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L'intervista

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Marco Mengoni

Blog
Chi non guadagna non spende

Il triste problema dei giovani sollevato da Draghi (ma risolto da nessuno)

di Irene D'Intino

money.jpgNon serve essere studenti di economia. Basta forse conoscere un minimo di storia o far funzionare un po' il cervello. Uomo che non guadagna, non spende. Detto molto in soldoni, è il principio dal quale l'America di Roosevelt ripartì dopo la crisi del '29, lo stesso che sembra così difficile da far comprendere a molti governi della "Vecchia Europa". Eppure non sembra complicato: se io lavoro ma guadagno poco (perché sottopagato, magari con un contratto  a termine ecc...) automaticamente avrò pochi soldi da investire; spenderò perciò sempre meno, concentrando le mie forze solo su ciò che per me è veramente indispensabile. Non comprerò certo una macchina nuova, non cambierò computer né cellulare, non farò viaggi, non comprerò scarpe all'ultima moda.

 
Concerto Primo Maggio 2011: Ennio Morricone digirigerà “Elegia per L’Italia”

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di Elsa Piccione

"La storia siamo noi" il tema del concertone del Primo Maggio prossimo a Roma. Un tema scelto dai sindacati CGIL, CISL e UIL per festeggiare i 150 anni dell'Unità d'Italia. Un titolo che racchiude tre grandi valori del Primo Maggio: storia, patria e lavoro. Onore e prestigio costituirà per il concerto la presenza del Maestro Ennio Morricone che ha accettato di esibirsi sul palco di San Giovanni in Laterano. Dirigerà un brano, composto per l'occasione, dal titolo "Elegia per l'Italia". Un pezzo che ha un'introduzione forte e che si racchiude poi in suoni leggerissimi. All'interno del brano tre citazioni dell'Inno di Mameli e un profondo senso di tristezza. "La stessa tristezza - come ha dichiarato il Maestro alla Conferenza Stampa - che sento per quello che succede oggi in Italia e nel mondo". Il Maestro Morricone ha confessato di dirigere da sempre soltanto la propria musica. In occasione del Primo Maggio invece spera di riuscire ad arrangiare un pezzo, non suo, che lo ha commosso. Vorrebbe eseguirlo. Si tratta di un brano che racconta di un soldato che lascia la famiglia e l'amore. Un brano che parla di un uomo di quelli che hanno fatto l'Unità d'Italia. Non è stato ancora svelato il titolo.

L'altra grande novità del Concertone è la presenza della grande Orchestra Roma Sinfonietta con 72 elementi e un coro di 60 voci, che sarà diretta dal grande maestro Francesco Lanzillotta. Agli artisti che si susseguiranno sul palco, ancora top secret, è stato chiesto di interagire con l'orchestra che rimmarrà sul palco, nascosta in certi casi da un sipario. Non ci sarà più infatti il famoso palco circolare, ma due pedane che si muoveranno orizzontalmente, proprio per consentire la presenza in scena dell'orchestra. Quindi un Concertone che vira verso una contaminazione orchestrale. Nello spirito delle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia verranno celebrati alcuni nomi insigni della storia italiana: Dante Alighieri, Arturo Toscanini, Totò, Pasolini, Gigi Riva, Anna Magnani, don Pino Puglisi, Rita Levi Montalcini e altri ancora. E a quelli che vorrebbero ogni anno solo rock per il Primo Maggio è una frase di Ennio Morricone a rispondere "tutti i rumori della vita sono musica". Infatti nell'intento degli organizzatori del Concerto del Primo Maggio c'è lo scopo di rinnovare continuamente le proposte musicali ma soprattutto di portare a casa della gente e alle orecchie dei giovani la grande musica e i grandi autori; sentiremo infatti proprio al concerto il "Nabucco", "Bella ciao", "Volare" e l'"Inno di Mameli".

 

 
ADDIO AI WHITE STRIPES: LORO LA HIT “SEVEN NATION ARMY”

Si scioglie il duo di Detroit, autori della canzone che ispirò il famoso "Po-Popopo-Po" durante i mondiali del 2006.

di Ugo Tucci

the_white_stripes.jpgEra l'estate del 2006, e come tutte le estati in cui si svolgono i Mondiali di calcio l'Italia era unita dalla passione per questo sport tanto amato quanto discusso. Era l'estate di calciopoli, e solo il cammino trionfante in Germania della Nazionale guidata da Marcello Lippi fece rinascere in breve tempo l'amore per un mondo che solo un mese prima aveva mostrato la sua faccia più brutta. Di quell'estate e di quel mondiale, sono tanti i flashback e le foto che ci portiamo dentro: il sigaro di Lippi, l'esultanza di Grosso, le parate di Buffon e gli anticipi di Cannavaro. Ma se proviamo a chiudere gli occhi, e ci limitiamo ad ascoltare, il suono, il ritornello è solo uno: quel "Po-Popopo-Po" che ha accompagnato tutte le vittorie azzurre, fino alla finale di Berlino contro la Francia e i festeggiamenti di Roma al Circo Massimo. Una melodia tanto semplice quanto accattivante, usata dai tifosi belgi del Bruges per incitare la loro squadra, idea "rubata" poi da quelli della Roma durante una partita di Champions League proprio contro il Bruges. Da lì la moda di incitare la Nazionale, che è diventata la vera colonna sonora (non ufficiale) di quel Mondiale. Quella melodia però non è un semplice coro da stadio, ma la hit di punta di uno dei gruppi rock più innovativi degli ultimi anni, i White Stripes: Jack e Meg White (marito e moglie, prima del divorzio) i componenti di una band che faceva musica solo con chitarra e batteria. "Faceva", perché il 2 febbraio la casa discografica di Jack (la "The Third man") ha annunciato lo scioglimento del gruppo "per preservare ciò che di bello e speciale c'è nella band, e che deve restare per sempre". In realtà, sembra che alla base della decisione ci sia una forma di depressione che ha colpito proprio Meg, cosa che ha portato poi alla cancellazione di vari concerti. Un peccato, per una band arrivata al successo grazie all'album "White Blood Cells" e al singolo "Seven Nation Army" (dal riff di questa canzone il famoso Po-Popopo-Po), protagonista di una musica poco commerciale e con pochi fronzoli, ma che puntava tutto su un sound rumoroso in cui la chitarra la faceva da padrone. Ci mancheranno,  anche se Jack resta in pista con diversi progetti: starà a lui non farci dimenticare un pezzo di storia del rock moderno, innovativi e raffinati. Per noi, saranno sempre la "colonna sonora" dell'estate 2006.

 

 
JEANS PERICOLOSI... PER CHI LI “INVECCHIA”

Qualcuno li ha ribattezzati “jeans killer” mentre la maggior parte di noi li indossa senza curarsi del pericolo. Soltanto la Clean Clothes Campaign sta denunciando i gravi rischi per la salute degli operai che sono ancora costretti ad usare il sandblasting come sistema di invecchiamento del tessuto.

di Giacomo Caracciolo

jeans.jpgNel 1966 (oltre cinquant’anni fa!) l’allora Comunità Europea ha vietato nei paesi membri la c.d. “sabbiatura” (sandblasting), quel procedimento di lavorazione degli indumenti, utilizzato soprattutto con i jeans, che consiste nel lanciare sabbia ad alta pressione sui capi attraverso bocchettoni manovrati manualmente per ottenere l’effetto vintage. Cos’ha portato ad un divieto così drastico? La scoperta che l’esposizione prolungata (dai 6 ai 24 mesi) alle micro particelle create dall’impatto della sabbia contro il tessuto avrebbe potuto causare la silicosi (pericolosa malattia polmonare che può anche portare al decesso). Purtroppo però, come troppo spesso accade, i maggiori brand del denim non hanno smesso di utilizzare il sandblusting bensì hanno delocalizzato la produzione in paesi privi di normativa in materia, come se il diritto alla salute fosse meno diritto fuori dai confini del vecchio continente. Oggi sono soprattutto coloro che animano i piccoli laboratori tessili in Bangladesh, Egitto, Cina, Turchia, Brasile e Messico a mettere in pericolo i loro polmoni. Seppur complicato fare una stima sulla malattia, visto l’altissimo numero di lavoro nero, un dato rilevante c’è: 46 morti per silicosi in Turchia, dal divieto comunitario ad oggi (poco meno di un decesso all’anno!). Da fine gennaio, però, grazie all’impegno della Clean Clothes Campaign (www.cleanclothes.org), una rete di organizzazioni sindacali e non governative europee che da anni cerca di far conoscere cosa c’è dietro molti dei jeans scoloriti che tanto ci piacciono (e che in Italia poggia sulla piattaforma www.abitipuliti.org), il problema dei “jeans killer” è tornato ad interessare l’opinione pubblica tanto da raccogliere il consenso di alcuni marchi importanti. Questa settimana (dal 14 al 20 febbraio) è stata, inoltre, consacrata come settimana europea di mobilitazione per l’abolizione della sabbiatura dei jeans (sponsorizzata anche su facebook) e What’s Up non potevamo non darvene conto. A questo punto, però, vi chiederete chi sono i “buoni”, vi accontentiamo: Levi’s, H&M e C&A hanno già eliminato la sabbiatura dalle loro collezioni. I “cattivi”? Diesel, Dolce&Gabbana e Armani, che si rifiutano di aprire un tavolo di confronto con la Compagnia. (L’appello della Clean Clothes Campaign è scaricabile dal link http://www.abitipuliti.org/images/pdf/Appello_sandblasting_IT.pdf).

 
Grammy Awards 2011 tra sorprese, premi scontati e…scivoloni

 di Irene D'Intino

ladygaga.jpgC'è chi sale e c'è chi scende. E' sempre così quando si decretano i vincitori di qualche premio. Da una parte si incoronano i successi di ieri (seppure un ieri recentissimo), dall'altra si gettano le basi per le notorietà di domani, che dai premi spesso ottengono un'utile consacrazione. Stessa cosa è successa, ancora una volta, ai premi musicali più famosi del mondo, i Grammy Awards 2011, da poche ore consegnati allo Staple Center di Los Angeles. Scontato dirlo, la regina della serata è stata ancora una volta Lady Gaga, fin troppo facile da premiare, oramai: a lei vanno ben 2 Grammy, quello come miglior album pop per "The Fame monster" e quello come miglior performance vocale single per "Bad Romance". La lady del Pop ha ringraziato offrendo una delle sue sobriosissime performance sulle note dell' ultimo singolo "Born this Way". In barba alla scontatissima Gaga, due belle sorprese sono stati i riconoscimenti assegnati ai Lady Antebellum e al gruppo indie degli Arcade Fire. Miglior album country dell'anno, per i primi, insieme ad altri 3 premi; i secondi invece hanno strappato il premio più importante, quello di disco dell'anno, con il loro "The Suburbs", sottraendolo ai fiduciosi Gaga, Rihanna ed Eminem, solo per citarne alcuni. Proprio Eminem si è consolato con il miglior album rap, mentre pochi motivi di consolazione ha trovato Justin Bieber, bimbo prodigio che si è visto strappare il premio come miglior artista rivelazione dalla cantante jazz Esperanza Splading.

Spazio anche per il verdissimo successo di Bruno Mars (miglior esibizione maschile pop vocal), per i Train con il loro "Hey soul sister" (miglior canzone cantata da un duo o un gruppo) e infine per gli ormai indiscutibili Muse (migliore album rock). Soddisfazione italiana per il premio al maestro Riccardo Muti per la sua "Messa da Requiem" registrata con la Chicago Simphony. Il maestro ha potuto godere della soddisfazione però solo dal letto dell'ospedale di Chicago in cui è ricoverato da quando ha subito l'operazione per l'inserimento di un peacemaker. Scivolone, infine, per Christina Aguilera, alla quale ultimamente non sembra andarne bene una: dopo aver sbagliato le parole dell'inno nazionale durante il Super Bowl e l'uscita sottotono del film "Burlesque", eccola "caraccolare" sul palco alla fine della sua esibizione. Per fortuna, le telecamere hanno mancato il primo piano sull'accaduto. Se la si vuole definire fortuna...

 

 
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