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L'intervista

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Marco Mengoni

Blog
Jerkin: se vuoi essere alla moda...salta!

 

jerkin.jpgC'è da scommetterci: il treno del Jerkin sta passando, e chi vuole fare tendenza deve obbligatoriamente salirci sopra. Di cosa stiamo parlando? Della nuova moda che sta spopolando negli Stati Uniti e che sembra avere tutte le carte in regola per detronizzare l'Hip Hop. Incoronata dal New York Times, che gli ha dedicato un'intera pagina, questa nuova danza di tendenza prende le mosse già un annetto fa, ma negli States, dove il singolo You're a Jerk ha letteralmente spopolato. Da lì alla Rete il passo è stato breve, e hanno cominciato a comparire moltissimi video in cui veniva riproposta, in tutte le salse: da coreografie nei video musicali, a tutorial in grado di spiegarne i passi, fino a rifacimenti che prendono in giro la tendenza. Ed è qui che il Jerkin è stato definitivamente sdoganato, perché non esiste presa in giro senza un minimo di notorietà. È stata definita la breakdance "di buona famiglia", perché non ha bisogno di essere contestualizzata in scontri tra gangs o sobborghi malfamati. Anzi, secondo chi ne ha fatto già motivo di culto, risulta essere decisamente più democratica delle "street dance" progenitrici: come spiega Caesar Ruiz, membro dei Team Dummy, una jerking crew latino americana sulle pagine di La Repubblica.it, il Jerkin "è semplice e dà l'idea che chiunque possa imparare a ballarlo. Abbiamo semplicemente deciso che non ci sono colori nel jerking. Mai un messicano o un portoricano avrebbe potuto fare breakdance prima, era un ballo afroamericano, nero". Quindi democrazia, allegria e voglia di divertirsi in questo misto di passetti saltellanti, come spiega bene anche il nome ("jerk" vuol dire "cretino" ma anche il "saltello").  Il problema, se ce n'è uno, è che come ogni cosa che sia minimamente popolare, viene adocchiata da chi intende ricavarci dei soldi: e quindi ecco che grandi etichette discografiche stanno per mettere sotto contratto alcune tra le più famose jerkin'crews, un regista trentenne ne sta già girando un documentario ma soprattutto si pensa già ad un reality da mandare in onda su Mtv. Ma in fondo cosa c'è di più democratico di qualcosa che, facendo divertire tutti, fa arricchire anche qualcuno?

 

 
Manicure, extencion e massaggi: le Spa per gli Under 14

 

littlemissamerica.jpgSarà pur vero che i genitori farebbero di tutto pur di far assaporare le gioie della vita ai propri figli, ma come la mettiamo quando la gioia in questione è un bel massaggio o una manicure? Sì, perché le signore sanno benissimo come ci si sente dopo un bel trattamento estetico rigenerante o dopo un taglio di capelli, quasi sempre terapeutico. E ultimamente questo “passatempo”, che fa bene sia la corpo che allo spirito (anche se un po' meno al portafoglio), è diventato anche appannaggio dei signori, che non vogliono rinunciare alla gioia di farsi coccolare. Altro discorso però è quando l'oggetto di attenzione di competenti estetiste diventano i bambini. Usanza ormai assodata in America, ora stanno arrivando anche da noi i Kid's Beauty, veri e propri centri estetici nei quali il cliente perfetto non supera i 14 anni. Massaggi al cioccolato, allo zucchero a velo, alla fragola o alla mandorla pediluvi rilassanti alle rose e manicure con massaggio con crema al cioccolato sono solo alcuni dei servizi offerti ai baby clienti in uno dei centri aperti a Milano. Per ora, infatti, i Kid's Beauty sembrano limitare la loro presenza solo al capoluogo lombardo (per una sorta di continuum estetico, se vogliamo) ma probabilmente non tarderanno la loro discesa per la Penisola. Tra i trattamenti più richiesti dalle bambine figura la manicure, con smalti all'acqua dai colori vivaci e l'applicazione di extencion colorate, mentre per i maschietti (se vale per i papà, perché non dovrebbe valere per loro?) sembrano richiestissimi pediluvi rilassanti e massaggi rigeneranti. Dai centri assicurano che i prodotti utilizzati sono atossici, naturali e quindi sicuri, e noi lo speriamo bene, visto che uno di questi offre un apposito servizio di massaggi ayurvedici dedicati ai neonati. Forse è opportuno chiedersi se da questo a Little Miss America (o Italia) il passo sia poi così lungo...

 

 
La censura di Kylie Minogue

 

kylie-minogue-2.jpgIl settore pubblicitario, si sa, è uno di quelli che maggiormente sta subendo la crisi, considerati i bassi investimenti in ogni campo. La soluzione, in questi casi, resta l'ingegno, che porta molte volte a raggiungere risultati di gran lunga migliori rispetto a quello che si sperava. E' probabilmente quello che è successo alla linea di abbigliamento Agent Provocateur, che ha pensato bene di ingaggiare per la sua pubblicità il noto volto (e il rispettivo corpo) di Kylie Minogue. La campagna, indetta per web, vedeva la nota cantante salire a bordo di un toro meccanico, "vestita" solomente di una sexy lingerie, e domarlo con esplicite movenze sensuali. Nemmeno a dirlo, il video ha raggiunto un totale di circa 350 milioni di contatti, grazie anche alla sua condivisione su YouTube, facendo schizzare la pubblicità in vetta alla classifica di GoViral, società specializzata in campagne pubblicitarie sul web. Pochi giorni dopo, però, è scattata la censura, almeno parziale: il video infatti è stato ritenuto (così come si legge sul famoso sito di video sharing) contenete "materiale inappropriato per alcuni utenti": certo, è ancora possibile vederlo registrandosi e certificando la propria maggiore età, ma siamo certi che in fondo già la pubblicazione del video (e la sua successiva censura) abbiano portato alla linea di abbigliamento molta più pubblicità di quanto non si aspettassero.

 

 
Quando l'abbigliamento comporta l'insulto

La vicenda della studentessa brasiliana Arruda


skirt.jpgSarebbe curioso chiedere ad una femminista vera, di quelle tanto invocate, cosa ne pensa di Arruda. Sì, perché seduta sui divani dei talk show, ora la ragazza grida alla discriminazione, all'intolleranza. E forse è anche così. Ma come in ogni situazione, bisogna scavare per cercare di capire, molto prima di giudicare. Da una parte, ma anche dall'altra. E allora proviamo prima a spiegare i fatti. Il 22 ottobre scorso, alla Bandeirante University, un ateneo privato dei dintorni di San Paolo, una studentessa ventenne, Geysi Villa Nova Arruda, viene espulsa a causa del suo abbigliamento. Indossava, in aula, un vestito rosa attillato che terminava con una minigonna corta. A protestare per primi sono stati i compagni...

 
Alda Merini, scompare la “piccola ape furibonda” della poesia italiana

 

merini-alda.jpgPer una generazione nata a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, conoscere, ascoltare e vivere figure storiche della letteratura è ed è stato pressoché impossibile, soprattutto a causa della tarda istituzionalità che gli ambiti accademici tendono a riconoscere alle figure letterarie di spicco. Un’eccezione però c’è, o forse dovremmo dire c’era, visto che Alda Merini è morta l’1 novembre. Forse nel suo caso è stata anche la sua figura controversa a causare un non sempre universale e comunque lento riconoscimento di meriti, certo è che proprio nei Nobel assegnati quest’anno qualcuno aveva azzardato il suo nome. Siamo vissuti perciò in presenza, e questo è innegabile,  di una scrittrice e poetessa che, a prescindere da come poi siano andate le cose, anche solo per un attimo, è stata considerata degna di un Premio Nobel. Ma certo non servono riconoscimenti istituzionali per affermare che Alda Merini rappresentava una delle luci più geniali, avanguardiste e instancabili della poesia contemporanea italiana. Nata a Milano il 21 marzo del 1931, non può frequentare il liceo perché respinta in Italiano. È perciò costretta a compiere i suoi studi superiori all'Istituto professionale Laura Solera Mantegazza ed esordisce giovanissima, a solo 15 anni. Ma è anche giovanissima che in lei cominciano ad apparire le prime “ombre”,  che la costringono ad un internamento in un ospedale psichiatrico,  ma che allo stesso tempo non le impediranno, una volta uscita, di frequentare e soprattutto essere apprezzata da moltissimi scrittori ed intellettuali. Uno su tutti, Salvatore Quasimodo, al quale dedicherà anche alcune poesie. L’esperienza del manicomio non lascia però la poetessa indifferente, soprattutto quando è costretta ad un nuovo ricovero che la vedrà libera solo nel ’79. Il suo lavoro da allora diventa irrefrenabile e si intreccia in maniera indissolubile con la sua vita, le sue esperienze, i suoi amori e una poesia che si impone poi nella scena italiana in maniera unica e allo stesso tempo indelebile. Raccontare la poesia, e in particolare quella della Merini, è sicuramente arduo, addirittura sgarbato, se non ridicolo e riduttivo: ognuno fa uso e consumo della cultura come e se lo ritiene opportuno. Quello che ci preme qui sottolineare è la rarità di un’esperienza come quella che abbiamo avuto la possibilità di vivere, potendo apprendere, conoscere e ascoltare “dal vivo” una delle più grandi voci poetiche del panorama italiano contemporaneo. Basta. Anche perché, come diceva appunto la Merini, “non cercate di prendere i poeti, perché vi scapperanno tra le dita”.

 

 

 
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