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International 1 ottobre 2008

Il Kosovo e l'ipotesi 'partizione'

I serbi di Mitrovica: i traditori di Belgrado ci vendono per l'Europa

L'intervista rilasciata dal presidente Boris Tadic all'emittente tv Rts lunedì sera ha scatenato un aspro dibattito negli ambienti politici così come nell'opinione pubblica. Nel corso della sua apparizione televisiva, Tadic, ha dichiarato di essere disposto a qualsiasi soluzione pur di sciogliere il nodo Kosovo: “Belgrado è pronta a prendere in considerazione anche la partizione della provincia, lungo le linee etniche, se tutte le altre opzioni dovessero cadere”.

 

Le ultime carte di Belgrado. Molti analisti politici serbi considerano l'opzione della partizione la peggiore soluzione per Belgrado che perderebbe definitivamente ogni speranza di riprendere il controllo sulla provincia. Tadic è stato costretto a rilasciare una dichiarazione in cui ha precisato che l'ipotesi non è assolutamente in agenda, almeno fin quando non verranno esperiti tutti i tentativi. L'8 ottobre prossimo l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite voterà la mozione di Belgrado che propone di rimettere alla Corte di Giustizia Internazionale la questione della legalità dell'indipendenza del Kosovo. Tadic spera che una decisione favorevole della Corte in favore di Belgrado possa fermare gli altri Stati che non hanno ancora riconosciuto la sovranità di Pristina, ma che sarebbero in procinto di farlo. Finora 47 Stati, tra cui Stati Uniti e la maggioranza dei membri Ue hanno aperto relazioni diplomatiche con il Kosovo. Il presidente Tadic ha manifestato le sue intenzioni di creare un periodo di lunga stabilità nella regione balcanica e proprio per questo vuole lasciare aperte tutte le piste.

 

"Tadic ci vende per l'Europa".I serbi del Kosovo sono sempre più diffidenti del governo centrista che fa riferimento a Tadic e molti, soprattutto nella città di Mitrovica, legata agli ultranazionalisti di destra, considerano la coalizione filo-europea niente di più che una “banda di traditori”. Molti hanno la percezione che Belgrado venderà il Kosovo per il biglietto di ingresso nel club di Bruxelles. La maggior parte dei 100mila serbi residenti in Kosovo vive per lo più nella parte settentrionale dell'ex provincia serba, mentre piccole comunità vivono nelle enclavi sparse su tutte il territorio. Anche se Tadic non ha accennato a quali sarebbero i confini da tenere in considerazione in caso di una partizione del Kosovo, è molto probabile che al di qua della linea rientrerebbero le municipalità di Zvecan, Leposavic, Zubin Potok e ovviamente la parte di Mitrovica a nord del fiume Ibar. Ciò significherebbe che i serbi presenti nelle enclavi verranno lasciati fuori dal controllo di Belgrado.

 

"No comment". La reazione di Pristina all'ipotesi prospettata da Tadic non si è fatta attendere: se il presidente Fatmir Sejdiu ha liquidato la cosa ritenendola non degna di commento, lo speaker del parlamento, Jakup Krasniqi, ha affermato che “la Serbia ha perso qualsiasi diritto sul Kosovo nel momento in cui hanno avviato una ingiusta guerra nei confronti della maggioranza albamese”. Anche molti leader internazionali sono fermi sulla posizione che il Kosovo è un dato di fatto, con i suoi confini e che il processo di indipendenza, conclusosi il 17 febbraio scorso, è ormai irreversibile. Il tedesco Claus Jung, che ricopre sotto mandato Onu l'ufficio di procuratore nella città di Mitrovica, ha respinto qualsiasi ipotesi di divisione del Kosovo e della città in particolare: “Mitrovica sarà unificata, spariranno le differenze, così come è accaduto a Berlino”.

 (Peacereporter)

Ministri Ue si incontrano in Francia su rilancio difesa comune

I ministri dell'Unione europea discutono oggi della proposta francese per dare corpo alla difesa integrata europea che Parigi ha posto come condizione per rientrare a pieni ranghi nella Nato.

I responsabili della Difesa dei 27 si riuniscono a Deauville, storica stazione balneare francese, per valutare le modalità per rafforzare le capacità Ue, le missioni in Bosnia e Ciad nonché il dispiegamento degli osservatori dell'Unione in Georgia per monitorare il ritiro delle truppe russe.

Il vertice coincide peraltro con l'inizio della missione nello stato caucasico, e gli osservatori sono entrati oggi per la prima volta in una zona-cuscinetto controllata dai russi.

Ieri sera, l'esercito russo e gli ufficiali Ue avevano reso noto che non c'era ancora un accordo sull'accesso completo alla zone. Ma oggi, almeno due pattuglie sono entrate nella zona-cuscinetto ai confini con l'Ossezia del Sud.

La Francia, che ha la presidenza semestrale della Ue, vuole impegni precisi per far fronte al calo del numero di elicotteri e aerei da trasporto e sulla cooperazione navale, in modo da consentire un rapido ed effettivo dispiegamento della forza Ue in zone di crisi.

Il ministro della Difesa francese Herve Morin ha detto che la Francia vuole dare nuovo vigore alla difesa Ue, andando oltre le dichiarazioni di principio.

"Stiamo costruendo un sistema europeo à la carte", ha detto Morin ai giornalisti. "Alcuni stati considereranno (che i progetti) vanno in direzione delle loro priorità, altri no".

Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha posto il miglioramento delle capacità militari dell'Unione come precondizione per tornare all'interno della struttura militare della Nato, da cui il presidente Charles De Gaulle aveva deciso il ritiro nel 1966.

Dagli anni '90 la Francia ha reintegrato parzialmente la Nato e ha contribuito largamente alle sue missioni, pur continuando a considerare un'Europa militarmente più forte come un contrappeso al potere Usa.

Parigi rimane tuttavia fuori da alcuni organismi in sede Nato, anche se i diplomatici dicono che il summit di aprile dell'Alleanza potrebbe vedere il ritorno completo dei francesi.

Rappresentanti francesi hanno detto oggi che il vertice dei ministri ha già raggiunto "un consenso molto ampio" sulla decisione di inviare una missione civile in Bosnia al posto di quella militare - anche se resterebbe pronta una forza di reazione rapida in caso di emergenze - anche se una decisione effettiva in questo senso dovrebbe essere presa a novembre.

(Reuters)

In autobus attraverso l'Europa contro le bombe a grappolo

Parte oggi da Belgrado, diretto in Finlanda, il 'BanBus': un viaggio in autobus organizzato da una coalizione internazionale di omg, rappresentanti della società civile e governi, allo scopo di ottenere la firma di una convenzione per la messa a bando delle bombe a grappolo. Il BanBus accompagnerà i due mesi che mancano all'approvazione del testo della convenzione per lo stop all'uso, alla produzione e alla vendita delle 'cluster bombs'. Impegnati nel viaggio, che attraverserà ventuno nazioni, ci saranno volontari e giornalisti che cercheranno di sensibilizzare l'opinione pubblica e gli esponenti politici

 (Peacereporter)

E' guerra fra narcos e autorità

Messico, corpi senza vita ritrovati dalla polizia con orribili mutilazioni. La guerra fra autorità e narcos è appena cominciata

Ogni giorno a Tijuana, città di frontiera, regno incontrastato della criminalità, vengono ritrovati cadaveri di persone uccise dalla violenta guerra in atto, quella fra gruppi legati ai cartelli della droga contrapposti alle forze regolari inviate dal presidente Calderon per contrastare questo tragico fenomeno.

 

I fatti. Anche nelle ultime 24 ore la polizia messicana ha fatto una scoperta macabra: 12 cadaveri, probabilmente di persone legate al narcotraffico, che presentavano evidenti segni di tortura. Mani e piedi legati dietro la schiena, un colpo di pistola alla nuca, ecchimosi ovunque sui corpi e poco lontano un sacchetto di plastica, quelli usati comunemente per fare la spesa pieno di lingue umane. E poi, ancora, un biglietto con un avvertimento lasciato dai killer: “Questo è ciò che succede a che fa la spia a “El Ingeniero” (soprannome di Fernando Arellano Felix uno dei capi più spietati del narcotraffico messicano) e a tutti coloro che lo frequentano. Regolamento di conti, dunque? Tutto è possibile. Ad ogni modo l'area intorno a Tijuana è sempre più spesso al centro della cronaca nera e sembra difficile arrivare in tempi brevi a una soluzione.

 

Da Tijuana. “Sta succedendo di tutto ma non sono autorizzato a parlare di queste cose” racconta Manuel H., un agente di polizia che opera nella zona di Tijuana. “Ci sono molti omicidi e tutti hanno un'unica matrice: i cartelli della droga. Sono organizzazioni potenti che non hanno paura di niente e di nessuno e sfidano il governo centrale. A mio avviso si dovrebbe agire con più energia altrimenti questi ci ammazzano tutti. Sono molto violenti e non si fanno problemi a ammazzare. Non solo. Il fatto di sfigurare i cadaveri, di mutilarli e di farli ritrovare è una netta presa di posizione contro il governo. E' un po' come se dicessero: 'Noi ci siamo e siamo pronti a fare la guerra. Venite che vi aspettiamo'. Ci sono troppi interessi economici sotto. Credo che non rinunceranno mai ai loro traffici. Governo e forze di sicurezza devono essere bravi a correggere questa che è una situazione pericolosa e che se lasciata così potrebbe diventare ben presto ingestibile”.

 

Le indagini. “Non possiamo sottovalutare nessuna ipotesi. Gli omicidi avvenuti negli ultimi tempi potrebbero essere collegati fra loro. Potrebbero far parte della vendetta della malavita per un arresto avvenuto giorni fa di uno degli uomini chiave del cartello di Arellano Felix” dicono i portavoce della Fiscalia della Baja California, che tenta in molti modi di porre fine alla sanguinosa striscia di delitti degli ultimi tempi. Secondo gli esperti i diversi gruppi legati al narcotraffico si combattono per il controllo della regione a cavallo con gli Stati Uniti e quindi, con un mercato dalla richiesta molto ampia. La situazione è gravissima e la guerra della droga ha già causato più di 3.000 morti accertati. E non è servito a riportare la calma l'invio e l'impiego di oltre 35mila nuovi agenti di polizia. E nel frattempo nella zona la paura si fa largo e la maggior parte dei crimini non viene punita. Dai tragici omicidi seriali delle donne di Ciudad Juarez, alle morti sospette di Oaxaca, alle violenze compiute dai paramilitari nel Chiapas, il Messico si sta rivelando come uno dei paesi più oscuri del pianeta dove la legge è quella del più forte.

 (Peacereporter)

Baviera: governatore si dimette

Beckstein paga deludente risultato della Csu alle regionali

Il governatore della Baviera, Guenther Beckstein, ha annunciato le sue dimissioni dopo la sconfitta elettorale della Csu.Beckstein a caldo aveva dichiarato che sarebbe rimasto al suo posto, ma ha ricevuto forti pressioni dal partito per rimettere la carica. Secondo la stampa, il suo successore potrebbe essere il vice presidente della Csu e ministro federale dell'Agricoltura, Horst Seehofer, che si e' candidato anche alla presidenza del Partito conservatore bavarese.

(Ansa)

Iniziata missione Ue in Georgia. Primi osservatori entrano in zona cuscinetto

E' iniziata in Georgia la missione di monitoraggio dei duecento osservatori militari, ma disarmati, dell'Unione europea, che hanno il compito di vigilare sul rispetto del cessate-il-fuoco tra georgiani, russi e sudosseti e del ritiro (entro il 10 ottobre) delle truppe russe dalle 'zone di sicurezza' stabilite da Mosca in territorio georgiano dopo la guerra di agosto.

 

Questa mattina i militari europei, in gran parte gendarmi francesi, si sono mossi su otto veicoli dalla loro base di Bazaleti, a nord di Tbilisi, senza sapere quale sarebbe stata la loro effettiva libertà di movimento.
Ieri sera Vitaly Manushko, portavoce delle forze di pace russe in Ossezia del Sud, aveva dichiarato che i militari europei si sarebbero potuti spingere fino al limite meridionale della 'zona cuscinetto', ma non al suo interno.

Invece, questa mattina una pattuglia dell'Ue ha ottenuto il permesso di oltreppassare il checkpoint russo che si trova diversi chilometri a sud del confine amministrativo tra Georgia e Ossezia del Sud. 

 (Peacereporter)

Australia: accuse a prete cattolico

Trentasette nuove accuse di pedofilia sono state aggiunte a carico di un sacerdote cattolico gia' sotto processo in Australia. John Sidney Denham, di 66 anni, era gia' accusato di 30 aggressioni sessuale a minori, risalenti agli anni '70 e '80, commesse contro 18 ragazzi. I nuovi reati riguardano 13 altri ragazzi, a seguito di denunce presentate dopo il suo arresto. Gli abusi sono stati commessi nella scuola media S. Pio X di Adamstown e in due parrocchie rurali.

(Ansa)

Giordania, moschea dedicata a Gesù

Gesto di fratellanza a Madaba

In segno di tolleranza interreligiosa, è stata intitolata a Gesù Cristo una moschea a Madaba, città giordana a 30 km dalla capitale Amman. La moschea, ha spiegato l'iman Belal Hanini, rappresenta "un messaggio al mondo che i musulmani considerano Gesù Cristo come il proprio messaggero, perché anticipò al mondo l'arrivo del profeta Maometto". Sui muri interni dell'edificio, sono riproposti i versi del Corano in onore del Nazareno e della Madonna.

A Madaba, quella che probabilmente è l'unica moschea intitolata a Gesù Cristo nel mondo, è divenuta simbolo della serena convivenza di una popolazione di 60.000 persone, costituita al 90% da seguaci dell'Islam e per il restante 10% da cristiani, una percentuale doppia di quella presente in Giordania. La decisione di rendere un omaggio al cristianesimo, presa di recente, ha trovato entusiasti sia i leader musulmani sia i rappresentanti della comunità cristiana. A Madaba scorre il tratto del Giordano dove, secondo le leggende tramandate, presumibilmente venne battezzato Gesù. Da qui anche l'ispirazione del nome della moschea.

"Da secoli abbiamo vissuto in pace con i nostri fratelli cristiani, e ora sentiamo che questo tempio simbolizza questa fraternità". Per l'imam Hanini la moschea intitolata a Gesù è la prova che l'Islam è una religione di tolleranza, che non ha nulla a che vedere con gli estremismi".

"Come monoteisti siamo commossi da questo gesto compiuto dai nostri fratelli musulmani verso Gesù Cristo e sua madre", è stato il commento del sacerdote della chiesa cattolica greca, Nabil Haddad. "La Giordania - ha aggiunto - è un modello per la coesistenza fra i diversi culti".

(Tgcom)

Gb, ha una lama conficcata in testa

Campagna shock della polizia inglese

La radiografia (vera) di un giovane con un coltello conficcato in testa dovrebbe impressionare i teenager inglesi e aiutare la prevenzione del crimine minorile. E' la nuova campagna pubblicitaria della polizia di Londra per arginare le violenze tra adolescenti. Le immagini mostrano il segno di una ferita impressionante, con la lama di un coltello che attraversa il cranio del ragazzo, dalla fronte fino all'orecchio.

Il 16enne rimase ferito alcune mesi fa. Gli scontri tra bande giovanili sono cresciuti enormemente nell'area metropolitana londinese, causando una lunga lista di morti e feriti.

(Tgcom)

Iraq, medici potranno armarsi

Governo: "Per difendersi da minacce"

A mali estremi estremi rimedi. Da oggi i medici iracheni potranno portare con sé un'arma per difendersi dalle minacce di morte o di sequestro, che subiscono quotidianamente dall'inizio della guerra 2003. Lo ha stabilito con una decisione senza precedenti il Consiglio dei Ministri di Baghdad. In migliaia, tra medici e infermieri, sono stati costretti a lasciare il Paese, e ciò ha provocato una drastica riduzione degli specialisti disponibili.

La decisione è stata presa per andare incontro alle proteste e alle lamentele continue del personale sanitario, che subisce sistematiche intimidazioni da parte sia di comuni criminali sia dei ribelli, nel secondo caso a causa soprattutto delle rispettive confessioni religiose.

Il governo ha inoltre deciso che le forze di sicurezza non potranno arrestare alcun medico "a meno che non sia in corso una indagine amministrativa, o su indicazione personale del ministro della Sanità".

(Tgcom)

 

 

              

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