Mafia, Ciancimino: Dell'Utri in contatti diretti con Provenzano

Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco di Palermo Vito condannato per mafia e morto nel 2002, ha detto oggi nell'aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo che suo padre gli aveva rivelato che era Marcello Dell'Utri "l'amico senatore" citato in un pizzino del boss Bernardo Provenzano.

''Marcello Dell'Utri e Bernardo Provenzano avevano rapporti diretti. Me lo disse mio padre a cui era stato detto dal boss corleonese'', ha detto Ciancimino, commentando un "pizzino" scritto dal "boss dei boss" e indirizzato all'ex sindaco di Palermo.

Ciancimino junior sta deponendo come testimone chiave nel processo in cui l'ex comandante dei Ros Mario Mori e il colonnello dei carabinieri Mauro Obinu sono imputati per favoreggiamento per la mancata cattura di Provenzano nel 1995.

Dell'Utri, che respinge le accuse, è sotto processo in appello a Palermo dopo la condanna in primo grado a nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa.

''Mio padre - ha aggiunto Massimo rivolto ai giudici - disse che il senatore era Dell'Utri e che, anche se all'epoca era solo un deputato, Provenzano era solito chiamare tutti senatori''.

Nel bigliettino - depositato in Procura - Provenzano scrive di aver parlato con "l'amico senatore" a proposito di una amnistia a sua volta richiesta da Vito Ciancimino.

Ciancimino fece clamore lo scorso anno consegnando ai magistrati della procura palermitana un documento, il cosiddetto "papello", contenente le richieste di Cosa Nostra allo Stato nell'ambito della presunta trattativa per mettere fine alle stragi. Dell'Utri non è il primo politico che Ciancimino indica come persona a conoscenza di una "trattativa" tra mafia e rappresentanti delle istituzioni.

Oggi Ciancimino ha anche detto che Dell'Utri portò avanti la presunta trattativa tra Stato e Cosa Nostra dopo il l'arresto del padre, il 19 dicembre 1992.

"Fu Marcello Dell'Utri a sostituire mio padre dopo che i carabinieri avevano dettato le condizioni per farlo arrestare", ha detto.

CIANCIMINO CITA ANCHE VIOLANTE

A proposito della trattativa, Ciancimino ha anche affermato che suo padre avrebbe detto ai carabinieri: "Dovete agganciare Luciano Violante", quale condizione posta dal padre ai militari per avviare qualunque tipo di trattativa. Secondo Massimo, il padre Vito, nella seconda fase della trattativa (dopo la strage di via D'Amelio), si sarebbe convinto dell'opportunità di coinvolgere il politico, ex magistrato ed ex presidente della commissione antimafia in quota Pds.

"I carabinieri volevano arrestare Riina. Mio padre disse a Provenzano che non poteva defilarsi perché aveva creato Riina e doveva assumersi la responsabilità. Ma chiese espressamente la garanzia di Violante per avere benefici nei processi in corso e nelle misure di prevenzione".

Soprannominato Binnu "u tratturi", il trattore, per il modo con cui aveva ucciso un capomafia, Provenzano è stato il capo indiscusso di Cosa Nostra dal 1993 -- anno dell'arresto di Totò Riina, l'ideatore della strategia stragista -- fino all'11 aprile 2006, giorno del suo arresto dopo 43 anni di latitanza.

Massimo Ciancimino ha affermato che suo padre Vito "diede indicazioni per la cattura di Riina e convinse Provenzano. Non fu facile, lui non amava il tardimento".

Vito Ciancimino - secondo il figlio - discusse dell'arresto di Riina in diversi incontri, avvenuti tra l'agosto e il novembre del 1992, sia con Provenzano, sia con i carabinieri e con un certo "Franco", un agente dei servizi segreti ancora non identificato. "Fui io stesso - ha detto Massimo - a portare le indicazioni per alcuni di questi incontri in luglio, dopo l'attentato di via D'Amelio, tra il 21 e il 25".

(Reuters)

 

 

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