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UNA STANZA PER PREGARE ALL’UNIVERSITÀ. L'ULTIMA RICHIESTA È DI UNA GIOVANE TURCA

di Fabrizio Assandri

 

de cupolone foto 6028444045_38026a42d0.jpgTorino. Un posto in cui pregare Allah in santa pace all'Università. Un luogo neutro - mica una moschea con mirhab e minareto - per poter rispettare le cinque preghiere giornaliere, come prevede l'Islam, tra una lezione e l'altra. La richiesta è arrivata all'Università di Torino da una ragazza turca, Melek, che ha spedito una lettera alla Facoltà di Matematica per chiedere se ci fossero spazi dedicati alla preghiera. Interrompere le attività della giornata per ricordarsi di Dio, pur con tutte le possibili deleghe, è una necessità per ogni buon musulmano. Di certo non pensava di suscitare un vespaio di polemiche, con la Lega Nord sulle barricate in un'insolita quanto appassionata difesa della laicità delle istituzioni (evidentemente brucia ancora la bocciatura del ricorso al Tar con cui la Lega puntava a impedire la costruzione della prima moschea cittadina). Un'analoga richiesta, l'anno scorso, era arrivata al Rettorato del Politecnico anche da un gruppo di studenti musulmani, che non ha però ottenuto risposta. Almeno finora. Già, perché il clamore mediatico ha spinto l'Università, pur con un certo imbarazzo, a riconoscere che è giusto porre la questione. "Ci si potrebbe orientare su un modello simile a quello trovato all'ospedale Molinette - ha dichiarato ai giornali il prorettore Sergio Roda - in cui c'è uno spazio neutro, aperto a chiunque voglia pregare".

A Palazzo Nuovo, intanto, gli studenti si sono già organizzati da anni, trovandosi a piccoli gruppi nei sottoscala, con il tappetino della preghiera e l'iPhone in mano per trovare dov'è La Mecca. Per le università, in cui i giovani musulmani non sono ancora in percentuale così elevata, quella della stanza riservata alla preghiera è in effetti una novità. Non così, però, nelle fabbriche in cui la percentuale dei fedeli dell'Islam è elevata, specie nei settori della metalmeccanica e dell'edilizia. Mescolando buon senso e un certo pragmatismo, sono diversi gli imprenditori "illuminati" che hanno addirittura predisposto in fabbrica spazi destinati alla preghiera. E cosa ne dice la Chiesa? Pur con accenti diversi, com'è normale, la diocesi spinge per un luogo "neutro", in cui tutti possano pregare. Non ha dubbi don Tino Negri, che è consigliere dell'arcivescovo di Torino sui rapporti con l'Islam ed è direttore del Centro Peirone, dedicato al dialogo con i musulmani. "All'Università non c'è una chiesa e non vedo perché mai dovrebbe esserci uno spazio dedicato esclusivamente all'Islam".

 

 

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