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L'intervista

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Jason Derülo

International 6 luglio 2010


Spagna, riaperte le indagini per la morte del giornalista José Couso in Iraq



Accolto il ricorso dei famigliari del cameraman spagnolo ucciso da un carro armato statunitense che aveva aperto il fuoco sull'albergo che ospitava i giornalisti occidentali

La Corte Suprema ha ordinato la riapertura delle indagini sulla morte del giornalista spagnolo José Couso che nel 2003 è stato colpito a morte in Iraq dal fuoco di un carro armato americano.
I giudici hanno accolto il ricorso avanzato dalla famiglia del cameraman José Couso ordinando al tribunale speciale di riaprire l'inchiesta sulla sua morte.
Couso è stato uno dei due giornalisti rimasti uccisi quando i membri dell'equipaggio di un carro armato hanno risposto a quello che sostenevano essere "fuoco ostile" che proveniva dall'hotel di Baghdad che ospitava i giornalisti occidentali durante l'invasione statunitense dell'Iraq.
Funzionari Usa sostengono che le indagini hanno dimostrato il corretto ingaggio da parte dei soldati del tank.
I soldati americani, il Sgt. Shawn Gibson, il capitano Philip Wolford e il tenente colonnello Philip DeCamp non sono mai comparsi in alcuna delle udienze tenutesi in Spagna.
Il pubblico ministero Santiago Pedraz aveva, in primo grado, formulato l'imputazione di omicidio che il tribunale ha però fatto cadere concludendo che la morte di Couso sia stata un incidente di guerra.
Pedraz aveva riformulato l'accusa l'anno scorso in virtù della presentazione di nuove prove fornite dalla testimonianza di tre giornalisti spagnoli che erano in albergo al momento del bombardamento. Ma ancora una volta i giudici avevano rigettato l'ipotesi accusatoria del pm non ritenendo quelle prove sufficienti a dimostrare la condotta criminosa dei soldati.

(Peacereporter)




Pakistan, la polizia sventa un attentato contro il presidente



Arrestati sospetti che volevano colpire il presidente pakistano Asif Ali Zardari

Sei presunti terroristi sono stati arrestati dalla polizia pakistana perché sospettati di voler attentare alla vita del presidente Asif Ali Zardari. L'attentato, secondo gli agenti pakistani, avrebbe dovuto aver luogo durante la visita ufficiale di Zardari nella provincia del Punjab, a Lahore, prevista subito dopo il rientro del capo di stato dalla Cina, dove attualmente si trova. La polizia durante i controlli ha anche localizzato un nascondiglio d'armi che sarebbero servite a colpire altre zone sensibili della città. I controlli delle autorità pakistane sono aumentati in seguito all'attentato kamikaze dello scorso primo luglio, avvenuto in un santuario sufi nella capitale del Punjab, che ha provocato 42 morti e 175 feriti. Il luogo sacro ospitava fedeli musulmani della dottrina Barelvi, considerata eretica dagli integralisti talebani pachistani. Due persone sospettate di coinvolgimento nell'operazione erano state arrestate venerdì scorso ma il giorno successivo erano state scagionate da immagini video che provavano la loro estraneità al gesto.

(Peacereporter)



Egitto, autista di un'impresa edile spara uccidendo sei operai che stava accompagnando a lavoro



Ha fermato l'autobus improvvisamente sparando all'impazzata sui passeggeri

Sei operai sono stati uccisi e altri 17 feriti dall'autista dell'autobus che li portava al lavoro. E' accaduto al Cairo. Il guidatore ha aperto il fuoco su di loro con un'arma automatica, per ragioni ancora sconosciute. La strage è avvenuta nel governatorato del 6 ottobre, a sud della capitale egiziana.
L'autista dell'impresa edile araba ha fermato il mezzo improvvisamente e ha sparato alla cieca contro i lavoratori che stavano a bordo. L'autista è stato arrestato ed è stata aperta un'inchiesta per scoprire i motivi della strage.

(Peacereporter)



Nepal, la polizia impedisce manifestazioni per il compleanno del Dalai Lama



Il governo nepalese blocca le cerimonie pubbliche dei buddisti nel giorno dell'anniversario della nascita del Dalai Lama

Nel giorno del 75esimo compleanno della massima autorità buddista, il governo di Kathmandu ha schierato ingenti forze di polizia per evitare manifestazioni pubbliche di sostegno e celebrazione dell'evento. Già ieri i funzionari pubblici e politici erano stati esortati a non partecipare a nessuna delle cerimonie pubbliche che si fossero svolte in occasione della ricorrenza. A questo scopo numerosi agenti sono stati schierati a presidio delle zone della capitale in cui i tibetani buddisti sono più presenti. Nonostante questi provvedimenti non sono mancate celebrazioni dell'evento nel distretto di Lalitpur, all'interno dei campi profughi dove vive la comunità di religiosi. La polizia ha fermato alcuni dei sostenitori tibetani nella capitale e coloro che si dirigevano verso i monasteri e le zone di preghiere presenti all'interno del campo dei rifugiati. I provvedimenti nepalesi sono stati presi nell'interesse del governo di Kathmandu a preservare i rapporti con la Cina che vede nel monaco buddista e in chi lo sostiene una pericolosa fonte di separatismo che mira all'indipendenza della regione del Tibet dal governo di Pechino.

(Peacereporter)


Volvo, via libera antitrust Ue per vendita a cinese Geely


Via libera dell'antitrust europeo per l'acquisto del costruttore automobilistico svedese Volvo da parte della cinese Geely. La Commissione europea ha reso noto di non vedere problemi concorrenziali per l'operazione da 1,8 miliardi di dollari con la quale la Zhejiang Geely Holding ha acquisito la Volvo Cars dalla statunitense Ford Motor. Gli acquirenti cinesi hanno già manifestato l'intenzione di investire ulteriori 900 milioni di dollari per espandere la produzione e far tornare Volvo agli utili.

(Apcom)


Mare nera/ Titolo Bp interessa a Libia, ma no aumenti capitale


Settimane di tensioni, allarmi e cadute in Borsa a causa delle continue perdite di petrolio nel Golfo del Messico - un disastro ambientale il cui bilancio di costi lievita - ma in questo modo adesso British Petroleum è diventata un bel bocconcino su cui investire. Questo il parere di Shokri Ghanem, presidente della compagnia nazionale petrolifera della Libia, che ieri ha affermato come il titolo del gruppo Gb è molto appetibile, tanto che lo consiglierà al fondo sovrano libico. In precedenza indiscrezioni di stampa avevano riferito che BP stava cercando finanziamenti presso investitori del Medio Oriente. Dal tutto si sono innescate rialzi delle quotazioni della società, fino a spingere la stessa Bp a smentire di avere allo studio aumenti di capitale. Nel pomeriggio a Londra le azioni Bp segnano un rialzo del 3,643 per cento, a 340,40 pence, laddove a fine giugno avevano toccato un minimo appena sopra quota 300 pence. "In questo momento Bp è interessante - ha affermato Ghanem - e ho ancora fiducia nella società. La raccomanderò alla autorità sugli inbvestimenti della Libia". Precedentemente voci di stampa avevano riferito di interessamenti al titolo del gruppo da parte di un fondo sovrano del Kuwait, di PetroChina e del gigante americano ExxonMobil. Oggi la società ha affermato che i nuovi investitori sono i benvenuti ma che non ci sono piani di aumento del capitale. Secondo diversi analisti citati dalla Bbc i recenti ribassi sul titolo sono stati eccessivi, da quando è esploso il disastro ambientale la capitalizzazione di Borsa del gruppo è calata di ben 100 miliardi di dollari. Prima dell'incidente il titolo Bp navigava sopra quota 600 pence. Resta però l'incognita sui costi che deriveranno dalla marea di greggio che dilaga nei mari caraibici e sulle coste statunitensi: nell'ultimo aggiornamento Bp ha riferito che finora ha implicato costi supplementari da 3,12 miliardi di dollari, mentre secondo gli analisti le bonifiche necessarie e i danni occorsi faranno lievitare il bilancio finale a decine di miliardi.

(Apcom)


Svezia/ Partito femminista brucia 10mila euro per protesta


Per denunciare la discriminazione salariale fra uomini e donne un partito femminista svedese è ricorso ad una forma di protesta quanto meno onerosa: ha mandato in fumo, bruciandoli letteralmente, ben 100mila corone in bigliettoni (circa 10,385 euro). "Centomila corone, è quello che perdono le donne ogni minuto nel sistema attuale in cui gli stipendi sono determinati dal sesso", ha dichiarato Gudrun Schyman, capo del partito Iniziativa femminista, commentando l'azione alla radio svedese. Ci sono voluti 40 minuti per bruciare il sacco che conteneva le 100 mila corone, date da una società di relazioni pubbliche. "Il fatto che il nostro mercato del lavoro funzioni ancora sullo stipendio in funzione del sesso per noi è una provocazione", ha aggiunto. "Non è una passeggiata bruciare del denaro. E questo è molto denaro per me e per tanti altri", ha detto ancora Schyman, aggiungendo che vi era una lunga lista di organizzazioni benefiche che avrebbero potuto goderne. Iniziativa femminista è stata fondata nel 2005 e ha presentato le sue prime candidate alle legislative del 2006 ma senza vincere nessun seggio. (con fonte Afp)

(Apcom)


Afghanistan, dubbi sulla cattura del Mullah Omar leader talebani


Il leader dei talebani, Mullah Omar, sarebbe stato arrestato nello scorso mese di marzo a Karachi, in Pakistan. La notizia è stata riferita oggi con grande enfasi dai media pachistani e afgani, ma non trova ancora conferme ufficiali. Restano dunque forti dubbi sul presunto arresto. I talebani hanno smentito decisamente, parlando di propaganda occidentale. Fonti internazionali contattate da Apcom, vicine al dossier, hanno spiegato che si tratta di una notizia "assolutamente inattendibile". Dell'arresto del Mullah Omar ha parlato sul suo blog un ex funzionario del dipartimento per la Sicurezza nazionale Usa, che si è identificato con il solo nome di Bred. E la notizia ha trovato rapida diffusione tra i media locali, tra cui Tolo tv. Afghanistan News, che parla dell'arresto di Omar, precisa tuttavia che non ci sono conferme ufficiali da parte del dipartimento alla Difesa Usa o di funzionari di Islamabad. Contattato dall'agenzia di stampa cinese Xinhua, il portavoce dei talebani Qari Yusuf Ahmadi ha smentito la notizia ed ha dichiarato che si tratta di propaganda occidentale. Il leader talebano è libero, gode di ottima salute ed è pienamente al comando dei suoi uomini, ha precisato il portavoce. Nato a Nodeh, nel 1959, di etnia pashtun, da quando nel 2001 è iniziata la guerra in Afghanistan, il mullah Omar si nasconde in località sconosciute. Il governo degli Stati Uniti ha offerto fino a 10 milioni di dollari come ricompensa per informazioni che possano fornire un contributo decisivo per la sua cattura. Si crede che si stia nascondendo in Pakistan, ma non esistono prove al riguardo. Il 16 febbraio scorso, è stata annunciata e confermata, invece, la cattura a Karachi del capo militare dei talebani e numero due dell'organizzazione, Mullah Abdul Ghani Baradar, nell'ambito di un'operazione della Cia e dei servizi segreti pachistani.

(Apcom)