| Demòni a teatro: 12 ore per vivere il romanzo |
|
di Michele Bincoletto
Lo spettacolo avrebbe dovuto debuttare nella
primavera del 2009, sotto l’egida del Teatro Stabile di Torino, che
però ha dovuto fare marcia indietro all’ultimo, visti gli elevati
costi di produzione. Il regista e la moglie, Maddalena Crippa,
attrice di forte presenza scenica, impegnata nel ruolo, difficile ma
perfettamente interpretato, della generalessa Varvara Petrovna, non
si sono però tirati indietro e sono riusciti ad andare in scena, in
forma di workshop, nel maggio 2009, nella loro tenuta umbra, a San
Pancrazio, con grande successo. Da lì è partita la
tournée che, prima di approdare per le sue ultime date a Torino in
questi giorni, proprio nel luogo per il quale lo spettacolo era stato
pensato e creato, ha toccato diverse mete internazionali tra cui
Vienna, Amsterdam, Atene, Parigi e persino New York, incantando le
platee internazionali; a febbraio 2010 è stato anche insignito del
Premio Ubu come “spettacolo dell’anno”. 26 attori in scena per 12 ore di spettacolo, dalle 11 di mattina alle 23 circa, con quattro intervalli di 15 minuti l’uno, per sgranchirsi le gambe e la schiena, e altri due, di un’ora ciascuno, per rifocillarsi a pranzo e a cena. Una scenografia composta solo di qualche mobile, un piccolo muretto girevole e qualche pedana, quinte bianche e “un palco vuoto come un foglio di carta bianco, su cui la parola degli attori si incide con forza”, come afferma il regista, che ha voluto tentare di ri-raccontare il romanzo, affinché anche chi non l’avesse mai letto potesse avere la sensazione, a fine spettacolo, di averlo fatto. E così è davvero: ogni capitolo è presentato da un attore, come se si leggesse il titolo, e allo spettatore succede davvero di sentirsi come quando si legge un libro, con la concentrazione che è piena dopo i primi minuti o le prime venti righe, e il desiderio di non voler mai arrivare alla conclusione. A fine spettacolo, si ha la sensazione che la giornata debba ancora incominciare e che non siano passate dodici ore; ma fuori è buio e per incominciare la giornata bisogna ormai aspettare l’indomani, magari per un improbabile bis, richiesto da qualche audace al momento dei 10 minuti di applausi a fine spettacolo.
|



