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ECLETTICA
BISBETICA IN -DOMATA
di
Mikaela Dema
Debora Petrina è cantante, pianista e tastierista, autrice, compositrice e arrangiatrice. La sua biografia si apre così, come se non avesse fatto altro per tutta la vita. Definendo chi è Debora con sei parole si può trarre la conclusione che sia un’artista a tutto tondo, una professionista della musica che non solo la fa, ma la conosce e la padroneggia. Molte le date live per promuovere il suo ultimo cd “in doma” che vanta collaborazioni nostrane ed internazionali (da Elliot Sharp ad Ascanio Celestini) sin dall’inizio della sua carriera. Divisa tra gli USA, dove si è esibita per diverso tempo, e l’Italia, Debora si racconta sul portale di What’s Up.
Elementi
di natura, libertà, paesaggi, posti lontani per un disco concepito
in casa, con vestaglia e bigodini…
Il concept e
le canzoni del disco sono nate tutte dove sono i miei strumenti: in
casa. Però sono una grande appassionata della bicicletta, della
natura, degli spazi aperti. In bici mi vengono in mente canzoni,
testi, parti musicali, ritmi… anche il titolo di questo album.
Inglese,
italiano, spagnolo e anche ungherese… In quale lingua ti riconosci
di più?
Sono figlia
di un insegnante di italiano che mi ha inculcato fin da piccola
l’importanza del linguaggio. Usare lingue diverse ha un significato
ludico e anche musicale per il suono delle parole: l’inglese per la
metrica, il francese e l’ungherese danno quel tocco nel suono che
mi serviva.
America
vs Italia: la posizione di un’emergente come te tra queste due
realtà, com’è?
I musicisti
americani sono più disinvolti, se la tirano un po’ di meno e il
pubblico è più aperto a cose che non rientrano nella categoria di
un genere, come nel mio caso. Ad esempio ho suonato al “Cafè Du
Nord” a San Francisco, dove si alternano quartetti di musica
classica, brass band jazz, gruppi indie rock, pop e il pubblico è lo
stesso. Se quello che si fa è convincente la gente si lascia
coinvolgere, in modo molto più spontaneo e forse anche più
infantile. È una caratteristica del popolo americano che mi piace
molto.
Seppur
giovanissima, vanti importanti collaborazioni sia all’interno del
disco che nella tua carriera. Cosa hai imparato? C’è qualcosa che
hai insegnato tu a loro?
No
assolutamente, non insegno niente, forse qualcosa ai miei allievi di
pianoforte. Ho imparato molto invece da Amy Khon, nel disco fa una
parte di fisarmonica, è una fantastica compositrice, cantautrice e
cantante visionaria. Anche da Elliot Sharp, un chitarrista che si
colloca nella scena sperimentale americana e che avrebbe potuto
suonare qualsiasi canzone con disinvoltura. Ha registrato a casa sua
con un “microfonetto” e… è andato benissimo.
In
“Sounds-like” sguazzi letteralmente tra molti generi, a quale ti
senti più vicina, o perlomeno il tuo background qual è?
(Ride)
Bella domanda! In Sounds-like
prendo spunto dal Myspace, quando ti logghi
devi elencare almeno tre generi della tua musica, sounds like
appunto, e quindi mi sono divertita nel ritornello a mettere insieme
queste categorie accostandole in modo assurdo.
Citazioni
note: da Cole Porter a Shakespeare. Perché?
Ho scoperto
che Cole Porter ha musicato La Bisbetica
Domata di Shakespeare ambientato a Padova e
quindi ho preso questo pezzettino “Verrò a
Padova a sposarmi riccamente” per
l’evidente legame della città in cui vivo. Oltretutto si ricollega
con il titolo perché in doma
significa qualcosa di realizzato in casa ma anche che ho fatto tutto
da sola, comprese le foto, però in modo un po’ indomito come la
bisbetica.
Indomabile
eppure molto romantica? Il tuo cuore è stato già domato?
No, non sono
una persona che indulge molto alle romanticherie infatti spesso i
miei testi sono un po’ criptici per questo difficilmente uso le
parole cuore, amore etc. Diciamo che mi piace guardare al lato
ironico nei testi.
Quali
sono i progetti per il futuro? Bigodini, vestaglie e dimensione
casalinghe… oppure?
Ho
all’attivo diversi progetti, una collaborazione con un musicista
d’oltre oceano che si chiama Jherek Bischoff, compositore
polistrumentista, assolutamente “avant”, che mi è stato
suggerito da David Byrne. Sto lavorando ad arrangiamenti più
orchestrali, mi sto dedicando anche molto ai live, poi c’è anche
un progetto che riguarda la musica sperimentale anni ’50 assieme ad
una delle più brave danzatrici contemporanee del nostro Paese,
Simona Bertozzi.
www.myspace.com/deborapetrina
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