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L'esclusiva

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 Roberto Vecchioni

 

Placcaggio

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CLAUDIO GIOÈ

Giovani talenti

                                                                                                                        

annalisa _mg_6792.jpgAnnalisa Scarrone

 

Musica

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Marco Carta

 

 

 

Attualità 30 gennaio 2012

Morto Oscar Luigi Scalfaro, una vita per lo Stato

E' giunto alla camera ardente in piazza Sant'Egidio a Roma il feretro del Presidente emerito della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Ad accompagnarlo la figlia Marianna, che è stata salutata dal ministro Andrea Riccardi, tra i primi a giungere alla camera ardente. Nel momento in cui il feretro stava per entrare in chiesa è arrivato il presidente del Senato Renato Schifani accompagnato dalla moglie. Sono attesi per l'ultimo saluto al Presidente emerito, vertici istituzionali e leader politici.

Una lunga fila si è formata davanti la chiesa di Sant'Egidio. In coda, insieme agli altri, anche il segretario della Cgil, Susanna Camusso, la presidente del Pd, Rosy Bindi. E anche Gianni Letta, Lamberto Dini, Emilio Colombo, Cesare Damiano, Nicola Zingaretti, Luca Palamara.

di Giuseppe Tito  - Oscar Luigi Scalfaro, il presidente "dell'Io non ci sto" se ne è andato la notte scorsa, nel sonno. La notizia ha cominciato a circolare in mattinata e immediatamente tutto il mondo politico, a cominciare dalle alte cariche istituzionali, è accorso - anche idealmente- al capezzale dell'ex presidente della Repubblica, salvo alcune eccellenti defezioni (come quelle di Silvio Berlusconi e Umberto Bossi) per dare l'addio ad uno degli ultimi costituenti, parlamentare democristiano di lunghissimo corso.

Magistrato controverso, fu l'ultimo giovanissimo pm italiano a comminare ancora la pena di morte nell'immediato dopoguerra nella convinzione che le leggi vanno applicate senza essere distolti dalle proprie idee. Questa convinzione sembra essere diventata la 'stella polare' di un uomo al servizio dello Stato per gran parte del ventesimo secolo e che, dopo un breve passaggio alla guida della Camera, nel 1992 ha fatto il grande salto fino al Colle in una fase drammatica per la prima Repubblica, dilaniata dagli attacchi della mafia e da 'Tangentopoli'. Un Parlamento diviso e in difficoltà ha trovato la forza, dopo la strage di Capaci in cui perse la vita Giovanni Falcone, di eleggerlo nel giro di poche ore, era il 25 maggio, al più altro scranno del paese.

E Scalfaro si è conquistato in poco tempo il soprannome di 'Traghettatore' verso la seconda Repubblica. Una seconda Repubblica che si è incarnata nella figura di Silvio Berlusconi che nella primavera del 1994 forma il suo primo governo con la Lega di Bossi. Un passaggio cruciale che viene vissuto con grande diffidenza da parte del Cavaliere verso l'inquilino del Quirinale che sembra ricambiarlo con la stessa moneta. Tanto che dopo le dimissioni dell'esecutivo dell'uomo di Arcore a causa del forfait del Carroccio ( dimissioni che spianano la strada al governo tecnico di Lamberto Dini), parte il fuoco di fila degli attacchi al Colle da parte del partito di maggioranza relativa di allora, Forza Italia: attacchi che culminano con le pesanti allusioni ad un presunto 'golpe' per defenestrare il presidente del Consiglio da palazzo Chigi, dopo una stagione di veleni che ebbe il suo apice con l'avviso di garanzia recapitato al Cavaliere durante il vertice Onu sulla criminalità di Napoli, a luglio. Da quel momento la frattura tra i due diventa insanabile.

Tanto insanabile da spiegare, forse, il silenzio dell'ex premier: non una dichiarazione, nessuna nota di cordoglio. Con il Pdl che, a parte le dichiarazioni ufficiali di Angelino Alfano, non nasconde tutta la sua freddezza. Al contrario del Pd che omaggia il 'grande vecchio' abbassando le sue bandiere. E con tutte le alte cariche istituzionali, a cominciare da Giorgio Napolitano, che quasi con un'unica voce, si sono inchinate di fronte all'ex capo dello Stato. "Un esempio di coerenza e integrità", ha affermato l'attuale presidente della Repubblica. Sulla stessa scia gli intervenuti di Mario Monti, Renato Schifani e Gianfranco Fini. E di tanti leader dei partiti. Cattolico praticante e devoto della Madonna, Scalfaro è stato un "duro e puro" anche nel valutare i comportamenti ed i costumi.

Ed è famosissima la vicenda che lo vide protagonista nell'estate del 1950 quando redarguì pesantemente una giovane donna seduta al ristorante, a Roma, ritenuta troppo 'scollata', ovviamente per l'epoca.

Ma il settennato di Oscar viene ricordato dalle cronache politiche anche e soprattutto per quel suo rabbioso "Io non ci sto...a questo gioco al massacro...", quando decise di intervenire a reti tv unificate in diretta, facendo oscurare anche una partita di coppa Uefa del Cagliari, per denunciare alcune indiscrezioni che stavano lambendo pericolosamente il Quirinale in merito ad una inchiesta sull'uso "non sempre a fini istituzionali" dei fondi Sisde da parte di alcuni ministri dell'Interno, tra cui Scalfaro che lo fu dal 1983 all'87, nei due governi Craxi. Nell'ultimo giorno della sua vita, il vecchio combattente muore nel sonno nel suo letto, a casa , rende noto il vescovo di Terni, e amico di vecchia data, Monsignor Paglia: muore "un grande cristiano e un grande italiano - dice- che ci manchera".

(ansa)

Moody's, fase 2 Monti ridurra' reddito famiglie

Ingresso congiunto di Angela Merkel, Mario Monti e Nicolas Sarkozy al Consiglio europeo, al termine della trilaterale (durata circa mezz'ora) svoltasi prima che iniziassero i lavori del vertice Ue. I tre leader di Germania, Francia e Italia - come hanno mostrato le immagini del circuito interno - sono arrivati insieme nella grande sala del Consiglio europeo.

MOODY'S: SALVA-ITALIA TAGLIA REDDITI, PIL 2012 -1% - Il decreto Salva-Italia "ridurrà il reddito disponibile delle famiglie" e l'economia italiana segnerà un calo dell'1% nel 2012. Lo dice l'agenzia di rating Moody's in un rapporto. L'agenzia Usa stima anche che il tasso di disoccupazione in Italia segnerà in media un aumento all'8,8% nel 2012 dalla media dell'8,2% del 2011. E, prosegue Moody's, il rialzo della disoccupazione porterà ad un aumento dei tassi di morosità nel mercato immobiliare.

BARROSO,82 MLD EURO DISPONIBILI PER LAVORO E CRESCITA  - La Ue ha disposizione ancora 82 miliardi di euro in fondi strutturali non utilizzati, per co-finanziare progetti per promuovere crescita e occupazione: lo ha detto oggi il presidente della Commissione Ue José Barroso. "Proporremo di riprogrammare i fondi strutturali non utilizzati" per favorire lavoro e crescita, ha detto Barroso, aggiungendo come sia "inaccettabile che un europeo su quattro oggi non ha lavoro". Il presidente ha ribadito poi l'intenzione di aiutare soprattutto le piccole e medie imprese ad accedere al credito.

CAMERON, E' CRESCITA VERA PRIORITA'  - "Servono seri sforzi per la derugalation, la crescita e il lavoro: questi sono i temi della mia agenda e credo che su questi avrò un forte sostegno". Lo ha detto il premier britannico David Cameron, al suo arrivo al Consiglio Ue. La Gran Bretagna è l'unico paese che non partecipa al nuovo Patto di bilancio, che è negoziato a 26.

JUNCKER, POLITICA ITALIANA RITROVATO STRADA RAGIONE  - "La politica italiana mi sembra che abbia ritrovato il cammino della ragione". Lo ha detto il presidente dell'eurogruppo e primo ministro lussemburghese Jean Claude Juncker prima dell'inizio dei lavori del vertice straordinario dei capi di stato a Bruxelles.

L'INTESA E' VICINA, OGGI CONSIGLIO UE

(di Roberto Caracciolo)
L'Unione europea è vicinissima a chiudere l'accordo sul nuovo patto di bilancio (il cosiddetto 'Fiscal compact') e ad aprire una nuova fase di politica economica di rigore e sviluppo, mentre il presidente francese Nicolas Sarkozy annuncia enfaticamente che il peggio è passato, la situazione si sta "stabilizzando" e l'Europa "non è più sull'orlo del baratro", anche grazie alle misure "forti e giuste" prese in Italia da Mario Monti. Insomma, dopo una crisi profondissima, si comincia a vedere la luce. Sarà comunque il summit di oggi a Bruxelles ad indicare se i suoi leader sono davvero decisi - come sembra - a ristabilire la rotta del tormentato viaggio verso un maggiore rigore fiscale e rinnovate politiche di crescita. L'Ue ha certamente bisogno di una nuova governance economica per guardare con più serenità al futuro, ma sul tavolo rimangono questioni aperte, e sullo sfondo c'é sempre la spada di Damocle della Grecia. Nella capitale belga, i capi di Stato e di governo potranno toccare con mano gli effetti dei loro pacchetti di austerity sulla società: il Belgio sarà infatti paralizzato da uno sciopero generale che - al di là degli ovvi disagi - dimostrerà quanto sia delicato il tema delle misure anticrisi, tanto che uno dei principali sindacati locali, l'Fgtb, è convinto che i tagli al bilancio spingeranno il Belgio nel baratro della recessione. Ma l'Unione è decisa ad andare avanti e, quando mancano meno di 24 ore al summit, fonti vicine al negoziato indicano all'ANSA che si fa sempre più concreta la possibilità che il vertice trovi un accordo politico sul Patto di bilancio e dia segnali importanti anche sulla crescita e sull'occupazione. Il clima è "positivo", e secondo le fonti "c'é voglia di concludere, di essere concreti e di dare messaggi chiari". Di messaggi chiari hanno bisogno ovviamente i mercati, soprattutto alla luce delle recenti bordate partite dalle agenzie di rating americane contro i debiti sovrani del Vecchio Continente (incluso quello italiano e il fondo salva-Stati Efsf). A Davos, venerdì scorso, il presidente della Bce Mario Draghi ha sottolineato che il Fiscal compact "é necessario affinché i paesi dell'area euro tornino ad avere fiducia l'uno nell'altro". Tuttavia, nonostante l'ottimismo trapelato ieri, il successo del summit non è affatto scontato su tutti i fronti. E comunque su Bruxelles aleggia sempre lo spettro di un default della Grecia. Chi si aspettava un accordo con i creditori entro questa sera è rimasto deluso e la corsa contro il tempo continua: ora si punta a chiudere la settimana prossima. Nel frattempo, come emerso ieri, Berlino ha alzato la posta su Atene proponendo - di fatto - il commissariamento del Paese, almeno per quello che riguarda la gestione del bilancio. Nonostante l'immediato secco 'no' della Grecia, la presa di posizione della cancelliera Angela Merkel potrebbe spingere anche questo tema nell'agenda di oggi e creare ulteriori complicazioni. Per il momento, sul tavolo restano i nodi delle sanzioni semi-automatiche anche sul debito chieste dall'Olanda e da altri paesi 'rigoristi' come l'Austria; la questione di 'direttive' concrete in materia di crescita e occupazione posta dall'Italia, e il problema (sollevato dalla Polonia) della partecipazione ai vertici dell'Eurogruppo da parte dei paesi fuori dalla moneta unica. Da parte sua, la Svezia teme di perdere la propria autonomia nella politica di bilancio, mentre la Gran Bretagna continua a chiamarsi fuori. C'é infine la questione 'principe' ancora irrisolta, formalmente non all'ordine del giorno del summit, ma sicuramente al centro dei colloqui tra i leader: il potenziamento del nuovo fondo salva-Stati (Esm), il 'firewall' europeo destinato dal primo luglio 2012 a raccogliere il testimone dall'attuale European financial stability facility (Efsf). Al momento è stabilito che l'Esm possa contare su una potenza di fuoco di 500 miliardi di euro, cifra ritenuta tuttavia insufficiente da molti Paesi e istituzioni (in primis Francia, Italia, Fmi e Commissione europea) che ne chiedono con insistenza il rafforzamento (almeno fino a 750 mld), scontrandosi con le resistenze della Germania. Anche ieri la Merkel, in un'intervista alla Bild am Sonntag ha glissato sul pressing degli alleati. La posizione dei tedeschi tuttavia si starebbe pian piano ammorbidendo (come confermano le indiscrezioni trapelate ieri sul magazine finanziario Wirtschaftswoche) e, una volta incassato l'accordo sul Fiscal Compact, la cancelliera potrebbe finalmente scendere a compromessi.

(ansa)

Napolitano contestato a Bologna: "Proteste non sfocino in violenze"

Scontri questa mattina a Bologna tra le forze dell'ordine e i manifestanti in corteo contro il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che oggi ha ricevuto la laurea honoris causa in Relazioni internazionali da parte dell'Univesità felsinea. La manifestazione si è svolta in maniera tranquilla fin quando le forze dell'ordine non hanno bloccato tutte le strade impedendo di fatto al corteo di raggiungere l'aula di Santa Lucia, dove si stava svolgendo la cerimonia in onore del presidente della Repubblica. A quel punto i manifestanti hanno cercato di forzare il blocco ed è partita qualche manganellata con conseguente lancio di uova, frutta e ortaggi. Qualche momento di tensione c'è stato anche in piazza della Mercanzia a causa di un manifestante esagitato che è stato subito allontanato dopo qualche spintone.

Dal canto suo Napolitano nella sua lectio ha sottolineato il rischio di reazioni fuori misura ai provvedimenti legislativi che potrebbero sfociare in "ribellismo" e "violenze inammissibili", facendo un appello affinché ci sia anche in Parlamento un "clima costruttivo" per "il superamento della crisi prodottasi nel rapporto con la società e con i cittadini". La percezione del ruolo insostituibile della politica "si è affievolita insieme con la forza degli ideali, anche per effetto di una perdita di efficacia, persuasività e inclusività del sistema politico. E mi riferisco alle istituzioni rappresentative, ai processi elettorali, ai partiti: una crisi da cui si puo' uscire solo attraverso riforme in tutti questi campi", ha affermato.

Proprio in relazione alle difficoltà incontrate dall'Unione europea nella gestione del difficile momento attuale di crisi, Napolitano ha sottolineato come "le risposte delle leadership politiche e del governo nazionali si sono fatte più incerte e problematiche, si è esteso in varie parti d'Europa il fenomeno di azioni populiste di aperto rigetto dei vincoli di corresponsbilità e solidarietà europea, di anacronistica difesa di posizioni acquisite e di privilegi corporativi". "Non c'è dubbio -prosegue Napolitano- che tutto questo abbia trovato sbocco nell'affermarsi di nuove formazioni di stampo populistico e abbia più in generale eroso antiche basi di fiducia nella politica, nei partiti tradizionali, nelle istituzioni".

Da qui il messaggio ai giovani: "Tra il rifiutare i partiti e il rifiutare la politica, l'estraniarsi con disgusto dalla politica, il passo non è lungo ed è fatale, perché conduce alla fine della democrazia e quindi della libertà". Ma la soluzione alla crisi della politica, avverte, non si risolve con internet: per Napolitano, infatti, "non c'è partecipazione individuale e collettiva efficace alla formazione delle decisioni politiche nelle sedi istituzionali, senza il tramite dei partiti". Al contempo Napolitano ricorda che il recupero della fiducia nella politica passa anche attraverso la "restituzione ai cittadini-elettori della voce che ad essi spetta innanzitutto nella scelta dei loro rappresentanti e infine nella selezione di candidati a ruoli di rappresentanza istituzionale che presentino i necessari titoli di trasparenza morale e competenza".

Nel suo discorso anche l'auspicio che "lo sforzo appena intrapreso", con la nascita del governo Monti "continui e si sviluppi in un clima costruttivo". "Il logoramento della maggioranza di governo e l'emergenza di un rischio di vero e proprio collasso finanziario pubblico hanno determinato la necessità di ricorrere anche in Italia - prosegue Napolitano - a soluzioni non rinvenibili entro sistemi ordinari, ordinando un improvvido, precipitoso scioglimento del Parlamento e avviando politiche ormai urgenti di risanamento finanziario e di riforma di non più sostenibili assetti economici e sociali".

Napolitano, poi, apre alla prospettiva di un intervento riformatore anche della seconda parte della Carta costituzionale. "Si dovrà verificare in Parlamento anche la possibilità di definire, o di prospettare credibilmente, revisioni di norme della seconda parte della Costituzione, come si riuscì a fare anni fa solo con la riforma del Titolo V in senso più conseguentemente autonomistico".

Parlando dell'Europa, il capo dello Stato ha quindi messo in guardia dall'"illusione dell'autosufficienza" che possono coltivare alcuni Paesi europei. "Il peso dell'Europa nel suo complesso - ha detto - si è venuto in termini demografici ed economici, innegabilmente restringendo e tende a restringersi quanto più da parte di noi europei si esiterà a unire le forze, a procedere sulla via dell'integrazione, quanto più singoli stati membri dell'Unione coltiveranno l'illusione dell'autosufficienza".

(adnkronos)

Asteroide contro la Terra nel 2029, pronto il piano d'attacco

Uno scenario hollywoodiano, ma non tanto da essere considerato irrealistico dall'Esa. Per questo l'Agenzia spaziale europea sta valutando l'ipotesi dell'impatto di un corpo celeste sulla Terra e ha deciso di investire milioni di euro per proteggere il globo, ipotizzando tre diversi scenari e relativi strumenti per deviarne la traiettoria.

Il nome del piano d'attacco è Neoshield, che sta per Near Earth Objects Shield, mentre l'asteroide in questione, 1000 chilometri di diametro, sarebbe stato già battezzato Apophis: anno dell'impatto il 2029.

Il primo scenario prevede di inviare una sonda spaziale che colpisca l'asteroide a tutta velocità; il secondo ipotizza invece la deviazione indiretta della traiettoria del corpo celeste, con l'invio di una sonda il più vicino possibile all'asteroide, con l'obiettivo di restargli al fianco per diversi anni e attirarlo gravitazionalmente lontano dalla Terra; il terzo scenario invece, il più controverso, rappresenta "l'ultima spiaggia": consiste nel far esplodere una carica nucleare vicinissimo all'asteroide.

In ogni caso, lo studio avviato dall'Esa non sembra essere una semplice esercitazione di stile, precisa Le Matin: "Il rischio che un asteroide incroci la traiettoria della Terra esiste ed è concreto", affermava già nel 2008 Willy Benz, astrofisico e presidente della commissione scientifica dell'Esa.

(tmnews)

Rai, domani attesa "battaglia" in cda su nomine

Sarà probabilmente un consiglio di amministrazione "di battaglia" quello che si riunirà domani a viale Mazzini per discutere della riconferma di Alberto Maccari alla guida del Tg1 e di altre nomine Rai, mentre i partiti continuano a confrontarsi con l'ipotesi di un commissariamento dell'azienda pubblica radio-tv.

Domani - riferisce una fonte vicina alla presidenza - il direttore generale Lorenza Lei proporrà ufficialmente al cda di confermare alla direzione del telegiornale più seguito, quello di Rai Uno, Alberto Maccari, nominato "a tempo" il 13 dicembre scorso.

Maccari, 64 anni, va ufficialmente in pensione a febbraio, e doveva sostituire per breve tempo Augusto Minzolini - rinviato a giudizio per peculato per una serie di acquisti privati fatti con la carta di credito aziendale - in attesa di un nuovo direttore con pieno mandato, forse "esterno" all'azienda.

Nel frattempo Minzolini ha presentato ricorso contro la decisione dell'azienda di allontanarlo dalla direzione.

Ma dopo che nel toto-nomime hanno circolato vari nomi - tra cui quello del direttore della "Stampa" Mario Calabresi e quello di Mario Orfeo, già a capo del Tg2 e oggi direttore del "Messaggero" - dalla Lei è venuta la proposta di confermare Maccari.

Una decisione, secondo alcuni media, dietro cui ci sarebbe un accordo tra Pdl (a cui è vicino Maccari) e Lega Nord, e che comprenderebbe la nomina di Alessandro Casarin alla direzione del Tgr, peraltro proposta dalla dg.

Alla riconferma però si oppone il Pd, e anche il presidente della Rai Paolo Garimberti ha chiesto nelle scorse settimane che Maccari non restasse alla guida del Tg1 e che si trovasse invece un nuovo direttore.

Una fonte vicina alla presidenza ha comunque smentito che Garimberti intenda dimettersi da presidente - il suo mandato e quello del cda scade a marzo - se Maccari fosse confermato, come invece ha scritto nei giorni scorsi un quotidiano.

Il voto di domani - se non ci saranno rinvii nelle decisioni - contiene comunque delle incognite, perché non è chiaro come si esprimeranno il consigliere dell'Udc Rodolfo De Laurentiis e il rappresentante del ministero del tesoro Angelo Maria Petroni (comunque in quota Pdl). In caso di parità, il voto del presidente vale doppio.

IPOTESI COMMISSARIAMENTO?

Nel frattempo, dopo che a inizio mese il premier Mario Monti ha annunciato - in una trasmissione tv - l'intento di intervenire sulla Rai in "qualche settimana", parlamentari e partiti continuano a discutere dell'ipotesi di commissariamento dell'azienda.

Secondo una fonte legale Rai, la nomina di un commissario temporaneo potrebbe, in teoria, essere contenuta in un decreto del governo che contenga un nuovo sistema di governance aziendale. Ma la fonte ricorda che l'azienda non è mai stata commissariata prima.

Oggi il capogruppo dei senatori Pdl ed ex ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri ha detto che un commissariamento sarebbe "illegale".

"Fare un decreto legge del governo che nomini un commissario che espropria un consiglio sarebbe illegale, e Monti lo sa. Il governo su queste materie non può fare commissariamenti che sarebbero incostituzionali", ha detto Gasparri in un'intervista a Klaus Davi diffusa su YouTube.

E contro il commissariamento - e la privatizzazione - oggi hanno scritto una lettera al premier i rappresentanti di sindacati e organismi dei giornalisti, dall'Usigrai alla Cassa mutua Casagit, passando l'Ordine dei giornalisti, la Fnsi e l'Istituto di previdenza. Mentre nei giorni scorsi si sono espressi gli eurodeputati del Pd.

Ma nel dicembre scorso era stato proprio il gruppo del Pd al Senato a presentare un ordine del giorno alla manovra economica nel quale si chiedeva al governo "di promuovere una riforma del sistema tv e di valutare anche un commissariamento straordinario della Rai in attesa che le nuove norme siano completate".

(reuters)


 

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