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In attesa di tornare in studio dopo il loro ultimo disco "Il cielo degli
esclusi", il Legittimo Brigantaggio racconta a What's Up le origini, le fonti di
ispirazione e la necessità di esprimere ed affermare la propria coscienza
politica e sociale, sia come singoli individui che come gruppo. Un nuovo modo di
interpretare il genere combat-folk, ibridandolo con il rock moderno, e a noi non
resta che aspettare con trepidazione l'evoluzione musicale del nuovo lavoro.
di Mikaela Dema
Ragazzi
benvenuti su What’s Up. Dopo qualche anno, siete a lavoro per il
prossimo vostro disco… prima di parlarne, un passo indietro,
partiamo dal vostro nome: “Legittimo Brigantaggio”. Vi
sentite un po’ briganti nei limiti della legalità nella vita e
nella musica?
Legittimo
brigantaggio ha un significato ambivalente: sia brigantaggio come
riferimento ai fatti storici, del nostro territorio, delle nostre
radici (Agro Pontino ndr.) e poi c’è questo concetto di legittimo
brigantaggio perchè visto le condizioni in cui versa la società
contemporanea il brigantaggio è quasi legittimo, anche nell’ambito
musicale. Dal canto nostro ci sentiamo un po’ briganti perché
cerchiamo di dare una svolta a tutto questo nel nostro piccolo.
Nel disco ci
sono elementi di folk, ma sono sempre ibridati da inclinazioni rock
moderno, penso alle chitarre ad esempio… non vi sentiti un po’
stretti ad essere etichettati nel genere combat folk?
Siamo partiti
con il primo disco che era più folk del secondo, poi è venuta fuori
una indole rock che avevamo da molto tempo e poi siamo molto
stimolati dal fatto di poter mescolare diverse tendenze, riferimenti
popolari un po’ retrò e chitarre distorte se vogliamo musica più
moderna. Oltretutto ognuno di noi ha un po’ di rock nella propria
formazione, così come il metal o altri generi cantautoriali.
Il
fatto di essere così evidentemente schierati politicamente non
rischia di limitare la vostra carriera/successo?
Penso di parlare
a nome del gruppo dicendo che innanzitutto noi facciamo musica perché
ci piace! Il fatto di essere schierati politicamente all’interno
dei nostri testi è una cosa importante, oggi come oggi secondo me ce
n’è bisogno, a prescindere dal tipo di schieramento denota che la
persona o il gruppo un po’ pensa, si relaziona con la società di
oggi. Non è che poi siamo così schierati, facciamo dei riferimenti
esponiamo i nostri pensieri però poi in molte canzoni andiamo sul
sociale in genere Certo ci prendiamo i rischi del caso, non è un
problema, non puntiamo a diventare gli U2, a noi piace suonare
suoniamo e ci piace soprattutto trasmettere contenuti. Quello di
schierarsi politicamente è un consiglio che io do a tutti.
L’impegno
sociale emerge chiaramente dai vostri testi, chi li scrive?
Li scriviamo un
po’ tutti, io sono il bassista e scrivo anche dei testi, poi c’è
il chitarrista e il cantante. Ognuno di noi scrive un pezzo, lo
propone al gruppo e poi vediamo, ad esempio io ho presentato un pezzo
che inseriremo nel prossimo disco, ho scritto uno scheletro musicale
e il testo e poi l’ho fatto ascoltare ai ragazzi e l’abbiamo
arrangiato insieme
Molti
anche i richiami personali… vi riconoscete tutti nella storia dei
singoli componenti della band?
Sinceramente
abbiamo un’estrema fiducia l’uno nell’altro e quindi quando c’è
una canzone che si riferisce ad un episodio personale di un membro
del gruppo per noi non è un problema. Apprezziamo molto le canzoni
degli altri componenti del gruppo, sia dal punto di vista del testo
che della musica.
In
“Mannaggia a te” ve la prendete con un personaggio inventato che
racchiude tutti i luoghi comuni, o vi riferite a qualcuno in
particolare?
Questa canzone
l’ha scritta Gaetano che è il cantante, credo che se la prenda
in qualche modo con uno stereotipo, non penso sia legata a vicende
particolarmente personali
Chi sono gli
“esclusi” che danno il titolo al vostro album ( rif.“Il Cielo
degli Esclusi”)?
Molte canzoni
sono l’espressione di storie che vengono viste dal punto di vista
della persona più debole, c’è questa sorta di solidarietà verso
le persone escluse dalla società in diversi frangenti e per diversi
motivi.
Nel
mixaggio del vostro disco troviamo un nome che conosciamo, Francesco
Donadello dei Giardini di Mirò, suona un po’ fuori contesto
rispetto al vostro genere…
Il disco
l’abbiamo registrato a Roma, ma siamo andati a Bologna a mixarlo
perché conosciamo Francesco e sapevamo che quello è uno studio di
qualità, oltretutto a livello tecnico c’è una strumentazione
adatta alle nostre esigenze. Siamo rimasti soddisfattissimi, ma con
tutto il rispetto, non abbiamo subito particolari influenze perchè
siamo abbastanza fermi sulle nostre idee perciò siamo arrivati lì
con un progetto abbastanza definito.
Cosa
state facendo adesso?
Abbiamo in
programma diversi concerti, un minitour in Sicilia a giugno, facciamo
lì cinque date perciò stiamo preparando lo spettacolo da portare in
giro. Inoltre stiamo scrivendo pezzi nuovi pensando al prossimo
disco.
Quando
tornerete in sala per incidere il nuovo disco e come sarà?
Non abbiamo
ancora stabilito il periodo. Non abbiamo subito una svolta
particolare riguardo al genere di musica, è una sorta di sviluppo,
di crescita a livello musicale abbastanza costante. Noi facciamo
quello che ci sentiamo e aggiungiamo sempre qualcosa di nuovo, stiamo
anche pensando di riprendere qualche pezzo molto molto vecchio, che
non c’è nei due dischi precedenti, per rielaborarlo e riproporlo
oppure qualche cover interessante Siamo in una fase di evoluzione,
partendo dalla base che è il “Cielo degli esclusi”, ma non
sappiamo bene dove ci porterà.. Ultimamente comunque abbiamo,
cambiato formazione, infatti al posto del violinista ora c’è un
ragazzo che suona il synth e le tastiere perciò subiamo questa
influenza di suoni sintetizzati a livello di ambiente molto
interessante, è una contaminazione della musica moderna e lo
strumento che abbiamo scelto da un ottimo sostegno per creare
atmosfere suoni particolari.
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