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Rassegna Stampa

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L'esclusiva

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 Roberto Vecchioni

 

Placcaggio

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CLAUDIO GIOÈ

Giovani talenti

                                                                                                                        

annalisa _mg_6792.jpgAnnalisa Scarrone

 

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Marco Carta

 

 

 

International 3 Febbraio 2012

Indennizzi a vittime nazismo,

La Corte internazionale di giustizia dell'Aia ha stabilito oggi che l'Italia ha violato il rispetto all'immunità della Germania, consentendo che i familiari di alcune vittime del nazismo chiedessero indennizzi alle autorità tedesche.

Lo dice il testo della sentenza pubblicata oggi dalla Corte sul proprio sito web.

La decisione è stata presa con 12 voti a favore e 2 contrari.

La vicenda era arrivata davanti ai giudici dell'Aia nel 2008, quando la Germania aveva fatto ricorso contro una sentenza della Cassazione italiana che riconosceva il diritto dei familiari di vittime di un eccidio nazista avvenuto in Toscana nel giugno 1944.

Per la Corte, quella decisione viola però sia la Convenzione di Vienna del 1961 che il Trattato di pace con l'Italia, che di fatto riconoscono l'immunità della Germania post-nazista.

"La Corte stabilisce che la Repubblica Italiana ha violato il suo obbligo a rispettare l'immunità di cui la Repubblica di Germania dispone secondo il diritto internazionale consentendo che siano avanzate richieste di risarcimento civile contro di essa basate su violazioni del diritto umanitario internazionale commesse dal Reich tedesco tra il 1943 e il 1945", dice la sentenza.

Dunque, l'Italia ora deve provvedere "o modificando la propria legislazione o ricorrendo ad altro metodo di sua scelta" a garantire che la decisione della Cassazione contro la Germania perda effetto, dice ancora il documento.

Il ministro degli Esteri Giulio Terzi ha detto in una nota di rispettare la sentenza anche se "i suoi contenuti non coincidono con le posizioni sostenute dall'Italia".

Nella nota il titolare della Farnesina dice che "l'Italia intende proseguire, come fatto sinora, ad affrontare insieme alla Germania tutti gli aspetti che derivano dalle dolorose vicende della Seconda Guerra Mondiale, in una prospettiva di dialogo e di tutela delle istanze di giustizia delle vittime e dei loro familiari".

La Corte internazionale di giustizia ha dato torto all'Italia anche sulla decisione di dichiarare applicabile sui propri confini decisioni della giustizia greca su analoghi episodi commessi dai nazisti in Grecia.

(tmnews)

Siria, manifestazioni in diversi centri della rivolta

Numerosi epicentri della rivolta anti-regime in Siria sono teatro oggi di manifestazioni di protesta e si contano almeno 10 civili uccisi dalle forze fedeli al presidente Bashar al Assad, secondo quanto hanno riferito gli attivisti dei Comitati di coordinamento locale. I cortei sono stati indetti nel tradizionale venerdì di preghiera islamica per le migliaia di vittime che trent'anni fa perirono sotto i colpi della repressione militare nella città di Hama, nel centro del Paese.

Manifestazioni, cortei e sit-in sono in corso a Damasco, a Homs, a Hama, nella regione nord-occidentale di Idlib, in quella nord-orientale a maggioranza curda di Qamishli, in quella meridionale di Daraa, e in quasi tutti i sobborghi della capitale, da giorni teatro di battaglie tra forze governative e disertori dell'esercito. Un testimone oculare ha raccontato all'agenzia giornalistica Ansa che proteste sarebbero in corso anche nel centro moderno di Aleppo, nel nord del Paese, per la prima volta dopo quasi un anno dall'inizio della repressione.

I Comitati di coordinamento locale, che diffondono un bilancio dettagliato e aggiornato delle vittime, hanno riferito che le uccisioni avrebbero avuto luogo nella regione nord-occidentale di Idlib, in un sobborgo di Damasco, nei dintorni di Aleppo, a Homs e in un villaggio nei pressi di Daraa. Tra gli uccisi figurano due minorenni, ma non è ancora chiaro se bambini o adolescenti.

Il bilancio della repressione del regime siriano sarebbe fino ad ora di oltre 14mila vittime, secondo i dati riferiti da Bassam El Abdulla, un esponente del Consiglio nazionale siriano, la maggiore organizzazione dell'opposizione. Si tratta del doppio delle cifre diffuse fino a questo momento, perché tiene conto anche delle persone fatte sparire o torturate a morte in carcere. "Molti gruppi per la difesa dei diritti umani dicono che il bilancio ha superato le 7mila vittime. Ma il numero che ci risulta supera forse le 14mila", ha detto all'Ansa El Abdulla. "Ci sono più di 60mila persone rapite e prigioniere. Molti di loro sono stati uccisi e torturati. E avete visto come sono presi prigionieri e come vengono torturati. Ci sono dei video, comunque: su Youtube potete vedere le torture, gli elettroshock".


(peacereporter)

Cecenia, capo ribelli: "Stop attacchi contro civili russi perché anti-Putin"

Il cambio di clima politico in Russia, dove monta la protesta popolare contro Putin, ha avuto un effetto inatteso. Il capo dei ribelli islamici ceceni, Dokka Umarov, ha ordinato ai suoi militari di mettere fine agli attacchi contro i civili in Russia.

In un video postato su internet, Umarov dichiara: "Ho ordinato a tutti i gruppi speciali che hanno per missione di applicare il nostro piano di operazioni speciali in Russia di mettere fine a queste operazioni che potrebbero ferire la popolazione civile". Ora gli attacchi saranno selettivi e mirati solo contro l'esercito e i servizi speciali, nonchè contro la leadership politica del Paese.

La decisione è giunta in seguito alle proteste della società civile contro il regime di Putin: da nemici in quanto silenziosi sostenitori di Putin, ad amici degni di rispetto e protezione perché schieratisi contro il Cremlino.

Umarov si spinge a considerare le proteste addirittura come un segnale di come i russi siano contrari anche ai metodi di repressione della guerriglia applicati da Putin nel Caucaso nel corso degli anni.


Il cambio di clima politico in Russia, dove monta la protesta popolare contro Putin, ha avuto un effetto inatteso. Il capo dei ribelli islamici ceceni, Dokka Umarov, ha ordinato ai suoi militari di mettere fine agli attacchi contro i civili in Russia.

In un video postato su internet, Umarov dichiara: "Ho ordinato a tutti i gruppi speciali che hanno per missione di applicare il nostro piano di operazioni speciali in Russia di mettere fine a queste operazioni che potrebbero ferire la popolazione civile". Ora gli attacchi saranno selettivi e mirati solo contro l'esercito e i servizi speciali, nonchè contro la leadership politica del Paese.

La decisione è giunta in seguito alle proteste della società civile contro il regime di Putin: da nemici in quanto silenziosi sostenitori di Putin, ad amici degni di rispetto e protezione perché schieratisi contro il Cremlino.

Umarov si spinge a considerare le proteste addirittura come un segnale di come i russi siano contrari anche ai metodi di repressione della guerriglia applicati da Putin nel Caucaso nel corso degli anni.

(peacereporter)

Kuwait, elezioni: vincono gli islamisti sunniti

L'esito delle elezioni per il rinnovo del parlamento in Kuwait parla di una netta vittoria per i candidati islamisti sunniti e di una forte sconfitta delle donne, che non riescono a confermare la presenza nell'assemblea.

Secondo i risultati ufficiali diffusi stamane, l'opposizione islamista stravince conquistando 34 seggi su 50. Premiati i candidati islamisti sunniti, con 23 seggi contro i 9 della scorsa legislatura, ridotta la presenza dei deputati sciiti (minoranza nel paese) da 9 a 7 e quella dei liberali da 5 a 2. Mentre le donne vengono eliminate dal parlamento, infatti nessuna delle 23 candidate è stata eletta, comprese le quattro deputate uscenti.

Si è trattato di elezioni anticipate (originariamente previste tra un anno) a causa di uno scandalo per corruzione che ha coinvolto 13 deputati e portato alle dimissioni del governo e del premier, l'emiro Sabah Al Ahmad Al Jaber Al Sabah che aveva sciolto la Camera a dicembre.

L'affluenza alle urne è stata del 60 per cento, in aumento rispetto al 58 per cento nelle ultime elezioni legislative del 2009. Un dato che rivela il crescente interesse della popolazione per la turbolenta attività politica dell'emirato, caratterizzata negli ultimi anni da un perenne braccio di ferro tra l'esecutivo e il Parlamento ed inaspritosi, negli ultimi mesi, nel clima della Primavera araba.

(peacereporter)

Grecia, Anonymous attacca il sito del ministero della Giustizia

Il gruppo di hacktivisti di Anonymous ha attaccato il sito internet del ministero della Giustizia greco (www.ministryofjustice.gr) per protestare contro la politica d'austerità del Paese e contro la sua adesione alle misure internazionale di lotta contro la pirateria online. Il sito appare attualmente fuori uso con la scritta ‘This Site is Under Construction'.

"Fate pesare una nuova dittatura sul vostro popolo permettendo ai banchieri e ai monarchi dell'Unione europea di ridurlo in schiavitù sia politicamente che economicamente. La democrazia è nata nel vostro Paese e ora la uccidete", ha accusato il gruppo in un videomessaggio. "La gente non dovrebbe avere paura dei propri governi. Sono i governi che dovrebbero aver paura dei loro popoli".

Anonymous minaccia di bloccare i siti dei media ellenici, fino a quando la Grecia non si ritirerà dall'Accordo commerciale anticontraffazione (Acta) firmato il 26 gennaio e che ha stabilito norme internazionali per la protezione della proprietà intellettuale e dei diritti d'autore.

"I prossimi obiettivi saranno i media greci", ha annunciato Anonymous, sottolineando di avere "la maggior parte delle password interne" dei siti in questione.

(peacereporter)

Malvinas-Falkland, il principe William sbarca in un clima di tensione

Il principe William è arrivato alle isole Malvinas-Falkland nel bel mezzo del riaccendersi delle tensioni tra Gran Bretagna e Argentina sul territorio conteso. L'erede al trono britannico si trova nelle isole per una missione di sei settimane con la Royal Air Force britannica (Raf) come pilota di elicotteri di soccorso, proprio in prossimità dell'invio da parte della Royal Navy di una delle sue navi da guerra più avanzate. Il ministero della Difesa del Regno Unito ha anche precisato che William fa parte di un equipaggio composto da quattro membri della Raf.

La visita del reale britannico ha scatenato forti polemiche in Argentina, che ha dichiarato, attraverso il suo ministro degli Esteri, di respingere "il tentativo della Gran Bretagna di militarizzare il conflitto" e ha espresso rammarico sul fatto che l'erede al trono sia arrivato indossando "l'uniforme del conquistatore". Dal canto suo, il ministero della Difesa britannico ha fatto sapere che la visita rientra nelle "normali operazioni di dispiegamento di routine". William procederà a una serie di "voli di familiarizzazione"prima di iniziare il suo lavoro di soccorso.

Le tensioni tra Regno unito e Argentina sono esplose dopo l'annuncio di Londra di inviare il cacciatorpedoniere ultramoderno Hms Dauntless, fiore all'occhiello della Royal Navy, un vero e proprio gigante dei mari costato un miliardo e mezzo di dollari. Per gli argentini si tratterebbe di una provocazione bella e buona in un momento assolutamente delicato nelle relazioni fra i due Paesi.

Motivo di tensione è anche il fatto che la visita del principe è caduta in prossimità del trentesimo anniversario della guerra contro il Regno Unito per il controllo delle isole. Il conflitto, cominciato nell'aprile del 1982 con l'invasione da parte dell'Argentina, si concluse 10 settimane dopo con la vittoria britannica. Nella guerra persero la vita 650 soldati argentini, oltre 250 britannici e tre uomini delle Malvinas-Falkland. Londra mantiene oggi sulle isole circa mille soldati.

 

(peacereporter)

 

 

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