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TASSE UNIVERSITARIE TROPPO ALTE, VINTO IL PRIMO RICORSO DEGLI STUDENTI (E GLI ATENEI TREMANO)

L'Unione degli Universitari: "Altri 33 Atenei italiani sono fuorilegge"

di Maria Flavia Vecchio

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La sentenza definitiva è stata depositata lo scorso 16 novembre: il Tar di Milano ha ufficialmente condannato l'Università di Pavia a risarcire l'intera somma sottratta agli studenti dell'ateneo (in particolar modo dottorandi con borsa fornita da enti esterni all'Università e studenti extracomunitari) che pagavano tasse ben oltre il limite consentito dalla legge. Il ricorso è partito nel marzo del 2010 grazie ad un lavoro minuzioso dell'Unione degli Universitari (Udu), confederazione di associazioni studentesche presenti nei più importanti atenei italiani, ed in particolare di Michele Orezzi, coordinatore nazionale Udu nonché membro del consiglio di amministrazione dell'Università di Pavia. Nei giorni scorsi sono stati presentati nuovi ricorsi ai danni di ben 33 Università statali italiane (vedi tabella), sulle 61 in Italia (quindi la maggioranza) che avrebbero applicato un regime di tassazione oltre il limite consentito. È proprio Orezzi a parlare con What's Up per spiegare come è avvenuto l'iter del ricorso e precisare che il "sistema dei ricorsi" non vuole mettere in ginocchio gli atenei italiani, ma "spronare i rettori ad alzare la voce contro uno Stato che pone l'Istruzione in fondo alla classifica delle proprie priorità".

Michele, quando e perché L'Udu ha presentato il ricorso ai danni dell'Università di Pavia?

Il ricorso è stato presentato nel marzo 2010. Dopo aver fatto delle verifiche nel corso del consiglio di amministrazione dell'Università, era evidente anche al direttore amministrativo ed al prorettore che l'Università di Pavia aveva superato il limite previsto dalla legge per quello che riguarda le tasse universitarie.

Qual è questo limite?

Le tasse applicabili agli studenti non devono superare il 20% rispetto al 100% dei fondi ministeriali che vengono erogati ad un singolo Ateneo. Quindi se il Ministero gira un Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) ad un ateneo pari a 100, la sommatoria di tutte le tasse studentesche di quell'Ateneo non può essere maggiore a 20.

In che modo sei venuto a conoscenza di questa situazione a Pavia?

Io faccio parte del consiglio di amministrazione dell'Università di Pavia. Stando lì mi sono accorto che questo 20% veniva sforato. L'università stava aumentando le tasse per cercare di andare a coprire i buchi  di bilancio causati dai tagli seguiti alla legge 133 Gelmini-Tremonti.

 

La sentenza del Tar prevede che questa quota in ecccesso venga restituita dall'Università di Pavia agli studenti?

 

Sì, in qualità di Udu abbiamo da poco pubblicato un'inchiesta che riporta la situazione dei singoli atenei in tutta Italia. I dati li abbiamo presi dal sito del Miur, li abbiamo confrontati ed abbiamo calcolato il gettito totale di questa situazione: gli atenei fuori legge sono 33 e la sommatoria delle tasse universitarie pagate dagli studenti italiani oltre il limite previsto dalla legge è di 280 milioni di euro.

State prendendo provvedimenti in questo senso?

Abbiamo deciso di intraprendere per ogni ateneo la strada del riscorso.

In un momento in cui le Università non navigano certo in buone acque...

Gli studenti sono in piazza dal 2008 a gridare che il sistema d'istruzione pubblica non funziona, che il diritto allo studio viene completamente cancellato. Noi facciamo questi ricorsi non per mandare sul lastrico le Università, ma per denunciare la situazione attuale nel nostro Paese in cui lo Stato, per impegni europei, dovrebbe investire nell'Università più del 3% del proprio PIL e invece ne investe meno dello 0,8%, con diritto allo studio completamente cancellato. Dal 2013 saranno 15 milioni di euro contro i 3 miliardi di Francia e Germania. È intollerabile, noi facciamo tutto questo per denunciare che non devono essere gli studenti a pagare per questa situazione dell'Università pubblica. Peraltro le Università pubbliche che tassano in eccedenza gli studenti sono la maggioranza, 33 su 61nel 2010. E nel 2011 la situazione peggiora.

Qualche università ha cercato una mediazione con L'Udu per evitare un ricorsi?

Per il momento no, ma la notizia dei ricorsi ai danni dei vari atenei italiani è ancora fresca. Anche se, da quando si è diffusa la voce della sentenza emessa ai danni dell'Università di Pavia, gli studenti ci stanno contattando per potere fare ricorso e per chiederci come si fa. Noi diamo come punto di riferimento la nostra mail che è Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo , indirizzo a cui mandare i propri dati (nome, cognome, mail, numero di telefono e ateneo di provenienza) in modo da poter organizzare con loro il ricorso qualora ce ne siano le condizioni. Poi ci possono trovare su FaceBook in Unione degli Universitari e sul sito www.udu.it.

Per ora una vittoria è stata ottenuta. Hip hip urrà?

Non canteremo vittoria finché nel nostro Paese non ci sarà un sistema di istruzione pubblica di qualità e finché il diritto allo studio non tornerà ad avere dei finanziamenti adeguati per essere definito tale. Sono le prime cose che chiediamo al nuovo premier Mario Monti ed al ministro dell'Istruzione Francesco Profumo. Queste sono le vere esigenze per far ripartire il Paese.

IL PARERE DELL'ESPERTO...

  

"LA SENTENZA È ESECUTIVA,

MA PUÒ ESSERE IMPUGNATA DALL'UNIVERSITÀ"

 

L'intervento di Marco Di Folco, Docente di Diritto delle Autonomie Territoriali, Facoltà di Scienze Politiche dell'Università Luiss di Roma.

 
di Christian Mezeckis 

Professore, lei ha avuto occasione di vedere la tabella dell'UDU. Che ne pensa? È possibile, secondo Lei, che così tante Università Italiane abbiano "sforato" il limite delle tasse consentito a carico degli studenti?

Premetto che non conosco con esattezza le situazioni specifiche. Partiamo però dalla constatazione che, in base alla normativa vigente, il contributo a carico degli studenti costituisce una frazione dei finanziamenti ordinari assegnati dallo Stato ai singoli Atenei, per una quota comunque non eccedente il 20%. Ora, poiché i finanziamenti statali hanno subito una contrazione, il rischio di un superamento del limite evidentemente cresce.

È contemplata un po' di flessibilità nella tassa applicabile agli studenti? O deve essere, per così dire, "rigida" rispetto a quel 20%?

Come afferma il TAR Lombardo, la flessibilità c'è, ma verso il basso: gli studenti possono essere chiamati a versare un contributo inferiore, non superiore. Il limite del 20% è, insomma, perentorio e non indicativo, a garanzia del diritto allo studio.

In che modo l'Università di Pavia procederà al rimborso degli studenti? Con quali tempi?

In prima battuta va osservato che  la sentenza del TAR lombardo è esecutiva; ciò significa che l'Università deve dare seguito a quanto disposto dal giudice. Questo nell'ipotesi più semplice.

L'ipotesi più plausibile, invece?

Qualora l'università impugni la sentenza dinanzi al Consiglio di Stato chiedendo, ed ottenendo, la sospensione dell'esecutività, bisognerà attendere la conclusione del giudizio di appello.

Data la situazione critica in cui versano molti Atenei, cosa comporterebbe per molte università un rimborso agli studenti, sia in termini economici che di erogazione di servizi?

Naturalmente una contrazione ulteriore delle risorse. Con conseguenze non solo sul piano dei servizi offerti, ma anche sul terreno del reclutamento, specie dei giovani ricercatori.

Se una Università fosse in crisi tale da rischiare la chiusura, o l'interruzione di gran parte delle proprie attività, è previsto un intervento di emergenza dello Stato per ripianare un bilancio di uno, ed un solo Ateneo?

Al di là delle misure emergenziali, la strada maestra dovrebbe essere quella di erogare congrui finanziamenti ordinari, commisurati anche alla qualità della ricerca e della didattica. Aggiungo che la legislazione più recente prefigura il commissariamento degli atenei nelle ipotesi più gravi di dissesto.

 

 

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