| "A dopo", Amon Tobin in concerto |
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di Stefano Elena
Su di un assemblaggio di strutture cubiche l'artista proietta immaginivisionarie e non appena futuribili, ricordi di frammenti o memorie in random ilcui potere evocativo e visivo trasporta le idee. Come un ologramma l'artistastesso, all'interno di uno dei cubi più grandi di cui fa la sua cabina dicomando (e non di controllo), appare e scompare senza regolarità, anch'eglidato intermittente di una realtà sostituita. "Le interminabili file di torripendevano dal cielo vivido e lattiginoso, le finestre restavano chiuse, e lagente per le strade ricadeva lentamente nel solito torpore mentale,bighellonando dall'albergo alla biblioteca e dallla biblioteca al caffè." (J.G. Ballard, "Essi ci guardano dalle torri")
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