| Scienza e Psiche 25 giugno 2010 |
|
Si chiama Oscar, e' un gatto bionico
Un gatto inglese di nome Oscar è tornato a camminare dopo avere avuto le zampe posteriori tranciate da una mietitrebbia. Tutto merito di due avveniristiche protesi impiantate da un veterinario del Surrey, in Gran Bretagna, attraverso un'operazione pionieristica.Le nuove zampe sono state realizzate con un esclusivo metodo su misura, che fissa la caviglia al piede mediante tecniche di bioingegneria che imitano il modo in cui le ossa delle corna nei cervi crescono attraverso la pelle .L'autore dell'intervento è il chirurgo veterinario Noel Fitzpatrick, il cui lavoro è stato seguito da un documentario della Bbc, che sarà trasmesso in Inghilterra mercoledì prossimo in seconda serata. A sviluppare le rivoluzionarie protesi un team della University College London guidato dal professor Gordon Blunn, a capo dello UCL's Centre for Biomedical Engineering. (Ansa)
La tintarella diventa una scienza
Finalmente il sole splende e la voglia di abbronzatura è più
forte che mai. Le armi per ottenere un bel colore ambrato non sono però ore e
ore ad arrostire al sole, assolutamente sconsigliate da dermatologi e esperti,
o i cosmetici solari più innovativi: uno strumento in più arriva, a sorpresa,
dalla matematica. Gli esperti del Cnr stanno infatti mettendo a punto uno
speciale algoritmo, l'applicazione cioè, come intendono matematici e
informatici, di un metodo che porti alla soluzione di un problema e adatto a
essere realizzato sotto forma di programma. Gennaro
Spera, dermatologo del Cnr, sta lavorando in una ricerca interdisciplinare
insieme con Germana Manca, esperta di geoinformations della
Manson University, a una speciale formula, per ottenere un'abbronzatura
ottimale senza danneggiare la salute. L'algoritmo, in particolare, tiene conto
di alcuni parametri variabili accostati alle normali abitudini di vita. Questi
parametri sono, spiega l'esperto del Cnr, l'indice giornaliero medio della
radiazioni ultraviolette del luogo di residenza, il fototipo della persona, che
varia da 1 a
6 (dal meno al più sensibile alle scottature), il tempo di autoprotezione di
ciascuno (da 10 minuti del fototipo 1
a 90 del fototipo 6), le variazioni rispetto alle
abitudini, al lavoro, al vestiario abituale e all'utilizzo dei mezzi di
protezione.A ciascun parametro, spiega Spera, vengono assegnati valori
prestabiliti fino ad ottenere un "numero di soglia", che esprime il
rischio da Uv tipico di quella persona, in modo da ottimizzare l'esposizione al
sole evitando di passare il limite. "Il nostro foto-invecchiamento -
continua l'esperto del Cnr - si traduce non solo in rughe, ma soprattutto in
cheratosi solari e altre forme, anticamera di piccole neoplasie cutanee, che
sono il risultato dell'accumulo nel tempo". L'algoritmo di Spera, insomma,
non promette una tinta color bronzo anche a chi è chiaro di pekke e
di capelli, ma si propone di aiutarci a raggiungere il meglio che il
nostro fototipo ci consente e in che modo dilapidiamo la nostra
"dote" di protezione naturale all'esposizione al sole, con
comportamenti sbagliati. In ogni caso, per evitare scottature e ottenere un
colore sano e uniforme, è importante prepararsi in anticipo, seguendo quegli
accorgimenti che favoriscono l'abbronzatura proteggendo la pelle
dall'invecchiamento precoce. Tra i consigli spiccioli da mettere in atto in
spiaggia, ricorda Spera, c'è ovviamente l'utilizzo di un buon solare, con il
corretto filtro. Il fattore di protezione è espresso in livelli: basso, alto,
molto alto. "Sfatiamo la convinzione che i solari non facciano colorire.
Usando prodotti con protezione media o alta - afferma Spera - ci si abbronza
ugualmente, solo in modo più dolce e senza causare stress alla pelle". Più
graduale è l'approccio con il sole, infatti, più intensa, sicura e duratura
sarà la tintarella. Non è male anche ricordare che i raggi solari non sono
tutti uguali e provocano differenti effetti sulla pelle, poiché la loro
intensità varia durante la giornata. "Le ore ideali per esporsi -
raccomanda Spera - sono comunque le prime del mattino, fino alle 11.00, e il
tardo pomeriggio, dopo 17.00.L'esposizione ideale al sole, poi, è costante e
"a piccole dosi": poco sole preso tutti i giorni non solo è un
antidepressivo naturale, ma riduce il rischio di melanoma e la mortalità per
questa malattia del 16%. Il rischio di ammalarsi diventa molto più alto,
invece, se ci si espone in maniera occasionale e senza
precauzioni. Anche il consumo di alcuni cibi ricchi di anti-ossidanti,
come cioccolato, vino rosso e tè nero, può avere un effetto protettivo nei
confronti dei raggi solari. Torello Lotti, presidente della Società
italiana di dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle malattie
sessualmente trasmesse (Sidemast), in occasione di un convegno della società
scientifica svoltosi recentemente a Rimini, ha spiegato che "le creme sono
molto efficaci, anche se limitatamente alle aree di applicazione, mentre gli
alimenti hanno effetti fotoprotettivi più modesti ma che riguardano tutto
l'organismo". (TGCOM) |