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E' la Lombardia la regione più 'tartassata'.
Numero più basso di imposte è in Calabria
Il carico fiscale più gravoso spetta alla Lombardia: ogni
residente di questa Regione versa all'Erario e ai vari livelli di
governo locali 12.456. A denunciarlo è la Cgia di Mestre, che ha
messo a confronto il gettito fiscale versato dai contribuenti
italiani delle 20 Regioni italiane. L'anno di riferimento e' il 2007,
ultimo disponibile. Nella classifica, dietro ai lombardi, seguono i
residenti della Valle d'Aosta con 11.708 euro e i contribuenti
emiliano-romagnoli con 10.716 euro.
Appena fuori dal podio, troviamo il Trentino Alto Adige con 9.854
euro pro capite, il Piemonte con 9.784 euro procapite, il Veneto con
9.507 euro pro capite, e di seguito tutte le altre. Chiudono la
classifica i residenti pugliesi con 5.206 euro pro capite, i lucani
con 5.182 euro pro capite ed, infine, i calabresi con 4.953 euro pro
capite.
La media nazionale si attesta sugli 8.662 euro pro capite: quella
del Nord a 10.790 euro pro capite; al centro con 9.454 e al Sud con
5.470 euro pro capite. Insomma, al Sud si paga poco piu' della meta'
di quanto versano i residenti del Nord.
''Questi
dati -sottolinea Giuseppe Bortolussi della Cgia di Mestre-
dimostrano come ci sia una corrispondenza lineare tra il gettito
fiscale e il livello di reddito. Dove quest' ultimo è più
elevato, maggiore è il gettito fiscale versato da questi
contribuenti. Infatti, fatto 100 il Pil prodotto a livello nazionale,
oltre il 54% viene generato nelle regioni settentrionali e solo il
23,8% nel Mezzogiorno. Una ulteriore conferma di questa tesi emerge
dalla lettura dell'andamento della spesa delle famiglie. Fatta 100 la
spesa totale, quasi il 52% è realizzata dalle famiglie ubicate nelle
regioni del Nord''.
(Adnkronos)
Padania sì, Padania no: finiani vs
leghisti
"Una
felice invenzione propagandistico-lessicale". Così qualche
giorno fa, commentando il raduno leghista di Pontida, Gianfranco Fini
aveva definito la fantasmagorica 'Padania'. E la reazione del
Carroccio, in un tripudio di riferimenti velati e non ai tortellini
emiliani, non si è fatta attendere.
"Fini
dice che la Padania non esiste perchè ne ha paura, è la parte del
Paese che produce e paga le tasse e per questo vuole il cambiamento -
ha replicato dalle pagine de 'La Repubblica' il leader della Lega
Umberto Bossi a cui ha fatto eco il piccato commento del
presidente dela regione Piemonte, Roberto Cota, secondo cui
"Gianfranco Fini può dire quello che vuole, ma la Padania
esiste, esiste nella realtà socioeconomica e la controprova sono i
consensi, che aumentano sempre di più".
Il
federalismo, ha continuato Cota, non minerà le fondamenta
dell'unità nazionale, così come è stato rinfacciato alla Lega dal
Presidente della Camera, ma, anzi, significherà "riscrivere un
nuovo patto tra i territori senza disconoscerne le differenze che
esistono. Solo coì avremo uno Stato moderno".
Ma, secondo
FFwebmagazine, la rivista online della fondazione Farefuturo,
i 'padani' "fanno fumo per nascondere l'assenza dell'arrosto".
"La Padania che non esiste - scrive il finiano Filippo Rossi - è
quella di cui parla l'articolo primo dello Statuto della Lega Nord,
la Padania come 'Repubblica Federale indipendente e sovrana'. Nelle
loro risposte a Gianfranco Fini, in realtà i leghisti gli danno
sostanzialmente ragione, smentendo - precisa il think tank finiano -
il loro Dna culturale e derubricando la Padania a semplice 'area
socio-culturale'".
Quindi,
nonostante l'ironica accusa di Calderoli a chi, "mentre
noi (leghisti, n.d.r.) lavoriamo a mille per il federalismo",
preferisce dedicarsi "alla filosofia" e la sottile (?)
provocazione del presidente del Veneto Luca Zaia secondo cui
"se la Padania è un'invenzione allora lo sono anche il Sud e la
questione meridionale", la rivista di Farefuturo è più che
convinta: "Nelle parole di Bossi e dei suoi uomini, la Padania
finisce di essere una nazione e rientra nei ranghi di una regione. E
da oggi sappiamo che anche i leghisti sono d'accordo".
(Agenzia Radicale)
Manovra/ Anci: Tremonti pronto modifiche su tagli e patto
Il ministro dell'Economia Giulio
Tremonti si è detto disponibile a modificare la parte della manovra
relativa ai tagli per i comuni, ma mantenendo invariati i saldi, e
rivedere il patto di stabilità interno. E' questo l'esito
dell'incontro tra una delegazione dell'Anci guidata dal presidente,
Sergio Chiamparino, e i ministri dell'Economia, Giulio Tremonti, e
della semplificazione, Roberto Calderoli che si è svolta al Tesoro.
"L'incontro è stato interlocutorio - ha riferito Chiamparino -
ma qualche apertura sui tagli da parte del ministro c'è stata, ma a
saldi invariati". Dal titolare di via XX Settembre è arrivata
anche "la disponibilità a discutere sulla revisione del patto
di stabilità". (Segue)
(Apcom)
Fiat/ Futuro Pomigliano resta incerto, si avvicina ipotesi
Newco
L'esito del voto dei lavoratori di
Pomigliano non chiarisce lo scenario e lascia aperte diverse strade
per il futuro dello stabilimento campano della Fiat. Il 'plebiscito'
chiesto dal Lingotto come condizione indispensabile per dare corso
all'investimento da 700 milioni di euro non c'è stato e la Fiom-Cgil
ha subito chiesto la riapertura delle trattative mentre gli altri
sindacati hanno evidenziato come le condizioni per investire ci sono
richiamando il Lingotto a 'mantenere' le promesse. Il trasferimento
della produzione della 'Panda' dalla Polonia all'Italia è il cardine
del piano di rilancio senza il quale non c'è futuro dal punto di
vista industriale per il sito. Per attuare questo piano la Fiat ha
posto le sue condizioni che però, più di un terzo dei lavoratori,
non ha accettato. Un dato che, agli occhi del Lingotto, di sicuro non
facilita le strategie di sviluppo del Gruppo. A questo punto, quindi,
il cosiddetto 'Piano C', potrebbe divenire un'ipotesi tutt'altro che
remota'. Un piano che, nelle sue grandi linee, prevede la
costituzione di una 'newco' dentro cui far confluire asset e
lavoratori che sarebbero sottoposti a un contratto basato su quello
previsto dall'accordo separato. Un modello già sperimentato nella
vicenda Alitalia-Cai. Quello che sembra certo è che la Fiat intende
comunque puntare ancora su Pomigliano. A fine mattinata la casa
torinese ha commentato il voto e, dopo aver preso atto "della
impossibilità di trovare una condivisione da parte chi sta
ostacolando con argomentazioni dal nostro punto di vista pretestuose,
il piano per il rilancio di Pomigliano" ribadisce che "lavorerà
con le parti sindacali che si sono assunte la responsabilità
dell'accordo al fine di individuare ed attuare insieme le condizioni
di governabilità necessarie per la realizzazione di progetti
futuri". Quindi porte chiuse nei confronti della Fiom e lavoro
comune con i sindacati firmatari per trovare una soluzione che possa
salvare fabbrica e lavoratori. E sarebbe proprio questo percorso che,
vista l'impraticabilità del primo accordo, potrebbe spianare la
strada al 'Piano C'. In uno scenario con molteplici variabili, una
solo è la costante: il tempo. La concorrenza globale impone scelte
rapide e spostare la produzione dalla fabbrica polacca di Tichy
richederebbe comunque circa un anno e mezzo: non si escluderebbe
perciò la possibilità di produrre a Pomigliano un altro modello.
(Apcom)
Scuola/Gelmini: mai pensato inizio lezioni ad ottobre per
tutti
"L'avvio generalizzato dell'anno scolastico ad ottobre non
è stato mai preso in considerazione": lo ha detto il ministro
dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, rispondendo ad una domanda
durante una video-chat sul sito internet del Tg1 della Rai. Il
responsabile dell'istruzione italiana ha comunque specificato che
l'ipotesi rimane in piedi per alcune zone della penisola dove si
presentassero particolari necessità: "si tratta di intercettare
- ha sottolineato Gelmini - le esigenze di alcune regioni ed al
limite andare incontro a queste esigenze", trovando quindi delle
soluzioni che prevedano il posticipo delle lezioni solo a livello
locale.
(Apcom)
Nucleare, Consulta respinge ricorsi regioni
Dichiarati in parte infondati e inammissibili
La Corte Costituzionale - secondo quanto si è appreso - ha
rigettato i ricorsi sollevati da dieci Regioni sulla legge delega del
2009 sul nucleare, dichiarandoli in parte infondati e in parte
inammissibili.
POSSIBILI SITI PER IL RITORNO ALL'ATOMO
Dopo che la
Corte Costituzionale ha rigettato i ricorsi sollevati da dieci
Regioni sulla legge delega del 2009 sul nucleare, dichiarandoli in
parte infondati e in parte inammissibili cade anche l'ultimo ostacolo
di rilievo per il ripristino dell'atomo in Italia. Ora, il primo
passo necessario ad avviare la fase di ritorno dell'Italia al
nucleare sarà quello di scegliere i siti che ospiteranno le
centrali. Operazione per la quale, secondo il governo, ci vorranno
circa tre anni. I criteri per la scelta sono stati dettagliati più
volte: l'European Pressurized Reactor (EPR) di tecnologia francese -
quello che sbarcherà in Italia - richiede zone poco sismiche, in
prossimità di grandi bacini d'acqua senza però il pericolo di
inondazioni e, preferibilmente, la lontananza da zone densamente
popolate. Non a caso il decreto legislativo varato dal Consiglio dei
ministri a dicembre, che mira a indicare le aree che potranno essere
scelte dagli operatori per la costruzione delle prossime centrali
nucleari, indica una serie di parametri ambientali, fra cui
popolazione e fattori socio-economici, qualità dell'aria, risorse
idriche, fattori climatici, valore paesaggistico e
architettonico-storico. Secondo il decreto, i siti che decideranno di
ospitare le centrali potranno ottenere bonus sostanziosi, intorno ai
10 milioni di euro l'anno, destinati sia agli enti locali che ai
residenti nelle zone in questione. Fra i nomi che puntualmente
ritornano, al di là delle dichiarazioni contrarie di alcuni
presidenti di Regione, ci sono quelli già scelti per i precedenti
impianti, poi chiusi in seguito al referendum del 1987: Caorso, nel
Piacentino, e Trino Vercellese (Vercelli), entrambi collocati nella
Pianura Padana e quindi con basso rischio sismico ed alta
disponibilità di acqua di fiume. Fra i luoghi più papabili, anche
Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, che unisce alla scarsa
sismicità la presenza dell'acqua di mare. Secondo altri, fra cui i
Verdi e Legambiente, il quarto candidato ideale è Termoli, in
provincia di Campobasso, mentre in altre circostanze si è fatto il
nome di Porto Tolle, a Rovigo, dove c'é già una centrale a olio
combustibile in processo di conversione a carbone pulito. Gli altri
nomi che ricorrono più spesso sono Monfalcone (in provincia di
Gorizia) Scanzano Jonico (Matera), Palma (Agrigento), Oristano e
Chioggia (Venezia).
(Ansa)
Le spese pazze della Regioni: ben 178 sedi nel mondo
Con 61 sedi sparse in 31 Paesi, di cui ben dieci solo in Cina,
è il Veneto a guidare la classifica delle "spese pazze"
che le Regioni fanno per la diplomazia. Lo riferisce il Corriere
della Sera in edicola oggi che, in un dossier del Tesoro, ha scoperto
che sono 178 gli uffici aperti un po' in tutto il globo, dalla
Bulgaria a Portorico passando per il Vietnam, dagli enti locali
regionali. "Le Regioni italiane hanno all'estero qualcosa come
157 uffici, ai quali si devono aggiungere i 21 di Bruxelles"
spiega il quotidiano milanese, sottolineando che nessun governatore
vuole inoltre rinunciare ad "un'antenna nel quartier generale
dell'Unione europea". "Che senso ha per una Regione come il
Molise con 320 mila abitanti mantenere un ufficio a Bruxelles,
peraltro pagato un milione 600mila euro, oltre ai due di Roma?"
si domanda Sergio Rizzo nell'articolo, raccontando che la Lombardia
ha 29 uffici sparsi dalla Moldova al Perù, e "quattro in Russia
(esattamente come la Regione Veneto)". "Il Piemonte
presidia 23 Paesi esteri con la bellezza di 33 basi" prosegue il
Corriere, tra cui "due in Corea del Sud, altrettanti in Costa
Rica (perché il Costa Rica?), altri due in Lettonia (perché la
Lettonia?)". A New York "gli uomini dell'ex governatore
Salvatore Totò Cuffaro si ritrovarono in ottima compagnia, quella
dei dipendenti della Regione Campania, allora governata da Antonio
Bassolino, che aveva preso in affitto un appartamento giusto sopra il
negozio del celebre sarto napoletano Ciro Paone. Costo: un milione
140 mila euro l'anno". "A quale scopo - continua il
quotidiano - se lo chiese nell'autunno del 2005 Sandra Lonardo
Mastella, in quel momento presidente del Consiglio regionale,
visitando una struttura il cui responsabile, parole della signora,
'viene solo alcuni giorni ogni mese'. Struttura per la quale venivano
pagati tre addetti il cui compito consisteva nell'organizzare, per
promuovere l'immagine regionale, eventi ai quali non soltanto non
partecipava 'alcun esponente americano', ma nessuno 'che parlasse
inglese'. Il Corsera prosegue con gli esempi, rivelando, ad esempio,
che in Cina ci sono "ben sette enti locali italiani"
(Marche e Piemonte qui hanno quattro sedi ciascuna), mentre "la
Valle D'Aosta, che non sazia della sede di Bruxelles, ne ha pure una
in Francia". "Quello che non dice, il dossier del Tesoro, è
quanto paghiamo per tale gigantesca e incomprensibile Farnesina in
salsa regionale" denuncia l'articolo, concludendo che "il
sospetto, diciamolo chiaramente, è che nella maggior parte dei casi
l'utilità di tutte queste feluche di periferia sia perlomeno
discutibile".
(Apcom)
Scuola/ Maturità, seconda prova: al liceo classico esce
Platone
Una versione di Platone su "Socrate e la politica": è
questa, secondo le prime indiscrezioni, la prova di greco predisposta
dal ministero dell'Istruzione per gli studenti del liceo classico. La
notizia, pubblicata dal portale studenti.it attorno alle 8,20, pochi
minuti prima dell'apertura delle buste, è stata confermata da
diverse fonti. Sulle altre tracce (matematica allo scientifico,
lingua straniera al linguistico) sono trapelate indiscrezioni non del
tutto concordanti.
(Apcom)
Mentana, Berlusconi mi aveva chiesto di
tornare a Mediaset
"Ho incontrato il premier e mi
ha detto: 'mi piacerebbe se tu tornassi'". Enrico Mentana, che
dai primi di luglio sara' direttore del TgLa7, ha raccontato di un
suo incontro con il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi,
avvenuto lo scorso primo giugno nei giardini del Quirinale. L'ex
direttore del Tg5, a margine della presentazione dei palinsesti
autunnali di La7, ha spiegato di aver avuto diversi contatti con
Mediaset negli ultimi mesi. "Ho preferito accettare questa
sfida", ha spiegato.
(Adnkronos)
Contribuenti.it: sono poveri il 50% dei
pensionati
In un comunicato stampa
l'associazione contribuenti.it denuncia che in Italia "un
pensionato su due è povero con una pensione che non supera la soglia
dei 500 euro al mese". Secondo l'associazione inoltre circa il
12,4% del totale dei pensionati non superano neppure la soglia dei
250 euro al mese. Lo studio è stato eseguito per conto di
Contribuenti.it da KRLS Network of Business Ethics. Ciò che
preoccupa è che la spesa previdenziale continua ad aumentare mentre
gli importi corrisposti "sono relativamente modesti e, per la
metà, non superano la soglia di povertà". Come si legg enel
comunicato "La media dell’importo mensile erogato dall'Inps ai
pensionati italiani e' di circa 655 euro". ma la media viene
innalzata dalle pensioni d'oro di cui godono lo 0,4% dei pensionati.
Secondo Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it "I
pensionati italiani ed in particolare quelli del sud sono tra i più
poveri in Europa. Serve un’armonizzazione europea del sistema
pensionistico ed una politica economica seria che ponga al centro del
sistema economico l’uomo con i suoi bisogni.”
(Studio Cataldi)
Saviano 'morto' su Max, 'cattivo gusto'
Pressione sulla mia morte sgomenta me e la mia famiglia
E' di cattivo gusto': cosi' Roberto
Saviano sul fotomontaggio di Max in cui si vede il suo cadavere in
obitorio ripreso di scorcio. L'immagine e' accompagnata dalla scritta
'hanno ammazzato Saviano' e riprende il Cristo di Mantegna e la foto
di Che Guevara morto.'Una foto - dice Saviano - utilizzata per
speculare cinicamente sulla condizione di chi vive protetto. Questa
pressione sulla mia morte lascia sgomento me e la mia famiglia.Ma
rassicuro tutti:non ho alcuna intenzione di morire'.
(Ansa)
Multe con autovelox fatte senza segnalazione?
Nulle ma solo dal 2007
Importante sentenza della Corte di
Cassazione in tema di autovelox: sono nulle le multe effettuate con
gli autovelox non segnalati ma solo dal 2007 in poi. Questa
importante decisione è stata messa per iscritto nella sentenza n.
15105 depositata il 22 giugno 2010. La Corte ha precisato che saranno
nulle le multe elevate dal 2007 senza la segnalazione della presenza
degli autovelox: pertanto le multe fatte prima di quell'anno
resterano valide. La decisione è arrivata in seguito al ricorso
proposto da un automobilista che, aveva proposto ricorso per
richiedere l'annullamento di una multa fatta per eccesso di velocità,
si è visto rigettare il ricorso in quanto la multa era stata emessa
nel 2004. Il ricorso proposto dall'auomobilista si basava
essenzialmete su di un punto e cioè che i dispositivi elettronici
che rileano la velocità delle automobili, devono essere segnalate e
che pertanto, la multa fatta in assenza di segnalazione si deve
configurare come nulla. I giudici del Palazzaccio, citando una
recente sentenza in materia, (cass. 656/2010) ha stabilito che
"l'obbligo della preventiva segnalazione dell'apparecchiatura di
rilevamento della velocità previsto dall'art. 4 del D.l. n. 121 del
2002, conv. nella legge 168 del 2002, per i soli dispositivi di
controllo remoto senza la presenza diretta dell'opratore di polizia,
menzionati nell'art. 201, comma 1-bis, lett. f) del codice ella
strada, è stato succesivamente esteso con l'entrata in vigore
dell'art. 3 del d.l. n. 117 del 2007, conv. nella l. n. 160 del 1007,
a tutti i tipi e modalità di controllo effettuati con apparecchi
fissi o mobili installati sulla sede stradale, nei quali, perciò, si
ricomprendono ora anche gli apparecchi elettronici gestiti
direttamente e nella disponibilità degli organi della polizia".
Pertanto "in forza della normativa all'epoca vigente (2004) - si
legge dalla motivazione della sentenza - non sussistenva (...)
l'obbligo di segnalazione".
(Studio Cataldi)
Cassazione : assegni familiari per i figli
delle coppie di fatto
La Corte di Cassazione, con sentenza
n.14783 del 18 giugno 2010, ha ribadito il diritto per le coppie di
fatto all’assegno per il nucleo familiare, per i figli naturali
legalmente riconosciuti e conviventi. Il fatto ha riguardato un uomo,
che, dalla convivenza more uxorio ha avuto tre figli, tutti
legalmente riconosciuti, minori e conviventi con loro e a loro
carico. Tuttavia, il soggetto, risultava ancora sposato con la
precedente moglie, con la quale aveva convissuto pochi mesi e, dalla
quale non si era legalmente separato per difficolta economiche. Sulla
base di questo fatto, l’Inps negava al richiedente l’assegno per
i tre figli minori (nati dalla convivenza) a suo carico. Secondo
Inps, infatti, l’assegno non può essere riconosciuto perchè i tre
figli, non risultano immessi nel nucleo familiare sorto con il
matrimonio, in quanto, il nucleo familiare del richiedente, risulta
essere ancora formalmente costituito con la moglie. Sia il Tribunale
di primo grado che quello d’Appello, accoglievano la richiesta del
soggetto, dichiarando “il diritto del ricorrente a percepire gli
assegni per il nucleo familiare per i figli naturali legalmente
riconosciuti e conviventi”. L’Inps ricorreva in Cassazione.
Secondo la Corte, ai fini della normativa che disciplina l’assegno
famigliare (L. 153/88) per “nucleo familiare” si deve intendere
“quello composto dai coniugi, con esclusione di quelli legalmente
separati, e dai figli ed equiparati di età inferiore ai 18 anni”.
L’equiparazione ai figli, riguarda “i figli adottati e quelli
affiliati, quelli naturali legalmente riconosciuti o giudizialmente
dichiarati e quelli nati da un precedente matrimonio con l’altro
coniuge”. Per “figlio naturale riconosciuto” si deve intendere,
ai sensi dell’art. 250 c.c. il figlio riconosciuto dalla madre o
dal padre anche se uniti in matrimonio con altra persona al tempo del
concepimento. La normativa sull’assegno famigliare, richiede la
qualifica di “figlio naturale riconosciuto” e non necessariamente
l’inserimento nella famiglia legittima. Il concetto di nucleo
familiare, continua la Corte, va al di là della famiglia configurata
dal matrimonio e, ricomprende anche i figli nati fuori dal
matrimonio, legalmente riconosciuti, anche se non inseriti nella
famiglia legittima. Per percepire l’assegno per il nucleo familiare
per i tre figli legalmente riconosciuti, conclude la Corte, è
necessario e sufficiente provare che i minori vivono a proprio carico
in quanto si provvede al loro mantenimento
(Studio Cataldi)
Italia 'Animal friendly', un comitato per
attirare chi viaggia con Fido e Fuffi
Rilanciare l'immagine dell'Italia all'estero in tema di tutela e
amore verso gli animali e favorire in ogni modo il turismo delle
persone con animali al seguito. Sono i principali obiettivi a breve e
medio termine che si pone il Comitato per la creazione di un'Italia
'Animal friendly', istituito dal ministro del Turismo Michela
Vittoria Brambilla e presentato oggi a Palazzo Chigi.
"L'immagine dell'Italia
all'estero sul modo di rapportarsi agli animali non rispecchia il
sentimento della maggioranza degli italiani - ha spiegato il ministro
Brambilla nel corso della conferenza stampa- troppo spesso alcuni
casi eclatanti di maltrattamenti, di randagismo e altro, che
accadono, vengono veicolati nel mondo, anche attraverso il web, dando
un'immagine di forte arretratezza dell'Italia.
Come ministro del Turismo, il mio
impegno istituzionale mi impone un programma di lavoro per
valorizzare l'immagine dell'Italia e per rendere fruibile il Paese a
tutti coloro che si muovono o vengono in vacanza con animali al
seguito". In Italia, infatti ha sottolineato ancora il ministro
"una famiglia su tre ha un cane o un gatto, ma esistono ancora
troppi divieti negli alberghi, nei pubblici esercizi (ristoranti,
bar, campeggi), e sui mezzi di trasporto". Brambilla ha poi
annunciato di voler agire attraverso il comitato coinvolgendo di
volta in volta, anche gli altri ministeri quali Trasporti e Salute,
forte anche della presenza nell'organismo dell'associazione dei
comuni (Anci), delle province (Upi), di alcuni parlamentari dei
diversi schieramenti, e delle principali associazione ambientaliste e
animaliste come Wwf Italia, Lipu, Enpa, Lav, Legambiente.
Il primo compito del neonato
Comitato per un'Italia amica degli animali, enunciato dallo stesso
ministro oggi, consiste nell'"analizzare il quadro normativo
e sistemico relativo ai diritti degli animali in relazione a
qualunque attivita' che possa incidere sull'immagine dell'Italia,
nonché del quadro normativo relativo al turismo con animali al
seguito al fine di predisporre e realizzare ogni iniziativa
necessaria allo sviluppo di una cultura 'animal friendly' che possa
contribuire al miglioramento dell'appeal nazionale anche verso i
mercati esteri, nonché d'individuare le opportune sinergie per
innovare i servizi di ospitalità, di trasporto degli animali, e di
convivenza sociale nella realizzazione delle proprie vacanze, nonché
iniziative che possano attrarre fasce turistiche specializzate".
Il problema però, ha sottolineato il
ministro, "non è normativo ma di rispetto delle leggi vigenti
che troppo spesso non vengono rispettate e di miglioramento anche -
ha detto - è sostanzialmente un problema culturale. Il nostro primo
obiettivo è infatti generare un cambiamento culturale, in
secondo luogo far rispettare e migliorare le normative e in terzo
luogo, fare in modo che associazioni come l'Anci, ad esempio, possano
dare il loro contributo con azioni dirette sul territorio".
Michela Vittoria Brambilla, del resto, ha una sensibilità
particolare in fatto di animali, è nota la sua presa di posizione
contro la liberalizzazione della caccia, come si è visto
nella recente approvazione della legge comunitaria, si schierata
contro lo sfruttamento degli animali negli spettacoli, ora
questa nuova inziativa dal suo pulpito assolutamente inattaccabile
visto che possiede una sorta di piccola oasi faunistica a casa.
Ovvero 27 gatti, 15 cani, 4 cavalli, 2 asini, 7 capre, 5 galline e
200 piccioni...."tutti animali che ho raccolto dalla strada o da
maltrattamenti e che mi sono portata a casa" ha affermato
precisando che sia i cani che i gatti transitano tutti all'interno
della sua abitazione, nonostante abbiano a disposizione un bel
giardino. E in vacanza ? "Non ci vado quasi mai da quando ho
assunto l'incarico di governo - ha risposto il ministro - ma se
capita al ristorante mi porto solo tre cani", non poco.
(Adnkronos)
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