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La Doppia

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Pau e Boosta

 

 

 

L'esclusiva

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 Roberto Vecchioni

 

Placcaggio

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CLAUDIO GIOÈ

Giovani talenti

                                                                                                                        

annalisa _mg_6792.jpgAnnalisa Scarrone

 

Musica

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Marco Carta

 

 

 

Chi non guadagna non spende

Il triste problema dei giovani sollevato da Draghi (ma risolto da nessuno)

di Irene D'Intino

money.jpgNon serve essere studenti di economia. Basta forse conoscere un minimo di storia o far funzionare un po' il cervello. Uomo che non guadagna, non spende. Detto molto in soldoni, è il principio dal quale l'America di Roosevelt ripartì dopo la crisi del '29, lo stesso che sembra così difficile da far comprendere a molti governi della "Vecchia Europa". Eppure non sembra complicato: se io lavoro ma guadagno poco (perché sottopagato, magari con un contratto  a termine ecc...) automaticamente avrò pochi soldi da investire; spenderò perciò sempre meno, concentrando le mie forze solo su ciò che per me è veramente indispensabile. Non comprerò certo una macchina nuova, non cambierò computer né cellulare, non farò viaggi, non comprerò scarpe all'ultima moda.

Tutti quei negozianti che dei miei acquisti (e non solo) si servono per mandare avanti la propria attività, si troveranno in difficoltà. A loro volta, avranno meno guadagni, e quindi meno soldi da spendere per i propri, di beni. Come bloccare il meccanismo? Semplice: lo Stato dovrebbe subentrare con una serie di  misure economiche: tutele al cittadino, investimenti in beni e servizi per rimette in moto l'economia. Investire significa offrire lavoro e opportunità di guadagno, che a loro volta diventano nuovo sostentamento per altri cittadini i quali spenderanno i guadagni arricchendo, anche se in maniera minima, nuove tasche. Cittadino che guadagna, spende. E per ognuno che spende, qualcun'altro guadagna. Ecco perché le parole pronunciate dal governatore della Banca d'Italia Mario Draghi lo scorso 26 febbraio non ci stupiscono molto. Anzi, ci sorprende che qualcuno ancora le trovi illuminanti. ''I salari di ingresso dei giovani sono fermi da oltre 10 anni, il tasso di disoccupazione è salito al 30% circa, nella segmentazione del mercato del lavoro vige il minimo di mobilita' e di precarieta'. Così i giovani accentuano la loro dipendenza dai genitori. É uno spreco di risorse che li avvilisce e intacca gravemente l'efficienza del sistema produttivo''. Se i salari dei giovani sono bassi (quando ci sono!) i famosi "bamboccioni" difficilmente potranno acquistare un mutuo o una macchina. Qualora riuscissero a farlo, sarebbe solo grazie alle "garanzie" dei genitori, che a quel punto dovrebbero rinunciare comunque a qualche altro investimento. L'economia si ferma, o comunque arranca brutalmente. E se, da una parte, è importante che qualcuno, ogni tanto, denunci il meccanismo pericoloso che ingloba i giovani e quindi il Paese, sarebbe soprattutto importante che, qualcun altro, dall'altra parte, questo meccanismo lo bloccasse, invertendolo.

 

 

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