ECCO A VOI I GADOEV, VINCITORI DEL 48 HOUR FILM PROJECT
di
Maria Chiara Carbone
I Gadoev, vincitori della manifestazione
48 HOUR FILM PROJECT, concorso internazionale di cortometraggi da girare in
sole 48 ore, voleranno a Las Vegas per rappresentare l'Italia alla finale
mondiale. In palio, la passerella ambita anche dai grandi, Cannes, dove il
corto vincitore in America sarà proiettato nella sezione documentari...
Giovani vincitori del 48 HOUR FILM
PROJECT, presentatevi ai lettori di What's up!
Ciao,
ci chiamiamo Gadoev, ci conosciamo da tre anni e abbiamo fondato da pochi mesi una
società che fa video produzione a Bologna. Abbiamo incontrato questa occasione
del 48 Hour Film Project e abbiamo deciso di provare...
Cosa vi ha "allettato" di più? Il
premio?
Sicuramente
da una parte il premio, ci sembrava una bella occasione. Poi è un concorso
conosciuto in tutta Italia e quindi ci sembrava una buona chance per farci
conoscere e cercare di fare un buon prodotto, oltre che conoscere altri gruppi
di colleghi.
Vi è andata bene!
... Benissimo!
"Gesti" è il titolo del corto con cui
avete vinto, quali difficoltà ci sono state nel disporre di sole 48 ore per
girare?
Stranamente,
nessuna difficoltà a livello organizzativo: ci conoscevamo già da tre anni,
conoscevamo i nostri ritmi di lavoro e quindi è stato relativamente semplice.
Dall'altro lato, abbiamo avuto anche fortuna perché il piano di produzione è
filato liscio, forse anche perché siamo allenati a ritmi di lavoro molto
serrati. Poi ovviamente, entra in gioco anche l'adrenalina e il pensiero di
avere solo due giorni, anche se tutto è stato vissuto con la dovuta leggerezza!
Avete mai dormito in quelle 48 ore?
In
realtà sì. Sabato abbiamo finito le riprese intorno all'una e l'indomani
mattina ci siamo svegliati alle 8...
Una curiosità tecnica: la sceneggiatura
in quanto è stata scritta? Avevate già un'idea prima che vi dessero il
soggetto?
No!
Lo dico in tutta onestà, a volte si viene a questi concorsi avendo già delle
idee, invece stavolta abbiamo fatto tutto di fretta e il bello è stato proprio
avere solo 48 ore. Per il soggetto mi sono consultato con gli altri ragazzi e
ho buttato giù due idee al volo mentre gli altri gruppi stavano ancora
selezionando il genere. La sera ho scritto la sceneggiatura in un paio d'ore
mentre davo indicazioni alla producer sulle varie location che avevo intenzione
di utilizzare e sugli oggetti necessari, poi ho contattato gli attori... ogni
secondo è prezioso! Alle 5 di mattina c'è stata la riunione di produzione e
alle 8 eravamo pronti a partire.
Durante la serata hanno proiettato un video
sul backstage, documentando tutti gli "incidenti" avvenuti durante la consegna
dei video. Voi avete avuto qualche tipo di inconveniente?
Incidenti
no. Però per riuscire a consegnare in tempo abbiamo fatto un viaggio in macchina
che ricorderemo tutta la vita... sono rimasto traumatizzato per giorni!
Ahi ahi ahi, non si fa! Quale sarebbe un
"bel gesto" per aiutare i giovani che desiderano emergere e chi dovrebbe farlo?
Questa
è una domanda complessa. Dipende dal contesto: nel mondo del video penso che la
responsabilità sia dei giovani stessi che devono ambire a perfezionarsi sempre
di più, offrendo un prodotto che possa emozionare il pubblico. Ci deve essere
un'attenzione e un'autocritica costante. Dall'altra parte sicuramente le
possibilità sono in mano alle generazioni passate che, se vedessero del
talento, dovrebbero dare l'opportunità di emergere. Servirebbe collaborazione
tra nuove e vecchie leve, insomma.
Pensi che in Italia ci sia questa
possibilità?
(ride)... molto meno, molto meno... Io ho
visto in Francia come è considerata la cultura. Non vorrei generalizzare, ma
penso che il mondo culturale sia poco considerato qui in Italia rispetto ad
altre realtà. Un esempio: il fumetto, che in Italia non viene quasi
considerato, in Francia diventa un patrimonio culturale. Nell'ambito del video,
invece, penso che ci debba essere anche una percezione migliore da parte del
pubblico.
Trovi che il pubblico italiano vada
educato in un certo modo?
In
parte sì. Siamo abbastanza "vecchi" dentro, quindi affrontare nuovi linguaggi e
possibilità ci viene un po' più difficile. Ci vuole una sollecitazione maggiore
che parta sia dal basso che dall'alto.
State per volare negli Stati Uniti per
la finale... pensate ci sia un rapporto differente lì tra giovani e
cinematografia e tra istituzioni e giovani registi?
Io
faccio parte della generazione che è cresciuta col sogno americano. Non ci sono
mai stato, ma anche da quello che si può vedere nella proposta del cinema
indipendente americano o anche di piccole e medie società di video, secondo me
nel contesto americano c'è una maggior possibilità, ma anche un maggior
severità di giudizio: bisogna essere veramente in gamba per affrontare questo
mondo.
Per il vostro sogno americano, cosa
porterete assolutamente in valigia a Las Vegas? E quale sarà il vostro "primo
gesto" lì, negli States?
(ride) Ne stiamo parlando proprio in
questi giorni! Vorremmo portare sicuramente camera e microfono perché sarebbe
davvero un sogno riuscire a girare un piccolo cortometraggio anche a Las Vegas,
una location incredibile.
E a Cannes, facendo i dovuti scongiuri,
(ma What's up porta bene, si sa) ci pensate?
È
un altro contesto, diciamo. Las Vegas già ci sembra un sogno, ed essere
arrivati fin qui ci dà molta soddisfazione.Cannes sicuramente è un altro tipo di vetrina... anche se immagino che
sulla Croisette mi vestirei più elegante!