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Bradley, signore degli stuntmen:"Così si insegue James Bond" |
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martedì 06 maggio 2008 |
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James Bond è arrivato a Carrara. Sospesi tra terra (lontana) e nuvole
(vicine), sui tornanti delle cave di marmo celebri per essere state
amate da Michelangelo qualche secolo fa e oggi dai Botero, Melotti,
Calatrava, sempre per la stessa ragione: il biancore perfetto di quel
marmo. Ora per la prima volta non si parla di marmo ma di quel Quantum of Solace (in Italia a novembre forse con il semplice titolo di 007 - Quantum)
che da qualche settimana sta compiendo una specie di giro d'Italia
delle location: dopo un set di pochi giorni l'estate scorsa per
riprendere scene dal Palio di Siena, Talamone, il Lago di Garda -
funestato da un paio di gravi incidenti -, le cave di Carrara. La
località versiliana ringrazia la presenza illustre con le vie
tappezzate di manifesti: Carrara welcomes James Bond 007. Sono quelli
di una piccola mostra in pieno centro cittadino, significativa
dell'atmosfera che circonda gli ospiti anglo-americani: si spera in
altri film e nella ricaduta del cineturismo. Viva 007, anche se, per
non sconvolgere la pace dei luoghi l'arrivo delle grandi star - Daniel
Craig in testa - è lasciato in sospeso. Oggi Craig è dato in Austria,
sul set principale. Tuttavia, sapendo quando l'attore inglese che dà il
volto a 007 sia spericolato e voglia cimentarsi in prima persona nelle
più ardite acrobazie, è certo che verrà. Qui al momento è dichiarata
solo la seconda unità, quella degli stunt automobilistici più
indiavolati, capitanata da Dan Bradley, uno specialista in inseguimenti
e scene similari ad alto contenuto adrenalinico: prima di questo Bond,
gli ultimi due Bourne, Supremacy e Ultimatum, e Indiana Jones e il
regno del teschio di cristallo (ha girato un inseguimento tra camion
nella giungla sudamericana).
La scelta di Carrara e della sue cave discende proprio dall'originalità
dei luoghi: su uno script molto sintetico che si riallaccia alle ultime
scene veneziane di Casino Royale, è previsto un inseguimento a rotta di
collo in cui Bond pare riuscire a seminare e/o eliminare i suoi
avversari. Aston Martin DBS contro tre Alfa 159 3.2 (nere) e una jeep
dei Carabinieri. Guido Cerasuolo, produttore associato italiano, ha
cercato e riempito con panorami inediti e tortuosi queste scene: la
Gardesana, poi uno sterrato «qualunque» che fa da trait-d'union con le
cave, e quindi l'arrivo a Siena. Una sequenza di pochi minuti in
apertura di film che appiccica tra loro luoghi tanto distanti. «Ogni
volta un ostacolo da evitare - curve e precipizi, il marmo, più duro
delle auto, camion -, ma ogni volta anche un avversario eliminato»,
ammette Bradley. Visti i precedenti gardesani (degli autisti coinvolti
negli incidenti non si vuole dire niente, se non che sono ancora in
prognosi riservata e che tuttavia è proprio grazie agli accorgimenti
messi in campo se non sono morti), anche in questa occasione la
sicurezza è stata curata in modo particolare. «Ma quando fai acrobazie,
l'imponderabile è sempre in agguato».
La Film Commission Toscana ha reso possibile l'incontro tra produzione
Usa e cavatori carrarini: le riprese hanno fatto sospendere per qualche
giorni i lavori tradizionali lungo le vie che si inerpicano da valle
lungo i candidi dirupi di secoli di scavi. Girare in queste condizioni
è stato difficile ma entusiasmante per Bradley. Tra gli attori italiani
coinvolti in questi giorni Giancarlo Giannini, ancora nei panni
dell'ambiguo Mathis di Casino Royale, e Lucrezia Lante della Rovere con
un cameo. Ma i protagonisti sono altri: gli stunt e le auto.
Impolverate, graffiate, smontate, per tre Alfa che girano, ne sono
pronte altre 7, per sostituzioni e da cannibalizzare per riparazioni al
volo. E per la Aston Martin attualmente in uso si parla di numero 7.
(La Stampa.it)
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Inarrestabili Nine Inch Nails: il nuovo album è gratis online |
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martedì 06 maggio 2008 |
| Si chiama "The Slip" e lo si scarica liberamente dal sito della band. |
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E chi lo ferma più Trent Reznor?
Da quando ha troncato il rapporto con la major Universal e ha
intrapreso la via dell'indipendenza su Internet, il leader dei Nine
Inch Nails è entrato in una fase artistica a dir poco prolifica. Nonchè
molto creativa dal punto di vista dell'utilizzo delle nuove tecnologie
per sondare metodi di distribuzione alternativa.
In meno di sei mesi, Reznor ha prodotto e distribuito in anteprima su Internet un album del rapper Saul Williams (Niggy Tardust), un quadruplo disco strumentale dei Nine Inch Nails (Ghosts I-IV) e - a partire da ieri - un nuovo album "classico" dei Nine Inch Nails: The Slip, scaricabile integralmente e gratuitamente iscrivendosi al sito theslip.nin.com.
Se Reznor si era già dimostrato piuttosto generoso nelle due precedenti
iniziative (ottenendo comunque un ottimo riscontro economico), con The Slip supera
se stesso e alza l'asticella della distribuzione musicale online ben
più in alto rispetto a qualsiasi gruppo di area mainstream. Più in alto
dei Coldplay, che la scorsa settimana avevano sorpreso tutti decidendo
di adottare la distribuzione online gratuita, sì, ma solo di una
canzone del nuovo album. E più in alto degli stessi Radiohead, che a
ottobre avevano lanciato l'album In Rainbows lasciando
scegliere al pubblico il prezzo, ma di recente hanno dichiarato che
probabilmente non ripeteranno una simile iniziativa in futuro,
sottolineandone la natura più promozionale che non filosofica o
strutturale (pur proseguendo con una serie di interessanti operazioni
online).
Reznor sembra invece essere saltato con convinzione sul treno del
cambiamento e non avere alcuna intenzione di abbandonarlo. Anche
perchè, almeno per ora, il gioco sembra valere la candela. La
distribuzione gratuita di The Slip cade in un momento strategicamente favorevole. Pochi mesi fa, la monumentale operazione online di Ghosts I-IV ha
portato nelle tasche dei Nine Inch Nails più di un milione e mezzo di
dollari soltanto nella prima settimana di vendite online. E in estate
altri soldi arriveranno dal tour nordamericano di ventisei date in
partenza il 25 luglio da Vancouver. Una serie di concerti che sarà
accompagnata dalla distribuzione del cd di The Slip e (presumibilmente) seguita da una tournèe europea.
Reznor, insomma, sembra essere nelle condizioni adatte per permettersi di distribuire gratuitamente The Slip e
di utilizzarlo come strumento di lancio per le date dal vivo. Sempre
tenendo alti quei parametri di trasparenza e rispetto nei confronti dei
fan, che sono fondamentali per un gruppo che voglia perseguire la via
dell'indipendenza integrale. Ecco quindi che non solo The Slip viene
distribuito gratuitamente, ma nei migliori formati audio possibili. La
maggioranza (il sottoscritto compreso) sceglierà i tradizionali MP3, ma
chi vorrà potrà anche scaricare l'album in versione FLAC o M4A (formati
lossless, compressi rispetto a quello dei cd, ma senza perdità di
qualità) o addirittura nel voluminoso 24/96 Wave, che Reznor giura
essere di una qualità addirittura superiore a quella dei cd (e che, per
l'intero album, vuol dire uno spazio in memoria di ben 1,2 gigabyte).
Il tutto ovviamente senza alcuna limitazione o DRM. E per quanto
riguarda l'imminente tour, sempre tramite Internet i Nine Inch Nails
stanno sperimentando una campagna di prevendita dei biglietti che serva
ad evitare fenomeni di caro prezzi o di bagarinaggio.
Insomma, dal punto di vista della qualità degli album, saranno i fan ad
ascoltare e decidere. Ma da quello delle strategie adottate per la
promozione e distribuzione delle proprie opere, Reznor e i Nine Inch
Nails sembrano essere i veri alfieri della new wave digitale. I primi
artisti di livello internazionale a catturare lo spirito dell'era
successiva a Napster, mettendo in primo piano le esigenze e le
abitudini del pubblico e modellando la realtà in modo da trarne più
benefici che danni.
(La Stampa.it)
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Kate Moss beccata seno al vento |
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martedì 06 maggio 2008 |
Immagini rubate dal set fotografico
Non è certo una novità, ma Kate Moss paparazzata in topless, fa sempre girare la testa. E così anche stavolta le foto rubate dal set fotografico di una nota marca di lingerie di cui la top 34enne è testimonial, sono state un successo inaspettato. Tra uno scatto e l'atro la Moss, che presto andrà all'altare con Jamie Hince, lascia intravedere le sue grazie. Per la gioia dei suoi ammiratori.
La
top inglese, dopo aver archiviato i suoi problemi con la droga e i suo
fidanzato Pete Doherty, da poco uscito di prigione, a 34 anni suonati
pare aver ritrovato una seconda giovinezza.
Sempre ricercatissima per pubblicità e sfilate Kate anche stavolta ha dimostrato di essere sempre tra le top più apprezzate.
E' stata infatti scelta come testimonial per una nota marca di
intimo. E dato che presto convolerà a nozze, la lingerie per cui ha
"prestato" il suo corpo è proprio quella da sposa.
Gli scatti di questo spot, bellissimi, sono letteralmente andati a
ruba, ma ancora più un successo sono state le foto rubate dal set nelle
quali la Moss mostra il suo seno, non certo bombastico, ma molto
sensuale, facendolo intravedere da camice di pizzo e sotto bustier
attillati.
(Tgcom)
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Scienza e Psiche 5 maggio 2008 |
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lunedì 05 maggio 2008 |
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La memoria del futuro: il memristore
L'aveva previsto Leon Chua nel 1971: oltre a induttore, resistore e condensatore, nei circuiti poteva e doveva esserci altro. Le sue brillanti equazioni matematiche lo prevedevano, ma fino ad oggi del memristore - così era stato soprannominato il quarto elemento fantasma, unendo le parole memoria e resistore - non c'era traccia. Ora, invece, i ricercatori degli HP Labs sembrano avercela fatta: con un articolo pubblicato su Nature hanno annunciato di aver finalmente individuato una tecnica per costruire dispositivi in grado di riprodurre il comportamento di un memristore, e di essere pronti ad invadere il mercato con questa tecnologia entro pochi anni.
"Scoprire qualcosa di nuovo e allo stesso tempo così importante in un settore così maturo come l'ingegneria elettrica è una bella sorpresa" commenta soddisfatto R. Stanley Williams, a capo del Quantum System Lab che ha costruito il prototipo: "Realizzando un modello matematico per la fisica del memristore, HP Labs ha reso possibile lo sviluppo di circuiti integrati che potranno migliorare drasticamente le performance e l'efficienza energetica di PC e datacenter". Da parte sua Chua, che ora ha 71 anni e ha dovuto attenderne 37 per vedere dimostrate le sue teorie, si dice entusiasta: "Non avrei mai pensato di vivere abbastanza a lungo da vedere tutto questo realizzarsi. Sono elettrizzato, perché tutto questo è la dimostrazione che non si era trattato solo di un parto della mia immaginazione".
Un memristore è una sorta di resistore variabile: in base alla quantità e al verso della corrente che lo attraversa è in grado di variare la propria resistenza, secondo una legge precisa caratterizzata dalle sue proprietà fisiche. La vera particolarità del memristore, tuttavia, è la capacità di ricordare: anche se disattivato, se privato dell'alimentazione, nel dispositivo resta una traccia dello stato precedente, prontamente disponibile una volta venga di nuovo chiamato in causa.
Per costruire un memristore, o meglio una batteria di memristori, Williams e il suo team si sono avvalsi della loro esperienza nel campo della nanotecnologia: una serie di nanocavi di platino vengono intersecati da un altro minuscolo filamento dello stesso materiale, ed interfacciati nella giunzione da un sottile strato di biossido di titanio. Quello mostrato in foto altro non è che un circuito formato da 17 memristori, lunghi circa 50 nanometri ciascuno.
Combinando questo tipo di dispositivi con il concetto di crossbar latch, introdotto dalla stessa HP nel 2005, i ricercatori si dicono certi di poter in pochi anni stravolgere per sempre il mercato delle memorie: DRAM, magnetiche, a stato solido, tutte potrebbero venire rimpiazzate in breve, surclassate dalle caratteristiche invitanti del memristore. Ad esempio, si potrebbe aumentare di 5 o 6 volte la capacità di immagazzinamento dati per pollice quadrato rispetto alle più avanzate tecnologie in circolazione, senza incappare in fastidiosi effetti collaterali come il decadimento rapido dell'efficienza dopo alcune centinaia di migliaia di accessi, tipico delle memorie a stato solido.
Una RAM che non ha bisogno di continui refresh per immagazzinare i dati, che non si cancella allo spegnimento del computer, sarebbe a portata di mano: niente più boot, niente più perdita di dati in caso di mancanza di alimentazione. Senza contare l'enorme risparmio energetico: quando non è utilizzato, il memristore può essere tranquillamente spento riducendo al minimo i consumi. Anche l'attuale architettura di von Neumann potrebbe venire profondamente rivista, venendo meno la necessità di una memoria di massa in cui archiviare i dati: un dispositivo a memristori potrebbe fungere contemporaneamente da memoria principale e da hard disk, diminuendo drasticamente tempi di accesso e di elaborazione.
Al momento il memristore è più lento di un ordine di grandezza in termini di velocità rispetto alle DRAM, ma il suo costo produttivo e la densità di immagazzinamento potrebbero giocare un ruolo importante nella decisione delle aziende nel passaggio alla nuova tecnologia. Le doti di questi dispositivi, inoltre, potrebbero anche riservare sorprese inaspettate: i computer potrebbero scavalcare persino la classica codifica binaria, e lanciarsi verso nuovi orizzonti di computazione.
È pensabile una memoria a memristori in grado di replicare alcune funzioni dei neuroni umani per quanto attiene l'immagazzinamento dei dati, migliorando l'efficacia della macchina in compiti quali il riconoscimento di figure o nella biometria: "Invece di scrivere programmi per computer per simulare il funzionamento del cervello - spiega Williams - potremmo invece pensare ad hardware in grado di emulare quei meccanismi". Una macchina in grado di apprendere dall'esperienza, migliaia di volte più abile dei computer attuali nello svolgere alcuni tipi di compiti, che oggi sono per forza di cose ad appannaggio esclusivo degli uomini.
Per costruire un memristore non occorre alcun tipo di modifica particolare all'attuale ciclo di produzione dei dispositivi elettronici. Le attuali infrastrutture potrebbero iniziare a sfornarne in quantità in pochi mesi, e per questo, secondo Williams, sarà solo questione di tempo prima che qualcuno decida di investire e dare vita ad una nuova generazione di memorie: "La chiave sarà realizzare tutti gli strumenti necessari al design dei circuiti, e dunque trovare un settore dove impiegarli. Ma quanto tempo ci vorrà - conclude lo studioso - è più un problema di business che di tecnologia".
Se le promesse del memristore verranno mantenute, magari non sarà possibile superare davvero la legge di Moore, ma rispettarla alla lettera sarà senz'altro possibile anche negli anni a venire.
(PuntoInformatico)
Accoppiamento impossibile: foca assale un pinguino
L'amore non può avere confini neanche razziali, questo deve avere pensato un maschio di foca che, in Antartide, ha assalito un pinguino reale, non si sa se maschio o femmina, tentando in tutti i modi di sedurlo. In realtà più che di coccole fra animali si è trattato di un vero e proprio tentativo di stupro ai danni del pennuto che ha pure rischiato la pelle sotto il peso del corpulento mammifero.
Testimoni increduli - Gli studiosi che hanno assistito allo straordinario fenomeno non credevano ai loro occhi, ma fortunatamente erano dotati di una videocamera e hanno documentato tutto. Il resoconto dell'evento è comparso nella scientifica Journal of Ethology che riporta la testimonianza di alcuni ricercatori dell'Università sudafricana di Pretoria che hanno osservato i brutali tentativi di un giovane maschio di foca di accoppiarsi con un pinguino reale.
L'aggressione - Il misfatto è avvenuto in una spiaggia di Marion Island, un'isola vicino all'Antartide in cui si trovano numerose colonie di foche e di pinguini reali, e dove gli studiosi stavano conducendo ricerche sui leoni marini. A un certo punto un maschio di foca si è avventato sul pinguino reale. Tutti hanno pensato che lo volesse mangiare, invece il pinnipede di circa 100 chili di peso si è sdraiato sul pinguino, che di chili ne pesa solo 15, e ha cominciato a muoversi sul malcapitato con l'evidente intento di penetrarlo.
Tre quarti d'ora di paura - Secondo quanto riporta la rivista scientifica il povero pennuto tentava di divincolarsi e fuggire sbattendo le ali, ma non riusciva a liberarsi. Dopo circa 45 minuti di tentativi a vuoto il maschio di foca se n'è andato ributtandosi in mare e il pinguino è fuggito, apparentemente illeso.
Fenomeno unico - I testimoni di questo tentato stupro sono rimasti di sale perché, se è pur vero che numerose specie di animali non disdegnano i "matrimoni misti", le unioni anomale interessano in genere specie simili. Prima d'ora mai era stato documentato un tentativo di accoppiamento tra un mammifero e un uccello.
(Tiscali)
In un "fungo" il segreto per i biocarburanti
L'ultimo a essere studiato è stato il Trichoderma reesei, detto “fungo pacifista” perché ghiotto di divise e tende militari. Sono poi in corso studi sulla flora batterica delle termiti e su alcune alghe microscopiche. C'é persino chi, come il genetista Craig Venter, sta cercando di creare organismi totalmente sintetici in laboratorio.
Sono troppo piccole le fabbriche di biocarburanti economiche, ecologiche e con un'alta resa, e la cellulosa appare cruciale. I biocarburanti ricavati dalla cellulosa del legno, delle erbacce, dei materiali organici in generale, sono molto vantaggiosi rispetto a quelli tradizionali. Si tratta del più abbondante materiale organico al mondo e contiene 16 volte l'energia usata per produrla (mentre la benzina solo cinque e l'etanolo da mais 1,3).
Con l’etanolo da cellulosa le emissioni si riducono dell'87% rispetto alla benzina, mentre con quello da cereali si raggiunge al massimo una riduzione del 28%. Gli scienzati stanno studiando come “rompere” i legami della molecola di cellulosa, per trasformarla in zuccheri più semplici che, fermentando, danno l'etanolo. Questo processo, all’ordine del giorno in natura, è ancora difficoltoso e costoso per gli uomini.
Ricercatori di New Mexico, California, Francia e Finlandia hanno studiato il genoma del fungo Trichoderma reesei per cercare di capire quali sono le proteine utilizzate per digerire così efficacemente il materiale organico, come appunto il cotone delle divise. "Temevamo che data la sua reputazione di grande “di gestore”, il fungo avesse un sistema complicatissimo di enzimi- ha spiegato Diego Martinez, autore dello studio pubblicato dalla rivista Nature biotechnology- invece ne usa solo alcuni estremamente efficienti". L'obiettivo è riuscire a replicare gli stessi enzimi anche su scala industriale.
In un altro studio, pubblicato da Nature qualche mese fa, un team di ricercatori statunitensi ha analizzato il “succo” dello stomaco di una particolare specie di termiti. Sono risultati circa 500 geni dei batteri associati con la degradazione del legno, tra quali si stanno selezionando quelli più efficienti. Tutte informazioni da usare per far crescere in laboratorio i batteri da usare negli impianti di produzione dei biocarburanti.
(La Nuova Ecologia)
Obesità: il numero di cellule grasse si determina da bambini
Una ricerca svedese pubblicata su Nature afferma che ognuno di noi determina i propri chili di troppo da bambino. Più precisamente, il numero degli adipociti, cellule di grasso, rimane più o meno costante nell'organismo di un adulto per tutta la vita e, secondo l'autrice della ricerca, lo stesso vale anche in adulti che sono diventati magri. Perchè? Il livello di obesità è stabilito sia dal numero di cellule di grasso sia dalla loro grandezza, e nel corso della vita queste possono quindi 'gonfiarsì o 'sgonfiarsì a seconda della quantità di cibo introdotta, ma non diminuire in numero.
(Agr)
Cina, riso: individuato gene responsabile della produttività
Alcuni scienziati hanno identificato un gene che sembrerebbe essere responsabile della quantità di riso prodotta da ogni pianta, dell'altezza dei fusti e dei tempi di fioritura, compiendo un passo in avanti negli sforzi globali per l'accrescimento della produttività delle sementi.
In un articolo pubblicato su Nature Genetics, i ricercatori hanno detto di poter indicare con precisione il gene apparentemente responsabile dei tre suddetti fattori, il Ghd7.
Precedenti studi avevano individuato un'area del cromosoma 7 che sembrava determinare la crescita dei raccolti, ma non avevano individuato con esattezza il gene specifico.
"Il nostro studio mostra che un singolo gene può controllare diversi tratti. Può raddoppiare il raccolto, determinare i tempi di fioritura e l'altezza delle piante", ha detto Zhang Qifa dell'Università Agraria Huazhong, nella provincia cinese di Wuhan.
"Prima pensavamo di dover manipolare molti geni per incrementare i raccolti di riso, ora sappiamo che basta alterare un singolo gene per aumentarne la produttività", ha spiegato a Reuters al telefono.
Zhang e colleghi hanno esaminato 19 varietà di riso in Asia e hanno scoperto che le piante in cui manca il gene Ghd7 sono più basse, hanno meno grani per ogni grappolo di fiori e fioriscono prima rispetto alle altre, mentre hanno notato notevoli sviluppi se il gene viene reintegrato.
Gli scienziati, si legge ancora nell'articolo, hanno scoperto cinque diverse varietà del gene Ghd7, la cui tipologia più "attiva" è presente nelle regioni più calde.
(Yahoo)
Manager a caccia di emozioni
Adrenalina per ritrovare fiducia in sé
Ritrovare fiducia in sé e nuovi stimoli, ma anche rompere con la monotonia del lavoro. I manager del terzo millennio hanno una nuova parola d'ordine: adrenalina. Se un tempo infatti, tra una fusione d'impresa e un consiglio d'amministrazione, il must era la caccia al lusso e agli status symbol. Oggi la situazione e soprattutto i modelli di riferimento sono cambiati e quello di cui i top manager sembrano avere più bisogno sono le emozioni forti. Più ancora che il tempo libero e maggiori disponibilità economiche, infatti, quello di cui ben 7 su 10 sono alla ricerca sono esperienze che diano una buona dose di adrenalina. Non a caso 1 su 5 si è avvicinato agli sport estremi e metà ha intenzione di provarli.
E' quanto emerge da una indagine del mensile Outside condotta su 130 manager di medie e grandi aziende italiane, intervistati sul loro rapporto con "l'adrenalina". Addirittura il 39% se potesse tornare indietro sceglierebbe una professione in grado di garantirgli forti emozioni.
Ma da cosa è dettata questa voglia di mettersi alla prova? Evidentemente il lavoro che fanno non è abbastanza emozionante, o il periodo congiunturale troppo deprimente e privo di stimoli. Per molti quindi uno sporto o un'esperienza estrema diventano un modo per ritrovare fiducia in se stessi, ma anche per scaricare gli eccessi di stress di tante ore di riunione ad esempio o per dimenticare la routine quotidiana. Per altri la motivazione è più intima, ovvero queste esperienze all’insegna dell’adrenalina rappresentano uno strumento per sviluppare le proprie capacità e, percheé no, riscoprire il proprio lato selvaggio.
Naturalmente c’è anche chi ammette che tra le altre motivazioni c’è anche quella della “moda”. In attesa di scriversi ad un corso di caduta libera o di reinventarsi una carriera tra gli incursori della marina, il momento in cui riescono a dare sfogo a questa caccia all’adrenalina è quello delle brevi vacanze che possono prendersi. Out per la maggior parte di loro la mondanità sfrenata, l’ozio su yacht super lussuosi o il buen ritiro su una spiaggia caraibica. Per le loro prossime vacanze sognano viaggi in “libertà”, senza vincoli o percorsi obbligati. Il 24% vorrebbe scegliere le proprie mete di viaggio in base al tasso di emozioni forti offerte, magari intraprendendo “viaggi avventura”, in luoghi lontani e pericolosi.
Naturalmente non sono tutti entusiasti di paracadutismo, rafting o altro: il 14% ha detto di aver provato, ma di non voler continuare. Ma quali sono le attività sportive a cui si vorrebbero dedicare? A dimostrazione delle nuove esigenze che stanno emergendo e’ una minoranza quella che sceglierebbe sport all’insegna del relax, come ad esempio il golf, dell’esclusività, come ad esempio la vela. Ben il 58% infatti sceglierebbe uno sport o un’attività all’insegna dell’evasione e della libertà (ad esempio i viaggi in moto), ma c’è anche chi sogna esperienze più estreme come il paracadutismo. Senza arrivare agli sport estremi, sono in molti che vorrebbero cimentarsi in attività impegnative caratterizzate dal grande sforzo fisico, come ad esempio il triathlon, e c’è ancora chi non vorrebbe rinunciare al confronto diretto con un avversario optando per sport classici a due come tennis o squash. Ma questo bisogno di adrenalina non si esplica semplicemente nell’aver provato o nel sognare di praticare sport estremi. Addirittura se potessero tornare indietro nel tempo e ricominciare il loro percorso professionale solo 1 su 4 sceglierebbe la stessa carriera. Oltre 7 su 10 sceglierebbero infatti una carriera diversa: per molti incentrata proprio sulla caccia di emozioni forti, e c’è anche chi invece sogna un’attività che porti a viaggiare molto, in zone lontane e fuori dalle normali rotte. Non solo, il 18%, per ovviare allo quotidiana monotonia, tornerebbe indietro volentieri per intraprendere una carriera militare, magari in un corpo speciale.
Quali sono allora le nuove icone di questi manager a caccia del brivido? Un tempo erano i capitani d'industria che potevano togliersi ogni sfizio ad essere considerati i modelli di riferimento dai manager, oggi tra le nuove "icone" a cui ispirarsi e, perché no, da invidiare il simbolo numero uno, che è stato in grado di unire grande successo imprenditoriale a una vita all'insegna delle avventure e delle imprese più "folli" e adrenaliniche, è sicuramente Sir Richard Branson, il patron della Virgin, che con il 62% è in cima alla top five dei nuovi modelli di riferimento dei manager. Agli intervistati, infatti, è stata presentata una "lista" di grandi manager e imprenditori internazionali, chiedendo loro di indicare quelli a cui vorrebbero assomigliare, sia dal punto di vista professionale che da quello "personale". Se Branson è sul gradino più alto del podio, il secondo posto spetta a un altro simbolo delle emozioni forti: Steve Jobs, il papà di Apple, mentre la medaglia di bronzo spetta a Luca Cordero di Montezemolo. Primo assoluto degli italiani, a lui associano l'emozione del mondo della Formula 1 e del cavallino rampante.
Completano la classifica Matteo Marzotto e Renzo Rosso.
E personaggi simbolo come Flavio Briatore? Indicato "solo" dal 15%, proprio a confermare - sottolinea la ricerca - il trend dell'ascesa del manager super attivo e avventuroso a discapito di quello identificato con lusso e mondanità.
A confermare questo disagio generalizzato del quadro manageriale arriva anche un'altra indagine condotta questa volta da Decathlon Consulting Human Qualities insieme a Rhr International Company, che dimostra quanto sia difficile rimanere in sella al vertice quando si assumono nuove responsabilità di ruolo e come circa un terzo dei manager, specialmente quelli venuti da fuori, lasciano dopo i primi 90 giorni. Le cause sono moltelplici e tra queste anche il fatto che l'azienda pensa che una volta inquadrato nel nuovo contesto, il manager possa muoversi da solo e debba dare autonomamente risultati o che il manager non abbia nulla da imparare.
(Tgcom)
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Moda e Tendenze 5 maggio 2008 |
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lunedì 05 maggio 2008 |
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Supereroi e moda: gala oggi a New York
Inaugurerà al pubblico solo mercoledì 7 maggio la mostra Superheroes: Fashion and Fantasy, ospitata dal Costume Institute del Metropolitan Museum of Art di New York.
Ma uno speciale vernissage vip è in programma per oggi, lunedì 5: l´annuale Gala del Costume Institute coinciderà infatti con l´esclusiva preview della mostra, andando a costituire uno dei più importanti eventi fashion newyorkesi dell´anno.
Giorgio Armani è il padrino d’eccezione e lo sponsor principale dell´evento, organizzato in collaborazione con Condé Nast.
Molti, moltissimi, oltre ad Armani e ad Anna Wintour gli ospiti attesi. A fare gli onori di casa, anche gli attori George Clooney e Julia Roberts; ma lunghissima si preannuncia anche la lista di designer e stilisti che prenderanno parte alla soirée, accompagnati da ospiti di prestigio assoluto: Diane von Furstenberg dovrebbe essere accompagnata dalle popolari Olsen Twins, Donatella Versace da Gisele Bundchen, Dolce e Gabbana da Scarlett Johansson, Marc Jacobs da Sophia Coppola...
Quanto alla mostra vera e propria, in scena al primo piano del Museo oltre 70 abiti (tra creazioni per le passerelle e costumi di scena per il cinema) che illustreranno lo stretto rapporto che lega la moda all´iconografia dei supereroi dei fumetti: una carrellata colorata e spesso divertente di superbe bizzarrie create - tra gli altri - da Bernhard Willhelm, Thierry Mugler, Hussei Chalayan, Walter van Beirendonck, John Galliano, ma anche Martin Margiela, Issey Miyake, Moschino e Gareth Pugh.
Andrew Bolton, curatore del Costume Institute, e Harold Koda, curatore della mostra, hanno scelto di affrontrare questo argomento così complesso e affascinante suddividendo l´esposizione in una serie di "aree tematiche", ognuna delle quali permetterà di approfondire un aspetto particolare del concetto di "super-uomo" e della sua corrispettiva influenza sul mondo della moda.
Si passerà così - di sezione in sezione - dall´analisi del Corpo Grafico (il corpo del supereroe come corpo brandizzato e loghizzato) a quella del Corpo Patriottico (pensiamo a Wonder Woman inguainata nella bandiera americana), da quella del Corpo Aerodinamico (di cui Flash Gordon è un esempio illustre) a quella del Corpo Virile, da quella del Corpo Feticistico (chi non ricorda il supersexy costume in PVC di Catwoman?) a quella del Corpo Mutante...
Ad acompagnare la mostra, che chiuderà il primo settembre 2008, il volume Superheroes: Fashion and Fantasy, pubblicato dal Metropolitan Museum of Art e distribuito da Yale University Press, con un’introduzione dello scrittore Michael Chabon.
(FashionFm)
Il dandy in mostra al museo Christian Dior
Decisamente d tutt´altro genere, ma non per questo meno interessante, la mostra che si è inaugurata il primo maggio nella suggestiva sede del museo Christian Dior di Granville.
Nella città natale del grande cuturier è infatti allestita l´esposizione Dandismi 1808-2008, da Barbey d´Aurevilly a Christian Dior: un percorso affascinante che attraversa due secoli di moda maschile e che si focalizza attorno alla figura leggendaria - e ancora estremamente attuale - del dandy, l´uomo elegante e decadende, "eternato" in un immaginario fashion che comprende elementi come il cappello a cilindro, i guanti di pelle, gli stivali, il mantello, il gilet, il papillon, ma anche una serie di accessori irrinunciabili e raffinatissimi come frustini, bastoni, portasigarette...
Si deve proprio allo scrittore Jules Barbey d’Aurevilly (di cui quest´anno si celebra il bicentenario della nascita) la prima definizione sistematica dello spirito e della moda dandy, che sono stati analizzati e storicizzati per la prima volta nella sua opera Du dandysme et de Georges Brummel nel 1845.
Tutti i più grandi dandy che da allora ad oggi hanno frequentato il mondo della letteratura, dello spettacolo, della moda e del costume sono in qualche modo ricordati in questa originale mostra: da Honoré de Balzac a Charles Baudelaire, da Sacha Guitry a Jean Cocteau, da Alexis de Redé a Oscar Wilde, fino a David Bowie... senza naturalmente dimenticare lo stesso Christian Dior.
Un´attenzione assolutamente particolare è poi riservata dalla mostra ad un aspetto interessantissimo ed indagato per la prima volta con una precisione simile: i profumi maschili, che sono stati individuati come uno dei segni più caratterisici dell´eleganza maschile del dandy.
La mostra rimarrà aperta tutti i giorni fino al 21 settembre 2008, al Musée Christian Dior, rue d´Estouteville, Granville.
(FashionFm)
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Cinema e Spettacolo 5 maggio 2008 |
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lunedì 05 maggio 2008 |
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Al Gore sbarca in Italia con la sua tv ecologica
La televisione Current Tv si appresta a trasmettere anche in Italia via satellite. La presentazione della versione made in Italy si terrà l’8 maggio, con un padrino d’eccezione: Al Gore, che di Current TV è cofondatore insieme a Joel Hyatt. Il premio Nobel 2007 per la pace, ottenuto per il suo impegno ecologista, sarà a Roma per promuovere il varo italiano: si tratterà di incontri pubblici sotto l’egida di Sky, che ospita il canale sulla sua piattaforma (canale 130). La sede centrale di Current è a San Francisco: una redazione di 25 persone. Lanciato il primo agosto 2005, il canale utilizza i cosiddetti VC2 (viewercreated content, i contenuti creati dagli utenti), come YouTube. Ma la creatura di Gore ha una particolarità: dal proprio sito web seleziona i materiali per portarli in televisione. I contributi dei telespettatori di Current, che attualmente è visibile negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, occupano circa un terzo della programmazione del canale.
Current trasmette per il resto un’ampia gamma di brevi programmi chiamati pod, dedicati ad argomenti di attualità: politica, costume, musica e altro. La programmazione comprende format tipo Infomania, uno sguardo umoristico sugli eventi del giorno, o SuperNews!, una satira sociopolitica a cartoni animati. Ci sono poi i reportage e le inchieste selezionati dal team editoriale. Gli spettatori di Current Tv possono collaborare anche alla creazione della pubblicità trasmessa dal canale, attraverso il programma VCAM (Viewer Created Ad Messages). La versione italiana del sito, Current.com, sarà pubblicata in concomitanza con l’inaugurazione del canale. Current.com è un sito di social network che offre forum, blog e videoblog, secondo un meccanismo di interazione multimediale lanciato e ampiamente sperimentato nel nostro paese da Repubblica.it e Kataweb, che l’hanno anche adattato a versioni locali e specializzate. Il meccanismo è simile: il canale può selezionare i contributi migliori per diffonderli in televisione, creando una sinergia tra i due mezzi.
C’è un’altra caratteristica di Current: i filmati più interessanti sono ricompensati negli Stati Uniti con una remunerazione che va dai 200 ai 1000 dollari. «In Italia pagheremo gli utenti più bravi da 200 a 800 euro», spiega Mark Goldman, direttore operativo di Current. Perché è stato scelto il nostro paese per lo sbarco fuori dal mondo anglosassone? «Apprezziamo la vostra arte e la vostra cultura, senza dimenticare la moda e lo stile italiani», afferma il cofondatore Joel Hyatt. «I giovani dai 18 ai 34 anni ci sembrano attivi, c’è una crescita del Web e della Tv». Fervono i preparativi nella sede italiana a Milano. L’equipe è guidata da Tommaso Tessarolo, pioniere della Net TV (così s’intitola anche un suo recente libro). «Non esiste un palinsesto, nel senso classico del termine», dice Tessarolo. «Su Current non si pensa in termini di programmi televisivi, ma di pod: moduli di durata variabile da un minuto a 78 minuti, che vengono trasmessi in un flusso continuo, anche più volte durante la giornata».
(La Repubblica.it)
Boxoffice: stravince "Iron Man"
Successo per il film con Downey Jr.
"Iron Man " ha sbaragliato la concorrenza. Dopo il trionfo in tutto il mondo, il film ha vinto la battaglia del boxoffice anche in Italia nel primo weekend di uscita. Nonostante il lungo ponte del primo maggio, gli incassi di "Iron Man" interpretato da Robert Downey Jr. sono stati 3.240.045 euro. La media per schermo, nelle oltre 500 sale in cui il film era programmato, è stata di oltre 4mila euro, superiore a quella del secondo posto "Saw 4". Scende al terzo posto la parodia demenziale dei kolossal hollywoodiani, "3ciento" (351.563 euro nel weekend), seguito al quarto da "Step Up 2" (295.825 euro) e al quinto dalla new entry "The Hunting Party" con Richard Gere (268.485 euro). Scivola dalla terza alla sesta posizione "21" con Kevin Spacey (236.956 euro), quindi settimo "L'altra donna del re" con la coppia Portman-Johansson (195.049 euro), seguito in ottava posizione da "I demoni di San Pietroburgo", che racimola appena 154.487 euro (giunto alla seconda settimana di programmazione il film di Montaldo ha guadagnato complessivamente 289.750 euro). Giù in picchiata il cartoon "Ortone e il mondo dei chi", dal quarto al nono posto del botteghino con appena 133.434 euro d'introiti nel weekend. In decima posizione un'altra novità, "Il treno per il Darjeeling" di Wes Anderson, con 118.750 euro. Fuori dalla top ten le altre new entry: "Racconti di Stoccolma" (25° con 29.960 euro), "Sopravvivere coi lupi" (26esimo con 25.409 euro) e "Sotto le bombe" (28esimo con 13.676 euro).
(Tgcom)
Sta per arrivare il Telefilm Festival 2008
Prenderà il via venerdì 9 maggio presso il Cinema Apollo di Milano la sesta edizione del Telefilm Festival, uno degli appuntamenti più attesi dai tanti appassionati italiani di serie-tv.
Come è sempre accaduto anche nelle edizioni degli scorsi anni, non mancheranno gli eventi in anteprima: la più interessante sarà Secret diary of a call girl, la serie più discussa della tv inglese. Protagonista è una squillo d'alto bordo, interpretata da Billie Piper, che racconta le proprie avventure sessuali.
Altro appuntamento da non perdere, quello con le due puntate finali di Californication, la serie rivelazione dell'anno appena sbarcata anche in Italia con l'ex X-File David Duchovny che nel ruolo di Daniel, scrittore in preda alle sue manie a carattere sessuale vincitore qualche mese fa di un Golden Globe come miglior attore in una serie-tv.
Non mancarenna nemmeno tanti graditissimi ospiti, alcuni dei quali per la prima volta in Italia: tra questi Leighton Meester e Chace Crawford, protagonisti di Gossip Girl, telefilm che ruota intorno al blog di una misteriosa ragazza che svela le indiscrezioni più scandalose e compromettenti di un gruppo di giovani di Manhattan.
Sabato 10 maggio alle ore 19.00, Cariba Heine e Phoebe Tonkin, le "sirene" di H20 sbarcano a Milano per incontrare i tanti fan che su Italia 1 che seguono le avventure di Rikki e Cleo nella serie teen che ha affascinato l'Europa.
Tra gli ospiti italiani sempre sabato salirà sul palco del cinema Apollo l'irresistibile cast di Boris 2°, la divertente serie tv prodotta da Fox Channles Italy: Paolo Calabresi, Antonio Catania, Eugenia Costantini, Caterina Guzzanti, Francesco Pannofino, Karin Proia, Pietro Sermonti e Alessandro Tiberi.
(Zapster.it)
Marco Cesaroni: "Cara Eva ora c'è Daiana"
Si sta concludendo la seconda serie, ed ecco che I Cesaroni annunciano già le novità per la terza edizione. Nella prossima stagione, infatti, vedremo un volto nuovo: è Chiara Gensini attualmente nel cast di Capri. L'attrice vestirà i panni di Daiana. Porterà un po' di scompiglio nella vita della famiglia Cesaroni e in particolare di Marco, che lo aiuterà a dimenticare Eva. "Sono terrorizzata - dice la 26enne italo-greca su Tv Sorrisi e Canzoni -. Spero di non venir travolta dal successo che la serie sta avendo. Io sono una schiva".
I Cesaroni-Capri: è testa a testa - La prima fiction ha totalizzato più spettatori, la seconda ha avuto uno share più alto. In particolare I Cesaroni di Canale 5 ha avuto 5.472 mila spettatori e uno share del 22.14 per cento, mentre Capri sulla Rai ha ottenuto uno share del 22.31 per cento ma meno spettatori (5.341 mila). Nel periodo di sovrapposizione ha vinto la fiction di Canale 5.
Eva e Marco volano al cinema - Nel frattempo l'amore tra Eva e Marco (Alessandra Mastronardi, 22 anni, e Matteo Branciamore, 26) sbarca nelle sale cinematografiche. La sceneggiatura del film sarà pronta tra un mese. I due saranno infatti i protagonisti di una serata benefica, il 15 maggio al Cinema Adriano di Roma. Verrà proiettata la loro storia raccontata con spezzoni de I Cesaroni, anche con scene inedite. Nel cast ci saranno sempre Alessandra Mastronardi e Matteo Branciamore ma anche alcune special guest spiega a Telepiù Carlo Bixio, produttore della fiction: 'Il film sarà un mezzo per raccontare storie che nulla hanno a che fare con la serie ma ne sono la diretta derivazione. Credo che Alessandra e Matteo abbiano un forte potenziale espressivo".
La pellicola nelle sale cinematografiche italiane - Il film sarà trasmesso anche in altre 10 sale italiane: Ariston (Sanremo), Arcadia (Melzo, MI), Arcadia (Bellinzago, MI), Giometti (Rimini), Giometti (Ancona), Cinecity (Limena, PD), Torrevillage (Torrecuso, BN), Cineland (Ostia, Roma), Bicocca (Milano), Raffaello (Modena).
(Tiscali)
Clerici: "Il mio sabato da record"
Ti lascio una canzone al 33% di share
"Un successo della semplicità, del cuore e dell' eleganza''. Così Antonella Clerici definisce il risultato di Ti lascio una canzone, il programma musicale con la sfida tra ragazzi che anche nella sua ultima puntata ha battuto La corrida su Canale 5. ''Successi di share", sottolinea Clerici, "con il numero tre davanti era un po' di tempo che non si vedevano. E' stata una bella sorpresa. Siamo passati dal 21% della prima puntata al 33% di sabato scorso".
"Secondo me", rileva la Clerici, "ha funzionato soprattutto il passaparola e l'affezione verso un programma che ha messo a disposizione dello spettatore soprattutto il talento dei ragazzi, con grande semplicità, senza esasperare la gara e con genitori che erano solo inquadrati in sala ma hanno avuto un ruolo di puro contorno''.
Secondo la Clerici, intorno a Ti lascio una canzone è successo ''esattamente il contrario di quello che accade in tanti campetti di calcio dove i genitori sono i primi sponsor dei figli, a volte anche in modo aggressivo. Qui invece non si sono mai visti, io non ho voluto mai incontrarli per non creare con loro un rapporto di confidenza che potesse portare ad eventuali pressioni, e il regista Roberto Cenci, che è anche autore del programma, ha saputo avere con i ragazzi un rapporto da adulto molto corretto, alternando, come si dice, bastone e carota. Il risultato è stato un programma che qualcuno ha definito addirittura 'ipnotico', che costringeva lo spettatore a rimanere davanti allo schermo e a non cambiare canale, soprattutto grazie alla bravura dei ragazzi''.
Quanto al suo futuro, Clerici sottolinea di avere un contratto con la Rai fino al giugno 2009, e a parte il quotidiano La prova del cuoco, di voler ''scegliere con calma i format per nuove prime serate, perchè dopo un successo così bisogna scegliere bene. Certo, sarebbe una follia per la Rai e per la rete non pensare anche di riproporre una seconda edizione di Ti lascio una canzone''.
(Tgcom)
Amanda: "Manuel, per sempre il mio Brutto anatroccolo"
Mesi fa lo aveva lasciato su due piedi perché lo sentiva troppo lontano dopo la celebrità che acquistava di giorno in giorno. Oggi Amanda Lear, 61 anni suonati, torna sui suoi passi e riconquista Manuel Casella, il suo ex trent'anni più giovane di lei. C'è di più. Scoppiata nuovamente la scintilla, la showgirl se lo tiene talmente stretto che i due ora lavoreranno assieme in tv: "Il mio cuore batte esclusivamente per lui - ha Amanda detto a Visto - non mi innamoro certo del primo palestrato che capita, devo ammirare l'uomo con cui sto".
Amori senza fine e senza età - Se lei ha giocato tutte le carte per riprenderselo, lui certamente è stato ben lieto di essere nuovamente riabbracciato dalla sua donna, che dice: "Ci molliamo e riprendiamo come Elisabeth Taylor e Richard Burton - ha spiegato la showgirl -. E adesso siamo di nuovo felici di lavorare insieme. Abbiamo anche altri progetti comuni, Manuel è speciale, unico". E se aveva puntualizzato che l'età non era un problema per il loro rapporto, Amanda puntualizza: "Ci sono ventenni che sembrano vecchi da quanto son spenti dentro e degli ottantenni che si divertono e giocano".
"Manuel, il mio bel Brutto Anatroccolo" - I due si erano fidanzati sette anni fa quando Manuel si affacciò in tv. Proprio Amanda si accorse di lui e lo scelse come valletto nella trasmissione Brutto anatroccolo: "All'epoca non era ancora molto noto e alle serate mondane - racconta la Lear - preferiva la lettura di un buon libro. Gli piaceva studiare, amava visitare musei e le città d'arte" . Amanda spiega che proprio per questa sua semplicità si era invaghita del giovane rampante e aggiunge: "Tutte queste passioni che ci univano, a un tratto sono finite".
Storia al capolinea - La crisi amorosa tra i due durava da tempo, da quando il bel moretto era tornato dall'Isola dei Famosi, carico più che mai e totalmente cambiato a causa dal successo ottenuto. E se Manuel era un "pantofolaio" iniziò invece a intraprendere la strada della mondanità e da buon prezzemolino timbrava il cartellino a qualsiasi festa. L'inizio della fine. Corteggiato e ammirato le fan, sue coetanee, lo tempestano di sms e telefonate. La sua fidanzata, la sessantenne bionda non ci sta. Ferita al cuore, lo molla e dichiara:"La mia è stata una scelta sofferta".
(Tiscali)
Per Paris Hilton un naso 'made in Bologna'
L'ereditiera, dopo aver scelto abbigliamento e diete italiane, si rivolge al professore Paolo Gottarelli, microchirurgo bolognese per ritoccare ancora una volta il suo naso. Un naso 'made in Bologna' per Paris Hilton. L'ereditiera, dopo aver scelto abbigliamento e diete italiane, si rivolge ad un microchirurgo bolognese per ritoccare ancora una volta il suo naso. E' quanto rivela il magazine online Metropolitan Post. Secondo la rivista la Hilton, in occasione della sua recente visita a Bologna per il Cosmoprof, la fiera per antonomasia della bellezza e dell'estetica, avrebbe conosciuto il professor Paolo Gottarelli, chirurgo plastico e docente universitario. Ed entro i prossimi mesi potrebbe affidare di nuovo il suo naso al chirurgo bolognese.
L'ereditiera - si legge in una nota - avrebbe acconsentito anche in virtù della nuova tecnica messa a punto dal professor Gottarelli, rapida, indolore e senza l'utilizzo dei fastidiosi tamponi nasali. Paris Hilton ha una vera e propria fissazione per il proprio naso e secondo la stampa internazionale non sarebbe per nulla soddisfatta della sua punta cadente, già più volte ritoccata senza alcun miglioramento. La bella ereditiera, infatti, si sarebbe rifatta il naso almeno due volte, la prima nel 2001 e la seconda nel 2004. L'ultimo intervento di restringimento della punta è stato un vero fallimento, se è vero che la Hilton ora sembra avere, come dicono i siti di gossip «una pronunciata gobba verso il basso, come un uncino». (<http://www.awfulplasticsurgery.com> ).
L'incontro con il Professor Gottarelli, docente presso l'Università di Ferrara e chirurgo plastico a Bologna, potrebbe essere provvidenziale. Lo specialista bolognese, che comunque replica con un «no comment» alla notizia, aveva recentemente commentato sulle pagine di un noto portale italiano di informazione il motivo per cui le precedenti operazioni di rinoplastica della bella Paris non potevano considerarsi ben riuscite.
(Il Resto del Carlino)
Lo sconosciuto Caspian già idolo in mezzo mondo
Eccoli un’altra volta, Peter e Susan e Lucy ed Edmund Pevensie, i re e le regine del regno di Narnia abitato da topi molto audaci, un leone buono e gigantesco che si chiama Alsan e altre creature fantastiche. Un regno in pericolo, l’arrivo dei Talmarines potrebbe portare alla sua estinzione ed è a quel punto che il principe Caspian, la cui vita è minacciata dal perfido re Miraz, suona un corno e chiede aiuto. E i nostri quattro fratelli, adattatisi nel frattempo alla vita di scuola nella Londra della seconda guerra mondiale, si ritrovano catapultati dalla stazione metropolitana di Trafalgar Square nel regno che avevano lasciato un anno prima e che nel frattempo è diventato irriconoscibile.
Il primo film tratto dalla serie scritta negli anni ‘50 da C.S. Lewis ha generato la bellezza di 745 milioni di dollari. Era inevitabile che i nostri giovani eroi tornassero, la piccola Georgie Henley nella parte di Lucy con la sua fede illimitata nei poteri di Aslan, Skandar Keynes come Edmund, Anna Popplewell come Susan, che questa volta dimostra di essere una valorosa combattente e poi Peter, l’attore William Moseley, che deve confrontarsi non solo con l’esercito di Miraz ma anche con un sentimento di gelosia per il nuovo arrivato, il principe Caspian. «I ragazzi sono tutti un po’ più grandi e adulti, nel film e nella vita reale», sostiene Andrew Adamson, che li ha diretti nel primo della serie e ora nel Principe Caspian.
Nel nuovo episodio entrano in scena nuove creature fantastiche, nuovi guerrieri, una popolazione di gnomi. Ma soprattutto vengono introdotti due nuovi personaggi. Il primo è quello del titolo, il Principe Caspian, un ruolo per il quale Adamson e la produzione hanno scelto Ben Barnes, un ventiseienne londinese scoperto nei teatri del West End e che prima ancora dell’uscita del film è già diventato oggetto di adorazione delle ragazzine di mezzo mondo. «Sulle prime sono rimasto incredulo - racconta l’attore che da piccolo è cresciuto con i libri di C. S. Lewis -. Ho ritrovato la mia edizione di Prince Caspian datata 1989, di quando avevo otto anni». Barnes per prepararsi al ruolo ha passato mesi ad imparare a cavalcare e a tirare di spada. Spiega così il successo della serie: «E’ una storia di famiglia, che ha contenuti per i più piccoli e anche per gli adulti, e nella quale ci sono molte allegorie morali, dove ciascuno può proiettare ciò che desidera».
L’altro nuovo personaggio è il perfido re Miraz, una parte che la produzione ha proposto a un attore non proprio prevedibile, Sergio Castellitto, al cui fianco a capo dei Talmarines troviamo un altro attore italiano, Pierfrancesco Favino. «Sergio è un attore straordinario, uno dei più rispettati d’Europa, e lavorare con lui è stato un vero piacere - commenta il regista -. Non si è mai tirato indietro, soltanto durante il duello finale si è fatto male a una spalla e mi ha implorato di farlo morire prima!». L’attore italiano, che nel film ha una barba minacciosa, ricambia i complimenti: «Ho enorme ammirazione per Andrew Adamson, un regista che dà grande attenzione ai personaggi. Abbiamo discusso a lungo su Miraz, fcendone un essere diviso tra bene e male, tra gioventù e vecchiaia».
Adamson e compagnia, intanto, sono già in pre-produzione per il numero tre della serie, le cui riprese dovrebbero iniziare in novembre senza i due Pevensie più vecchi, Susan e Peter. «E’ per questo motivo che Caspian è stata un’esperienza un po’ dolcemara - spiega Moseley, che si lamenta scherzando di Castellitto -. Nel duello finale era così intenso che a un certo punto ho temuto volesse uccidermi per davvero». C’è un senso di nostalgia anche per la Popplewell, ma C. S. Lewis resta con lei: ora studia a Oxford, nello stesso Magdalene College dove l’autore ha insegnato letteratura per trenta anni.
Alanis Morissette, affascinante cantante rock canadese, è l’autrice della colonna sonora del film Le cronache di Narnia: il principe Caspian. Già per il primo capitolo della saga la Alanis aveva composto per la Disney il brano Wunderking. La Morissette sarà in Italia il 24 giugno, quando inaugurerà la sesta edizione di «Luglio suona bene» all’Auditorium Parco della musica di Roma.
(La Stampa.it)
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lunedì 05 maggio 2008 |
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La Winehouse dà forfait a Bond
Amy non completerà la canzone del film
Amy Winehouse tocca davvero il fondo. La cantante, dopo aver fatto il pieno di Grammy, si è lasciata decisamente andare, preferendo una vita sregolata alla sala d'incisione. Amy è così a pezzi da non riuscire a concentrarsi sul lavoro e, stando al suo produttore, darà forfait addirittura a James Bond. La Winehouse non riuscirà ad ultimare la registrazione di "Quantum of Solace", colonna sonora del nuovo film sullo 007. Un brutto momento per l'artista, che venerdì scorso ha passato la notte in cella per un'aggressione a un uomo davanti a un pub londinese e che da mesi cerca di uscire dal tunnel della droga. Finora il suo unico appiglio era stata la musica. Ma ora, a quanto pare, la Winehouse non riesce più a cantare. Almeno come vorrebbe. ''Abbiamo tentato di lavorare per un po', ma non sono sicuro che Amy sia ancora pronta a lavorare sulla musica'', ha riferito il produttore Ronson a Sky News. E ha aggiunto di credere che Amy non completerà il brano per il nuovo film di Bond, a meno che, per miracolo, la canzone si registri da sola, o venga cantata da altri.
Ma c'è chi insinua che tra cantante e produttore non corra più buon sangue e che i rispettivi progetti non coincidano più. Di certo Amy è a terra e, se vuol continuare a collezionare successi, deve tirarsi un po' su, magari tornando in sala di registrazione, invece di passare il suo tempo tra locali, galera e rehab...
(Tgcom)
Rihanna e Maroon 5 insieme nel nuovo video
Con Britney Spears in crollo verticale, Madonna sempre in gamba ma un po' troppo avanti con l'età e Beyoncé che medita il ritiro per fare la mamma e la produttrice, il titolo di nuova regina del pop sembra essere sempre più nelle mani di Rihanna. La cantante originaria delle Barbados, prodotta da Jay-Z, stavolta torna in scena con un singolo frutto di una collaborazione di tutto rispetto: quella con i Maroon 5.
Accoppiata da classifica - "Ho sempre desiderato di lavorare con i Maroon 5" ha dichiarato la popstar, "sono tra le mie band preferite, sono onorata di questa collaborazione". Il brano in questione si intitola If I Never See Your Face Again, già incluso nell'ultimo album del gruppo di Adam Levine, intitolato It Won't Be Soon Before Long. Lo stesso Levine, voce dei Maroon 5, ha confermato: "Lavorare on Rihanna è stato molto naturale, questione di intesa con una collega che stimiamo. In precedenza lo stesso clima creativo si era creato con Kanye West".
Sempre più sexy ma sola - I numerosi fan di Rihanna saranno rimasti piacevolmente sorpresi dall'evoluzione del suo look. Prima sensuale ma non troppo esplicito, poi sempre più aggressivo, tra corsini, lacci e bustier di gusto quasi sado-maso. Eppure tanta bellezza esibita in modo disinvolto fa il paio con momenti di malinconia. La cantante di Umbrella e S.O.S. ha confessato di soffrire la solitudine ed essere ancora in cerca del grande amore, dopo la brusca fine della storia con l'attore Josh Hartnett.
Da This Love alle stelle - Senza battute d'arresto anche il successo mondiale dei californiani Maroon 5, band formatasi dalle ceneri degli sfortunati Kara's Flowers. Nel 2002 la loro esplosione con il singolo tormentone This Love, seguito dall'album Songs About Jane e altri hit che hanno scalato le classifiche. Nel 2007 il ritorno con il nuovo album anticipato dalla canzone Makes Me Wonder.
(Tiscali)
Mick Hucknall diventa solista
Dice addio al suo gruppo, il 16 esce 'Tribute to Bobby'
Mai piu' Simply Red: senza rimpianti, Mick Hucknall scioglie il suo storico gruppo e il 16 maggio pubblica il suo primo album da solista. 'Tribute to Bobby' propone 12 classici del soul, originariamente registrati dal leggendario Bobby 'Blue' Bland. 'Questo e' un nuovo inizio per me, dopo 23 anni come Simply Red mi sentivo in obbligo di rispondere alle aspettative delle radio e del pubblico'. Come Simply Red e' comunque previsto un tour d'addio alle scene, nel 2009 o anche nel 2010.
(Ansa)
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lunedì 05 maggio 2008 |
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Yahoo! e Microsoft, i (possibili) piani per il futuro
Una ballerà da sola, è l'altra? Quali saranno, tramontata (almeno per ora) l'ipotesi della mega fusione, le strade che imboccheranno Microsoft e Yahoo! per sviluppare i rispettivi business in chiave Web? In attesa di comunicazioni ufficiali, si possono già ipotizzare, soprattutto per la società californiana, ben definiti orizzonti. Vediamoli. Sabato, rispondendo alla marcia indietro operata dal gigante di Redmond, il Presidente di Yahoo! Roy Bostock, ribadiva in una nota diffusa sul sito della società sostanzialmente una cosa: gli obiettivi aziendali rimangono quelli di crescere per aumentare il valore degli azionisti, migliorare ulteriormente la profittabilità della compagnia e catturare le enormi opportunità di business nel giovane mercato dell'on line advertising. Del possibile matrimonio con Google per usufruire dei servizi di quest'ultima per gestire la pubblicità legata ai risultati di ricerca su Internet non c'è quindi traccia ma molti indizi lasciano supporre che l'accordo possa essere annunciato a giorni, entro la fine di questa settimana. La convinzione degli analisti è che Yahoo! si sarà molto da fare per valutare partnership strategiche e quella con il motore di ricerca è quella più "abbordabile". Jerry Yang (il Ceo di Yahoo!) sembra voler mantenere la rotta di considerare opzioni che massimizzino il valore delle azioni, considerando in tal senso anche l'ipotesi di complesse e onerose fusioni come quella ventilata con Aol, la divisione Internet di Time Warner. Operazione a cui a Sunnyvale stanno ancora lavorando.
La partnership con Google e il progetto Y!Open
Il rilancio di Yahoo!, questa l'essenza della strategia della società, deve passare per una generale riorganizzazione dei prodotti e dei servizi offerti e per mirati investimenti nelle tecnologie di advertising. La pubblicità on line, in latri termini, è di fatto il punto di non ritorno per la società di Sunnyvale ed è in questo universo che si giocherà le sue chance nei confronti di Microsoft e di Google; il quasi certo sodalizio con quest'ultima lascia ancora dubbiosi molti addetti ai lavori non tanto per l'oggetto della partnership stessa quanto per le sue potenzialità a venire. Gli analisti di Citigroup hanno provato a far di conto per capire i rispettivi vantaggi; Yahoo! genera dai suoi servizi di search advertising meno di 4 centesimi di dollaro, Google supera i 9. Unirsi significherebbe per la prima ottenere maggiore liquidità e per la seconda coprire con i suoi strumenti pubblicitari una fetta maggiore di mercato e il rischio di un eventuale intervento dell'Antitrust sarebbe scongiurato dal fatto che il sistema ipotizzato da Yahoo! è aperto ad altri provider di advertising (e non solo Google) possono trovar posto. Un sistema in piena sintonia con Y!Open, il nuovo sito in cui convergeranno tutti le risorse (servizi, contenuti e altro) che ruotano intorno alla galassia Yahoo!. L'apertura a terzi sul fronte delle attività pubblicitarie sul Web sono però per la compagnia anche un'indiretta ammissione di debolezza in una componente chiave del proprio business e alla lunga potrebbe non essere un "difetto" da poco. Soprattutto se il valore del titolo in Borsa, a valle del fallimento del deal con Microsoft, dovesse scendere drasticamente e tornare ai livelli di inizio 2008 (l'azione Yahoo! a Wall Street valeva 19,18 dollari il giorno precedente l'annuncio dell'Opa, il 31 gennaio). Yahoo! è per varie ragioni attesa a una vigorosa azione di riallineamento e potenziamento della propria presenza nell'universo Web e deve presto scegliere quale strada intraprendere. Correre da sola o braccetto con qualcuno? Le ipotesi sono diverse, alla cui base c'è una sola certezza: quella guidata da Jerry Yang rimane pur sempre la società che genera il maggiore volume di traffico Internet al mondo e Google è l'indiscussa regina dei motori di ricerca e dei servizi di Web advertising.
Si apre la caccia a un nuovo partner
Il possibile accordo fra Yahoo! e Google un impatto l'ha comunque già avuto. La decisione presa da Steve Ballmer di rinunciare all'Opa ostile è arrivata anche in relazione all'ormai imminente collaborazione (assai criticata dal Ceo di Microsoft) che le due società californiane si apprestano a siglare. Il colosso di Redmond, rinunciando alla fusione, si trova ora "costretta" a contare solo su stessa per sfondare in un mercato, quello dei servizi Internet e di Web advertising in particolare, che finora l'hanno vista protagonista marginale. Dando vita a Microhoo, Ballmer avrebbe posto una pietra importante per edificare un'offensiva sostanziosa e credibile a Google (sfruttando le tecnologie Internet, le risorse umane e la base utenti di Yahoo!) ma neppure così la leadership della società di Mountain View sarebbe stata messa in discussione. Scegliendo di correre da sola, per Microsoft la strada per ambire a un ruolo di primo piano nel "Web search" torna a farsi tremendamente in salita. Molti si chiedono però come Ballmer potrebbe spendere gli oltre 47 miliardi di dollari messi a budget per tentare la scalata del secolo e sfidare alla pari Google. Potrebbe assumere centinaia talenti del Web oppure spostare le proprie mire verso altri attori di primo piano della galassia Internet, e i nomi papabili sono quelli di Facebook (in cui ha investito 240 milioni di dollari nel 2007), MySpace.com (controllata da Fox Interactive Media, di proprietà della News Corp di Rupert Murdoch) e la stessa Aol-America On Line, puntando in modo deciso sul fattore "Web 2.0" e aggiungendo in tal senso contenuti e servizi a valore (pubblicitario) alla propria attuale offerta che ruota intorno a Windows Live. Nella sua duplice comunicazione (la lettera spedita a Jerry Yang e il memo pubblico inviato ai dipendenti), Ballmer ha ribadito che (senza Yahoo!) Microsoft perseguirà i propri obiettivi di crescita attraverso nuovi servizi innovativi e "strategiche transazioni con altri business partner". Il vulcanico Ceo di Redmond è quindi già al lavoro per una nuova scalata o per dar vita ad acquisizioni a pioggia (per altro a suo tempo annunciate) di start-up che realizzano piattaforme di Web advertising e di Web search? Oppure, è non è una possibilità da scartare a priori, sta riordinando le carte per tornare prossimamente alla carica della preda più ambita?
(Il Sole 24 Ore)
Peluche, ora diventano virtuali
Si chiamano Vip's e vivono sul web
Vecchi peluche, addio. L’ultima moda in materia di giochi si chiama VIP’s. Si tratta di sei piccoli cuccioli che vivono le loro avventure non solo nelle camerette delle bambine, ma anche su internet. VIP’s è infatti l’acronimo di Virtual Interactive Pets, l’allegra brigata prodotta da Hasbro e composta da un cagnolino, un gattino, un coniglietto, una tartaruga, una scimmietta e un pinguino.
A unire gli animaletti è un collare, all’interno del quale è racchiuso un codice segreto che permette alle padroncine di registrarsi sul sito www.littlestpetshop.com entrando così a far parte dell’esclusiva community online: una volta inserito il proprio codice segreto le ragazze possono entrare all’interno di una Second Life glamour fatta di boutique esclusive, casette colorate e tanto divertimento.
La Hasbro, una delle più grandi fabbriche di giocattoli del mondo, è seconda solo al gigante Mattel ed è riuscita a fare dei suoi Littlest Pet Shop (i sei cuccioli in versione pocket size, con grandi occhi “manga style” e con la testolina pronta a muoversi ad ogni carezza) un vero e proprio must fra bambine piccole e grandi, tra cui Paris Hilton, la regina delle fashion victim Paris Hilton.
“Colorato, divertente e ricco di sorprese, il mondo dei VIP’s è una vera e occasione per misurarsi con un web a misura di bambina e in perfetto stile PetShop – dicono dall’azienda - ogni cucciolo ha la propria casa che può arredare e personalizzare sia cambiando il colore delle pareti che acquistando mobili e arredi vari utili per la vita quotidiana. Ma questo è solo l’inizio”. Sul web infatti i sei cuccioli possono passeggiare per la città, fare un giro sullo skateboard o shopping tra le boutique del centro.
Entrando a far parte della community, le ragazzine possono poi partecipare a semplici giochi di abilità e racimolare monetine da utilizzare per comprare vestiti, cappellini, occhiali da sole e accessori vari. Dopo lo shopping i cuccioli possono andare a casa degli altri amici VIP’s o andare a mangiare un gelato….virtuale. Per guadagnare punti extra e rendere ancora più interattiva l’esperienza con sul web, i VIP’s e le loro padroncine devono superare prove speciali. Ogni giorno all’interno della community vengono poi eletti il cucciolo e la casa più belli, mentre nella sezione dedicata alle news le iscritte possono essere sempre informate su tutte le attività del mondo dei PetShop.
(Tgcom)
Ad Amburgo bordello chiude per la concorrenza di Internet
La crisi economica non risparmia neanche le tenutarie dei bordelli. Secondo la Associated Press, il bordello del famoso quartiere erotico di St. Pauli ad Amburgo sta per cessare l'attività. Aperto nel 1948, l'Hotel Luxor, gestito dalla signora Waltraud Mehrer, verrà acquistato da un investitore che intende cessare l'attività.
Troppa concorrenza da Internet - La tenutaria della casa chiusa, analizza le cause della crisi e attribuisce il declino dell'attività, una volta decisamente fiorente, alla diffusione della pornografia su Internet, alla concorrenza delle prostitute e alle discoteche rumorose che provocano confusione nella via del bordello. Sconsolata la maitresse ha aggiunto "Non si può più fare soldi importanti vendendo sesso".
(Tiscali)
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International 5 maggio 2008 |
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lunedì 05 maggio 2008 |
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La "Padania" boliviana: per Morales è «illegale»
Alta tensione in Bolivia dopo l’esito del referendum per l’autonomia della regione di Santa Cruz, la più ricca e vasta del paese. Gli abitanti della zona hanno largamente approvato la riforma, che però è incompatibile con la nuova Costituzione voluta dal presidente Evo Morales. I “sì” hanno l’80%, ma ora è guerra sulle cifre dell’astensione, che secondo alcuni dati ha toccato punte del 40%. «Questa consultazione illegale e anti-costituzionale – ha commentato il presidente Morales – non ha avuto il successo sperato da alcune famiglie», alludendo agli imprenditori e grandi proprietari terrieri di questa regione dell'est.
Migliaia di persone, intanto, sono già scese per le strade a festeggiare la loro vittoria. Morales ha così rivolto un appello ai governatori “ribelli”: «Convoco – ha detto – tutti i governatori in modo da lavorare fin da domani per una vera autonomia basata sulla nuova costituzione». Il mese prossimo, infatti, altre tre province terranno analoghe consultazioni popolari e altre due stanno valutando questa possibilità. Se passassero tutte, il Paese, organizzato amministrativamente in nove dipartimenti, si spaccherebbe tra le ricche pianure orientali e le regioni andine più povere.
Già durante la giornata di voto si sono verificati episodi di violenza: in alcune città ci sono stati scontri fra gruppi favorevoli e contrari allo statuto di autonomia, con la distruzione di numerose urne e di schede elettorali. Un anziano è addirittura morto, mentre una trentina di persone è rimasta ferita in seguito agli incidenti.
(L’Unità.it)
Il mercato comune africano è quasi realtà
Pronto per dicembre il sodalizio che unirà cinque Paesi, dopo il fallimento delle esperienze del passato
La strada é in discesa per il debutto della tanto agognata East African Community (EAC). In quella che sarà un’area di libero scambio e libero transito tra Tanzania, Kenya, Uganda, Burundi e Ruanda, i governi degli Stati membri hanno infatti trovato un accordo ufficiale sul termine ultimo per le trattative e l’implementazione di condizioni eque per tutti. La scadenza è prevista per il dicembre di quest’anno, mentre l’ufficializzazione resta in programma per il 2010, in coincidenza coi piani d’integrazione regionale di là a venire.
I presidenti della EacLa East African Community non é di certo un esperimento estraneo alla memoria storica del continente. L’EAC divenne infatti realtá nel 1967 grazie alla volontá di autodeterminazione e aiuto reciproco dei governi di Kenya, Tanzania e Uganda sull’onda di liberazione nazionale che caratterizzó quegli anni in tutte le parti del continente. Furono sufficienti dieci anni per la disgregazione del patto, a causa di vedute non piú convergenti tra i suoi aderenti – in particolar modo tra la Tanzania socialista di Nyerere e il Kenya di Yomo Kenyatta, di chiaro stampo capitalista. Dopo nuovi colloqui iniziati alla fine degli anni ’90, nel 2005 venne fondata la East African Community Customs Union, una sorta di consergerie economica seguita in breve lasso dalla creazione del mercato comune per l’Africa orientale (East African Common Market).
Si spera che la compenetrazione tra i due moduli politico-economici - l’attuale Customs Union e la futura e definitiva EAC - accenda sinergie a tutto campo in grado di avantaggiare le economie di scala dell’ area delineando un mercato unico, solido e vibrante. « Credo che, attraverso negoziazioni abili nello spirito del « dare e prendere », la task force mostrerá una formula vincente in grado di portare avanti la nostra area regionale » fa notare Monique Mukaruliza, ministro ruandese per gli Affari della East African Community. Il protocollo del nascente progetto d’integrazione regionale punterá a garantire il libero movimento dei fattori di produzione , come peraltro quello delle persone e dei beni di consumo all’interno dell’area circoscritta dai Paesi aderenti alla Comunitá.
(Peacereporter)
Bimbi cadaveri in un congelatore
I corpicini di tre bambini sono stati ritrovati in un congelatore di una cantina di una casa a Olpe, a sud di Dortmund, nella Germania occidentale. Lo ha annunciato la polizia del Land Renania-Westphalia del Nord.
Pochi i dettagli resi noti fino a questo momento sul macabro ritrovamento. Particolari non sono emersi sul responsabile, né sull’età dei piccoli e né sulle circostanze dei decessi. Non è la prima volta che notizie così raccapriccianti scuotono la Germania. Nel giro di giorni, lo scorso dicembre 2007, la polizia aveva scoperto otto, tra neonati e bambini, uccisi dalle loro madri.
Secondo la Procura di Siegen (Nord Reno-Westfalia, Ovest) sarebbe stata la madre a uccidere i tre piccoli. La donna, scrive la Dpa, è già stata arrestata. «Questo crimine è stato praticamente chiarito», ha detto un portavoce della Procura di Siegen. Tuttavia, rimangono ancora molti punti interrogativi. Anzitutto, non si conoscono ancora i motivi che hanno spinto la donna a uccidere i piccoli. Se da una parte, inoltre, sembra che i bebè fossero vivi quando sono nati, dall’altra non è chiaro quando sono stati uccisi.
Sempre secondo la Procura di Siegen, i piccoli sarebbero stati uccisi subito dopo la nascita, ma per conoscere con certezza il periodo in cui è avvenuto questo ennesimo caso di infanticidio in Germania bisognerà attendere i risultati delle autopsie. I cadaveri sono stati scoperti ieri sera ed erano chiusi in due buste di plastica. Prima di procedere con le autopsie, i corpi dovranno essere scongelati, secondo quanto ha spiegato la polizia.
(La Stampa.it)
Pc, telefonini, Web: a Cuba affiora la revolucion digitale
Giovedì primo maggio in quasi tutto il mondo si è celebrata la festa del lavoro. Venerdì due maggio a Cuba è stata invece la volta della festa del “pc”. Inteso però non come “partito comunista”, ma come “personal computer”. Per la prima volta nella storia del paese, un negozio di L’Avana è stato infatti autorizzato a vendere dei computer ai cittadini. Elaboratori assemblati in Cina, ma dotati di sistema operativo Windows XP di Microsoft. E pazienza, per l'embargo commerciale Usa.
E’ un nuovo passo della rivoluzione digitale che sta lentamente prendendo piede sull’isola, con la benedizione di Raul Castro, che da quando ha sostituito il fratello Fidel alla guida del paese ha dato via a una lenta ma regolare serie di riforme. Il mese scorso il via libera aveva riguardato la vendita di altri gadget high tech comuni in tutto il mondo, ma fino a ieri rigidamente limitati a Cuba: dai lettori dvd ai telefonini, passando per il forno a micro-onde.
Più che un imponente e inarrestabile vento tecnologico, per ora si tratta solo di una lieve brezza. Il governo centrale allenta le redini, ma cerca comunque di mantenerle saldamente in mano. Ecco quindi che i computer vengono messi in vendita a circa 500 euro l’uno, cioè quanto un cittadino medio cubano guadagna in quattro anni di lavoro: difficile ipotizzare una diffusione di massa. Inoltre, sull’isola caraibica non è valida l’equazione “computer uguale Internet”. L’accesso personale al Web rimane un privilegio per pochi e fidati membri della burocrazia statale, la maggioranza della popolazione deve accontentarsi di controllatissimi web cafè.
Colpa dell’embargo americano che costringe Cuba a servirsi di Internet solo via satellite, affermano le voci filogovernative. Desiderio di non lasciar fuggire il genio dalla bottiglia, sostengono gli oppositori: Internet, si sa, non ama molto i controlli dall’alto. Sulla Rete le informazioni preferiscono circolare liberamente (basta pensare a cosa è successo la scorsa settimana in Italia con le dichiarazioni dei redditi) e questa filosofia non è proprio la più gradita nei palazzi del partito comunista a L’Avana.
Tuttavia, anche da questo punto di vista qualcosa si sta muovendo. Persino a Cuba iniziano a sentirsi le prime voci di blogger non allineati alle posizioni del governo. L’esempio più famoso è quello di Yoani Sanchez, la trentaduenne filologa che da alcuni mesi racconta il suo paese sul blog Generation Y, senza lesinare commenti critici e pungenti, ed è stata inserita dal settimanale americano Time nella lista delle 100 persone più influenti del pianeta (nella categoria “eroi e pionieri”, al fianco di Angelina Jolie, Brad Pitt e Kakà).
Di ostacoli ce ne sono ancora parecchi. La Sanchez ha denunciato il tentativo del governo di rendere inaccessibile il suo blog (ospitato su un server tedesco) e nei giorno scorsi le è stato negato il visto per recarsi in Spagna a ricevere un importante premio giornalistico. Ma il virus della tecnologia e dell'informazione digitale sembra aver trovato un pertugio nel quale infilarsi tra le strette maglie della censura e del controllo governativo. Forse il genio è davvero uscito dalla bottiglia e non sono pochi i commentatori che iniziano ad accostare le riforme di Raul Castro a una versione embrionale della glasnost, la politica con cui Gorbaciov avviò la trasformazione dell'Unione Sovietica. Un processo di "trasparenza" che proprio la revolucion digitale potrebbe contribuire ad accelerare.
(La Stampa.it)
Arresto etico?
Il sindaco dietro le sbarre: la storia di Ino Galparsoro
C'è una storia dimenticata dalle agenzie di stampa e dai media italiani. È la storia di Ino Galparsoro.
Siamo nei Paesi baschi, municipio di Arrasate, Mondragon. Ino Galparsoro è il sindaco, eletta con i voti di Anv (Accion nacionalista vasca) la formazione che ha incarnato il voto dei militanti di Batasuna, formazione messa fuori legge nel 2003.
Oggi Ino Galparsoro è in carcere accusata di terrorismo. Convocata per dichiarazioni a Madrid, prima l'hanno fatta attendere tutto il pomeriggio, poi interrogata, quindi arrestata e poi tradotta in carcere. Perché?
ino galparsoroIno Galparsoro passa alle cronache nazionali spagnole una prima volta il 7 marzo scorso. Eta uccide un militante socialista, Isaias Carrasco, a colpi di pistola. Non è un bersaglio significativo, se non per il fatto che è socialista. Siamo a due giorni dal voto legislativo, che confermerà Zapatero alla guida del governo di Madrid. Il sindaco, la signora Galparsoro, corre in ospedale per offrire le condoglianze alla famiglia e viene scacciata, perché di Anv, considerata erede di Batasuna. Formazioni che non condannano, storicamente, nessun attentato di Eta perché sostengono che la dinamica della condanna è sterile, se non si risolve politicamente il quadro che porta al conflitto armato. E poi, più recentemente, perché la condanna delle azioni di Eta viene richiesta in maniera strumentale da politici e giudici, come un patentino di democraticità. Chi non condanna è complice, chi è complice si può arrestare e condannare. Pare impossibile, sembra un sillogismo che nulla ha a che spartire con la libertà di espressione, eppure è così.
Dopo l'omicidio Carrasco la prima preoccupazione del Partido nacionalista vasco ( Pnv moderato e autonomista) e soprattutto dei socialisti baschi è quello di montare il grande gioco delle 'mozioni etiche di censura' per escludere dai municipi baschi i rappresentanti di Anv.
Detto più chiaramente: ci sono dei politici eletti da una parte dei cittadini e che siedono nei consigli comunali, in maggioranza o in minoranza. E ci sono altri politici, anch'essi eletti da cittadini, che pretendono, con la mozione, di estromettere dalla vita pubblica chi è stato legittimamente votato. Perché non c'è una condanna esplicita a Eta. Esplicita, perché nei discorsi dei politici di Anv c'è sempre un ritornello che torna: pace in assenza di conflitto, pace senza coazione armata, ma anche pace senza una violenza che non può essere declinata solo da una parte, ma anche rispetto agli arresti indiscriminati, alle torture denunciate nei commissariati spagnoli, le limitazioni del diritto di parola.
manifestazione ad arrasate a favore del sindaco arrestatoTorniamo a Ino Galparsoro. Il sindaco ha la maggioranza in consiglio, la mozione viene bocciata perché ci sono dei consiglieri di altre forze politiche che non ci stanno a questa gogna strumentalizzata per fini politici. Pnv e socialisti si avvicinano sempre di più in un gioco di strategie post elettorali, che si fondano soprattutto sull'esclusione politica delle liste post-Batasuna.
Il giochino della mozione di censura si allarga ad altri municipi, che resistono sempre grazie al fatto che ci sono dei consiglieri comunali, quelli che vivono nel territorio, che non la pensano come Anv, che criticano anche duramente, ma che proprio non ce la fanno ad accettare l'idea di un apartheid politico sulla base non di fatti penalmente rilevanti, ma di idee e tattiche politiche.
Stiamo parlando, spesso, di paesini e villaggi, o di cittadine di qualche decina di migliaia di persone, dove il contatto fra cittadini ed eletti è strettissimo.
Dove non riesce il patto fra Pnv e socialisti ci pensa la magistratura spagnola a mettere le cose in ordine: il protagonista è sempre il giudice Baltasar Garzon. A un mese dalle elezioni aveva emanato un'ordinanza per sospendere le attività pubbliche di Anv e di un altro partito (Ehak, comunisti delle Terre basche), sostenendo che erano sul limite della collaborazione o appartenenza a Eta. E tutto questo in base al teorema che sta utilizzando dal 1998: tutto ciò che ha gli stessi obbiettivi politici e sociali di Eta è Eta. Rozzo, come teorema, ma funzionale alla politica di Stato. E così sono nati i vari processi e le chiusure di partiti, associazioni, movimenti, giornali, radio, riviste.
Il 30 aprile Garzon cita come imputata il sindaco Galparsoro a Madrid: la signora arriva e viene fatta attendere per ore nei sotterranei dell'Audiencia Nacional: né lei, né il suo avvocato vengono informati sull'ipotesi di reato. Anche perché gli agenti stanno perquisendo e fotocopiando documenti nel consiglio comunale di Arrasate e poi arrivano a tutta birra dal giudice che così costruisce in itinere le ragioni che lo porteranno a decidere per il carcere.
Un procedimento aberrante per uno Stato di diritto, ma le urla dell'avvocato non servono a nulla. La mozione 'etica' di censura ha aperto il passo all'arresto 'etico'. In altri tempi, e con una dignità che non c'è più fra chi ha il compito di denunciare e raccontare vicende come questa, si sarebbero usate parole dure, taglienti e forti. Resta una domanda e nemmeno troppo retorica: che Paese è quello in cui, se i partiti non riescono ad ottenere un risultato politico, si mandano gli sbirri e i magistrati a incarcerare l'avversario politico?
(Peacereporter)
Compra cellulare, trova numeri vip
Gb, in agenda anche dati bancari
Ha acquistato un telefonino di seconda mano in un'asta online e ha scoperto che nell'agenda erano rimasti i numeri e le informazioni bancarie di una lunga serie di personaggi famosi. E' successo a una signora di Newcastle che ha raccontato la sua storia al tabloid "Daily Mirror". Tra i numeri dei vip in agenda, quelli di ufficio e casa del leader dei Tory, David Cameron, e delle segretarie private del principe Andrea e della moglie Fergie.
"Non potevo credere che tutti quei numeri e dettagli fossero stati lasciati lì dentro", ha detto la donna. Oltre ai numeri di telefono in memoria c'erano anche il pin e le password per accedere ad alcuni conti bancari in Svizzera.
Se il telefonino "cadeva in mani sbagliate - ha commentato la donna - poteva essere usato anche per qualche truffa".
(Tgcom)
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lunedì 05 maggio 2008 |
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La ricetta anticrisi si chiama qualità
“Cibus è fondamentale per la diffusione del Made in Italy alimentare, per le piccole e medie imprese”. Così Giandomenico Auricchio, presidente Federalimentare, riafferma l'importanza strategica della rassegna parmense.
Il Cibus certo non arriva in un buon momento ...
Gli ultimi 12 mesi ci hanno costretto a fare i conti con fenomeni ingenti per alcuni comparti dell'agroalimentare italiano: l'aumento esponenziale dei prezzi di alcune materie prime; l'attacco, spesso ingiustificato, dei media sulla sicurezza alimentare; gli effetti negativi derivati da una politica agricola mondiale che non sempre tiene conto delle esigenze di approvvigionamento dell'alimentare. Ci sono anche novità positive, che mostrano il grande dinamismo delle imprese italiane e la loro capacità di confrontarsi con il mercato.
Il prezzo non diventerà un fattore discriminante?
Oltre la stagnazione dei consumi e da difficoltà degli italiani con minore capacità di spesa ad arrivare alla fine del mese, esistono segnali interessanti di consumi dinamici e di target emergenti di consumatori. Non tutti i “carrelli della spesa”, infatti sono in flessione: esiste una tendenza alla crescita del carrello dei prodotti “etnici”, “salute”, “pronti” e una buona tenuta di quello “lusso”.
Emergenze alimentari: come evitare crisi come quelle della bufala?
Nonostante le crisi, più mediatiche che reali, la sicurezza dei nostri prodotti non è in discussione e nessun Paese al mondo può vantare una qualità alimentare superiore alla nostra. Nostro obiettivo è potenziare la comunicazione a tutela dell'immagine delle nostre imprese che ogni anno investono circa 3 miliardi di euro in sicurezza.
Cosa si sta facendo contro il falso made in Italy?
L'industria alimentare deve fare i conti con il problema dell'“italian sounding”: cibi e bevande che nel mondo vengono prodotti e venduti utilizzando in maniera impropria parole, immagini, marchi e ricette che si richiamano all'Italia: un fenomeno con un giro d'affari di 52 miliardi di euro l'anno. Venendo poi ai risultati positivi cito l'esempio più recente. Come presidente del Comitato per la tutela dei marchi e la lotta alla contraffazione di Confindustria ho accolto con entusiasmo la vittoria di Ferrero in Cina: la contraffazione, anche in un paese lontano e difficile può essere attaccata e vinta anche semplicemente adottando le leggi in vigore.
(Il Sole 24 Ore)
Contributi malattia e retribuzione: in tema di obbligo del datore di lavoro
Nel corso di un giudizio civile promosso, con ricorso in opposizione all'iscrizione a ruolo ed a cartella di pagamento, dalla Metro Italia Cash and Carry s.p.a. contro l'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) ed altri, il Tribunale ordinario di Bolzano (r.o. n. 427 del 2007) ha sollevato, in riferimento agli articoli 2, 3, 38 e 41 della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale degli artt. 6 e 9 della legge 11 gennaio 1943, n. 138 (Costituzione dell'Ente «Mutualità fascista - Istituto per l'assistenza di malattia ai lavoratori»), 1 e 2 del decreto legislativo luogotenenziale 2 aprile 1946, n. 142 (Disciplina provvisoria del carico contributivo per le varie forme di previdenza e di assistenza sociale), 2 del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 31 ottobre 1947, n. 1304 (Trattamento di malattia dei lavoratori del commercio, del credito, dell'assicurazione e dei servizi tributari appaltati), 74 della legge 23 dicembre 1978, n. 833 (Istituzione del servizio sanitario nazionale), 14 della legge 23 aprile 1981, n. 155 (Adeguamento delle strutture e delle procedure per la liquidazione urgente delle pensioni e per i trattamenti di disoccupazione, e misure urgenti in materia previdenziale....
Corte Costituzionale, Sentenza 25.2.2008 n. 47
(La Previdenza.it)
Testicoli arrosto e fettine di peni: strani menù dalla Cina
Dopo i ristoranti vegetariani e quelli macrobiotici, arrivano quelli specializzati in piatti a base di peni e testicoli. La notizia, diffusa dal giornale tedesco Der Spiegel, viene dalla città cinese di Beijing.
Nomi romantici per organi genitali - Una catena di ristoranti infatti, ha ideato un menù decisamente alternativo per chi ha lo stomaco forte in tutti i sensi. Tra le pietanze proposte figurano esotiche proposte quali i "Fiori del gelsomino", "I tesori del deserto oppure "l'Essenza del Buddha d'oro". Dietro questi nomi poetici si nascondono però testicoli di asino tagliati a fettine sottili (Fiori di gelsomino), oppure testicoli di pecora al curry (Tesori del deserto).
Anche cani e anatre - Nell'offerta non ci sono solo i genitali di asini e pecore: ambiti anche quelli di cavalli, cani, foche, anatre e del bue tibetano. Della catena per ora fanno parte già cinque locali nella capitale cinese, e sono prossimi all'apertura alcuni ristoranti a nche in America e in particolare ad Atlanta in Georgia.
(Tiscali)
Pubblicità hard, traffico rallentato a Fuorigrotta
Le fotografie di seni prosperosi
coperti solo dalle mani di una modella su quattro maxi cartelloni pubblicitari, che si estendono per una ottantina di metri, stanno creando non pochi disagi alla circolazione stradale. Tutto ciò accade a Napoli, nel quartiere di Fuorigrotta dove da qualche giorno, come riferiscono i residenti, tantissimi automobilisti fanno frenate improvvise oppure soste troppo prolungate per dare una occhiata alla pubblicità. Le foto sono utilizzate per la campagna promozionale di una compagnia di navigazione nazionale.
"Nulla che non si sia già visto - ha commentato un passante che si e soffermato a pochi metri dalla grande foto - ma si rimane certamente impressionati dalle dimensioni. E non solo delle foto".
(La Repubblica.it)
Rifiuti nei canali di scarico
Da una vespa a frigoriferi, più immondizia di vario genere, sono stati rilevati dai geologi nei canali e vasche costruite a Sarno per evitare nuove frane. Se succede una nuova tragedia di chi è la colpa?
NAPOLI – «Sarno è stata messa in sicurezza con un’opera imponente ma ora dobbiamo vigilare perchè i canali e le vasche non diventino una discarica abusiva». Questo l'allarme lanciato oggi da Francesco Russo, presidente dell’ordine dei geologi della Campania, prima dell’apertura del convegno «Sarno dieci anni dopo», organizzato a Napoli dall’università Federico II nella sede di Monte Sant'Angelo.
«Da nostre indagini abbiamo trovato in alcuni canali di Sarno cumuli di rifiuti, perfino una vespa e un frigorifero abbandonati – ha spiegato Russo – L'opera va tutelata con un’attenta manutenzione e un forte presidio territoriale».
Il sistema di canali e di vasche di contenimento è stato costruito dal commissariato per l’emergenza idrogeologica di Sarno nei dieci anni successivi alla tragedia del 5 maggio 1998 per frenare l’impatto di eventuali nuove frane.
E intanto ancora roghi ai cumuli e ai cassonetti di immondizia nelle strade di Napoli e provincia. Dalle ore 20 di ieri sino a questa mattina, i vigili del fuoco hanno domato oltre 40 roghi. I cittadini, esasperati dai rifiuti che sono tornati a giacere sui marciapiedi hanno dato fuoco alle mini discariche a cielo aperto che ricominciano a `sorgerè non solo in periferia ma anche nei centri abitati. Gli interventi si sono riscontrati soprattutto nell’area vesuviana e in quella nolana oltre che nei quartieri Barra e Ponticelli, alla periferia di Napoli.
Continua, intanto, il presidio di alcuni abitanti di Chiaiano dinanzi alle cave di tufo che dovrebbero accogliere la discarica della città partenopea. Un gruppo di manifestanti prosegue, pacificamente, la vigilanza dinanzi al sito per `dire nò all’allestimento dell’impianto che dovrebbe accogliere circa 700mila tonnellate di immondizia e lasciar respirare Napoli per i prossimi due anni.
(La Gazzetta del Mezzogiorno)
Verona, genitori ultras si scusano
Giovane in coma verso morte cerebrale
"Voglio far sapere alla famiglia di quel ragazzo che gli siamo vicini, che chiediamo scusa. Siamo dispiaciuti e addolorati". Con queste parole la madre di Raffaele, il giovane che ha confessato di aver partecipato al pestaggio di Nicola Tommasoli a Verona, ha voluto chiedere perdono per quanto accaduto. Nel frattempo, secondo fonti sanitarie, per il 29enne in coma è iniziato il periodo di osservazione per l'eventuale dichiarazione di morte cerebrale.
Secondo quanto riferisce il Corriere della Sera, per convincere il 19enne ultras di estrema destra sono stati fondamentali i genitori e una prolungata trattativa tra il legale del giovane e il capo della Digos, Luciano Iaccarini. Per decidersi, il ragazzo ci ha impiegato quattro giorni, tre lontano da casa. "C'ero anch'io quella sera - ha detto Raffaele alla madre e al padre quando ha capito che il cerchio delle indagini si stringeva attorno al suo gruppo - ho dato anch'io calci e pugni ma non quando era a terra".
Prima di presentarsi in Questura, il 19enne è stato incalzato dai genitori, protagonisti di un'insistente "opera di persuasione". "Non volevo che finisse così - ha spiegato il giovane ultras - è stata una scazzottata ma nessuno di noi voleva fare tanto male a quel ragazzo". Al pestaggio però Raffaele ha partecipato e i suoi genitori non sanno darsi pace. "Siamo dispiaciuti e addolorati - ha detto la madre del 19enne - Non era questo che avremmo mai voluto né per nostro figlio e per la nostra famiglia, né per quel ragazzo e per la sua famiglia".
Iniziata osservazione morte cerebrale
Per Nicola Tommasoli è iniziato il periodo di osservazione per l'eventuale dichiarazione di morte cerebrale. Lo si apprende da fonti sanitarie. Per l'avvio di questa fase, che per gli adulti si protrae per sei ore, non è ancora necessario il consenso dei familiari, che invece è obbligatorio nel caso vi fosse la possibilità di donazione degli organi.
(Tgcom)
Giudice di Pace: cancellazione non preannunciata di volo
La frequente ricorrenza di cause di continui disservizi da parte di vettore aereo nel trasporto di passeggeri le rende prevedibili; tale prevedibilità rileva per la prova esimente che il vettore aereo deve fornire per non pagare la compensazione pecuniaria per la cancellazione non preannunciata del volo. Il danno esistenziale da stress per cancellazione del volo può dimostrarsi per presunzioni ed è cumulabile con la compensazione pecuniaria (art.12 Reg. CE n.261/2004).
(Studio Cataldi)
Inflazione e deflazione: collettività in scacco matto
Tutti bene o male sanno cos’è l’inflazione. Per citare una fonte autorevole, ad esempio, l’enciclopedia Zanichelli ne da questa definizione, considerandola come un: “Aumento prolungato del livello dei prezzi o diminuzione del potere d'acquisto della moneta.” In parole povere l’inflazione non è l’origine di un problema, bensì è da considerarsi un effetto, come conseguenza di azioni compiute a monte. Perché aumenta il livello dei prezzi e diminuisce il nostro potere d’acquisto? E’ ciò che ci si dovrebbe domandare prima di comparare numeri e grafici.
Mi soffermerei prima sulla causa che porta all’aumento del livello generale dei prezzi.
La principale causa generante l’inflazione, definita anche come “inflazione per eccesso di liquidità” è da imputare ad un eccessivo aumento di moneta in circolazione rispetto ai beni e servizi da acquistare.
Ciò significa che è avvenuto un deprezzamento della moneta, ovvero si richiedono più soldi per acquistare beni\servizi, perché ogni unità di denaro vale meno di quanto valesse prima: se prima i consumatori pagavano 1€ per comprare un chilo di pane, adesso ne pagano 2,50 €, tutto ciò perché nonostante si acquisti la stessa quantità di bene (un chilo), la moneta (l’euro in tal caso) ha perso valore, si è deprezzata.
Conseguenza diretta risulterà naturalmente la cosiddetta “perdita del potere d’acquisto”: nei casi di retribuzione fissa se prima con 1000€ al mese di salario potevo assicurarmi un paniere di 300 beni\servizi, adesso me ne potrò assicurare un paniere di 200 beni\servizi, ovvero la mia moneta ha perso potere d’acquisto e mi permette di godere di minor benefici rispetto a prima.
Tanto per citare qualche previsione sul “caro-vita” le associazioni dei consumatori, come Adusbef e Federconsumatori, hanno valutato rincari per l’anno 2008 fino a circa 1.700 euro a famiglia, valutando un nucleo familiare che ha un reddito annuo disponibile pari a € 28.500.
Fatta questa breve premessa, torniamo all’apice del problema.
Se è vero ed ammesso da tutti che l'inflazione è l'aumento continuo del livello generale dei prezzi determinato da un aumento abnorme della massa monetaria in circolazione, con la conseguenza che il medio circolante aumenta oltre i limiti rappresentati dai bisogni degli scambi generando così un aumento persistente dei prezzi dei beni … allora viene spontaneo chiedersi: chi genera l’abnorme aumento della massa monetaria?
Risposta: lo genera chi ha il potere di emettere moneta.
Domanda: chi ha il potere di emettere moneta, creandola dal nulla?
Risposta: le Banche Centrali, capaci di emettere banconote ex nihilo generando così un'esuberanza dei mezzi di pagamento rispetto ai beni disponibili.
Negli ultimi 300 anni di storia le Banche Centrali hanno eroso ai singoli Stati uno dei poteri fondamentali per un Paese, ovvero emettere la moneta di cui ha bisogno per gestire la spesa pubblica e di conseguenza i bisogni dei cittadini. Questo potere fondamentale adesso appartiene alle Banche Centrali, come la Banca Centrale Europea o la Federal Reserve , gruppi privatistici che si celano sotto la parvenza di istituzioni pubbliche e che continuano ad indebitare rispettivamente i Paesi di Eurolandia e Usa sotto la morsa di un crescente debito pubblico.
Le banche centrali e le banche commerciali sono in grado di emettere credito e denaro e grazie a questa forma di monopolio la massa monetaria viene contratta o espansa a tutto vantaggio di pochi potentissimi gruppi di potere.
L’inflazione e la deflazione, ossia l’espansione e la contrazione di credito e denaro, sono due strumenti monetari letali affidati alle banche, strumenti collegati a loro volta al potere di modificare il tasso di riferimento: questo tasso (prima deciso dalla Banca d’Italia, mentre dal 2004 è determinato con provvedimento della Banca Centrale Europea) rappresenta il tasso con cui la Banca centrale concede prestiti alle altre banche (dal 13/06/2007 è determinato al 4%) e sulla base di questo vengono determinati il tasso d'interesse, applicato dalle banche commerciali ai propri clienti che chiedono prestiti e mutui. Più i tassi sono bassi e più aumenterà la massa monetaria provocando inflazione, viceversa con tassi alti si generano fenomeni deflattivi.
Come direbbe Bukowski: “Dobbiamo rassegnarci ad annoverarci fra le perdite: qualsiasi mossa sulla scacchiera porta allo scacco matto.” Se noi cittadini rappresentiamo il re in scacco matto, di certo lo scenario generato dal sistema bancario è nettamente opposto, perché il “banco\a vince sempre”.
Le banche, generando inflazione, causano un aumento dei prezzi generalizzati e deprezzamento del denaro, ed incamerano il vantaggio di aver creato moneta ex nihilo; qualora invece le banche ci portano verso la deflazione generano insolvenza da parte della collettività ed una fase di recessione economica (se non c’è denaro non c’è scambio tra le controparti), traendo il vantaggio di appropriarsi di beni reali (aziende, case, terreni) messi come ipoteca o garanzia a fronte del debito contratto e divenuto insoluto.
Tutto questo scenario deprimente (negativo per noi, non certo per il cartello bancario) non accadrebbe se la sovranità monetaria fosse un potere gestito dallo Stato.
Già immagino i dubbi di alcuni lettori che si chiederebbero: “e chi mi dice che se lo Stato emettesse la propria moneta non si genererebbero pressioni inflazionistiche?”. A questa domanda cercherò di rispondere citando le teorie di un signore da molti considerato il più grande economista del XX secolo, John Maynard Keynes: l'aggiunta di nuova moneta all'economia non spinge al rialzo i prezzi fintanto che il denaro viene utilizzato per produrre nuovi beni e servizi perché l'offerta (beni\servizi) aumenterà insieme alla domanda (moneta).
Logico che se invece venga emessa moneta per arricchire i conti segreti a Panama o alle Cayman dei banchieri, anziché finanziare beni e servizi utili alla collettività, il tutto con la complicità di “burattini di facciata” e delle stanze di compensazione, qualsiasi mossa sulla scacchiera porterà sempre allo scacco matto. Si spera presto di acquisire la dote, o meglio la coscienza, di trasformarsi in giocatori di scacchi, non restare pezzi sulla scacchiera.
La gente non si rassegna alle piccole perdite; sono le grandi privazioni che inducono immediatamente alla rassegnazione … e il banco vince sempre.
(Disinformazione.it)
Inceneritore sotto attacco: “Il progetto è carente”
I problemi dell'inceneritore parmigiano? «Stanno tutti nel progetto di Enìa, troppo carente».
Questa volta l'affondo non arriva da un ambientalista sfegatato che dice sempre "no", ma da Michele Trancossi, l'ingegnere nominato dal Comune di Colorno all'interno della Conferenza dei Servizi che dovrà autorizzare l'impianto.
Una denuncia sottolineata nelle 32 pagine presentate dal Comune della Bassa per chiedere chiarimenti alla multiutility e nei documenti analoghi redatti dai tecnici delle amministrazioni di Torrile, Sorbolo e Mezzani, che dovranno fare i conti con il controverso camino a nord di Parma. «Il progetto di Enìa - rincara la dose l'ingegnere - non contiene la documentazione idonea all'approvazione della Via (Valutazione di impatto ambientale ndr), che stabilisce il limite delle emissioni e la quantità di rifiuti da bruciare, e dell'Aia (Autorizzazione integrata ambientale ndr), che dà il via libera alla costruzione dell'impianto». Un mancato approfondimento che genera un «paradosso procedurale - aggiunge Trancossi - sottolineato dalla stessa Arpa: le due autorizzazioni dovrebbero essere congiunte ma stando alle richieste di integrazione presentate a Enìa dalla Conferenza dei servizi, è possibile che il progetto debba essere modificato con il rischio di dover ricominciare da capo l'intero procedimento. Faccio un esempio banale: se per abbattere la concentrazione di inquinanti si decidesse di portare l'altezza del "camino da 70 a 100 metri , un cittadino che abita più lontano dall'impianto, che fino ad oggi non ha avuto nulla da ridire, avrebbe tutto il diritto di poter presentare un'osservazione».
Ma non è soltanto una questione di metodo. «Nel progetto manca una valutazione ambientale sulla ricaduta al suolo dei 13 inquinanti generati da un inceneritore - afferma il tecnico. Enìa ne prende in considerazione soltanto tre: il monossido di carbonio (CO), l'ossido si azoto (NOx) e le polveri sottili (Pm10). Non sono stati considerati la diossina e i metalli pesanti, inquinanti cancerogeni». Una lacuna «clamorosa», sostiene Trancossi, alla quale si aggiunge una nebulosa previsione sulla quantità di rifiuti che si prevede di bruciare: «Sono stati forniti dati non documentati che prevedono di mandare in fumo 130mila tonnellate all'anno, 65mila di rifiuti speciali. Una quota, quest'ultima, che rappresenta il 30% delle 200mila prodotte nell'intera regione.
E non credo che Parma ne faccia più di Modena o Bologna» . Numeri tutti da chiarire insomma, così come dovranno essere indicate anche le eventuali ricadute economiche dell'inceneritore sulla tariffa rifiuti. «Nella documentazione non se ne parla - spiega l'ingegnere - così come non c'è alcun vincolo preciso sulla quantità di immondizia che finirà nell'inceneritore e sulla sua natura (quanta carta, quanta plastica etc.)». Mancano inoltre le valutazioni ambientali complessive. «Il calore dell'inceneritore servirà anche la rete del teleriscaldamento, ma nei momenti di maggior richiesta di acqua calda dovranno entrare in funzione anche le centrali.
Enìa, però, non ha presentato alcun dato su questo scenario e ha inoltre previsto che tutte le utenze saranno collegate al teleriscaldamento, anche se sappiamo bene che numerose famiglie continueranno ad utilizzare caldaie autonome». E non è stato previsto nemmeno l'inquinamento che verrà complessivamente prodotto dall'impianto di smaltimento e dal traffico automobilistico. «Non sono contrario all'inceneritore - sottolinea il tecnico -, ma non lo considero come la soluzione di tutti i problemi. Credo che la questione dei rifiuti andrebbe affrontata con diverse tipologie di impianti, anche a freddo». Ma al di là della filosofia, l'inceneritore proposto da Enìa presenta ancora troppi lati oscuri. E se lo dicono i tecnici...
(Disinformazione.it)
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