" (Lucio Dalla, Disperato erotico, ndr). Chi è stato a Berlino deve ammettere che non c'è frase più esaustiva di questa.
 
Dopo aver vinto questo premio, quali sono i progetti futuri?
Innanzitutto produrre il nuovo disco e promuoverlo. Ci sono alcune proposte che dobbiamo valutare. Nell'immediato futuro vorrei registrare un singolo: "Vuoto Atlantico". Parla di un tizio che non riesce più a ritrovare la macchina perché ha bevuto troppo.
 
Per concludere in bellezza, lascia una dedica ai lettori di What's Up!
Tutto ciò che potete immaginare è possibile. Quindi andateci piano, con la fantasia.