| IL MAESTRO MARIO MONICELLI |
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Il
ricordo di What's Up
"Ai giovani? Nessun messaggio di speranza. Devono avere traguardi e aiutarsi da soli" di Elena Del Duca
Ci piace ricordare il regista Mario Monicelli non facendo commenti sul perché del suo gesto, che senza dubbio fa riflettere, ma attraverso le sue parole, attraverso quest'ultimo messaggio lasciato ai giovani. Riproponiamo dunque la bella intervista pubblicata sul numero di settembre 2009. Dai suoi pensieri traspare lo sguardo disincantato di un uomo che ha vissuto un secolo duro e che, attraverso i suoi film, rimarrà il cantore ineguagliabile dei vizi e delle virtù di un popolo eterogeneo e discusso: gli italiani. Ciao Maestro! MAESTRO MONICELLI... WHAT'S UP? "I giovani professionisti del cinema devono raccontare l'Italia com'è. Non un luogo del divertimento, ma un Paese con aspetti molto seri che non si sa se si risolveranno". Maestro Monicelli, che cosa la lega all'Ischia Film Festival? Intanto che sia un Festival ambientato ad Ischia, poi è una manifestazione molto cordiale, umana, fatta non dai soliti stereotipi. Qui si è un po' più scanzonati, più leggeri, più simpatici. Tutto l'ambiente è così. Queste sono le caratteristiche dell'iniziativa che mi attraggono.
Che cosa la attrae invece di quest'Isola?
Nell'ambito del Festival sono stati realizzati con successo dei corsi di alta formazione. Secondo lei, quali sono le nuove prospettive lavorative per i giovani professionisti del cinema? Mah, bisogna parlare delle prospettive per i giovani che vogliono fare cinema o scrivere cinema, perché si fa riferimento sempre e solo ai registi senza mai considerare che prima del regista - e non dico di più, ma prima - c'è lo sceneggiatore. La verità è che i giovani professionisti del cinema devono raccontare l'Italia com'è, non un Paese del divertimento, di piccole lotte d'amore e gelosie, dove tutto torna a posto e tutto si risolve. Non è così. L'Italia è fatta di aspetti molto seri, molto duri che non si sa se si risolveranno. L'Italia non è un luogo allegro, di battimani, di spettacoli che si vedono adesso...
Maestro, lei ha appunto raccontato il nostro Paese attraverso la commedia all'italiana, di cui Lei, Risi e Comencini siete stati i protagonisti indiscussi e che ha accompagnato gli italiani attraverso numerosi cambiamenti. Oggi quel suo "borghese piccolo piccolo", cosa è diventato? Il "borghese piccolo piccolo" non è diventato niente, è rimasto quello: un piccolo borghese, una persona senza umanità, feroce, che pensa solo a sé stesso, convinto che si può fare giustizia da solo. Insomma, è un piccolo mostro. Siamo rimasti tutti dei piccoli mostri, non è cambiato quasi nulla. E continuiamo ad essere così: a far morire la gente nel Mediterraneo perché non la vogliamo ricevere e la ricacciamo nei luoghi di provenienza. Siamo rimasti egoisti e cattivi com'era quel borghese... non saprà come riferirla questa cosa! (aggiunge con una "risata amara")
... la riferisco eccome! Ma in fondo è così, per lo meno è quello che penso io.
Una risata non è sempre allegra, ma a volte cinica e disincantata. Può essere una libera critica alla società nascosta dall'ironia. Qual è il segreto della "risata amara"? Il segreto è quello di dire delle verità. L'Italia, ma anche l'Europa e l'Occidente, è quello che è oggi: in preda ad una crisi, è soggetta ad una specie dì invasione di gente povera che vuole cambiare il proprio stato sociale. Gente che viene dall'Est, dall'Africa, dall'Asia. È questo che bisogna raccontare anche nel cinema.
Parliamo di cinema tra passato e contemporaneità. Se dovesse girare adesso il sequel de "I soliti ignoti", a quali attori farebbe indossare i panni dei protagonisti? Francamente gli attori di grande valore che ci sono adesso non li conosco molto perché vado poco al cinema per ragioni di età, faccio fatica a muovermi. Vivo solo e quindi devo organizzare le mie giornate. Attori di grande qualità però ci sono: c'è Carlo Verdone, Francesco Benigni, Michele Placido e altri giovani che ora non mi sovvengono. Non è che un sequel de "I soliti ignoti" non si possa fare, bisogna però scrivere la sceneggiatura, che è una cosa difficile. Il problema non è cercare gli attori, quelli si trovano in una qualche maniera o si creano. Bisogna scrivere qualcosa che possa dare ai registi e agli attori la possibilità di fare cose di un certo valore.
Ah, la mia vita... (si sofferma a pensare e il suo sguardo diventa riflessivo)
Domanda difficile? No, non è difficile ma riassumerla lo è... La definirei una vita fortunata: sono una persona fortunata, sì!
Maestro Monicelli... per concludere, mandi un messaggio di speranza ai giovani lettori di What's Up. La speranza non la lascio perché è solo un termine usato dai potenti per far stare zitti quei poverini subalterni che vogliono cambiare la propria condizione. Sono loro che affermano: "State tranquilli, abbiate speranze"! Se sono cattolici invece dicono: "Siate buoni, sperate, nell'altro mondo, avrete la ricompensa". E così i potenti ribadiscono: "Se stai buono ti faccio aumentare la paga, ti faccio cambiare posizione: passi da precario a tempo indeterminato". Questa è la speranza.
Allora lasci semplicemente un consiglio... I giovani non devono avere la speranza ma dei traguardi, ai quali voler arrivare assolutamente e non sperando che qualcuno li aiuti. I giovani si devono aiutare da soli.
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