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IL PLANKING: UN’ALTRA FOLLE TENDENZA PER “ESSERCI” |
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di Maria Chiara Carbone
Nessuno contesta la
validità dei social network come mezzi di comunicazione, per tenersi
aggiornati, recuperare vecchie amicizie, ma anche solo per continuare ad essere
al corrente della vita delle persone con le quali non comunichiamo più. Non si
può parlare in questo caso di "buco della serratura", non si tratta di spiare
la persona in questione. La realtà dei social network è quella di una vetrina
personale dove invitiamo gli altri a guardarci, un banco d'esposizione dove
mettere in mostra solo il meglio di sé, o perlomeno solo quello che cerchiamo
di far arrivare, incapaci di comunicarlo apertamente.
C'è chi invece di andare
da un amico e comunicare il proprio disagio, scrive un verso di una poesia, di
una canzone, cambia immagine, nascondendosi ulteriormente (oltre che dietro lo
schermo di un computer), dietro parole altrui (che si crede esprimano meglio il
proprio stato d'animo, come se fossero state scritte apposta per noi) o dietro
altre fattezze. Fin qui si parla di disagio comunicativo, grande male di questa
società che cerca di esprimersi in tutti i modi e con tutti mezzi sempre più
avanzati. Il vero grande problema si pone quando si è disposti a tutto pur di
entrare a far parte del grande paradosso dell'esistenza virtuale. L'ultima moda
dei cybernauti è quella del planking.
Non è facile capire immediatamente a cosa si riferisca questa parola, "plank"
in inglese significa tavola, lasciando escludere implicazioni pericolose del
fenomeno. In realtà, la nuova pratica consiste nello stendersi a pancia in giù
in situazioni estreme (pericolose più che altro) allo scopo di scattare foto da
condividere sui social network. Una moda finita recentemente in tragedia: a
Brisbane un ventenne per lasciarsi immortalare, è precipitato da una ringhiera
al settimo piano di un palazzo. Un fatto drammatico che non può non far notizia
e scatenare polemiche e dibattiti. Proprio sulla pagina Facebook di Planking
Australia, il mondo dei planker si difende così: "Gli incidenti avvengono tutti i giorni - ha comunicato il fondatore
della Planking Association di Brisbane, Richard Litonujua - È una maniera davvero tragica di finire
così, ma se le persone si scontrano con l'auto e muoiono, non per questo
smetteremo di guidare l'auto". Sono nate anche pagine per il planking
sicuro, (liquidate con un "roba da fighette"!), create chiaramente con lo scopo
di contenere i rischi di questa nuova pericolosissima tendenza. Ciò che
realmente non è chiaro è fino a dove si spingerà la necessità dell'uomo di
nascondersi dietro maschere così estreme.
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