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La Doppia

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Pau e Boosta

 

 

 

L'esclusiva

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 Roberto Vecchioni

 

Placcaggio

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CLAUDIO GIOÈ

Giovani talenti

                                                                                                                        

annalisa _mg_6792.jpgAnnalisa Scarrone

 

Musica

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Marco Carta

 

 

 

Demòni a teatro: 12 ore per vivere il romanzo

di Michele Bincoletto

demoni.jpgIl 30 e il 31 ottobre è andato in scena al Teatro Astra di Torino, grazie al sostegno della Fondazione Teatro Piemonte Europa, diretta da Beppe Navello, l’ultima impresa spettacolare di Peter Stein, I demòni di Fëdor Dostoevskij.

Lo spettacolo avrebbe dovuto debuttare nella primavera del 2009, sotto l’egida del Teatro Stabile di Torino, che però ha dovuto fare marcia indietro all’ultimo, visti gli elevati costi di produzione. Il regista e la moglie, Maddalena Crippa, attrice di forte presenza scenica, impegnata nel ruolo, difficile ma perfettamente interpretato, della generalessa Varvara Petrovna, non si sono però tirati indietro e sono riusciti ad andare in scena, in forma di workshop, nel maggio 2009, nella loro tenuta umbra, a San Pancrazio, con grande successo. Da lì è partita la tournée che, prima di approdare per le sue ultime date a Torino in questi giorni, proprio nel luogo per il quale lo spettacolo era stato pensato e creato, ha toccato diverse mete internazionali tra cui Vienna, Amsterdam, Atene, Parigi e persino New York, incantando le platee internazionali; a febbraio 2010 è stato anche insignito del Premio Ubu come “spettacolo dell’anno”.

26 attori in scena per 12 ore di spettacolo, dalle 11 di mattina alle 23 circa, con quattro intervalli di 15 minuti l’uno, per sgranchirsi le gambe e la schiena, e altri due, di un’ora ciascuno, per rifocillarsi a pranzo e a cena. Una scenografia composta solo di qualche mobile, un piccolo muretto girevole e qualche pedana, quinte bianche e “un palco vuoto come un foglio di carta bianco, su cui la parola degli attori si incide con forza”, come afferma il regista, che ha voluto tentare di ri-raccontare il romanzo, affinché anche chi non l’avesse mai letto potesse avere la sensazione, a fine spettacolo, di averlo fatto. E così è davvero: ogni capitolo è presentato da un attore, come se si leggesse il titolo, e allo spettatore succede davvero di sentirsi come quando si legge un libro, con la concentrazione che è piena dopo i primi minuti o le prime venti righe, e il desiderio di non voler mai arrivare alla conclusione. A fine spettacolo, si ha la sensazione che la giornata debba ancora incominciare e che non siano passate dodici ore; ma fuori è buio e per incominciare la giornata bisogna ormai aspettare l’indomani, magari per un improbabile bis, richiesto da qualche audace al momento dei 10 minuti di applausi a fine spettacolo.

 

 

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