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La Doppia

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Pau e Boosta

 

 

 

L'esclusiva

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 Roberto Vecchioni

 

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Marco Carta

 

 

 

IL NUOVO VIAGGIO REGGAE DEI TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI

 

di Olga Maletta

 

treallegri.jpgA marzo 2010 l'album "Primitivi del futuro" lascia gli ascoltatori sorpresi per la nuova direzione intrapresa dal trio di Pordenone che, senza abbandonare il cantautorato poetico, apre le porte ad influssi esotici e a ritmi in levare tipici dello stile reggae. Dopo soli nove mesi di distanza, ecco uscire "Primitivi del dub", una sorta di atto secondo,  viaggio tra suoni riverberati e mix in puro stile "dance-hall", alla riscoperta delle radici ancestrali.

Davide Toffolo, cantante e chitarrista, nonchè disegnatore di successo, ci apre le all'emozionante avventura del gruppo, impegnato in un tour promozionale presso l'Auditorium Enrico Fermi di Celano (L'Aquila).

 

Ciao Davide, benvenuto su What's Up! Parliamo subito del nuovissimo album, "Primitivi del Dub". Come è nata l'idea del "fratellino dub"? Si può dire che quest'ultimo sia la naturale prosecuzione del precedente?

Questo è un viaggio alla scoperta del reggae. Non potevamo altro che fare la versione dub del disco (Primitivi del futuro, ndr). Primitivi del dub è forse uno dei pochi dischi veramente dub fatti in Italia.

 

Attualizzare musiche del passato, riscoprire attraverso la sperimentazione sonora mondi arcaici e lontani. É questo che intendete con il titolo Primitivi del futuro?

Sì, è un po' questa l'intuizione, c'è un gioco alla ricerca di una vocalità passata, però con una tecnica nuova. Paolo Baldini, che è il produttore del disco, ha seguito un progetto, una sorta di teoria dei paesaggi: il primo è la natura, quello non umanizzato; il secondo è l'urbanizzazione, il terzo è il momento nel quale la natura si riappropria delle cose che l'urbanizzazione dell'uomo le ha portato via. Questa teoria Paolo l'ha spostata sulla musica la cui struttura attuale viene rioccupata da sonorità e modalità piu vecchie, in particolare quelle degli anni '70. Il disco, quindi, verte su questa linea: ci sono dentro cose nuovissime ma fatte con una modalità che è tipica di qualcosa di più arcaico.

 

Il rock incontra il dub. Un percorso simile lo ebbero i The Clash,c'è qualche lontana ispirazione a loro?

Sicuramente loro l'hanno fatto prima. Portare una nuova lingua dentro la poetica dei Tarm è servito per esprimere in modo più complesso e stratificato quello che viviamo adesso. Il rapporto con il reggae, sin da Primitivi del futuro, è stato per noi molto nutriente, sia a livello tecnico, sia di relazioni umane. Infatti quest'ultimo album, oltre ad essere la prosecuzione di un viaggio mentale, è stato importante per l'incontro con artisti italiani nuovi davvero incredibili e che hanno anche qualcosa di diverso rispetto a quanto eravamo abituati, per esempio il rapporto con la lingua.

 

Hai avuto mai timore di perdere così una parte del tuo pubblico?

Mah, no. Veramente no. Nel senso che il nostro è stato un viaggio serio, approfondito. Noi non abbiamo mai visto la musica come un prodotto, ma uno stimolo che ci ha portato a scoprire cose nuove.

 

E il "ragazzo morto" che fine fa?

Il "ragazzo morto", come lo immagino io, ha voglia di capire quello che succede intorno, perciò non è schiacciato su una dimensione nostalgica. Una cosa che mi è dispiaciuta in questi ultimi mesi è di aver trovato ragazzi molto giovani già con una dimensione nostalgica.

 

Hai iniziato a suonare negli anni '80, quando Pordenone, la vostra città, era in pieno fermento musicale. Cosa è cambiato da allora?

Pordenone è stata per lungo tempo la capitale del punk, pian piano però l'aggregazione intorno alla musica rock è diventata sempre più debole: si è fatto strada il reggae, anche grazie al Festival "Rototom Sunsplash" che ha lasciato segni importanti. Io però sono molto critico nei confronti delle realtà provinciali, adesso la provincia è molto più pericolosa rispetto a quando l'ho vissuta io, negli anni '80-'90.

 

Com'è la vita di un fumettista, scrittore, cantante e chitarrista... insomma di un artista a 360 gradi?

È una vita da privilegiato, sicuramente, ma anche da tormentato.

 

Avete recentemente suonato a Cesena al "Woodstock 5 Stelle" di Beppe Grillo. Come è stata quest'esperienza?

Sono arrivato abbastanza scettico, e invece è stato il miglior festival a cui abbiamo partecipato quest'anno, l'atmosfera fra gli artisti era speciale e soprattutto il pubblico aveva un livello di educazione e di civiltà che mi piacerebbe fosse più presente nell'Italia di oggi. È stata un'esperienza molto positiva.

 

Siete nel bel mezzo di un tour promozionale...

Abbiamo ancora un po' di date fino al 19 dicembre, poi faremo una pausa, e a marzo-aprile riporteremo in giro uno spettacolo di disegno dal vero suonato. E poi c'è anche un disco nuovo in progettazione.

 

Bene! Lascia un saluto per i lettori di What's Up...

Bacini, reggae and roll.

 

 

 

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