|
di Massimo
Canorro
Già voce e chitarra elettrica dei Goads, con due
dischi da solista alle spalle (gli autoprodotti "Di Notte..." e "Memorie di un
suonatore di charango"), Federico Palladini pubblica il nuovo album, "Punti di
fuga", undici canzoni nelle quali "sono riuscito a conciliare una dimensione
acustica, con l'uso di archi, fisarmonica, pianoforte, chitarra classica e
contrabbasso, e un'altra più elettrica dove compaiono sinth e batteria elettronica".
Prodotto dall'Associazione Culturale Attivart di Giuliano di Roma, il disco
spazia da un'atmosfera all'altra senza preclusioni. Libertà stilistiche-concettuali
verso la quale il cantautore di Frosinone non ha mai abdicato.
Federico, in che modo nasce "Punti di fuga"?
Quando nell'estate del
2008 ho deciso di iniziare a registrare l'album, la prima cosa che ho fatto è
stata selezionare quei brani che avvertivo, in qualche modo, essere legati tra
loro, assecondando una sensazione emotiva più che un calcolo ragionato.
Dunque, se dovessi ascrivere una definizione al tuo nuovo
lavoro?
Lo definirei "un concept
album a procedimento inverso". Di solito un concept germina con un'idea
unitaria iniziale. Nello specifico invece le canzoni sono nate col tempo, in
maniera autonoma, nell'arco di due anni. Sulla loro base ho individuato il tema
e costruito la struttura portante.
C'è qualcuno, in particolare, al quale senti di voler
dedicare il disco?
"Punti di fuga" è un
lavoro sulla libertà attraverso il quale omaggio gli oppressi, i reclusi, i
figli di Prometeo che non rifiutano la speranza. Il suo percorso tematico può
essere letto come il sogno di libertà di chiunque si senta o si trovi
prigioniero.
Una speranza ben riposta nella Banda della Scolopendra, che
ti accompagna nell'album...
Sicuramente. Stiamo
parlando di cari amici e ottimi strumentisti, portatori di un'abile versatilità
artistica. Nella Banda, infatti, ci sono musicisti che suonano molto bene la
classica, il jazz, il rock. È una formazione ideale per un cantautore.
In "Punti di fuga" ti avvali della collaborazione di Stefano
"Cisco" Bellotti, voce storica dei Modena City Ramblers...
Per me è un onore
ascoltare la sua voce calda e potente nel brano "Acqualuna". Ci siamo
conosciuti dopo un concerto a Frosinone. Gli ho chiesto se voleva cantare nel
nuovo album, trovando da parte sua la piena disponibilità. La stessa concessami
da Karl Potter e Roberta Costantino (Bloomento), entrambi presenti nel disco.
Il libretto del cd non contiene i testi dei brani. Azzardo
o scelta ragionata?
Sono stato tentato più
volte di inserire i consueti testi nel booklet, anche perché a consigliarmelo
erano in molti. Alla fine però ho fatto di testa mia, preferendo che le parole
arrivassero all'unisono con la musica. La definirei una questione di valore
aggiunto: la musica arricchisce il testo e, viceversa, la parola integra le
sonorità.
Nel booklet ad ogni brano è associata un'immagine
fotografica. C'è un continuum tra gli artisti che hai scelto?
Mi stimolava l'idea di
creare un booklet che fosse una collettiva fotografica. Conosco e stimo tutti
gli artisti che hanno collaborato - Luigi Renzi, Giulio Segneri e Silvia
Cannizzo, Silvia Guidotti, Simona Peres, Laura Peres e Luca Baldassarra - e
ognuno di loro ha lavorato sulla canzone che più lo stimolava. Con ottimi
esiti.
Quali sono le tue fonti di ispirazione nel comporre?
In questo periodo sono
fortemente influenzato dal rapporto profondo che ho con la natura, nella cui
magnificenza ritrovo quella parte di me che non intende assuefarsi. Al contempo
mi ispira il mondo degli umili, di quelli che credono nei loro sogni.
"Il cielo è una tavola nera d'olio e d'inchiostro". L'incipit
di "Notturno in tango" fa pensare che ami comporre di notte...
È vero. Ho scritto una
canzone, "Di Notte...", contenuta nell'omonimo disco del 2004, che dice: "se il
giorno è la storia, la notte è memoria, la notte è poesia". Così il cielo di
"Notturni in tango", che è come una tavolozza di colore a olio per chi intende
dipingere e cantare durante la notte le sue storie.
Nel brano "Migrazioni" canti: "noi contiamo meno di
quel che crediamo e siamo solo passanti". Ti senti ancora in viaggio?
Chiunque di noi sta
viaggiando, inconsapevole di ciò che troverà al suo arrivo. Ma quando a
febbraio e marzo osservo gli uccelli migrare e planare sulle nostre città, è allora
che vedo il vero punto di fuga del mondo.
|