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L'intervista

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Jason Derülo

Attualità 6 luglio 2010

Governo chiude alle Regioni: nessun incontro e manovra non cambia


Il governo chiude alle Regioni: sulla manovra non ci saranno cambiamenti nei tagli previsti, inoltre non c'è traccia della convocazione da parte dell'esecutivo degli enti locali che hanno duramente contestato i risparmi previsti nell'intervento di correzione dei conti pubblici in esame al Senato. Nessuna modifica in vista sui tagli per Regioni, Province e Comuni contenuti nella manovra economica del governo, ha annunciato il relatore, Antonio Azzollini (Pdl), al termine di un incontro con il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, per fare il punto sulle modifiche in arrivo al decreto. "Non cambia niente, oggi voteremo in commissione l'emendamento". Si tratta della proposta di modifica presentata da Azzollini che lascia invariati i tagli, ma introduce flessibilità per le Regioni virtuose". Si acuisce quindi lo scontro tra Governo ed enti locali che avevano già definito "inaccettabile" l'ipotesi che palazzo Chigi non accolga la richiesta avanzata da regioni e comuni la settimana scorsa. "Non potremmo che considerare gravissimo ed inaccettabile il diniego circa la richiesta del sistema delle autonomie territoriali di avere un incontro con il Presidente del Consiglio e con i ministri interessati dalla manovra", affermano in una nota Sergio Chiamparino (Anci), Vasco Errani (Conferenza delle Regioni), Giuseppe Castiglione (Upi) e Enrico Borghi (Uncem). In questo modo - aggiungono - verrebbe meno il principio di leale collaborazione che è la base delle corrette relazioni istituzionali su cui si fonda la nostra Costituzione. E' quindi necessario convocare in tempi rapidissimi una riunione di tutti i livelli istituzionali della Repubblica". Nel frattempo anche il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha confermato l'ipotesi che sul testo venga posta la questione di fiducia. Una notizia sulla quale si sono scatenate nelle ultime ore le critiche dell'opposizione.

(Apcom)


Da domani grossisti farmacie sospendono consegne

Per il "taglio sproporzionato e mal ripartito dei margini commerciali previsto dalla manovra anticrisi"


I grossisti di farmaci, aderenti all'Associazione Distributori Farmaceutici - ADF, sospenderanno da domani il servizio di consegna dei medicinali alle farmacie. Lo ha deciso l'assemblea straordinaria dell'associazione, che si è riunita questa mattina. I grossisti di farmaci chiedono "di essere urgentemente convocati dalla Commissione Bilancio del Senato per presentare una soluzione alternativa rispetto al taglio sproporzionato e mal ripartito dei margini commerciali previsto dalla manovra anticrisi". Confermato lo stato di agitazione della categoria e decidono la sospensione da domani 7 luglio del servizio di consegna dei medicinali alle farmacie, secondo modalità e tempi compatibili con le norme vigenti.

(Ansa)


Ddl Alfano, approvato e depositato parere per "scudo totale"


Il presidente della Commissione Giustizia del Senato Filippo Berselli ha depositato questo pomeriggio l'annunciato parere in cui si afferma che lo "scudo giudiziario" assicurato dal ddl Alfano al capo dello Stato deve essere ampliato al presidente del Consiglio e ai ministri.

Lo ha riferito la segreteria del senatore.

Il parere, annunciato la scorsa settimana, è stato approvato oggi a maggioranza dalla Commissione Giustizia ed è stato poi depositato presso la Commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama, che ha preso in mano per prima il ddl costituzionale e le proposte di modifica dopo la bocciatura della Consulta.

Stamattina il portavoce del senatore aveva spiegato che "Berselli ha rilevato che c'era una disparità di trattamento tra il presidente della Repubblica, il presidente del Consiglio e i ministri. C'è un problema dal punto di vista istituzionale e costituzionale, non si tratta di un parere politico".

Nei giorni scorsi ha sollevato un coro di polemiche l'annuncio che il disegno di legge costituzionale che fornisce al premier l'immunità dai processi penali verrà ritoccato così da estendere a premier e ministri quanto già previsto per il capo dello Stato, cioè la sospensione anche dei processi iniziati prima dell'assunzione dell'incarico.

Il ddl - che se approvato avrà un valore pari alla Costituzione, anche se non la cambia - conferma l'obiettivo di fornire a Silvio Berlusconi uno scudo contro i suoi processi, in corso e futuri, che era al centro del cosiddetto Lodo Alfano, la legge ordinaria bocciata lo scorso anno dalla Consulta.

Il meccanismo individuato nel ddl prevede che la magistratura dovrà comunicare al ramo del Parlamento di appartenenza dell'alta carica che intende processarla ed entro 90 giorni il Parlamento voterà sulla sospensione. Il procedimento penale è comunque sospeso da quando il giudice si rivolge al Parlamento.

Per il presidente della Repubblica e i ministri non eletti in Parlamento a votare sulla sospensione sarà il Senato.

Rispetto al Lodo Alfano, il provvedimento include i ministri ed esclude i presidenti di Camera e Senato.

La legge costituzionale deve essere approvata due volte da entrambi i rami del Parlamento, in un iter quindi più lungo di una legge ordinaria, e può essere sottoposta a referendum se non ottiene nella seconda lettura da ciascuna delle Camere una maggioranza di due terzi.

Per il partito di Berlusconi il tempo scade nell'ottobre 2011, quando decadrà la legge sul legittimo impedimento - che consente al premier e ai ministri di bloccare i propri processi per 18 mesi - sempre che la Corte Costituzionale non la annulli prima, accogliendo i ricorsi già presentati.

L'opposizione ha aspramente criticato il ddl costituzionale, come già aveva fatto con il Lodo, e ha promesso opposizione ad oltranza.


(Reuters)


Grandi appalti, va a Roma il processo sulla Scuola Marescialli

Viene trasferito a Roma il processo sulla Scuola Marescialli dei carabinieri, in corso al Tribunale di Firenze, partito da un'inchiesta della procura toscana su un presunto giro di corruzione nell'ambito degli appalti per le Grandi opere.

Il Tribunale fiorentino, dopo una camera di consiglio durata due ore e mezzo, ha dichiarato la propria incompetenza e ha disposto la trasmissione degli atti nella capitale, motivandola col fatto che si tratta di corruzione ordinaria avvenuta di fatto a Roma.

Lo scorso 10 giugno, la Cassazione aveva dichiarato l'incompetenza territoriale della procura di Firenze e il passaggio della documentazione alla procura di Roma. Secondo i magistrati fiorentini, però, la Cassazione si era pronunciata soltanto sulla parte cautelare e ciò non avrebbe dovuto determinare il trasferimento di tutto il procedimento a Roma. Le difese sostenevano invece che tutto dovesse essere spostato alla procura capitolina.

"Questa sentenza non tocca la validità dei risultati acquisiti durante l'indagine, che non sono stati messi in discussione neppure dalla Corte di Cassazione", ha detto il pm Luca Turco commentando la sentenza di oggi, aggiungendo di non ritenere che ci saranno "grossi problemi ad andare avanti sugli altri nostri filoni di indagine sui quali questa sentenza non avrà ricadute".

L'udienza rientrava nel processo con rito immediato per l'ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci, l'ex funzionario del Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo e poi provveditore alle opere pubbliche della Toscana Fabio De Santis e l'avvocato Guido Cerruti, deceduto oggi in seguito ad una malattia, come ha annunciato il suo avvocato.

Per l'avvocato Roberto Borgogno, legale di Balducci, il trasferimento a Roma degli atti è una "decisione ineccepibile". "A Roma si riparte dalla fase delle indagini", ha aggiunto l'avvocato.

Dopo la decisione della Cassazione, la procura di Roma aveva aperto un fascicolo sulla vicenda e ha iscritto nel registro degli indagati le sette persone coinvolte nell'indagine fiorentina.

PM: OGGI AL CENTRO DI "FAVORI E DENARI" CI SONO I SINGOLI POLITICI

Secondo Turco, l'inchiesta ha messo in luce un sistema di corruttela che tocca il segmento della burocrazia più vicino al governo dello Stato, e che presenta caratteristiche diverse rispetto a Tangentopoli: oggi, al centro della rete di "favori e denari", c'è infatti il singolo politico e non il partito.

"Credo che l'indagine fiorentina abbia evidenziato un sistema di corruttela molto esteso che riguarda diversi imprenditori... diversi funzionari pubblici, un segmento della burocrazia -- quello più vicino al governo dello Stato -- e singoli esponenti politici", ha detto Turco parlando con i giornalisti dopo l'udienza.

"Questo sistema ha caratteristiche che declinano diversamente il rapporto fra affari e politica rispetto a Tangentopoli: oggi al centro del sistema non c'è più il partito ma il singolo politico attorno al quale c'è un sistema di favori e denari", ha concluso il pm.

Per quanto riguarda le altre persone coinvolte nell'inchiesta fiorentina, l'imprenditore Francesco Maria De Vito Piscicelli sarà processato con rito abbreviato il prossimo 21 settembre, mentre è stata stralciata la posizione del coordinatore del Pdl Denis Verdini e dell'imprenditore edile Riccardo Fusi.

Balducci e De Santis sono accusati di aver posto, con la mediazione di Piscicelli, le loro funzioni a disposizione di Fusi, che per anni cercò con ogni mezzo -- anche illegale, secondo la procura fiorentina -- di recuperare l'appalto della Scuola Marescialli da lui vinto nel 2001 e poi perso nel 2006.

PER TRIBUNALE CORRUZIONE AVVENUTA A ROMA

Secondo i giudici del tribunale di Firenze, sia le 'dazioni' che la nomina di De Santis a provveditore delle opere pubbliche della Toscana, sono "esplicitamente indicate come corrispettivi per la reimmissione della Btp (la società di Fusi) nel cantiere della Scuola Marescialli".

Non ha quindi valore il fatto che queste dazioni e utilità costituiscano solo una "parte minima del prezzo complessivo concordato e che siano state corrisposte in forza di decisioni" assunte in seguito all'incontro fiorentino del 18 febbraio 2008 tra Fusi e de Vito Piscicelli.

Vale invece il fatto che la corruzione, seppure originata dall'incontro fiorentino, si sia perfezionata con la corresponsione di utilità e dazioni esclusivamente nella città di Roma. Per questa ragione, la competenza è del tribunale romano.

La procura fiorentina reclamava invece la competenza del tribunale toscano sostenendo che nell'incontro del febbraio 2008 tra Piscicelli e Fusi si fosse compiutamente consumato un reato di corruzione e che i successivi episodi romani fossero da ritenere disgiunti dalla vicenda fiorentina della Scuola Marescialli.

(Reuters)


Trenitalia, appalti truccati: arrestati due ex-dirigenti


La Guardia di Finanza di Napoli ha eseguito oggi cinque arresti -- quattro in carcere e uno ai domiciliari -- una misura interdittiva e il sequestro di quattro società nell'ambito di un'inchiesta su presunti appalti pilotati assegnati dalla Direzione Manutenzione di Trenitalia.

Lo riferiscono le Fiamme gialle e la procura di Napoli, aggiungendo che gli appalti affidati in maniera illecita ammontano a oltre 10 milioni di euro e che tra gli arrestati ci sono due ex-dirigenti della società.

I reati contestati, spiega una nota della procura partenopea, sono l'associazione per delinquere, la corruzione, la turbativa d'asta, il riciclaggio dei proventi illeciti.

Gli appalti, relativi alla manutenzione di carrozze e locomotori, sarebbero stati affidati in alcuni casi attraverso trattative private, dirette e singole a imprese riconducibili a parenti di Raffaele Arena, all'epoca dei fatti contestati responsabile della divisione Cargo, dirigente della Direzione Manutenzione Trenitalia per la manutenzione e la rottamazione di carri rotabili con delega all'affidamento degli appalti fino a 2 milioni e mezzo.

La nota spiega che Arena, avvalendosi della qualifica ricoperta fino al 2007 e dei suoi rapporti in Trenitalia, avrebbe sistematicamente procurato appalti e subappalti -- nel settore della manutenzione ciclica programmata e della manutenzione corrente non programmata di carri ferroviari di varia tipologia e di locomotori -- a un suo cugino, Carmine D'Elia, e ad Antonio e Giovanni De Luca (fratelli, soci e cotitolari della Fd Costruzioni srl).

Dalle indagini bancarie, aggiunge il comunicato, è emerso anche che nel periodo 2001-2007 la moglie di Arena avrebbe "incassato sul proprio conto corrente personale assegni bancari - emessi da società alle quali lo stesso Arena aveva affidato appalti - per oltre 35.000 euro".

INDAGINI GRAZIE A INTERCETTAZIONI E COLLABORAZIONE DI TRENITALIA

I finanzieri hanno inoltre accertato che i fratelli De Luca avrebbero "intrattenuto rapporti di natura corruttiva" anche con Fiorenzo Carassai, ex dirigente di Trenitalia, responsabile della sezione manutenzione corrente regionale della divisione passeggeri regionale della società fino al dicembre 2009.

I De Luca, inoltre, secondo gli inquirenti, avrebbero "provveduto a pilotare e a turbare, unitamente ai due dirigenti, l'affidamento, da parte di Trenitalia, di un numero rilevante di commesse".

Dalle indagini -- aggiunge la nota -- è emerso che Carassai, "abusando della propria posizione all'interno di Trenitalia", avrebbe affidato lavori e commesse inerenti ai servizi di manutenzione "operando, sistematicamente, attraverso collusioni ed altri mezzi fraudolenti, evidentemente diretti a pilotare le procedure negoziali, e che ha ricevuto, altrettanto sistematicamente, beni ed altre utilità dalle società e dai soggetti destinatari delle predette commesse".

Gli investigatori avrebbero accertato, ad esempio, che il figlio di Carassai, Leonardo - "riceveva materialmente, per conto del padre, ingenti somme versate da rappresentanti delle società destinatarie delle commesse".

Non è stato al momento possibile contattare gli avvocati delle persone coinvolte nell'inchiesta.

La procura precisa che le indagini si sono sviluppate grazie alle intercettazioni telefoniche, che hanno contribuito a chiarire l'intreccio di rapporti e frequentazioni e "una piena e leale collaborazione di Trenitalia, che ha fornito con tempestività ogni documento richiesto ed ha allontanato, sia pure in tempi recenti, i dirigenti infedeli".

Nel corso dell'operazione sono state sequestrate anche quattro società, il cui valore ammonta a circa 6 milioni di euro.

(Reuters)


Libia, al via mediazione italiana per gli eritrei detenuti nel campo di Brak


''In queste ore è in corso una delicata mediazione sotto la nostra egida, mediazione che stiamo finalizzando, per poter arrivare all'identificazione dei cittadini eritrei, i quali, è bene saperlo, timorosi di farsi identificare rendono impossibile la definizione del loro status, e poter loro offrire un'occupazione, nella stessa Libia, contro il rischio e la paura del rimpatrio. In quest'azione le Ong italiane sono in prima fila''.

E' quanto si legge in una lettera che i ministri degli Esteri, Franco Frattini, e dell'Interno Roberto Maroni, hanno scritto in risposta all'appello de Il Foglio in favore dei 250 eritrei detenuti nel campo di Brak in Libia. ''L'Italia -ricordano- non si è mai sottratta ad un'attività di sensibilizzazione delle autorita' libiche'', ma ''abbiamo scelto una strada diversa da quella della pubblicità''.

Frattini e Maroni concordano con ''l'assolutezza e l'irrinunciabilità'' dei diritti umani, ma spiegano: ''Non siamo certi che anche le più giuste declamazioni possano aiutarci a risolvere un problema che, proprio a partire dagli argomenti corretti che fondano l’analisi del suo giornale, ha bisogno di un approccio diverso per essere risolto. Tra l’altro non crediamo che incoraggino la comprensione della realtà della vicenda cronache e interviste giornalistiche con appelli via telefono satellitare inspiegabilmente utilizzate da parte di persone che denunciano di essere detenute e a rischio di tortura''.''Richiamiamo, ma solo per completezza di argomenti -spiegano- la necessità di un atteggiamento rispettoso della sovranità libica (e il rischio che gli inviti pressanti, e a volte polemici, della nostra opposizione parlamentare rivelino una prospettiva 'neocoloniale' politicamente molto scorretta e assai controproducente dal punto di vista del risultato) e di un’azione internazionale capace di coinvolgere l’Onu, le sue agenzie e le altre Organizzazioni internazionali''.''Il destino e la sorte di questi cittadini eritrei -continuano i due ministri- non può cioè esser risolto dalla sola nostra e pur privilegiata relazione bilaterale.

E in questa partita si misura ancora una volta tutta la fragilità europea e la prospettiva 'del nord', preoccupante e sconsiderata, che continua a considerare il Mediterraneo e la sua sponda sud come un 'mondo a parte'. E’ proprio il sud del mondo a premere ancora una volta, e ora di più, contro i Paesi della sponda meridionale e da lì sugli avamposti europei: Italia, Spagna, Malta e Grecia principalmente. Non diciamo questo per coltivare un atteggiamento consolatorio e per trovare uno scudo, un riparo non solo alle responsabilità, ma al protagonismo che come è giusto anche al nostro Paese si richiede''.

''Diciamo questo perché in questa, come in altre occasioni, l’Italia non si è mai sottratta ad un’attività di sensibilizzazione delle autorità libiche, verso le quali noi abbiamo scelto, nello spirito di una sincera amicizia, di condurre un’azione discreta e positiva anche in nome e per conto dell’Europa: come due distinte, ben note ed importanti vicende legate alla soluzione della crisi Libia-Svizzera hanno recentemente saputo dimostrare''.''Proprio perché questo nostro mondo è particolarmente complesso e l’approccio della diplomazia politica, se è, come tutti ci auguriamo, finalizzato a risolvere i problemi, deve aiutare a trovare le risposte più adeguate, noi abbiamo scelto una strada diversa da quella della pubblicità. Perché siamo convinti che non ci aiuterebbe. Sappiamo bene che è una lotta contro il tempo'', rimarcano.''In queste ore è in corso una delicata mediazione sotto la nostra egida, mediazione che stiamo finalizzando, per poter arrivare all’identificazione dei cittadini eritrei, i quali, è bene saperlo, timorosi di farsi identificare rendono impossibile la definizione del loro status, e poter loro offrire un’occupazione, nella stessa Libia, contro il rischio e la paura del rimpatrio. In quest’azione le Ong italiane sono in prima fila'', concludono Frattini e Maroni.

(Adnkronos)




Intercettazioni/ Finiani a lavoro,studiano emendamenti per lunedì



I finiani sono al lavoro sul ddl intercettazioni e, come anticipato ieri, stanno lavorando a una serie di emendamenti che verranno presentati lunedì (allo scadere dei termini) probabilmente a firma della presidente della commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiono. "Sono soddisfatta - ha detto proprio quest'ultima lasciando la commissione dopo la seduta di oggi dedicata all'inizio della discussione generale sul ddl che andrà avanti fino a giovedì - perchè si è parlato del contenuto del provvedimento. Non ho messo alcun paletto al dibattito, ma ho precisato che abbiamo dei tempi da rispettare". Sul fronte operativo è stata però la finiana Anna Maria Siliquini a raccontare lo stato dell'arte: "stiamo cercando - ha detto - di individuare quali siano i punti per noi davvero irrinunciabili. Lavoreremo collegialmente agli emendamenti da presentare al testo. I punti di maggiore irragionevolezza del testo riguardano il meccanismo del giudice collegiale, quello che deve autorizzare l'intercettazione e la proroga degli ascolti, che è stato sensibilmente peggiorato al Senato. Poi anche la questione delle intercettazioni ambientali dovrà essere rivista perchè la privacy dei mafiosi a nostro avviso 'deve' essere invasa". Siliquini, poi, ha spiegato che all'attenzione dei finiani ci sono anche il problema delle proroghe di tre giorni in tre giorni, additate dai magistrati come paralizzanti per gli uffici giudiziari, e quello dei cosiddetti 'reati spia', indicatori cioè di possibile presenza di fenomeni di criminalità mafiosa. In appoggio, ma non troppo, dei finiani è intervenuta anche la capogruppo del Pd in commissione Donatella Ferranti: "è vero - ha detto - che noi siamo pronti a votare i loro emendamenti qualora serviranno ad eliminare i punti di maggiore irragionevolezza del testo, ma noi speriamo anche che i finiani siano disposti a votare i nostri. Comunque attendiamo di conoscere nel concreto le loro proposte di modifica, anche perchè oggi in Commissione di loro non è intervenuto nessuno e poi perchè speriamo che una questione così delicata come quella delle intercettazioni non venga usata solo per farsi guerra all'interno della maggioranza". Infine, è stata la volta del capogruppo del Pdl Enrico Costa. Ha concordato sul fatto che il ddl "al Senato è stato peggiorato", mentre sul testo approvato in prima lettura a Montecitorio "almeno in 20 dell'opposizione votarono con noi". "E poi - ha aggiunto - vorrei ricordare a Di Pietro, che sbraita tanto contro questo provvedimento, che lui il ddl Mastella, che prevedeva all'incirca le stesse cose lo votò eccome...". Parole che non sfiorano nemmeno il leader dell'Idv: così com'è, ha detto, "questo ddl serve solo a mettere il bavaglio alla stampa e lacci e laccioli ai magistrati che devono indagare". Su tutto, comunque, aleggia l'ombra del vertice di maggioranza, domani a palazzo Grazioli, quando si incontreranno insieme al premier il consigliere giuridico Niccolò Ghedini, il ministro della Giustizia Angelino Alfano, i capigruppo di Camera e Senato e il sottosegretario Gianni Letta. Sarà lì, probabilmente, che lo staff del premier comincerà a valutare le richieste di modifiche alla legge avanzate dai finiani, in attesa di trovare una 'compensazione' tra il ddl attuale e i cambiamenti suggeriti dai fedelissimi del presidente della Camera.

(Apcom)


Mafia/ Governo: Spatuzza ha parlato tardi per essere protetto


Gaspare Spatuzza non è stato ammesso dal Viminale al programma di protezione come collaboratore di giustizia richiesto dalle Procure di Firenze, Caltanisetta e Palermo a cui ha reso le sue dichiarazioni, perchè le sue rivelazioni sono state rese oltre i 180 giorni previsti dalla legge sui pentiti. Lo ha spiegato il Sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano, convocato oggi in commissione Antimafia dal presidente Beppe Pisanu per spiegare le ragioni della mancata ammissione di Spatuzza al programma di protezione. L'audizione a San Macuto è stata particolarmente accesa. I commissari del Pd hanno abbandonati i lavori perchè non sono stati forniti i verbali delle dichiarazioni rese da Spatuzza e quelli delle Procure sui temi di possibile nuova collaborazione giudiziaria di Spartuzza: materiale a giudizio dei commissari Pd in Antimafia indispensabile per esprimere una valutazione sulla decisione del Viminale. Italia dei Valori, invece, ha contestato al Governo il conteggio dei giorni che ha portato a considerare "tardive" le dichiarazioni di Spatuzza. E su questo, il commissario Idv in Antimafia Luigi Li Gotti e Antonio Di Pietro terranno una conferenza stampa nel pomeriggio in Senato.

(Apcom)


Rai/ Santoro a Garimberti: Annozero in onda da 23/9, lo dica a Dg


Annozero tornerà in onda dal 23 settembre, non ci sono più trattative per un accordo che preveda l'uscita di Michele Santoro dalla Rai. Bisogna quindi togliere i "punti interrogativi" dal palinsesto, superando un "incomprensibile ostruzionismo". Lo scrive il conduttore in una lettera al presidente della Rai Paolo Garimberti, nella quale lo invita a comunicare al Dg Mauro Masi la ripresa del programma visto che risulta ancora in sospeso da metà giugno, quando nel piani palinsesti, per la prima serata del giovedì di Raiude, si prevedeva un programma informativo per Michele Santoro con l'opzione aperta per X Factor. Tema che Santoro aveva già sollevato in una precedente lettera - inviata non solo a Garimberti ma anche al Dg e ai consiglieri - rimasta senza risposta. "Caro Presidente, dopo averle pubblicamente sollecitate, ho atteso a lungo e invano indicazioni chiare per Annozero, per me e per la mia squadra. Ma è evidente a tutti - scrive Santoro - che le scelte editoriali della Rai non dipendono soltanto dalla valutazione del prodotto, dalle attese degli spettatori, dalle esigenze degli investitori pubblicitari e, più in generale, dagli interessi del servizio pubblico. Annozero è al primo posto tra i programmi della nostra azienda per rapporto costo-ricavi ma il consiglio d'amministrazione non ha ritenuto nemmeno di dover rispondere alla nostra precedente lettera; il che rende alquanto paradossale un ricorso in Cassazione con il quale si rivendica una libertà editoriale che nei fatti non si esercita. Si potrebbe perfino constatare ironicamente che invece di protestare perché i giudici (che in verità si limitano a verificare la natura dei contratti in corso) pretendono di fare i palinsesti, bisognerebbe affidare a loro non solo le decisioni su Annozero ma anche quelle sulla Dandini e sulla Sipra". "Ma, tornando ad essere seri, Le ho scritto per chiederLe di comunicare al Direttore generale che Michele Santoro, dopo un anno di duro lavoro, se ne va in vacanza e tornerà alla fine di agosto per fare Annozero che andrà in onda a partire dal 23 settembre. Sarebbe utile quindi provvedere cortesemente a togliere dal palinsesto il punto interrogativo che ci riguarda sbloccando tutte le procedure aziendali attualmente oggetto di un incomprensibile ostruzionismo. Le ricordo, infine - conclude Santoro nella lettera - che Annozero è in onda grazie ad una sentenza del giudice confermata in appello e che chiunque ne ostacolerà la regolare programmazione ne sarà personalmente responsabile. Cordiali saluti".

(Apcom)



L'Aquila: una delegazione radicale guidata da Pannella visita il supercarcere


Domenica al termine dei lavori del comitato nazionale dei radicali, svoltosi a L'Aquila - Ovindoli, una delegazione composta da Marco Pannella, le onorevoli Rita Bernardini e Maria Antonietta Coscioni, l'on. Maurizio Turco, Giulio Petrilli responsabile prov. Pd dipartimento diritti e garanzie e Matteo Angioli del Comitato nazionale di Radicali Italiani ha visitato il carcere de L'Aquila, noto per essere il carcere con il maggior numero di detenuti in 41 bis in Italia, 103, dove ci sono anche tre aree riservate, luoghi di detenzione ancora peggiori del 41 bis e l'unica sezione femminile sempre di 41 bis.

 La delegazione ha constatato il peggioramento delle condizioni di vita, dovute alle nuove norme restrittive del 41 bis, un'ora sola di aria al giorno, una sola ora di colloquio mensile con i parenti (vetro divisorio e citofono), non più possibilità di cucinarsi in cella. Le celle sono buie a causa delle cosiddette "gelosie" alle finestre, la luce elettrica accesa tutto il giorno. Praticamente il 41 bis è diventato l'istituzionalizzazione dell'isolamento totale.

L'aria che si respira è quella del silenzio più totale, un cimitero per vivi. Da un lato abbiamo le carceri del sovraffollamento come Sulmona, simili all'inferno, dall'altro carceri come L'Aquila a 41 bis, carceri del silenzio, della tortura bianca che usa principalmente lo strumento del ricatto degli affetti, perché il 41 bis è oggettivamente questo, una soppressione delle garanzie e dei diritti delle persone recluse e dei loro familiari.

Entrambi simbolo di una situazione nelle carceri drammatica, con attualmente oltre 68.000 detenuti a fronte di una capienza di 43.000 e senza provvedimenti legislativi adeguati ad intervenire per alleviare un minimo questa situazione, con l'estate che è arrivata e che accentuerà di più questa situazione.

 Ieri è iniziata in aula a Montecitorio la discussione del "fu" DDL Alfano che nella sua forma originale sostenuta dai radicali, avrebbe consentito ad almeno diecimila condannati di scontare in detenzione domiciliare pene residue inferiori ad un anno, restituendo un minimo di legalità all'esecuzione della pena, oggi anticostituzionale e per di più totalmente inefficace ai fini del reinserimento sociale.

(Agenzia Radicale)