Emergenti Portup
Le “Ballate elettroniche" di Leonora

di Olga Maletta

leonora live 01.jpgNella raffinatezza si nasconde il segreto di una donna, la cui voce sussurrata ricorda certe cantautrici nordiche (Sophie Zelmani), e mantiene vivo e sempre in primo piano, quel lato introspettivo che oggi emerge sempre meno. Cantautrice romana, ha iniziato a scrivere canzoni da giovanissima, suonando tastiere e computer, sviluppando nel tempo uno stile personale molto intenso, minimale, fatto di arrangiamenti elettronici ed echi di pianoforte. Da questo microcosmo sonoro è venuto alla luce l'album “Electronic Ballads” in collaborazione con l'etichetta indie Lol Productions. Leonora apre a What’s Up le porte del suo sé più intimo…

Ciao Leonora e benvenuta su What's Up! Ascoltando “Electronic Ballads” emerge subito la doppia veste di quest'album, come un'anima che si guarda allo specchio e riscopre la sua fragilità più autentica. Ti riconosci?

Electronic Ballads è sicuramente un album “intimista”. Del resto scrivere canzoni è sempre stato per me un atto di coraggio, uno sfogo dell’animo che mi ha accompagnato negli anni. Ora guardo alla musica con molta più ironia e leggerezza di un tempo.

Il video di un tuo brano, “Maggio”, è stato finalista in numerosi festival nazionali nonché vincitore di un premio speciale degli studenti del Corso Magistrale in Televisione, Cinema e New Media dell’Università IULM di Milano. (nell’ambito del P.I.V.I. Premio Videoclip Italiano 2010, ndr). Com'è nato lo spunto della sceneggiatura?

Maggio è un brano che racconta di una perdita ma anche della primavera di una “nuova vita” attraverso una metafora: il viaggio notturno di un robot a energia solare -the sunshine robot- che, sfuggendo al bambino che lo possiede, attraversa la città fino a raggiungere il litorale per assistere al sorgere del sole e ricaricarsi. Io e Piero Costantini, il regista, volevamo utilizzare un linguaggio semplice. Di qui l’idea di utilizzare un diverso protagonista nel quale io mi potessi riconoscere. Così mi venne in mente il Robot Emiglio un giocattolo culto negli anni 80.

 Le tue canzoni sono state scritte e concepite in momenti tra loro molto lontani nel tempo, come testimonia la data riportata per ogni brano nel libretto che accompagna il cd. Qual è la sottile linea che le collega?

 Non ho ragionato molto su questo e ho scelto d’istinto i brani che sentivo più attuali.

 La scelta di scrivere in lingua “doppia” (italiano e inglese) e di accostare la traduzione ad ogni singolo pezzo rappresenta per te il desiderio di evitare ogni tipo di intralcio comunicativo con l'ascoltatore o è più l'esigenza di portare la tua musica “oltre confine”?

 I testi sono stati tradotti dall’inglese all’italiano e viceversa perché volevo offrire possibili chiavi di lettura anche a chi non conosce entrambe le lingue. Ho imparato l’inglese da piccola e cantare in questa lingua mi piace e mi riporta indietro nel tempo. É anche vero che consente di proporre con più efficacia il progetto sul web, ma allo stesso tempo, non potrei mai rinunciare a scrivere in italiano, per me è una vera e propria necessità.

Il richiamo alla natura riecheggia costantemente nella tua arte, non solo nei suoni ma anche nelle visioni e visualizzazioni da te racchiuse in meravigliose foto. Quanto è importante questo ritorno alle origini?

 Credo che questo argomento sia presente non solo nelle mie canzoni ma faccia parte dei miei pensieri ricorrenti. Sono stupita dalla forza creativa che è nella natura e nell’uomo e mi emoziono pensando alla nascita di un bambino ma anche di un’idea, di un’invenzione. Forse per questo mi sento attratta dall’elettronica e dalla sintesi del suono, proprio per quello che hanno rappresentato in termini d’innovazione per la musica.

 Anni fa la tua partecipazione a Sanremo Giovani. Come si concilia quest'esperienza con la tua successiva decisione di affidarti ad un'etichetta “indie”?

 Per varie ragioni ho ripensato al ruolo che la musica aveva nella mia vita e al modo con cui volevo portarla avanti. Così ho deciso di rimettermi in gioco lavorando in casa e collaborando a distanza con Marco Olivotto dell’etichetta Lol Productions che ha poi finalizzato l’album. Questa scelta ha coinciso con una crisi profonda della discografia e così, anche per questo, l’ho intrapresa con molta serenità.

 Scrivi di aver coltivato in silenzio una piccola e  grande passione e “la sola musica che sento è tutta nel silenzio”. Quanto è stato, se vogliamo, rischioso liberarti delle tue parole dentro?

 Non è stato rischioso ma in qualche modo necessario per proseguire. Avevo bisogno di mettere un punto per ripartire ed è andata.

Da un home-made casalingo ad un palco sotto cui brulica il clamore del pubblico. Come sono i concerti “live” di Leonora?

I miei sono dei set elettronici, tastiere e computer. Mi esibisco spesso in luoghi non esclusivamente dedicati alla musica come librerie, spazi espositivi, accompagnata da due veri amici, Maurizio Fiorilla al basso e Alessandro Facchini alle chitarre e live mix. Dalla prossima esibizione per altro il set si arricchirà  di alcune videoproiezioni realizzate appositamente da Fabio Tarantino e Piero Costantini per Sputnik media.

 Concludo l'intervista, ringraziandoti per la disponibilità e chiedendoti di lasciare ai lettori di What's Up un saluto nel tuo stile “sognante”!

Questa richiesta mi fa venire in mente una bellissima frase dell’Amleto, che sia un augurio affinché ciascuno di noi non smetta mai di sognare : “Potrei  essere rinchiuso in un guscio di noce e sentirmi re dello spazio infinito”.


 

 
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