di Irene
D’Intino
ll nostro secondo appuntamento con la
sezione “Emergenti” è dedicato ai Porto Flamingo, gruppo folk toscano dallo
stile poetico e coinvolgente. In occasione dell’uscita (22 febbraio) del loro
primo album, intitolato “Fabrizio”, abbiamo incontrato Andrea, voce dei Porto.
Ciao Andrea, prima di tutto le
"presentazioni": perché questo nome?
Da giovani “musicanti”, come mi piace
definire il gruppo, abbiamo scelto questo nome durante una cena organizzata
appositamente, forse complici anche i fumi dell’alcool…(ride) In realtà ha
contribuito anche una piccola officina che si trova accanto alla nostra sala
prove e che si chiama appunto “Officina Flamingo”. Noi abbiamo aggiunto “Porto”
per dare un po’ di respiro: la nostra musica è aperta sotto tutti i punti di
vista e il porto era un luogo adatto a descrivere questo aspetto.
Il titolo dell’album è un omaggio a
Fabrizio, un vostro amico affetto da una strana “apatia mutatoria”. è nei vostri video, ai concerti e una
canzone del disco racconta la sua storia. Ci spiegate bene chi è
Fabrizio?
è un nostro amico, che ci segue da
quando abbiamo iniziato, nel 2000. In pratica, è il nostro punto di riferimento.
è un personaggio del "mondo
pratese" che ha avuto qualche problema con l’età moderna, con il vivere
quotidiano e quindi ha deciso di sedersi tranquillo a guardare il mondo senza
fare più niente. Rimanendo immobile, si è trasformato…in un peluches.
Una sorta di
mascotte?
Non possiamo relegarlo a ruolo di mascotte…
lui è un vero e proprio componente del gruppo!
Il disco contiene 12 brani (e mezzo) che
spaziano dal politico-sociale, al romantico, all’attualità. Quali sono i temi da
cui prendete spunto?
Solitamente partiamo dal sociale,
dall’osservazione della vita quotidiana. Prendiamo spunto dal fatto di vivere
qui, ora, in questo momento, in questo mondo, nella nostra città, con uno
sguardo rivolto a ciò che ci circonda. Le persone che conosciamo, quelle che
incontriamo per strada, oppure ciò che sentiamo in tv. Ci affascina il gusto di
cercare e trovare i motivi per i quali la vita è più difficile di quello che
vorremmo che fosse.
Partite dalla canzone popolare, ma siete
influenzati anche dalla quella d’autore, dal pop e dal rock, passando per
atmosfere caraibiche. Quali sono “i contagi” di cui risente la vostra
musica?
Tantissimi! Essendo sette abbiamo influenze
di ogni tipo. Ciò che piace da matti ai Porto, in generale, è il ritmo “in
levare”. Poi sicuramente ci hanno contagiato autori come Conte, De Andrè,
ultimamente seguiamo molto Capossela. Sul fronte internazionale, invece, le
influenze maggiori sono quelle del rock storico… io ho addirittura un passato
punk! Comunque, come gruppo folk, il nostro primo interesse è quello di far
emergere la musica tradizionale, mescolando tutte le influenze. Perciò il
contagio è continuo.
Dopo l’uscita dell’album, quali progetti
vi attendono?
Sicuramente faremo diversi concerti,
soprattutto d’estate. Purtroppo la musica dal vivo in questo momento non ha un
grosso seguito per i gruppi emergenti, che si esibiscono nei locali, nei Club.
Le piazze, le feste estive, invece, sono sempre più calde, più coinvolgenti, sia
per il pubblico che per noi. Puntiamo a quelle, anche se speriamo di suonare
anche prima!
Qual è professionalmente il “porto” al
quale vi piacerebbe approdare?
Ovviamente ci piacerebbe farci conoscere il
più possibile. Non è una questione di fama, ma di sopravvivenza. Aumentando la
nostra fama, aumenta la possibilità di diventare musicisti migliori. La voglia
resta quella di imparare dal resto del mondo e da noi stessi a fare cose sempre
migliori. L’obbiettivo, più grande ma anche più ambito, sarebbe quello di
arrivare a fare “la canzone più bella”, come abbiamo ironicamente intitolato
l’ultima traccia del cd. Anche perché sembra che “la canzone più bella” possa
essere anche l’unico antidoto per riportare Fabrizio ad essere un uomo…
In bocca al lupo da What’s
Up!
Ascolta il messaggio (PortoFlamingo.wav )
Per saperne di più:
Sito Ufficiale Porto Flamingo
My Space Porto Flamingo