| Attualità 2 luglio 2010 |
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Scuola/ Graduatorie precari, 2 maestri su 3 risiedono al Sud
Età media quasi di quarant'anni, quasi tutte donne e due aspiranti docenti su tre sono residenti al Sud: scorrendo l'"Osservatorio sulle graduatorie ad esaurimento", realizzato dal ministero dell'Istruzione sulla base dei dati ufficiali del 2009, sono queste le caratteristiche principali che caratterizzano i 247mila precari della scuola italiana. "I dati - spiega il direttore generale del Miur - confermano alcune caratteristiche strutturali che da tempo contraddistinguono le graduatorie: l'elevata età media degli iscritti (38 anni); l'alto grado di femminilizzazione della categoria (83% del totale); un interesse all'insegnamento proveniente principalmente dalle aree meridionali del paese (il 65% degli aspiranti risulta nato nelle regioni del sud)". Più specificatamente, a proposito di quest'ultimo punto, il Miur ha rilevato che un aspirante docente su tre (36,4%) iscritto nelle graduatorie della scuola primaria del Nord è in realtà residente al Sud. Una tendenza confermata, seppure in modo ridotto, nelle regioni del centro dove i 'maestri' residenti al Sud presenti nelle liste di attesa riguardanti le scuole elementari sono il 28,6%. Situazione analoga per i supplenti nelle scuola dell'infanzia: nel settentrione i docenti residenti al Sud sono il 28,2%, mentre nelle regioni centrali raggiungono il 30,1%. Meno evidente, invece, la presenza di aspiranti docenti nella scuola secondaria (medie e superiori) residenti nel meridione Significativa ma più ridotta, invece, è la presenza di professori meridionali iscritti nelle graduatorie della secondaria di I e di II grado al Nord e al Centro, che varia tra il 14% e il 17%. I ogni caso la presenza di aspiranti docenti nelle graduatorie del Centro-Nord rimane legata alla nota scarsità di posti disponibili al sud: "nel meridione e nelle isole - si legge nel rapporto ministeriali - la quota di abilitati di 'antica presenza' raggiunge ancora oggi punte del 60%, confermando le più basse possibilità di assorbimento che la scuola può assicurare rispetto alle dimensioni del problema del precariato in queste aree". (Apcom)
Pensioni/ Sacconi: Su norma 40 anni tutto risolto, testo ripulito
Il 'refuso' sulla norma dei 40 anni di contributi contenuta nell'emendamento Azzollini è stato cancellato. Dal 2016, quindi, non cambierà nulla e si potrà andare in pensione con 40 anni di contributi indipendentemente dall'età. Lo ha sottolineato il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, aggiungendo che in ogni caso si trattava di un segmento molto piccolo. "Non c'è problema, è tutto risolto - ha detto Sacconi a margine dell'assemblea di Coldiretti - parliamo solo della norma relativa ai 40 anni di contributi, solo di questo segmento piccolo, purtroppo. È già risolto. È stato risolto e il testo è stato pulito". A chi gli chiedeva come fosse stato possibile un refuso di questo tipo, Sacconi ha ripetuto: "Mi spiace, è tutto risolto. Basta, la negatività è stata risolta. Risolto, risolto, non c'è più". (Apcom)
Pomigliano, Fiom: no all'accordo ma pronti a trattare. Sacconi: nessun Piano C
L'accordo per il rilancio di Pomigliano e' "inaccettabile" e se la Fiat vuole davvero ricercare il consenso dei lavoratori riapra un "vero tavolo negoziale" che fino ad oggi non c'e' stato. E' questo in sintesi il dispositivo approvato all'unanimita' dall'Assemblea dei delegati del gruppo Fiat che "condivide e sostiene la scelta operata della Fiom di non sottoscrivere il testo imposto dalla Fiat e diventato accordo separato". Il testo infatti "contiene inaccettabili deroghe al Contratto nazionale, alle leggi vigenti in materia di tutela e salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, violazione del diritto di sciopero sancito dalla nostra Costituzione e la volonta' di mettere in crisi i fondamenti della rappresentanza e della contrattazione collettiva", si legge. Una bocciatura che sara' ora sostenuta dall'avvio a breve di una "inziativa itinerante di mobilitazione e discussione" che nel mese di luglio, a partire da Termini, coinvolgera' ogni Regione fino a giungere al presidio del Parlamento e della Presidenza del Consiglio. Non solo. Le tute blu della Cgil guardano anche alla ripresa dell'iniziativa "per la riconquista di un vero Contratto nazionale di lavoro", per loro mai rinnovato e che dunque giungera' a scadenza nel 2011, assegnando al Comitato Centrale il compito di definire un piano di azione nel mese di settembre. E sempre a settembre sara' convocata una Conferenza per il Mezzogiorno. E le tute blu della Fiat che ribadiscono la volonta' di "continuare a produrre auto" chiedono alla Fiat di confermare gli investimenti per produrre la nuova Panda, "coniugando un piu' elevato livello di utilizzo degli impianti, di produttivita' e di qualita' del prodotto con una rigorosa applicazione del Contratto nazionale senza mettere in discussione i diritti, la dignita' delle persone e la nostra Costituzione", prosegue la nota che auspica la messa in campo "di tutte le iniziatve, anche con il coinvolgimento delle istituzioni, ad ogni livello, utili a realizzare "la difesa, l'innovazione e lo sviluppo delle produzioni automobilistiche comprensive della componentistica in Italia e dell'occupazione senza chiusure traumatiche di stabilimenti, come Imola e Termini Imerese". Intanto da parte sua, il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, intervistato durante 'SkyTg24 Economia', esclude che la Fiat possa ricorrere al cosiddetto piano C, ovvero la chiusura di Pomigliano e la riapertura con nuovi contratti in linea con l'accordo non siglato dalla Fiom. "E' un'ipotesi che non conosco e non mi sembra praticabile". Ipotesi, aggiunge, che "non e' stata formalizzata in alcuna sede". Sullo stabilimento, ricorda il ministro, "c'e' un accordo firmato" da tutti i sindacati ad eccezione della Fiom ed "e' stato confermato da un referendum". Vista la situazione, Sacconi chiarisce: "Non vedo ragioni per un cambiamento" della strategia di Fiat, rispetto all'investimento di 700 mln e allo spostamento della produzione della Panda nello stabilimento campano. La Fiom chiede comunque ''che vengano eliminati dal tavolo di discussione punti come la limitazione del diritto di sciopero, la questione delle assenze non viste come prospettiva di assenteismo, ma come condizione legittima del lavoro''. Parlando dell'accordo siglato da Fim, Uilm e Fismic per lo stabilimento campano, il segretario generale Maurizio Landini ha sottolineato: ''La Fiom un accordo così non l'ha firmato e non intende firmarlo. Se firmiamo dovremo legittimare le deroghe alle leggi''. "Il ministro Sacconi non è super partes e il governo è assente" sottolinea Landini, che chiede al governo Berlusconi di attuare ''una vera politica industriale, perché ora non lo sta facendo'' invitandolo a non dare ''incentivi in modo irrazionale senza tutelare l'occupazione e i lavoratori''. Intanto, il leader della Uil, Luigi Angeletti, ha annunciato che l'incontro tra Fiat e sindacati firmatari dell'accordo per il rilancio del sito di Pomigliano si farà presto. "Ci sarà un incontro - assicura - non so se allargato o meno alle confederazioni o circoscritto alle categorie che hanno firmato l'accordo, per dare un proseguio al referendum e stabilire le tappe sulla implementazione dell'accordo". (Adnkronos)
Crocefisso, Frattini: ''Ci sono altri dieci Paesi che aderiscono al ricorso dell'Italia''
Altri dieci Paesi ''importanti'' hanno deciso di aderire al ricorso dell'Italia alla Corte di Strasburgo contro la sentenza che impone di levare i crocefissi dalle aule. Lo ha reso noto il ministro degli Esteri Franco Frattini, in un'intervista a 'Radio Vaticana', in cui ha espresso ottimismo sull'esito della vicenda. ''In primo luogo quando si e' sicuri di avere difeso la causa giusta c'e' un ottimismo inevitabile. La convinzione con cui ha agito il governo italiano, io personalmente, con il forte sostegno di Berlusconi e' stata quella di portare alla Grande Camera una domanda molto chiara: e' immaginabile considerare il crocifisso come un elemento di divisione, oppure e' un simbolo di pace e unificazione quindi un simbolo che non offende nessuno, neanche non credenti? Se e' cosi', non possiamo neanche immaginare che la storia d'Italia possa rimanere la stessa se si afferma il principio che i crocefissi vanno tolti'', ha affermato il titolare della Farnesina. ''In questi termini abbiamo posto un tema. E ben 10 Paesi diversi dall'Italia hanno, per la prima volta nella storia della Corte dei diritti, deciso di aderire al ricorso di un altro Paese, a supporto di un altro Stato, oltre a organizzazioni non governative e singoli deputati europei. Qundi anche questo elemento mi da' una speranza in piu'. Si tratta di Paesi importanti, non toccati direttamente dalla vicenda, ma che hanno compreso quanto fosse un diritto di liberta', liberta' di credere e di non farlo in una catacomba''. Il ministro Frattini spiega anche come ''il rinvio alla legislazione nazionale sia una delle opzioni'' per la soluzione della questione, non nascondendo che il suo personale auspicio sia tuttavia quello che la Corte ''dica anche che il simbolo del crocifisso non puo' essere considerato come un simbolo che divide, ma che unisce''. ''L'autonomia degli Stati e' fondamentale. Come ogni Stato debba comportarsi per bilanciare il diritto del credente e la liberta' del non credente non e' materia per una corte. E' necessario lasciare agli Stati la scelta di come bilanciare questi due diritti'' ha aggiunto Frattini, sottolineando come sia ''grandemente criticabile'' che la Corte abbia invece preteso di imporre obblighi restrittivi ai singoli Stati su questa materia. La soluzione potrebbe quindi essere quella che la Corte di Strasburgo decida di ''riaffermare il principio astratto secondo cui il non credende ha il diritto a non sentirsi offeso dall'esposizione di un simbolo religioso, ma che ciascuno Stato curi al suo inerno come garantirlo'', ha quindi dichiarato il ministro precisando come l'Ue abbia ''dimostrato fin troppe volte di non avere quell'anima che molti di noi desidereremmo''. E questo sin da quando decise di non inserire nel preambolo della costituzione il riferimento alle radici cristiane, ''la dimostrazione della confusione esistente sul principio del laicismo dello stato che non e' laicista, non nega i diritti religiosi degli individui''. (Adnkronos)
Tasso disoccupazione Italia 8,7% in maggio,sotto stime
Rimane stabile il tasso di disoccupazione italiano in maggio all'8,7%, un livello al di sotto del consensus dell'8,9%. Ma gli economisti vedono per lo più la stabilità come una conseguenza dell'effetto di trascinamento della revisione dei mesi precedenti, mentre sono preoccupati per il calo dell'occupazione e l'aumento del tasso di inattività, che vedono in aumento fino almeno a fine anno oltre il 9%. Su base tendenziale, secondo le statistiche destagionalizzate diffuse oggi da Istat, il tasso mostra un rialzo di 1,2 punti percentuali (7,5% a maggio 2009). "Il fatto che il tasso di disoccupazione sia rimasto stabile è conseguenza soprattutto dell'effetto trascinamento delle revisioni al rialzo dei mesi pretendenti" dice Paolo Mameli, economista di Intesa Sanpaolo. "Ma il dettaglio del dato di oggi non è così confortante: infatti l'occupazione di nuovo scende, e scende anche la forza lavoro mentre si torna a vedere un aumento del tasso di inattività". Della stessa opinione è anche Laura Cavallaro di Aletti Gestielle che rileva come a fronte di una stabilità del tasso di disoccupazione ci sia "da segnalare il calo di un decimo in quello dell'occupazione, che si giustifica con una discesa del 'tasso di partecipazione'". SPIRAGLIO MIGLIORAMENTO DI APRILE SMENTITO IN MAGGIO Il dato dello scorso aprile, rivisto dall'Istat a 8,7% da 8,9% mostrava qualche spiraglio di miglioramento, "che nel dato di maggio invece è smentito" aggiunge Mameli. Da notare infatti che l'occupazione dopo il miglioramento di aprile in maggio è di nuovo scesa, dello 0,2%, ed è scesa anche la forza lavoro, con parallelo aumento del tasso di inattività. "Con il dato di maggio siamo tornati su livelli minimi di occupazione in un trend di deterioramento iniziato nel 2008" dice ancora Mameli. Importante il tasso di inattività, quello che indica il grado di stimolo della popolazione disoccupata a cercare un lavoro, che in maggio, dopo un lieve miglioramento in aprile, è di nuovo salito a 37,7%. Ci sono quindi elementi del breakdown che fanno che pensare che nei prossimi mesi la disoccupazione continuerà a salire. Le imprese del resto, come risulta anche dalle survey, sono ancora riluttanti nell'avviare un nuovo processo di assunzioni a causa dei timori sull'effettiva ripresa economica. Ad essere particolarmente penalizzato è il settore servizi, come emerge dal breakdown dell'indice Pmi, mentre qualche spiraglio in più si potrebbe vedere nel manifatturiero, aiutato dalla crescita mondiale e dall'euro più debole. Nel dettaglio è emerso inoltre un nuovo peggioramento della disoccupazione giovanile (dai 14 ai 25 anni) e di quella femminile, dopo un accenno di miglioramento in aprile. TASSO SOTTO MEDIA ZONA EURO, MA IN VISTA RIALZO OLTRE 9% I problemi sul mercato del lavoro sono comuni anche agli altri partner europei, soprattutto a causa dell'accentuarsi della crisi e al rallentamento economico. Tuttavia il tasso di disoccupazione italiano rimane al di sotto della media. Il tasso della zona euro di maggio è risultato oggi stabile al 10% dopo la revisione di aprile, con la scheggia impazzita della Spagna che riporta un 19,9%. Nei prossimi mesi sono attesi ulteriori deterioramenti del mercato del lavoro in generale e anche in Italia. "Il mercato del lavoro continuerà a deteriorarsi" conferma Cédric Thellier, economista di Natixis. "Ci aspettiamo un'ulteriore distruzione di posti di lavoro nei trimestri a venire e un aumento del tasso di disoccupazione fino a raggiungere il 9,2% a fine 2010 e il 9,5% a fine 2011. Non dovrebbe diminuire prima del 2012". Secondo Aletti Gestielle il picco si vedrà nel terzo trimestre di quest'anno con un tasso al 9,1%, mentre Intesa SanPaolo vede arrivare il tasso fino al 9,5% all'inizio dell'anno prossimo. Poi "ipotizziamo l'inizio di una discesa lenta ma progressiva che interesserà il quarto trimestre e l'intero 2011" dice Cavallaro.. (Reuters)
Tremonti contro Regioni meridionali: "Cialtroni, non spendono"
Dura requisitoria del ministro dell'Economia Giulio Temonti contro la classe politica delle Regioni meridionali che non sa spendere i soldi messi a disposizione dall'Unione europea. "Ieri ho incontrato il commissario europeo per i Fondi Regionali", ha raccontato Tremonti all'assemblea della Coldiretti. "E' uno scandalo pauroso quello prodotto dalle Regioni meridionali. Lo stanziamento sul programma comunitario 2007-2013 era di 44 miliardi di euro. Questi signori ne hanno speso solo 3,6, solo 1/12". "E mentre cresceva la protesta per i tagli subiti aumentava l'accumulazione dei capitale non usati e questa è una cosa di una gravità inaccettabile. La colpa non è dell'Europa non è dei governi nazionali di destra o di sinistra, ma della cialtronaggine di chi ha i soldi e non li spende. E siccome i soldi per il Mezzogiorno saranno di più e non di meno nei prossimi anni non si può continuare con questa gente che sa protestare, ma non sa fare il servizio pubblico per i cittadini". Tremonti nelle ultime settimane ha avuto forti polemiche con le Regioni italiane soprattutto a causa dei tagli ai trasferimenti previsti dalla manovra 2011-12. Dopo gli attacchi del presidente delle Regioni Vasco Errani (Emilia-Romagna) e del governatore della Lombardia Roberto Formigoni, i governatori di cinque Regioni del Centro-Sud amministrate dal centrodestra hanno scritto una lettera a Tremonti per chiedere una trattativa sulla revisione dei tagli ai trasferimenti previsti dalla manovra. (Reuters)
Catania, spari per vendetta: ancora grave studentessa Sarebbe stata l'esasperazione per le continue offese ricevute a spingere, ieri mattina a Catania, Andrea Rizzotti, impiegato comunale di 54 anni, a sparare tre colpi di pistola contro Maurizio Gravino, ferendolo gravemente insieme a Laura Salafia, studentessa universitaria raggiunta al collo da una pallottola vagante. L'uomo si è consegnato spontaneamente alle forze dell'ordine la notte scorsa, arrivando negli uffici della Squadra Mobile etnea accompagnato dal suo legale di fiducia. Rizzotti, che non ha precedenti penali, ha raccontato di aver agito per "legittima difesa", sottolineando come quotidianamente Gravino, legato sentimentalmente in passato ad una sua parente, lo prendesse di mira ogni giorno con pesanti insulti. Un atteggiamento che ieri ha scatenato la reazione dell'uomo. Maurizio Gravino intorno alle 11,30 si trovava a bordo del suo scooter in piazza Dante quando è stato raggiunto da cinque colpi di pistola 7,65 esplosi da Rizzotti. Solo tre di questi, però, sono andati a segno; uno di essi ha centrato al collo Laura Salfia, studentessa universitaria che in quel momento stava uscendo dalla Facoltà dove aveva appena sostenuto un esame. Le condizioni di Gravino e della giovane sono apparse subito gravi e i due sono stati trasportati d'urgenza in due ospedali della città: al Vittorio Emanuele l'uomo; al Cannizzaro la ragazza. Entrambi, sottoposti ad intervento chirurgico, restano attualmente in prognosi riservata. Sebbene non sia in pericolo di vita, le condizioni di Laura Salafia, secondo i sanitari, sono ancora da considerare gravi, ma stabili. Andrea Rizzotti intanto è stato trasferito nel carcere catanese di Piazza Lanza. Definitivamente abbandonata, dunque, la pista che dal momento che Gravino, L'arresto di Rizzotti accantona definitivamente la pista mafiosa come origine della sparatoria. In un primo momento, infatti, gli investigatori si erano concentrati sulle frequentazioni di Maurizio Gravino, cognato del boss Nino Testa, e legato ad ambienti mafiosi etnei. "Non esiste alcuna attinenza con la mafia - ha spiegato il questore di Catania Domenico Pinzello - la tragedia ha soltanto un movente privato". Pinzello, che non ha nascosto la sua apprensione nei confronti dello stato di salute della giovane, ha quindi sottolineato l'importanza determinante assunta dal racconto di un altro studente universitario che ha fornito una descrizione dettagliata del sicario. (Apcom)
Premio Flaiano a Guerra e Saviano La cerimonia domenica 4 luglio al teatro d'Annunzio di Pescara Il premio speciale istituito in onore di Ennio Flaiano nel centenario della nascita e' stato assegnato a Tonino Guerra e Roberto Saviano. Guerra e Saviano, premiato 'per il valore letterario e l'impegno etico della sua opera', riceveranno il riconoscimento domenica 4 luglio al teatro d'Annunzio di Pescara insieme agli altri premiati di letteratura, cinema, teatro, televisione e radio. (Ansa)
Premio Strega, vince Pennacchi Lo scrittore: 'Lo dedico a mio fratello Gianni e a mia nipotina'
E' Antonio Pennacchi con 'Canale Mussolini' (Mondadori) il vincitore del Premio Strega 2010, con 133 voti. Per il quarto anno consecutivo vince cosi' il premio il gruppo Mondadori. 'Lo dedico a mio fratello Gianni e alla mia nipotina che e' in arrivo', ha detto Pennacchi. Poi parlando degli altri libri della cinquina: 'Sono quattro bei testi e in bocca al lupo ai piu' giovani'. (Ansa) |