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COLERA AD HAITI: “COLPA DELL’ONU”. CHE PRENDE TEMPO…

Un milione e mezzo di persone contagiate, forse a causa della missione umanitaria MINUSTAH

 

di Christian Mezeckis

 

onu  1993066751_050bfaab3f.jpgL'arrivo dei caschi blu in teatri di crisi o di conflitti è da sempre visto, dalle popolazioni locali che di conflitti e guerre sono vittime, come momento di speranza. Dagli anni '50 anni ad oggi sono molte, moltissime le persone che hanno dovuto e devono la vita alle numerose missioni ONU dispiegate per il mondo. Non sempre, tuttavia, i caschi blu riescono a tutelare la pace e la sicurezza di cui sono gli alfieri. Non sono mancate negli scorsi anni accuse, anche gravissime, nei confronti di soldati che avrebbero compiuto a danno dei civili quelle violenze e quei soprusi che sono essi stessi chiamati a prevenire.

 

Ciò che sta accadendo ad Haiti è tuttavia ancor più paradossale e, se possibile, grave. L'isola caraibica è vittima di una crisi politica ultra-decennale che, tra elezioni e colpi di stato, pare non avere fine. Le Nazioni Unite sono state presenti sul terreno dal 1993 e, da ultimo, con la Missione di Stabilizzazione (MINUSTAH), avviata nel 2004 e non ancora giunta a termine. Hanno affrontato, insieme alla popolazione haitiana, le terribili conseguenze del terremoto del 2010, a causa del quale hanno molti caschi blu e dirigenti dell'ONU hanno perso la vita. La loro presenza ha contribuito ad alleviare le sofferenze della gente del posto, che, come detto, sembrano non trovare fine.

 

Tuttavia, la missione MINUSTAH lascerà ad Haiti anche un ricordo molto meno gradito: il colera. L'isola è vittima di un'epidemia che dall'ottobre 2010 ad oggi avrebbe contagiato mezzo milione di persone e causato la morte di oltre 6.500 haitiani. Il tutto sarebbe stato originato - a quanto viene riportato dall'americano Institute for Justice and Democracy in Haiti - da caschi blu nepalesi e dalla pessima organizzazione logistica delle stesse basi militari...

che non avrebbero trovato miglior soluzione allo scarico dei liquidi fognari nel principale fiume dell'isola. Per questi motivi l'Istituto, attivo nel settore della tutela dei diritti umani, ha presentato domanda di risarcimento alle Nazioni Unite, per una cifra pari a 50.000 dollari per ogni malato e a 100.000 per ogni vittima. Somme che, moltiplicate per i numeri di cui sopra, rappresenterebbero un conto molto salato per la missione ONU. Non è chiaro se ed in quali termini verranno accertate le responsabilità delle Nazioni Unite per l'epidemia. Di certo la risposta fin qui ricevuta non sembra molto confortante per chi ha presentato domanda di risarcimento che, riferisce uno dei portavoce onusiani, verrà valutata dalle "parti competenti del sistema ONU".

Risposta che, per chi conosce un po' il Palazzo di Vetro, le sue dinamiche non propriamente fulminee ed il numero infinito di uffici e di funzionari che in esso dimorano e che spesso condividono gli stessi dossier e competenze, potrebbe essere volgarmente tradotto, per le vie di Roma, con un "aspettate e sperate".

 

 

 

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