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Rassegna Stampa

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L'intervista

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Jason Derülo

Attualità 23 giugno 2010

E' la Lombardia la regione più 'tartassata'. Numero più basso di imposte è in Calabria


Il carico fiscale più gravoso spetta alla Lombardia: ogni residente di questa Regione versa all'Erario e ai vari livelli di governo locali 12.456. A denunciarlo è la Cgia di Mestre, che ha messo a confronto il gettito fiscale versato dai contribuenti italiani delle 20 Regioni italiane. L'anno di riferimento e' il 2007, ultimo disponibile. Nella classifica, dietro ai lombardi, seguono i residenti della Valle d'Aosta con 11.708 euro e i contribuenti emiliano-romagnoli con 10.716 euro.

Appena fuori dal podio, troviamo il Trentino Alto Adige con 9.854 euro pro capite, il Piemonte con 9.784 euro procapite, il Veneto con 9.507 euro pro capite, e di seguito tutte le altre. Chiudono la classifica i residenti pugliesi con 5.206 euro pro capite, i lucani con 5.182 euro pro capite ed, infine, i calabresi con 4.953 euro pro capite.

La media nazionale si attesta sugli 8.662 euro pro capite: quella del Nord a 10.790 euro pro capite; al centro con 9.454 e al Sud con 5.470 euro pro capite. Insomma, al Sud si paga poco piu' della meta' di quanto versano i residenti del Nord.

''Questi dati -sottolinea Giuseppe Bortolussi della Cgia di Mestre- dimostrano come ci sia una corrispondenza lineare tra il gettito fiscale e il livello di reddito. Dove quest' ultimo è più elevato, maggiore è il gettito fiscale versato da questi contribuenti. Infatti, fatto 100 il Pil prodotto a livello nazionale, oltre il 54% viene generato nelle regioni settentrionali e solo il 23,8% nel Mezzogiorno. Una ulteriore conferma di questa tesi emerge dalla lettura dell'andamento della spesa delle famiglie. Fatta 100 la spesa totale, quasi il 52% è realizzata dalle famiglie ubicate nelle regioni del Nord''.

(Adnkronos)




Padania sì, Padania no: finiani vs leghisti


"Una felice invenzione propagandistico-lessicale". Così qualche giorno fa, commentando il raduno leghista di Pontida, Gianfranco Fini aveva definito la fantasmagorica 'Padania'. E la reazione del Carroccio, in un tripudio di riferimenti velati e non ai tortellini emiliani, non si è fatta attendere.

"Fini dice che la Padania non esiste perchè ne ha paura, è la parte del Paese che produce e paga le tasse e per questo vuole il cambiamento - ha replicato dalle pagine de 'La Repubblica' il leader della Lega Umberto Bossi a cui ha fatto eco il piccato commento del presidente dela regione Piemonte, Roberto Cota, secondo cui "Gianfranco Fini può dire quello che vuole, ma la Padania esiste, esiste nella realtà socioeconomica e la controprova sono i consensi, che aumentano sempre di più".

Il federalismo, ha continuato Cota, non minerà le fondamenta dell'unità nazionale, così come è stato rinfacciato alla Lega dal Presidente della Camera, ma, anzi, significherà "riscrivere un nuovo patto tra i territori senza disconoscerne le differenze che esistono. Solo coì avremo uno Stato moderno".

Ma, secondo FFwebmagazine, la rivista online della fondazione Farefuturo, i 'padani' "fanno fumo per nascondere l'assenza dell'arrosto". "La Padania che non esiste - scrive il finiano Filippo Rossi - è quella di cui parla l'articolo primo dello Statuto della Lega Nord, la Padania come 'Repubblica Federale indipendente e sovrana'. Nelle loro risposte a Gianfranco Fini, in realtà i leghisti gli danno sostanzialmente ragione, smentendo - precisa il think tank finiano - il loro Dna culturale e derubricando la Padania a semplice 'area socio-culturale'".

Quindi, nonostante l'ironica accusa di Calderoli a chi, "mentre noi (leghisti, n.d.r.) lavoriamo a mille per il federalismo", preferisce dedicarsi "alla filosofia" e la sottile (?) provocazione del presidente del Veneto Luca Zaia secondo cui "se la Padania è un'invenzione allora lo sono anche il Sud e la questione meridionale", la rivista di Farefuturo è più che convinta: "Nelle parole di Bossi e dei suoi uomini, la Padania finisce di essere una nazione e rientra nei ranghi di una regione. E da oggi sappiamo che anche i leghisti sono d'accordo".

(Agenzia Radicale)


Manovra/ Anci: Tremonti pronto modifiche su tagli e patto


Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti si è detto disponibile a modificare la parte della manovra relativa ai tagli per i comuni, ma mantenendo invariati i saldi, e rivedere il patto di stabilità interno. E' questo l'esito dell'incontro tra una delegazione dell'Anci guidata dal presidente, Sergio Chiamparino, e i ministri dell'Economia, Giulio Tremonti, e della semplificazione, Roberto Calderoli che si è svolta al Tesoro. "L'incontro è stato interlocutorio - ha riferito Chiamparino - ma qualche apertura sui tagli da parte del ministro c'è stata, ma a saldi invariati". Dal titolare di via XX Settembre è arrivata anche "la disponibilità a discutere sulla revisione del patto di stabilità". (Segue)

(Apcom)


Fiat/ Futuro Pomigliano resta incerto, si avvicina ipotesi Newco


L'esito del voto dei lavoratori di Pomigliano non chiarisce lo scenario e lascia aperte diverse strade per il futuro dello stabilimento campano della Fiat. Il 'plebiscito' chiesto dal Lingotto come condizione indispensabile per dare corso all'investimento da 700 milioni di euro non c'è stato e la Fiom-Cgil ha subito chiesto la riapertura delle trattative mentre gli altri sindacati hanno evidenziato come le condizioni per investire ci sono richiamando il Lingotto a 'mantenere' le promesse. Il trasferimento della produzione della 'Panda' dalla Polonia all'Italia è il cardine del piano di rilancio senza il quale non c'è futuro dal punto di vista industriale per il sito. Per attuare questo piano la Fiat ha posto le sue condizioni che però, più di un terzo dei lavoratori, non ha accettato. Un dato che, agli occhi del Lingotto, di sicuro non facilita le strategie di sviluppo del Gruppo. A questo punto, quindi, il cosiddetto 'Piano C', potrebbe divenire un'ipotesi tutt'altro che remota'. Un piano che, nelle sue grandi linee, prevede la costituzione di una 'newco' dentro cui far confluire asset e lavoratori che sarebbero sottoposti a un contratto basato su quello previsto dall'accordo separato. Un modello già sperimentato nella vicenda Alitalia-Cai. Quello che sembra certo è che la Fiat intende comunque puntare ancora su Pomigliano. A fine mattinata la casa torinese ha commentato il voto e, dopo aver preso atto "della impossibilità di trovare una condivisione da parte chi sta ostacolando con argomentazioni dal nostro punto di vista pretestuose, il piano per il rilancio di Pomigliano" ribadisce che "lavorerà con le parti sindacali che si sono assunte la responsabilità dell'accordo al fine di individuare ed attuare insieme le condizioni di governabilità necessarie per la realizzazione di progetti futuri". Quindi porte chiuse nei confronti della Fiom e lavoro comune con i sindacati firmatari per trovare una soluzione che possa salvare fabbrica e lavoratori. E sarebbe proprio questo percorso che, vista l'impraticabilità del primo accordo, potrebbe spianare la strada al 'Piano C'. In uno scenario con molteplici variabili, una solo è la costante: il tempo. La concorrenza globale impone scelte rapide e spostare la produzione dalla fabbrica polacca di Tichy richederebbe comunque circa un anno e mezzo: non si escluderebbe perciò la possibilità di produrre a Pomigliano un altro modello.

(Apcom)


Scuola/Gelmini: mai pensato inizio lezioni ad ottobre per tutti



"L'avvio generalizzato dell'anno scolastico ad ottobre non è stato mai preso in considerazione": lo ha detto il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, rispondendo ad una domanda durante una video-chat sul sito internet del Tg1 della Rai. Il responsabile dell'istruzione italiana ha comunque specificato che l'ipotesi rimane in piedi per alcune zone della penisola dove si presentassero particolari necessità: "si tratta di intercettare - ha sottolineato Gelmini - le esigenze di alcune regioni ed al limite andare incontro a queste esigenze", trovando quindi delle soluzioni che prevedano il posticipo delle lezioni solo a livello locale.

(Apcom)



Nucleare, Consulta respinge ricorsi regioni

Dichiarati in parte infondati e inammissibili



La Corte Costituzionale - secondo quanto si è appreso - ha rigettato i ricorsi sollevati da dieci Regioni sulla legge delega del 2009 sul nucleare, dichiarandoli in parte infondati e in parte inammissibili.

POSSIBILI SITI PER IL RITORNO ALL'ATOMO
Dopo che la Corte Costituzionale ha rigettato i ricorsi sollevati da dieci Regioni sulla legge delega del 2009 sul nucleare, dichiarandoli in parte infondati e in parte inammissibili cade anche l'ultimo ostacolo di rilievo per il ripristino dell'atomo in Italia. Ora, il primo passo necessario ad avviare la fase di ritorno dell'Italia al nucleare sarà quello di scegliere i siti che ospiteranno le centrali. Operazione per la quale, secondo il governo, ci vorranno circa tre anni. I criteri per la scelta sono stati dettagliati più volte: l'European Pressurized Reactor (EPR) di tecnologia francese - quello che sbarcherà in Italia - richiede zone poco sismiche, in prossimità di grandi bacini d'acqua senza però il pericolo di inondazioni e, preferibilmente, la lontananza da zone densamente popolate. Non a caso il decreto legislativo varato dal Consiglio dei ministri a dicembre, che mira a indicare le aree che potranno essere scelte dagli operatori per la costruzione delle prossime centrali nucleari, indica una serie di parametri ambientali, fra cui popolazione e fattori socio-economici, qualità dell'aria, risorse idriche, fattori climatici, valore paesaggistico e architettonico-storico. Secondo il decreto, i siti che decideranno di ospitare le centrali potranno ottenere bonus sostanziosi, intorno ai 10 milioni di euro l'anno, destinati sia agli enti locali che ai residenti nelle zone in questione. Fra i nomi che puntualmente ritornano, al di là delle dichiarazioni contrarie di alcuni presidenti di Regione, ci sono quelli già scelti per i precedenti impianti, poi chiusi in seguito al referendum del 1987: Caorso, nel Piacentino, e Trino Vercellese (Vercelli), entrambi collocati nella Pianura Padana e quindi con basso rischio sismico ed alta disponibilità di acqua di fiume. Fra i luoghi più papabili, anche Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, che unisce alla scarsa sismicità la presenza dell'acqua di mare. Secondo altri, fra cui i Verdi e Legambiente, il quarto candidato ideale è Termoli, in provincia di Campobasso, mentre in altre circostanze si è fatto il nome di Porto Tolle, a Rovigo, dove c'é già una centrale a olio combustibile in processo di conversione a carbone pulito. Gli altri nomi che ricorrono più spesso sono Monfalcone (in provincia di Gorizia) Scanzano Jonico (Matera), Palma (Agrigento), Oristano e Chioggia (Venezia).

(Ansa)

Le spese pazze della Regioni: ben 178 sedi nel mondo



Con 61 sedi sparse in 31 Paesi, di cui ben dieci solo in Cina, è il Veneto a guidare la classifica delle "spese pazze" che le Regioni fanno per la diplomazia. Lo riferisce il Corriere della Sera in edicola oggi che, in un dossier del Tesoro, ha scoperto che sono 178 gli uffici aperti un po' in tutto il globo, dalla Bulgaria a Portorico passando per il Vietnam, dagli enti locali regionali. "Le Regioni italiane hanno all'estero qualcosa come 157 uffici, ai quali si devono aggiungere i 21 di Bruxelles" spiega il quotidiano milanese, sottolineando che nessun governatore vuole inoltre rinunciare ad "un'antenna nel quartier generale dell'Unione europea". "Che senso ha per una Regione come il Molise con 320 mila abitanti mantenere un ufficio a Bruxelles, peraltro pagato un milione 600mila euro, oltre ai due di Roma?" si domanda Sergio Rizzo nell'articolo, raccontando che la Lombardia ha 29 uffici sparsi dalla Moldova al Perù, e "quattro in Russia (esattamente come la Regione Veneto)". "Il Piemonte presidia 23 Paesi esteri con la bellezza di 33 basi" prosegue il Corriere, tra cui "due in Corea del Sud, altrettanti in Costa Rica (perché il Costa Rica?), altri due in Lettonia (perché la Lettonia?)". A New York "gli uomini dell'ex governatore Salvatore Totò Cuffaro si ritrovarono in ottima compagnia, quella dei dipendenti della Regione Campania, allora governata da Antonio Bassolino, che aveva preso in affitto un appartamento giusto sopra il negozio del celebre sarto napoletano Ciro Paone. Costo: un milione 140 mila euro l'anno". "A quale scopo - continua il quotidiano - se lo chiese nell'autunno del 2005 Sandra Lonardo Mastella, in quel momento presidente del Consiglio regionale, visitando una struttura il cui responsabile, parole della signora, 'viene solo alcuni giorni ogni mese'. Struttura per la quale venivano pagati tre addetti il cui compito consisteva nell'organizzare, per promuovere l'immagine regionale, eventi ai quali non soltanto non partecipava 'alcun esponente americano', ma nessuno 'che parlasse inglese'. Il Corsera prosegue con gli esempi, rivelando, ad esempio, che in Cina ci sono "ben sette enti locali italiani" (Marche e Piemonte qui hanno quattro sedi ciascuna), mentre "la Valle D'Aosta, che non sazia della sede di Bruxelles, ne ha pure una in Francia". "Quello che non dice, il dossier del Tesoro, è quanto paghiamo per tale gigantesca e incomprensibile Farnesina in salsa regionale" denuncia l'articolo, concludendo che "il sospetto, diciamolo chiaramente, è che nella maggior parte dei casi l'utilità di tutte queste feluche di periferia sia perlomeno discutibile".

(Apcom)



Scuola/ Maturità, seconda prova: al liceo classico esce Platone



Una versione di Platone su "Socrate e la politica": è questa, secondo le prime indiscrezioni, la prova di greco predisposta dal ministero dell'Istruzione per gli studenti del liceo classico. La notizia, pubblicata dal portale studenti.it attorno alle 8,20, pochi minuti prima dell'apertura delle buste, è stata confermata da diverse fonti. Sulle altre tracce (matematica allo scientifico, lingua straniera al linguistico) sono trapelate indiscrezioni non del tutto concordanti.

(Apcom)



Mentana, Berlusconi mi aveva chiesto di tornare a Mediaset


"Ho incontrato il premier e mi ha detto: 'mi piacerebbe se tu tornassi'". Enrico Mentana, che dai primi di luglio sara' direttore del TgLa7, ha raccontato di un suo incontro con il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, avvenuto lo scorso primo giugno nei giardini del Quirinale. L'ex direttore del Tg5, a margine della presentazione dei palinsesti autunnali di La7, ha spiegato di aver avuto diversi contatti con Mediaset negli ultimi mesi. "Ho preferito accettare questa sfida", ha spiegato.

(Adnkronos)


Contribuenti.it: sono poveri il 50% dei pensionati


In un comunicato stampa l'associazione contribuenti.it denuncia che in Italia "un pensionato su due è povero con una pensione che non supera la soglia dei 500 euro al mese". Secondo l'associazione inoltre circa il 12,4% del totale dei pensionati non superano neppure la soglia dei 250 euro al mese. Lo studio è stato eseguito per conto di Contribuenti.it da KRLS Network of Business Ethics. Ciò che preoccupa è che la spesa previdenziale continua ad aumentare mentre gli importi corrisposti "sono relativamente modesti e, per la metà, non superano la soglia di povertà". Come si legg enel comunicato "La media dell’importo mensile erogato dall'Inps ai pensionati italiani e' di circa 655 euro". ma la media viene innalzata dalle pensioni d'oro di cui godono lo 0,4% dei pensionati. Secondo Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it "I pensionati italiani ed in particolare quelli del sud sono tra i più poveri in Europa. Serve un’armonizzazione europea del sistema pensionistico ed una politica economica seria che ponga al centro del sistema economico l’uomo con i suoi bisogni.”

(Studio Cataldi)


Saviano 'morto' su Max, 'cattivo gusto'

Pressione sulla mia morte sgomenta me e la mia famiglia


E' di cattivo gusto': cosi' Roberto Saviano sul fotomontaggio di Max in cui si vede il suo cadavere in obitorio ripreso di scorcio. L'immagine e' accompagnata dalla scritta 'hanno ammazzato Saviano' e riprende il Cristo di Mantegna e la foto di Che Guevara morto.'Una foto - dice Saviano - utilizzata per speculare cinicamente sulla condizione di chi vive protetto. Questa pressione sulla mia morte lascia sgomento me e la mia famiglia.Ma rassicuro tutti:non ho alcuna intenzione di morire'.
(Ansa)


Multe con autovelox fatte senza segnalazione? Nulle ma solo dal 2007



Importante sentenza della Corte di Cassazione in tema di autovelox: sono nulle le multe effettuate con gli autovelox non segnalati ma solo dal 2007 in poi. Questa importante decisione è stata messa per iscritto nella sentenza n. 15105 depositata il 22 giugno 2010. La Corte ha precisato che saranno nulle le multe elevate dal 2007 senza la segnalazione della presenza degli autovelox: pertanto le multe fatte prima di quell'anno resterano valide. La decisione è arrivata in seguito al ricorso proposto da un automobilista che, aveva proposto ricorso per richiedere l'annullamento di una multa fatta per eccesso di velocità, si è visto rigettare il ricorso in quanto la multa era stata emessa nel 2004. Il ricorso proposto dall'auomobilista si basava essenzialmete su di un punto e cioè che i dispositivi elettronici che rileano la velocità delle automobili, devono essere segnalate e che pertanto, la multa fatta in assenza di segnalazione si deve configurare come nulla. I giudici del Palazzaccio, citando una recente sentenza in materia, (cass. 656/2010) ha stabilito che "l'obbligo della preventiva segnalazione dell'apparecchiatura di rilevamento della velocità previsto dall'art. 4 del D.l. n. 121 del 2002, conv. nella legge 168 del 2002, per i soli dispositivi di controllo remoto senza la presenza diretta dell'opratore di polizia, menzionati nell'art. 201, comma 1-bis, lett. f) del codice ella strada, è stato succesivamente esteso con l'entrata in vigore dell'art. 3 del d.l. n. 117 del 2007, conv. nella l. n. 160 del 1007, a tutti i tipi e modalità di controllo effettuati con apparecchi fissi o mobili installati sulla sede stradale, nei quali, perciò, si ricomprendono ora anche gli apparecchi elettronici gestiti direttamente e nella disponibilità degli organi della polizia". Pertanto "in forza della normativa all'epoca vigente (2004) - si legge dalla motivazione della sentenza - non sussistenva (...) l'obbligo di segnalazione".

(Studio Cataldi)


Cassazione : assegni familiari per i figli delle coppie di fatto


La Corte di Cassazione, con sentenza n.14783 del 18 giugno 2010, ha ribadito il diritto per le coppie di fatto all’assegno per il nucleo familiare, per i figli naturali legalmente riconosciuti e conviventi. Il fatto ha riguardato un uomo, che, dalla convivenza more uxorio ha avuto tre figli, tutti legalmente riconosciuti, minori e conviventi con loro e a loro carico. Tuttavia, il soggetto, risultava ancora sposato con la precedente moglie, con la quale aveva convissuto pochi mesi e, dalla quale non si era legalmente separato per difficolta economiche. Sulla base di questo fatto, l’Inps negava al richiedente l’assegno per i tre figli minori (nati dalla convivenza) a suo carico. Secondo Inps, infatti, l’assegno non può essere riconosciuto perchè i tre figli, non risultano immessi nel nucleo familiare sorto con il matrimonio, in quanto, il nucleo familiare del richiedente, risulta essere ancora formalmente costituito con la moglie. Sia il Tribunale di primo grado che quello d’Appello, accoglievano la richiesta del soggetto, dichiarando “il diritto del ricorrente a percepire gli assegni per il nucleo familiare per i figli naturali legalmente riconosciuti e conviventi”. L’Inps ricorreva in Cassazione. Secondo la Corte, ai fini della normativa che disciplina l’assegno famigliare (L. 153/88) per “nucleo familiare” si deve intendere “quello composto dai coniugi, con esclusione di quelli legalmente separati, e dai figli ed equiparati di età inferiore ai 18 anni”. L’equiparazione ai figli, riguarda “i figli adottati e quelli affiliati, quelli naturali legalmente riconosciuti o giudizialmente dichiarati e quelli nati da un precedente matrimonio con l’altro coniuge”. Per “figlio naturale riconosciuto” si deve intendere, ai sensi dell’art. 250 c.c. il figlio riconosciuto dalla madre o dal padre anche se uniti in matrimonio con altra persona al tempo del concepimento. La normativa sull’assegno famigliare, richiede la qualifica di “figlio naturale riconosciuto” e non necessariamente l’inserimento nella famiglia legittima. Il concetto di nucleo familiare, continua la Corte, va al di là della famiglia configurata dal matrimonio e, ricomprende anche i figli nati fuori dal matrimonio, legalmente riconosciuti, anche se non inseriti nella famiglia legittima. Per percepire l’assegno per il nucleo familiare per i tre figli legalmente riconosciuti, conclude la Corte, è necessario e sufficiente provare che i minori vivono a proprio carico in quanto si provvede al loro mantenimento
(Studio Cataldi)


Italia 'Animal friendly', un comitato per attirare chi viaggia con Fido e Fuffi


Rilanciare l'immagine dell'Italia all'estero in tema di tutela e amore verso gli animali e favorire in ogni modo il turismo delle persone con animali al seguito. Sono i principali obiettivi a breve e medio termine che si pone il Comitato per la creazione di un'Italia 'Animal friendly', istituito dal ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla e presentato oggi a Palazzo Chigi.

"L'immagine dell'Italia all'estero sul modo di rapportarsi agli animali non rispecchia il sentimento della maggioranza degli italiani - ha spiegato il ministro Brambilla nel corso della conferenza stampa- troppo spesso alcuni casi eclatanti di maltrattamenti, di randagismo e altro, che accadono, vengono veicolati nel mondo, anche attraverso il web, dando un'immagine di forte arretratezza dell'Italia.

Come ministro del Turismo, il mio impegno istituzionale mi impone un programma di lavoro per valorizzare l'immagine dell'Italia e per rendere fruibile il Paese a tutti coloro che si muovono o vengono in vacanza con animali al seguito". In Italia, infatti ha sottolineato ancora il ministro "una famiglia su tre ha un cane o un gatto, ma esistono ancora troppi divieti negli alberghi, nei pubblici esercizi (ristoranti, bar, campeggi), e sui mezzi di trasporto". Brambilla ha poi annunciato di voler agire attraverso il comitato coinvolgendo di volta in volta, anche gli altri ministeri quali Trasporti e Salute, forte anche della presenza nell'organismo dell'associazione dei comuni (Anci), delle province (Upi), di alcuni parlamentari dei diversi schieramenti, e delle principali associazione ambientaliste e animaliste come Wwf Italia, Lipu, Enpa, Lav, Legambiente.

Il primo compito del neonato Comitato per un'Italia amica degli animali, enunciato dallo stesso ministro oggi, consiste nell'"analizzare il quadro normativo e sistemico relativo ai diritti degli animali in relazione a qualunque attivita' che possa incidere sull'immagine dell'Italia, nonché del quadro normativo relativo al turismo con animali al seguito al fine di predisporre e realizzare ogni iniziativa necessaria allo sviluppo di una cultura 'animal friendly' che possa contribuire al miglioramento dell'appeal nazionale anche verso i mercati esteri, nonché d'individuare le opportune sinergie per innovare i servizi di ospitalità, di trasporto degli animali, e di convivenza sociale nella realizzazione delle proprie vacanze, nonché iniziative che possano attrarre fasce turistiche specializzate".

Il problema però, ha sottolineato il ministro, "non è normativo ma di rispetto delle leggi vigenti che troppo spesso non vengono rispettate e di miglioramento anche - ha detto - è sostanzialmente un problema culturale. Il nostro primo obiettivo è infatti generare un cambiamento culturale, in secondo luogo far rispettare e migliorare le normative e in terzo luogo, fare in modo che associazioni come l'Anci, ad esempio, possano dare il loro contributo con azioni dirette sul territorio".

Michela Vittoria Brambilla, del resto, ha una sensibilità particolare in fatto di animali, è nota la sua presa di posizione contro la liberalizzazione della caccia, come si è visto nella recente approvazione della legge comunitaria, si schierata contro lo sfruttamento degli animali negli spettacoli, ora questa nuova inziativa dal suo pulpito assolutamente inattaccabile visto che possiede una sorta di piccola oasi faunistica a casa. Ovvero 27 gatti, 15 cani, 4 cavalli, 2 asini, 7 capre, 5 galline e 200 piccioni...."tutti animali che ho raccolto dalla strada o da maltrattamenti e che mi sono portata a casa" ha affermato precisando che sia i cani che i gatti transitano tutti all'interno della sua abitazione, nonostante abbiano a disposizione un bel giardino. E in vacanza ? "Non ci vado quasi mai da quando ho assunto l'incarico di governo - ha risposto il ministro - ma se capita al ristorante mi porto solo tre cani", non poco.

(Adnkronos)