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Quella dell'adozione a distanza è
una pratica che ha preso piede già alcuni anni fa, con lo scopo di aiutare le
popolazioni più povere, soprattutto in quei paesi definiti "del Terzo Mondo".
La pratica è ben nota: con cifre poco più che irrisorie ci si prende cura di un
bambino, della sua istruzione o della sua salute, e in cambio, quasi sempre, si
ricevono sue fotografie o lettere, che rendono più realistica e maggiormente
partecipativa l'adozione. In un momento come questo, però, in cui le
contingenze storiche ed economiche fanno ormai parlare quotidianamente di una
crisi che va e viene, l'idea del sostegno economico a distanza si è rivelata
fruttuosa non solo per i paesi a noi distanti, fisicamente e culturalmente: il
principio è stato infatti adottato anche in Italia, dove però ad essere
adottati non sono più bambini, ma polli, maiali, asini.
E in cambio si riceve
certamente qualcosa di gratificante a livello umano, e cioè la sensazione di un
ritorno alla natura, di una vicinanza maggiore alla vita bucolica, ma anche
qualcosa di materialmente più gratificante dal punto di vista utilitaristico:
uova, latte, burro, lana o qualsiasi altro prodotto che il "nostro" animale sia
in grado di donarci. Come sottolineato dal quotidiano La Repubblica (www.repubblica.it) l'idea è stata già messa
in atto da diversi agricoltori, che trovano nell'adozione a distanza anche un
vero e proprio metodo di sostentamento. "La
crisi ci sta facendo chiudere, neppure le produzioni biologiche bastano più a
guadagnare quel tanto che basta per andare avanti" spiega sulle pagine
on-line del quotidiano Mario Patteri , agricoltore sardo. "Io ho già 50 galline e le allevo come si deve. Ho pensato che potevo tenere
a pensione anche quelle degli altri: chi vuole ne compra una o più, pagando 5,5
euro, e per otto mesi riceve da me sei uova alla settimana. Lui risparmia, io
guadagno qualcosa e le uova sono molto più buone di quelle dei negozi" . Un
sistema che sembra non prevedere falle, e che anzi ha il doppio vantaggio di
aiutare sia il produttore che il consumatore. Nella zona del Vercellese,
invece, la famiglia Muretto si è organizzata e mette a disposizione, per una
quota esigua di 40 euro, uyna mucca con tanto di carta di identità. Ovviamente
l'animale resta nella sua fattoria, ma qui si possono ritirare tutti i suoi
frutti: burro, ricotta e latte, oltre alla possibilità di entrare in contatto
con l'animale (con buona pace, molto spesso, dei bambini, che non hanno molte
occasioni, in città, per fare conoscenza con la vita di campagna). Anche
l'Abruzzo si sta specializzando in questo senso: "La porta dei parchi" offre la
possibilità di adottare agnelli e pecore, dei quali è possibile ricevere,
ovviamente, anche la pregiatissima carne. Ma, cari animalisti, non saltate
subito alle conclusioni: a chi non dovesse piacere l'idea di ricevere
direttamente dal produttore la carne per l'abbacchio di Natale, potrà
"barattare" il suo animaletto con altri prodotti come miele o marmellate.
D'altronde se proprio aveste voluto salvargli la vita, più che adottarlo
avreste dovuto acquistarlo e crescerlo sul balcone di casa vostra...
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