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Rassegna Stampa

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La Doppia

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Pau e Boosta

 

 

 

L'esclusiva

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 Roberto Vecchioni

 

Placcaggio

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CLAUDIO GIOÈ

Giovani talenti

                                                                                                                        

annalisa _mg_6792.jpgAnnalisa Scarrone

 

Musica

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Marco Carta

 

 

 

Rassegna Stampa
Grillo,Pdl vota per noi?Presa per il c.

ROMA, 17 MAG - Ai ballottaggi ''il Pdl dice di votare per noi? E' una presa per il culo, nessun partito si puo' permettere di dire cosa votare: non c'e' l'usucapione del voto''. Lo ha detto Beppe Grillo intervenendo a Comacchio a sostegno del candidato sindaco del Movimento 5 Stelle, giunto ai ballottaggi con l'esponente del centrosinistra.

(Ansa)

 

 
Serbia: voto, Hollande appoggia Tadic

BELGRADO, 17 MAG - Il neoeletto presidente francese, Francois Hollande, ha dato il suo appoggio a Boris Tadic, presidente uscente serbo e leader del Partito democratico (Ds, riformista e europeista), che affronterà domenica il conservatore Tomislav Nikolic nel ballottaggio per le presidenziali in Serbia. Come riferisce oggi il quotidiano Blic Alain Richard, inviato speciale di Hollande, visita a Belgrado per incontrare Tadic, nella giornata di chiusura della campagna elettorale.

(Ansa)

 

 
Alfano, giovedì dimezziamo soldi partiti

ROMA, 17 MAG - ''La prossima settimana, giovedi', approveremo il dimezzamento del finanziamento pubblico dei partiti cosi' come approveremo il dimezzamento dell'ultima rata di rimborsi''. Lo ha detto nel corso della registrazione di Porta a Porta il segretario del Pdl, Angelino Alfano.

(Ansa)

 

 
Usa: cavallo disperso salvato in mare

NEW YORK, 17 MAG - Dal set cinematografico alle acque del Pacifico. E' la fine che ha fatto un cavallo usato per le riprese di un film su una spiaggia della California, che dopo essersi preso uno spavento si e' tuffato in mare e ha nuotato per oltre quattro chilometri. Il cavallo in questione e' uno stallone di razza araba, bianco, di sette anni, che e' stato salvato dalle acque dopo un intervento durato circa due ore e mezza.

(Ansa)

 

 
attualità 16 maggio 2012

Bossi 'sapeva tutto' indagato per truffa

Sui rendiconti del partito da inviare a Roma per ottenere i rimborsi elettorali c'é la sua firma accanto a quella di Francesco Belsito. Una firma apposta nella consapevolezza della gestione, spesso 'creativa' per non dire irregolare, delle spese da parte dell'ex tesoriere. E così anche Umberto Bossi, il leader della Lega, finisce indagato per truffa ai danni dello Stato nell'inchiesta della Procura di Milano sui fondi del Carroccio. Indagati anche i suoi due figli, Renzo il 'Trota' e Riccardo, accusati di appropriazione indebita, e il senatore Piergiorgio Stiffoni, che invece deve rispondere di peculato: avrebbe usato per sé il denaro depositato sul conto del gruppo a Palazzo Madama. La nuova svolta nell'indagine, che fa dunque un salto di qualità, è arrivata oggi prima dell'ora di pranzo quando al 'senatur', che si trovava da solo nel suo ufficio in via Bellerio, i militari della Gdf hanno consegnato un'informazione di garanzia. Tre paginette firmate dal Procuratore aggiunto Alfredo Robledo e dai pm Roberto Pellicano e Paolo Filippini, per comunicargli che, in qualità di segretario federale e, dunque legale rappresentante del partito, è arrivato il momento di nominare un difensore, in quanto è sotto indagine assieme a colui al quale ha affidato il delicato compito di amministrare i soldi del movimento. La contestazione: un presunto sperpero di denaro pubblico per una cifra che si aggira attorno ai 18 milioni di euro, tant'é la somma dei rimborsi elettorali liquidata lo scorso agosto da Camera e Senato in base a un rendiconto ritenuto non veritiero, firmato da Belsito e controfirmato da Bossi. Un rendiconto redatto con buona pace della legge del 1999 che quei rimborsi, così come i finanziamenti ai partiti, dovrebbe regolare e che ora in molti chiedono di cancellare. A convincere i magistrati milanesi ad indagare il 'Capo' è stata una serie di 'indizi' venuti a galla dai documenti raccolti nel corso dell'indagine, dalle intercettazioni e dalle dichiarazioni messe a verbale da Belsito e dall'allora suo 'braccio destro' Nadia Dagrada. Oltre ai rendiconti controfirmati da Bossi, ci sono riferimenti anche scritti sulla documentazione contabile acquisita che dicono che il 'senatur' avrebbe autorizzato a voce quelle spese per i pm impossibili da giustificare sotto il capitolo attività politica. Basti pensare a una delle tante lettere spuntate dalla cartelletta 'The family', sequestrata a Belsito, in cui Riccardo Bossi, nel fare i conti delle sue 'uscite' personali all'ex tesoriere, aggiunge di averne "parlato con papà". E poi ancora quei dialoghi intercettati tra Belsito e la Dagrada che hanno fatto un po' da canovaccio in questa vicenda di malagestione dei soldi pubblici, laddove, come hanno annotato gli investigatori, "entrambi convergono che è Bossi che deve autorizzare" e "che lui sa bene cosa rischia". Oppure quando, a proposito degli investimenti a Cipro e Tanzania, l'allora amministratore parla di un "capo (...) molto nervoso perché ha paura che i soldi non rientrano". Infine, le affermazioni rese agli inquirenti. Belsito interrogato qualche settimana aveva detto che Umberto Bossi sarebbe stato avvisato delle spese "più significative" effettuate per i suoi familiari, mentre Nadia Dagrada sentita come testimone aveva ricordato non solo come il leader della Lega firmasse i rendiconti, ma anche un episodio: "Belsito mi ha sicuramente detto di aver registrato un suo colloquio con l'onorevole Bossi, colloquio nel quale aveva 'ricordato' al segretario onorevole Bossi tutte le spese sostenute nell'interesse personale della famiglia (..) con i soldi provenienti dal finanziamento pubblico. Non so se abbia effettuato tale registrazione", che avrebbe voluto utilizzare, a caso ormai scoppiato, "come strumento di pressione dal momento che volevano farlo fuori". Intanto i pm milanesi, che hanno riqualificato il reato contestato al consulente Paolo Scala, modificandolo da concorso in appropriazione indebita in riciclaggio, stanno effettuando accertamenti, tra l'altro, sui finanziamenti, pare circa un milione e mezzo tra il 2008 e il 2011, alla Guardia Padana. In più stanno preparando gli atti da trasmettere ai colleghi romani che riguardano Stiffoni. A pesare sulla sua iscrizione nel registro degli indagati per peculato, oltre a riscontri contabili, ci sono le parole del capogruppo al Senato della Lega, Federico Bricolo, sentito come persona informata sui fatti nelle scorse settimane. Da una prima ricostruzione dei magistrati milanesi, ci sarebbero diversi travasi e rientri di denaro dal conto Bnl del Senato a quello personale di Stiffoni - tutti e due sono a Roma - che hanno fatto ipotizzare operazioni anomale che si aggirano attorno ai 500 mila euro. Una cifra, questa, che però sarà oggetto di ulteriori approfondimenti da parte della Procura capitolina.

(ansa)

Crisi,Monti:Italia in piena emergenza, ma ora "coscienza pulita"

L'Italia è in piena emergenza, anche se ora di fronte alla crisi europea ha "la coscienza pulita".

Lo ha detto oggi il presidente del Consiglio Mario Monti.

"Se 'fase 1' significa gestione della crisi che comporta anche aspetti di emergenza, signori, siamo nel pieno di una 'fase 1'!", ha detto nel suo intervento al Forum Pa Monti, riferendosi alla suddivisione in due fasi dell'attività del governo praticata dai media.

"Vediamo cosa succede in Europa, in Grecia? Vediamo qual è la preoccupazione principale nell'agenda del G8 di Camp David? E' soprattutto sul tema dell'economia in Europa e nell'Eurozona".

Il premier ha aggiunto che "l'Italia si trova in due situazioni profondamente diverse: oggi di nostro non contribuiamo alla crisi... Ma ciò non toglie che se - malgrado il contributo che Stati Uniti, Italia e diversi Paesi europei stanno fornendo per risolvere la crisi - questa dovesse tracimare, l'Italia si troverebbe con la coscienza pulita ma con i mercati finanziari molto turbati".

"Quindi è una 'fase 1' che continua", ha proseguito Monti, precisando che la "fase 2" dedicata alla crescita "è iniziata fin dal primo giorno dell'attività governo".

(reuters)
Cassazione, Schettino inadatto al comando

Non era tagliato per essere al comando di una nave, per reggere l'impatto con le situazioni di emergenza e, soprattutto, per proteggere - anche adesso che non e' piu' in plancia - l'incolumita' di qualunque persona si affidi alla sua responsabilita', e non solo per andare in mare aperto. Questo il giudizio della Cassazione sul comandante Francesco Schettino, l'ufficiale della compagnia Costa che la sera del 13 gennaio ha portato i 4000 passeggeri della nave Concordia al naufragio sugli scogli del Giglio provocando 32 morti. Un disonore per la marineria italiana macchiata dall'onta di un comandante che non ha rispettato l'obbligo che gli impone di lasciare la nave solo quando tutti si sono messi in salvo.

Per ora la Suprema Corte non lascia spazio all'insinuazione della difesa di Schettino sul fatto che il comandante sia stato 'usato' dalla Costa che gli avrebbe addossato colpe non sue. Scrivono i supremi giudici (sentenza 18851 depositata oggi e relativa all'udienza del 10 aprile) che Schettino - per il quale si conferma il rischio di reiterazione del reato e di inquinamento delle prove - ha ''scarsa resistenza'' nello svolgimento ''di funzioni di comando o comunque di responsabile della sorte di persone a lui affidate''. L'uomo, insomma, non e', e non era, in grado di ''reggere situazioni di crisi e assicurare, in quelle situazioni, l'adempimento delle obbligazioni di sicurezza e garanzia verso le persone a lui affidate''. La sua ''insufficienza strutturale'', scrive la Cassazione, e' stata ''verificata''. Ed e' a tutto campo: per questo a nulla e' valsa l'assicurazione del suo legale, Bruno Leporatti, che ''sarebbe inverosimile'' ipotizzare che un altro armatore possa affidare all' ufficiale sorrentino il comando di un'altra nave.

Schettino deve rimanere agli arresti domiciliari, insiste la Suprema Corte, ''in funzione di salvaguardia della collettivita'''. Ed e' corretta, per i supremi giudici, la decisione del gip, e poi del Tribunale del riesame che, lo scorso sei febbraio, ha convalidato gli arresti domiciliari dicendo no alla richiesta della Procura che chiedeva il carcere in quanto - spiega la Cassazione - la reclusione in casa e' ''adeguata'' al ''contenimento cautelare''. Escluso, invece, il pericolo di fuga. Schettino non ha mai veramente pensato di scappare, ma solo di cambiare vita, ha qui la sua famiglia, ed e' rimasto nel luogo del naufragio ''senza cercare di sfuggire alla identificazione e al controllo'', osserva la Cassazione pur riconoscendo che hanno ''dignita''' anche le argomentazione della Procura di Grosseto sul rischio della latitanza. Ad avviso della Cassazione, inoltre, sono ''meramente teorici, e sembrano smentiti da quanto già emerso'', i ''dubbi'' avanzati dalla difesa di Schettino sulla versione del naufragio fornita da Roberto Ferrarini, il responsabile dell'unità di crisi della Costa che nel suo memoriale ha scritto di aver rifiutato la proposta del comandante di mistificare la dinamica dell'incidente. E' reale, invece, concludono i supremi giudici, il timore che Schettino, se lasciato in libertà, possa attuare ''interferenze'' sul materiale probatorio dal momento che ''e' il principale indagato e potrebbe compromettere il libero e completo accertamento di ogni aspetto della complessa vicenda'', quale è quella del naufragio della Costa Concordia.

(ansa)

 

 
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