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L'intervista

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Jason Derülo

Sportivamente parlando
LOTTA: QUELLA PASSIONE SQUATTRINATA DELL'EST EUROPEO

di Irene Iorio

mma.jpgTendenzialmente, quando c'è una competizione sportiva a livello globale, i nomi altisonanti sono pressappoco sempre gli stessi: Usa, Cina, Giappone, Russia. Leggendo l'elenco delle nazioni del ranking dei mondiali di lotta libera e greco romana, sembra invece di scartabellare alcuni archivi dell'ex URSS alla voce "Paesi satellite": Azerbajian, Tajikistan, Uzbekistan, Bielorussia, Mongolia. La maggior parte della popolazione mondiale probabilmente non sa neanche dove si trovano. Eppure sulla materassina sono loro che comandano. Sono loro che danno del filo da torcere ad americani e russi. Vincendo, spesso e volentieri. I mondiali di lotta libera e greco romana si sono tenuti ad Istanbul e sono terminati il 18 settembre scorso. Praticamente, non se ne è accorto nessuno. Nella lotta girano pochi soldi, alcuni atleti si presentano sulla materassina con il tutino attillato con su il nome di qualcun altro o con le scarpe tenute insieme con lo scotch. Le nazioni che eccellono, sono anche le uniche che la seguono. In America le finali dei college riempiono gli stadi, tuttavia sono pochi gli atleti che riescono a spuntarla sui colleghi ex-sovietici. In questa edizione, su sette categorie di peso per le tre specialità "libera", "greco romana" e "femminile", hanno vinto solo una medaglia. Inoltre hanno perso la finale per il bronzo nei 74 kg contro Cuba. La vittoria dell'atleta sudamericano è stata accompagnata da un boato generale, tanto da sembrare la risposta "rossa" al finale di Rocky IV, in cui il boxer americano sbaraglia il pompatissimo, altissimo, cattivissimo e biondissimo campione sovietico Ivan Drago. Nonostante la scarsa attenzione dei media, la lotta rimane uno sport spettacolare e divertente. Senza contare la sua presenza nell'uomo come istinto: chiunque, da bambino, avrà giocato almeno una volta a bloccare a terra il proprio amico, a farlo cadere, a sedercisi sopra. Anche i cuccioli lo fanno automaticamente: in questa maniera si sviluppa forza muscolare, agilità, conoscenza dei movimenti propri e dell'avversario, capacità di prevedere eventi e agire nell'imprevisto. Nonostante sia uno sport poco conosciuto, negli ultimi tempi, stanno avendo fortuna alcune varianti in cui ripiegano molti lottatori in cerca di soldi. In particolare, stanno andando molto di moda le MMA, le Mixed Martial Arts, un misto di lotta, kick boxing e grappling. Pochi puristi continuano però a preferire le arti marziali di nicchia. Ne sono un esempio i molteplici eventi mondiali di Beach Wrestling, una disciplina tipicamente "estiva" che si pratica sulla spiaggia, indossando semplicemente il costume da bagno. In Italia abbiamo un'edizione che richiama atleti da tutto il mondo: il Sardinia Beach Wrestling. La nostra isola è famosa anche per un tipo di lotta semplicissimo ma molto particolare: la S'istrumpa. Gli atleti vengono chiamati Gherridori e lottano con costumi tipici sardi. Verrebbe da chiedersi perché una disciplina tira e un'altra no? La risposta sembra semplice: nelle MMA c'è più violenza. E la violenza è più eccitante dell'atletismo. È più divertente vedere un ko che una schienata. Nasce il dubbio etico se sia giusto incitare in questo modo ad uno sport senza regole (negli incontri di MMA valgono gomitate e ginocchiate, addirittura quando l'avversario si trova bloccato a terra). Ma si sa, quando girano pubblicità e soldi, le chiacchiere, seppure costruttive, stanno a zero.