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I “Cappelli a cilindro” esordiscono nel
2004 con l’album “Poeticherie” e collezionano da quel momento più di duecento
esibizioni live. Nel 2006 è il nuovo disco “Per non rallentare” a portarli sul
palco del Wave Love Festival. Poi il 2008: l’anno della svolta. Un nuovo
progetto e un nuovo modo di concepire la musica sembrano essere le cause della
rottura con il passato. Da questa voglia di “andare oltre”
nascono gli “Eva Mon Amour” con già in cantiere il nuovo disco “Senza niente
addosso” in uscita a gennaio. Su What’s Up, Matteo Scannicchio, voce e
chitarrista del gruppo.
di Annachiara Tortorella
Il nuovo singolo “Indi” è stato selezionato
per far parte della compilation che ha rappresentato l’Italia all’Indipendence
day. Come esordio con un nuovo nome, mica male...
Un’esperienza bellissima. Sapere che anche
il pubblico e gli addetti ai lavori approvano questo progetto è stata una bella
notizia, poi con l’estero abbiamo un feeling particolare.
“Indi come indietro non si guarda mai due
volte, indietro c’è la polvere da alzare per andare oltre”. È così che inizia
la pagina del vostro space, è così che si introduce il vostro
cambiamento. Cos’è che lo ha realmente spinto?
L’esigenza di esprimersi in un modo diverso
rispetto a quanto avevamo fatto con “I cappelli a cilindro”. Il progetto “Eva
mon amour” nasce da questo desiderio di suonare con un linguaggio aggiornato al
nostro modo di concepire la musica. Ciò che avevamo fatto fino a quel momento
ci è sempre piaciuto, ma era esaurito. La nostra voglia è stata di proseguire
una ricerca, credo sia inutile esprimersi sempre nel proprio orticello. È
naturale che qualcosa cambi.
Eva Mon Amour… da cosa nasce questo nome?
Siamo molto legati ad una nostra canzone
che si chiama “Eva”. Piaceva l’idea che ci rappresentasse perché è una prima
donna, quella dell’Eden, il primo essere umano che ha fatto una scelta, giusta
o sbagliata sia stata. Ci piaceva mettere questa idea di nudità, quasi di
sfrontatezza nell’affrontare le cose, poi addolcita dal “Mon amour”.
A proposito di “nudità”, è forse questo il
motivo per cui il singolo “Indi” è stato girato in presa diretta?
No. Hai fatto benissimo a sottolinearlo.
Nel disco abbiamo lavorato per mantenere il più possibile la presa diretta,
l’istintività. Persone che si pongono nude su un palco, senza sovrastrutture.
Avete lavorato a questo LP tra Milano e
Londra…
Ci esprimiamo in un modo molto elettrico e
volevamo conferire al nostro disco un suono caldo, valvolare. Solo uno studio
come quello di Londra avrebbe potuto darci quel tipo di risposta.
Anche una scelta economicamente molto cara…
Quando tieni alla tua musica, cerchi di non
pensare a quanto possa costare un disco. È un investimento. Oggi si cerca
sempre di far quadrare i conti, anche se abbiamo preferito andare un pochino in
rosso…
Parliamo del vostro tour. Una tappa a Roma
il 30 ottobre e una a Bologna il 14 dicembre. Toccherete anche lidi oltre
confine?
Sì. Credo che qualche data nelle nostre
città preferite europee la faremo. L’estero garantisce sempre orecchie disposte
ad ascoltare qualsiasi cosa, se c’è la qualità.
Avete da poco partecipato al prestigioso Heineken
Jammin Festival, per giunta nella stessa giornata dell’esibizione dei
Police. Gli avete chiesto un autografo?
No. Purtroppo nei camerini non li abbiamo
incontrati, la cosa più bella è stata però suonare ed avere la storia del rock
davanti agli occhi.
Svelateci i vostri progetti futuri…
Adesso siamo impegnati ad organizzare
l’uscita del nuovo disco che si chiamerà “Senza niente addosso” e uscirà, quasi
sicuramente, il 20 gennaio presso la nostra etichetta, “Ventinove records”, e
sarà distribuito da “Self”.
Bene Matteo! Lascia un messaggio ai lettori
di What's Up!
Un piccolo messaggio che vorrei lasciare è
di non fermarsi mai davanti alla plastica di un prodotto culturale, che sia
musica o un libro, ma puntare sempre a vedere la sostanza. Le bellezze più
grandi del mondo dell’arte si trovano nei posti più particolari e più interni.
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