di
Fabrizio Assandri
Torino.
Un posto in cui pregare Allah in santa pace all'Università. Un luogo neutro -
mica una moschea con mirhab e minareto - per poter rispettare le cinque
preghiere giornaliere, come prevede l'Islam, tra una lezione e l'altra. La
richiesta è arrivata all'Università di Torino da una ragazza turca, Melek, che
ha spedito una lettera alla Facoltà di Matematica per chiedere se ci fossero
spazi dedicati alla preghiera. Interrompere le attività della giornata per
ricordarsi di Dio, pur con tutte le possibili deleghe, è una necessità per ogni
buon musulmano. Di certo non pensava di suscitare un vespaio di polemiche, con la Lega Nord sulle
barricate in un'insolita quanto appassionata difesa della laicità delle
istituzioni (evidentemente brucia ancora la bocciatura del ricorso al Tar con
cui la Lega
puntava a impedire la costruzione della prima moschea cittadina). Un'analoga
richiesta, l'anno scorso, era arrivata al Rettorato del Politecnico anche da un
gruppo di studenti musulmani, che non ha però ottenuto risposta. Almeno finora.
Già, perché il clamore mediatico ha spinto l'Università, pur con un certo
imbarazzo, a riconoscere che è giusto porre la questione. "Ci si potrebbe orientare su un modello simile a quello trovato
all'ospedale Molinette - ha dichiarato ai giornali il prorettore Sergio Roda
- in cui c'è uno spazio neutro, aperto a
chiunque voglia pregare".
A
Palazzo Nuovo, intanto, gli studenti si sono già organizzati da anni,
trovandosi a piccoli gruppi nei sottoscala, con il tappetino della preghiera e
l'iPhone in mano per trovare dov'è La Mecca. Per le università, in cui i giovani
musulmani non sono ancora in percentuale così elevata, quella della stanza
riservata alla preghiera è in effetti una novità. Non così, però, nelle
fabbriche in cui la percentuale dei fedeli dell'Islam è elevata, specie nei
settori della metalmeccanica e dell'edilizia. Mescolando buon senso e un certo
pragmatismo, sono diversi gli imprenditori "illuminati" che hanno addirittura
predisposto in fabbrica spazi destinati alla preghiera. E cosa ne dice la Chiesa? Pur con accenti
diversi, com'è normale, la diocesi spinge per un luogo "neutro", in cui tutti
possano pregare. Non ha dubbi don Tino Negri, che è consigliere
dell'arcivescovo di Torino sui rapporti con l'Islam ed è direttore del Centro Peirone, dedicato al dialogo con i
musulmani. "All'Università non c'è una
chiesa e non vedo perché mai dovrebbe esserci uno spazio dedicato
esclusivamente all'Islam".
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