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Lady Gaga regina degli Mtv Europe Music Awards |
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E Marco Mengoni è il
primo italiano a vincere il Best European Act
Si è tenuta ieri sera,
alla Caja Magica di Madrid, in Spagna, la serata degli Mtv Europe
Music Awards 2010, manifestazione che quest'anno ha spento le sue
diciassettesime candeline. Madrina della serata, la casalinga
disperata Eva Longoria, mentre la diretta web è stata
presentata dal giovanissimo Justin Bieber, che proprio ad
Internet deve il suo grande successo tra le teenagers, successo che
gli ha permesso di aggiudicarsi due premi, Best Male e Best Push Act.
Ma la vera pluripremiata regina della serata è stata lei,
l'incontrastabile icona Lady Gaga, che delle 5 nomination a
suo nome, ne ha intascate ben 3: Best Pop, Best Female e Best Song
(quest'ultima per il singolo "Bad Romance"). La fama che le
ha regalato tanti onori le permette anche di non essere presente alla
premiazione, ma di ringraziare (frettolosamente, e con un
improponibile parruccone in testa) attraverso un messaggio video via
satellite dallo stadio di Budapest, dove doveva esibirsi per un
concerto con 20mila fan. Proprio come le vere star. E, proprio come
un'icona che si rispetti, fa incetta di premi, lasciando a bocca
asciutta tutte le sue colleghe. Prima fra le altre, la (dicono)
acerrima rivale Katy Perry, che si è dovuta accontentare del
Best Video che molte malelingue sostengono, tra l'altro, immeritato.
Dal look (orribile) mostrato sul palco e dalle stonature durante la
sua performance, verrebbe da crederci… Ma la soddisfazione italica
della serata ce l'ha riservata Marco Mengoni, il primo
italiano nella storia della manifestazione a ricevere il Best
European Act come artista più votato tra quelli di tutti i Paesi
d'Europa. Tra gli altri premiati si è visto sfilare i Linkin
Park (Best Live Act), i Thirty Seconds To Mars (Best
Rock), i Tokio Hotel (Best World Stage Performance), Eminem
(Best Hip Hop), i Paramore (Best Alternative) e Ke$ha
(Best New Act), che si è presentata in apertura visibilmente
alterata (camomilla, o…?) con un discorso in cui borbottava
dell’importanza di alzare il dito (medio?) contro il cinismo. Va
beh. Riconoscimento anche per i Bon Jovi che, per il loro
contributo alla musica, si sono visti assegnare il Global Icon Award,
e per Shakira, che ha ritirato l'MTV Free Your Mind Award per
il suo impegno umanitario e che ha aperto la serata suonando (e
ballando) “Loca” e la magica “Waka waka”, mandando in
visibilio le migliaia di persone che affollavano il Caja Magica. In
contemporanea alla diretta dei premi, tre mega show tenutisi presso
la Puerta de Alcalà, dove si sono esibiti, davanti a circa 100 mila
fan, Katy Perry (appunto), Linkin Park e i Thirty Seconds To Mars.
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Demòni a teatro: 12 ore per vivere il romanzo |
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di Michele
Bincoletto
Il 30 e il 31 ottobre è andato in scena al Teatro
Astra di Torino, grazie al sostegno della Fondazione Teatro Piemonte
Europa, diretta da Beppe Navello, l’ultima impresa spettacolare di
Peter Stein, I demòni di Fëdor Dostoevskij.
Lo spettacolo avrebbe dovuto debuttare nella
primavera del 2009, sotto l’egida del Teatro Stabile di Torino, che
però ha dovuto fare marcia indietro all’ultimo, visti gli elevati
costi di produzione. Il regista e la moglie, Maddalena Crippa,
attrice di forte presenza scenica, impegnata nel ruolo, difficile ma
perfettamente interpretato, della generalessa Varvara Petrovna, non
si sono però tirati indietro e sono riusciti ad andare in scena, in
forma di workshop, nel maggio 2009, nella loro tenuta umbra, a San
Pancrazio, con grande successo. Da lì è partita la
tournée che, prima di approdare per le sue ultime date a Torino in
questi giorni, proprio nel luogo per il quale lo spettacolo era stato
pensato e creato, ha toccato diverse mete internazionali tra cui
Vienna, Amsterdam, Atene, Parigi e persino New York, incantando le
platee internazionali; a febbraio 2010 è stato anche insignito del
Premio Ubu come “spettacolo dell’anno”.
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A un anno dalla morte: Alda Merini per Papa Wojtyla |
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di Fabrizio Assandri
"È vento / il
tuo che portò tanti giorni / e tante notti”. Uno degli ultimi
volumi che la poetessa Alda Merini ha composto – e di cui andava
particolarmente fiera – s’intitola “Santo Padre divina poesia”.
Si tratta di una raccolta di poesie dedicate a Giovanni Paolo II,
inserite in un libro che è in sé un’opera d’arte (a tiratura
limitata) con le illustrazioni di Elvio Marchionni. La stessa
poetessa così spiegava il suo legame col Papa polacco: “Feci una
recensione al suo libro ‘La bottega dell’orefice’ e lui teneva
il mio ‘Magnificat’ sul comodino. Era un poeta, come me”. Il
libro è edito da Incisione Arte di Giuliano Grittini
(www.incisionearte.it),
fotografo e amico della poetessa, che così la ricorda: “Mi
innamorai dei suoi occhi verdi la prima volta che la incontrai più
di vent’anni fa e da allora non l’ho più lasciata. Era capace di
chiamarmi trenta volte al giorno, perché arrabbiata con me o perché
voleva dettarmi una poesia. La registravo sempre per non perdere
neanche una sillaba di quello che diceva, ma ogni tanto mi faceva
spegnere la telecamera e recitava le sue poesie solo per me. Era
magica, c’era un soffio divino in lei e la sua poesia era un dono
di Dio, capace di scuotere dentro, nella pancia”. La poesia era per
Alda uno stile di vita: “Viveva fuori dagli schemi, come un vero
poeta bohémien, e fu
capita da pochi”.
L’ultimo giorno arrivò in ospedale un frate da lei chiamato “come
se avesse previsto il momento esatto della propria morte. Il frate le
diede un’immagine di Padre Pio e pregammo tutti insieme. Alda mi
disse: ‘Giuliano, la Merini muore’, e mi dettò l’ultima
poesia, che non ho ancora avuto il coraggio di rileggere”.
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Mondo del Reggae a lutto per Gregory Issac |
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di Valerio D’Angelo
Per
gli amanti del reggae la morte di Gregory Isaac ha avuto lo stesso effetto,
spiazzante e travolgente, che la scomparsa di Kurt Cobain ha avuto per gli
amante del grunge. Uno degli ultimi "grandi leoni", come vengono chiamati in
gergo i veterani della musica reggae, si è spento martedì notte nella sua casa
di Londra, dove ormai viveva da molti anni, all'età di 59 anni. Combattivo e
tenace, era da tempo malato di cancro ai polmoni, ma l'amore per la musica lo
aveva spinto a salire sul palco fino all'anno passato. Il "Cool Ruler" (così
era stato soprannominato Isaac per via della sua calda voce da baritono) era
uno che il reggae lo "respirava". Cresciuto nella povera Giamaica degli anni '60,
schiacciata dalla miseria che gli inglesi avevano lasciato concedendo
l'indipendenza all'isola nel 1962, a soli 17 anni già si cimentava come autore
e produttore con la African Museum, etichetta
da lui creata. My Only Lover, Sinner
Man e Mr. Cop risalgono a quel
periodo, ma anche le tenere Love is
Overdue e Loving Pauper,
contenute in Mr. Isaac, del 1977, che
molti giudicano il suo album migliore. Pezzi che gli valsero il rispetto di
leggende del reggae come Bob Marley e Peter Tosh, e gli diedero l'affetto di un
seguito che lo accompagnò fino all'ultimo. Il successo presso il grande
pubblico è però tardivo: nel 1982 incide Night
Nurse, probabilmente la sua hit più famosa (nel 1997 i Simple Red ne
faranno una cover), che lo consacrò come uno degli artisti reggae più brillanti
di sempre. Isaac era stato arrestato ben 27 volte, soprattutto per reati legati
al possesso di droga (negli ultimi anni di vita la cocaina era diventata un
problema serio), e aveva scontato sei mesi in carcere per possesso di arma da
fuco. Il suo carattere irruento e, dice chi lo ha conosciuto, scostante, forse
stonava con l'intensità e la delicatezza della sua musica. Questa, almeno,
resterà immortale.
Foto: Chico urbanus (Flickr)
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