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Intercettazioni, Garante privacy:
"giustificato allarme libertà"
Il disegno di legge sulle
intercettazioni "sposta oggettivamente il punto di equilibrio
tra libertà di stampa e tutela della riservatezza, tutto a favore
della riservatezza" e ciò "può giustificare che da molte
parti si affermi che si pone in pericolo la libertà di stampa".
A dirlo oggi nella sua relazione
annuale al Parlamento è il presidente dell'Autorità garante per la
privacy, Francesco Pizzetti, aggiungendo però che la preoccupazione
in questo senso presenta "un qualche eccesso", visto che la
norma condiziona solo "la pubblicazione dei testi delle
intercettazioni".
Nel ddl -- che sarà discusso alla
Camera a partire dal prossimo 29 luglio e che finora è stato molto
contestato dall'opposizione e dai media -- "si pongono limiti
specifici alla pubblicabilità delle intercettazioni, non perché
contenute in atti giudiziari, che come tali possono essere diffusi
per riassunto, ma in quanto dati raccolti con lo strumento delle
intercettazioni".
Secondo Pizzetti, si punta "non
alla tutela in concreto e rispetto a casi specifici (della
riservatezza), quanto piuttosto a una difesa anticipata, disposta in
via generale ed astratta, nei confronti di qualunque dato raccolto,
nel presupposto che, in ragione della natura dello strumento di
indagine usato, debba sempre prevalere la tutela di questi dati
perché raccolti nell'ambito di conversazioni tra persone".
Il Garante l'ha definita "una
scelta impegnativa" che "sposta il cursore tutto a favore
dei limiti della conoscibilità e quindi della riservatezza".
Pizzetti ha parlato anche della "la
preoccupazione per le sanzioni previste per gli editori", che
"comportano necessariamente un loro maggiore intervento rispetto
alla pubblicazione delle notizie".
Ciò "costituisce una
discontinuità significativa" rispetto ad altri Paesi di grande
tradizione democratica, che pure concepiscono la libertà di stampa
"come un diritto e un dovere degli editori non meno che dei
direttori e dei giornalisti".
"L'Italia, infatti con la legge
sulla stampa approvata in diretta attuazione della Costituzione, ha
consapevolmente distinto la responsabilità e il ruolo dell'editore
da quello del direttore, mettendo i direttori al riparo da ogni
condizionamento diretto da parte dell'editore, anche in ragione del
fatto che questi, nel nostro Paese, ben raramente sono editori puri",
ha aggiunto.
(Reuters)
Alemanno contro pedaggio sul Gra: se lo mettono sfascio tutto
A poche ore dall'annuncio degli
aumenti dei pedaggi autostradali e dei caselli in entrata e in uscita
dalla Capitale, interviene il sindaco di Roma Gianni Alemanno che si
dice contrario a qualsiasi tipo di pagamento sul Grande raccordo
anulare. "Se qualcuno mette qualcosa sul Gra per far pagare il
pedaggio vado io con la mia macchina e lo sfondo" ha detto
Alemanno durante un convegno sulle Olimpiadi 2020. L'aumento del
pedaggio in entrata e uscita dalle autostrade, ha proseguito il
sindaco di Roma, "è una decisione ministeriale che non riguarda
solo i caselli alle porte di Roma. Quel che è stato garantito dal
governo, però, è che non c'è pedaggio sul Gra per i cittadini che
si spostano da una parte all'altra della città'". Contraria
anche Renata Polverini, presidente della Regione Lazio, secondo cui
"per i cittadini del Lazio il Grande raccordo anulare è un
tragitto di strada da percorrere per andare al lavoro o a scuola. Non
è immaginabile un pedaggio". Pronto il commento della Lega:
"Alemanno faccia quel che vuole, l'importante è che i danni al
casello li paghi lui e che l'automobile non sia un'auto blu che
paghiamo noi" ha dichiarato il senatore leghista Cesarino Monti.
(Apcom) Lua 301640 GIU 10
(Apcom)
Ronde cittadine: il no della consulta. Non
potranno essere segnalate situazioni di “disagio sociale”
La Corte costituzionale con sentenza
del n. 226, depositata il 24 giugno 2010, nel confermare la
legittimità costituzione della legge che istituisce le ronde, ha
dichiarato l’iilegittimità costituzionale dell’art. 3 comma 40
delle norme del “ cd. pacchetto sicurezza” limitatamente alle
parole “ ovvero situazioni di disagio sociale” . in particolare
la Consulta ha ritenuto che i cittadini non armati potranno segnalare
eventi suscettibili di arrecare danno alla "sicurezza urbana",
mentre ha dichiarato illegittimo l'impiego delle 'ronde' in
situazioni di "disagio sociale", in quest’ultimo caso, ha
argomentato la Corte, trattandosi interventi di politica sociale essi
devono essere ricondotti alla materia dei servizi sociali ritenuta di
competenza legislativa regionale residuale. Nella sentenza in esame
la Consulta si è soffermata sugli aspetti che non rendono la legge
istitutiva della ronde in contrasto con il dettato costituzionale.
Essa è stata ritenuta evocativa della sola attività di prevenzione
e repressione dei reati. Le segnalazioni degli osservatori sono
indirizzate in via esclusiva alle forze di polizia, statali o locali.
Viceversa nel caso in cui con le ronde si vogliano segnalare
situazioni di disagio sociale, in quanto gli interventi del prefetto
e del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, la
preferenza accordata alle associazioni fra appartenenti in congedo
alle Forze dell'ordine, la circostanza che le segnalazioni dei
volontari siano dirette alle sole forze di Polizia anziché agli
organi preposti ai servizi sociali, pur coerenti in una prospettiva
di tutela della 'sicurezza urbana', intesa come attività di
prevenzione e repressione dei reati in ambito cittadino, perdono
questo carattere quando viene in rilievo l’obiettivo di porre
rimedio a condizioni di disagio ed emarginazione sociale e non sono
finalizzate alla prevenzione e repressione dei reati.
(Studio Cataldi)
Bancarotte tra Miami e l'Italia, raggiro da 750 milioni di
euro
Uno dei ristoranti italiani di Miami e due società fatte
apposta per raggirare leggi finanziarie e gabbare il fisco. Sono
questi gli elementi di fondo dell'inchiesta per la quale è stata
emessa una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 7
persone, tra cui due che vivono nella città della Florida. L'atto
chiama in causa anche un imprenditore romano, Dino Patrizio Cozzi.
Nel fascicolo istruito dai pm Stefano Pesci e Maria Francesca Loy
sono indagate, a vario titolo, 22 persone. Le indagini sono state
svolte dal Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di
finanza, diretto dal colonnello Leandro Cuzzocrea. Le accuse
ipotizzate dai magistrati, d'intesa con l'aggiunto Nello Rossi, sono
associazione a delinquere, bancarotta, riciclaggio internazionale,
distrazione, creazione fittizia di capitale. Proprio attraverso
documenti falsi, o creati ad arte, il gruppo, riusciva a figurare,
prima la Union General spa e srl, e poi la Cofiart, delle società
capaci di far fronte a fideiussioni importanti. I beneficiari, "un
po' inconsapevoli e un po' no" si spiega non avendo i requisiti
avrebbero dovuto far fronte a debiti e chiamate di pagamento. Grazie
all'opera prestata da Cozzi e soci veniva tirato su uno schermo utile
a chi non voleva tirar fuori alcunchè. Allo stato è in corso una
rogatoria per l'arresto di due collaboratori di Cozzi, che figuravano
anche in una società con sede negli Stati Uniti, e per il sequestro
del ristorante 'I bischeri' di Miami. Da una stima preliminare, su
uno dei confidi interessati, è risultato - si sottolinea - che la
banda attraverso l'emissione di più di 5mila polizze fideiussorie,
ha raccolto premi per oltre 11 milioni di euro, a fronte di un
capitale garantito di oltre 750 milioni di euro.
(Apcom)
Gay/ Parte oggi 'staffetta diritti' per pride del 3 luglio a
Roma
Partirà oggi alle 20 dal Circo Massimo, a Roma, la 'staffetta
dei diritti', un evento sportivo che si inserisce nel calendario del
Roma Pride 2010 che si terrà il 3 luglio da piazzale dei Partigiani
a partire dalle 16.30. Dieci squadre composte da dieci persone
dovranno percorrere 1000 metri ognuna, pari a due giri di campo, per
un totale di 100 Km. "E' un'iniziativa - affermano gli
organizzatori del Roma Pride - con cui vogliamo 'scendere in campo' e
unire lo sport alla lotta all'omofobia. E' la metafora di una
comunità , quella lesbica, gay e trans, in marcia per l'uguaglianza
e per i diritti di tutte e tutti". Il 3 luglio il pride di Roma
attraverserà il centro storico della Capitale, da piazzale dei
Partigiani fino a piazza Venezia e si chiuderà in un luogo che
simbolicamente 'tocca´ le istituzioni come Palazzo Chigi, Quirinale,
Parlamento e che, per la prima volta, passa accanto alla Gay Street,
dove si sono verificate negli ultimi mesi diverse aggressioni a
sfondo omofobico. Nel dettaglio, il percorso partità da Piazzale dei
Partigiani per passare in Piazza di Porta San Paolo, Via Piramide
Cestia, Viale Aventino, Piazza di Porta Capena, Via di San Gregorio,
Via Celio, Piazzale del Colosseo, Via dei Fori Imperiali e arrivare
in Piazza Venezia.
(Apcom)
Dell'Utri/ Csm apre pratica a tutela dei giudici di Palermo
La prima commissione del Consiglio superiore della magistratura
ha aperto una pratica a tutela dei tre giudici della seconda sezione
penale del tribunale di Palermo che hanno giudicato Marcello
Dell'Utri, Claudio Dall'Acqua, Sergio La Commare e Salvatore Barresi.
I tre, secondo il consigliere laico Gianfranco Anedda, che ha
sollevato il caso, sarebbero stati "screditati" con
"insinuazioni e sospetti" dal quotidiano Il Fatto. Questa
mattina, quindi, a maggioranza, con i voti contrari dei togati
Giuseppe Berruti (Unicost) e Mario Fresa (Movimento per la
giustizia), che sarà relatore della pratica, è stato aperto il
fascicolo.
(Apcom)
Intercettazioni/ Fini: In Aula a luglio puntiglio
irragionevole
Calendarizzare il ddl sulle intercettazioni a fine luglio è un
"puntiglio" ed è "irragionevole" dal momento che
è probabile che il voto finale del provvedimento arrivi comunque a
settembre, visto che dovrebbe servire una ulteriore lettura del
Senato. Lo avrebbe detto a quanto si apprende il presidente della
Camera, Gianfranco Fini, in merito a quanto stabilito dalla
capigruppo su richiesta dei partiti di maggioranza. La presidenza
della Camera ha comunque stabilito quel calendario giacchè "era
l'orientamento prevalente" tra i gruppi.
(Apcom)
Brancher/ Di Pietro in aula: Ministro solo per evitare
processo
Aldo Brancher è "ministro all'impunità", è stato
'promosso' da sottosegretario solo per "evitare i processi".
Antonio Di Pietro parla in Aula durante il Question time sulla nomina
di Brancher e, rivolgendosi al ministro per i Rapporti con il
Paralmento Elio Vito presente a nome del Governo, dice: "Può
chiedere al fuggitivo presidente del Consiglio perché ha nominato
ministro Brancher, imputato? Può spiegarci per quale ragione c'è
bisogno di un nuovo ministero nonostante che questi compiti vengono
già assolti da 4 ministri? Ministro di che è 'sto Brancher, oltre
che dell'impunità? Lo chieda al presid3ente del consiglio, perché
lei è una brava persona e mica ci può mettere tutte le volte la
faccia...". Aggiunge Di Pietro: "Abbiamo scoperto così che
Brancher è un coadiuvatore, deve aiutare altri ministri in quello
che compete ad altri ministri. Magari lo poteva fare da
sottosegretario... ma nel frattempo sappiamo che Brancher, prescritto
per falso in bilancio, e reo confesso, diventa anche ministro e così
ha usufruito di una nuova legge 'ad personam' che è quella del
legittimo impedimento". Per Di Pietro: "Brancher è
diventato ministro per non essere processato: abbiamo a che fare con
un uso distorto delle funzioni pubbliche, che ha un mandante: Silvio
Berlusconi presidente del Consiglio".
(Apcom)
Crocifisso a scuola: Udienza Corte Strasburgo su ricorso
Italia
Si tiene oggi davanti alla 'Grande Chambre' della Corte europea
dei diritti dell'uomo a Strasburgo l'udienza relativa al ricorso
presentato dal governo italiano contro la sentenza della Corte sul
crocifisso nelle scuole pubbliche. I 20 giudici della Grande Chambre,
sotto la presidenza del francese Jean-Paul Costa, alla fine
dell'udienza si ritireranno per deliberare, ma la Corte si pronuncerà
più tardi, riferisce il cancelliere in una nota per la stampa.
Secondo fonti di Strasburgo, per la sentenza sul ricorso italiano
bisognerà aspettare almeno sei mesi. Il ricorso era stato presentato
dall'Italia il 28 marzo scorso, ed è stato accettato da un collegio
di cinque giudici della 'Grande Chambre' il 2 marzo. La molto
controversa sentenza della Corte sul crocifisso, emessa il 3 novembre
scorso, aveva giudicato come "una violazione della libertà dei
genitori di educare i figli secondo le loro convinzioni, e della
libertà di religione degli alunni" il fatto che in Italia sia
obbligatorio esporre il crocifisso in tutte le aule scolastiche. La
vicenda aveva avuto origine dalla denuncia di Soile Lautsi, cittadina
italiana di origine finlandese e membro dell'Uaar (Unione atei e
agnostici razionalisti). Sostenuta da questo gruppo, la signora
Lautsi aveva chiesto nel 2002 all'istituto di Abano Terme frequentato
dai suoi due figli, di togliere i crocifissi dai muri delle aule. Di
fronte al rifiuto dell'Istituto e alle bocciature dei suoi ricorsi
nei tribunali italiani, la signora Lautsi si era rivolta alla Corta
europea di diritti di Strasburgo, che alla fine le ha dato ragione.
Secondo la Corte, l'obbligo di esporre il crocifisso viola l'art. 2
del Protocollo n.1 della Convenzione europea dei diritti del'uomo,
riguardante il diritto all'istruzione, e l'art.9 della stessa
Convenzione, che concerne la libertà di pensiero, di coscienza e di
religione. La sentenza non impone di togliere il crocifisso dalle
aule scolastiche pubbliche, ma sostiene che lo Stato non può imporre
l'esposizione di simboli religiosi. A conferma del grande interesse
internazionale che solleva la vicenda, e in conformità con
l'articolo 36 della Convenzione dei diritti dell'uomo, il presidente
della Corte ha accettato osservazioni scritte sulla causa provenienti
da 10 diversi paesi europei, e in particolare dai governi di Armenia,
Bulgaria, Cipro, Grecia, Lituania, Malta, Monaco, Romania,
Federazione russa e San Marino. Otto di questi governi interverranno
all'udienza con loro rappresentanti. Altre osservazioni accolte
provengono da un gruppo di 33 parlamentari europei, e da diverse
associazioni; l' Associazone nazionale del libero Pensiero,
l'associazione per i diritti delle minoranze Greek Helsinki Monitor,
lo European Centre for Law and Justice, Eurojuris, nonché due gruppi
di organizzazioni, il primo laico e il secondo cattolico, che hanno
inviato due contributi congiunti: da una parte la International
Commission of Jurists insieme a Interights e a Human Rights Watch;
dall'altra il Zentralkomitee des deutschen Katholiken, insieme a
Semaines sociales de France e le Acli (Associazioni cristiane
lavoratori italiani).
(Apcom)
D'Alema eletto all'unanimità presidente della
Fondazione dei progressisti Ue
Il presidente del Copasir Massimo D'Alema e' stato eletto
all'unanimita' alla presidenza della Fondazione di studi progressisti
europei (Feps) nel corso dell'assemblea generale della stessa
Fondazione in corso a Bruxelles.
"C'e' stata una preparazione"
per arrivare a questa nomina, ha commentato D'Alema, neoeletto
presidente della Feps, "e' sicuramente un fatto positivo",
ha aggiunto. "Penso che sia importante e utile che il Pd
rafforzi il suo impegno per contribuire al rinnovamento del
centrosinistra in Europa, e se si vuole impegnare per questo in
Europa ci si deve andare, non si puo' stare a casa", ha
sottolineato D'Alema.
D'Alema ha tenuto a precisare che la
sua presenza nella Feps e' in quanto "presidente della
fondazione Italianieuropei", in quanto la stessa Feps e' un
"network di fondazioni culturali progressiste europee",
molto rappresentativa di tutti diversi orientamenti e tendenze che ci
sono nel panorama progressista europeo. "Non e' una struttura
burocratica ma un network che deve funzionare come tale" e molto
impegnato in Europa ma anche fuori a partecipare e stimolare il
dibattito politico, economico, sociale e culturale contemporaneo, ha
spiegato D'Alema.
"Saro'
spesso a Bruxelles, ma credo che il presidente della Feps debba anche
girare un po' in Europa e nelle capitali europee per prendere
contatti", ha aggiunto D'Alema, sottolineando anche la sua
volonta' di coinvolgere ed invitare al dibattito i paesi delle
economie emergenti, in particolare Brasile e Cina.
"Sono interlocutori molto interessati all'Europa, e soprattutto
molto preprarati", ha aggiunto il neopresidente della Feps.
''La nomina di D'Alema alla
presidenza del Feps e' un risultato di rilievo per tutto il Pd. Una
grande opportunita' per i democratici e un riconoscimento per il
ruolo di uno dei nostri principali e piu' autorevoli leader''
commenta il vice segretario del Pd, Enrico Letta.
Sulla stessa linea Piero Fassino
secondo cui ''l'elezione di Massimo D'Alema a presidente della Feps,
che riunisce le principali fondazioni politiche progressiste europee,
oltre che alla persona e' un riconoscimento all'originalita' e al
valore dell'esperienza del Partito democratico''.
(Adnkronos)
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