| Chi non guadagna non spende |
|
Il triste problema dei giovani sollevato da Draghi (ma risolto da nessuno)
di Irene D'Intino
Tutti quei negozianti che dei miei
acquisti (e non solo) si servono per mandare avanti la propria attività, si troveranno in
difficoltà. A loro volta, avranno meno guadagni, e quindi meno soldi da
spendere per i propri, di beni. Come
bloccare il meccanismo? Semplice: lo Stato dovrebbe subentrare con una serie di
misure economiche: tutele al cittadino, investimenti in beni e servizi per rimette in moto l'economia. Investire significa offrire lavoro e opportunità di
guadagno, che a loro volta diventano nuovo sostentamento per altri cittadini
i quali spenderanno i guadagni arricchendo, anche se in maniera minima,
nuove tasche. Cittadino che guadagna, spende. E per ognuno che spende, qualcun'altro
guadagna. Ecco perché le parole pronunciate dal governatore della Banca
d'Italia Mario Draghi lo scorso 26 febbraio non ci stupiscono molto. Anzi, ci sorprende che qualcuno ancora le trovi illuminanti. ''I salari di ingresso dei giovani sono fermi da oltre 10 anni, il
tasso di disoccupazione è salito al 30% circa, nella segmentazione del mercato
del lavoro vige il minimo di mobilita' e di precarieta'. Così i giovani
accentuano la loro dipendenza dai genitori. É uno spreco di risorse che li
avvilisce e intacca gravemente l'efficienza del sistema produttivo''. Se i
salari dei giovani sono bassi (quando ci sono!) i famosi "bamboccioni"
difficilmente potranno acquistare un mutuo o una macchina. Qualora riuscissero
a farlo, sarebbe solo grazie alle "garanzie" dei genitori, che a quel punto
dovrebbero rinunciare comunque a qualche altro investimento. L'economia si
ferma, o comunque arranca brutalmente. E se, da una parte, è importante che qualcuno,
ogni tanto, denunci il meccanismo pericoloso che ingloba i giovani e quindi il
Paese, sarebbe soprattutto importante che, qualcun altro, dall'altra parte, questo
meccanismo lo bloccasse, invertendolo.
|



