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Governo chiude alle Regioni: nessun incontro e manovra non
cambia
Il governo chiude
alle Regioni: sulla manovra non ci saranno cambiamenti nei tagli
previsti, inoltre non c'è traccia della convocazione da parte
dell'esecutivo degli enti locali che hanno duramente contestato i
risparmi previsti nell'intervento di correzione dei conti pubblici in
esame al Senato. Nessuna modifica in vista sui tagli per Regioni,
Province e Comuni contenuti nella manovra economica del governo, ha
annunciato il relatore, Antonio Azzollini (Pdl), al termine di un
incontro con il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, per fare il
punto sulle modifiche in arrivo al decreto. "Non cambia niente,
oggi voteremo in commissione l'emendamento". Si tratta della
proposta di modifica presentata da Azzollini che lascia invariati i
tagli, ma introduce flessibilità per le Regioni virtuose". Si
acuisce quindi lo scontro tra Governo ed enti locali che avevano già
definito "inaccettabile" l'ipotesi che palazzo Chigi non
accolga la richiesta avanzata da regioni e comuni la settimana
scorsa. "Non potremmo che considerare gravissimo ed
inaccettabile il diniego circa la richiesta del sistema delle
autonomie territoriali di avere un incontro con il Presidente del
Consiglio e con i ministri interessati dalla manovra", affermano
in una nota Sergio Chiamparino (Anci), Vasco Errani (Conferenza delle
Regioni), Giuseppe Castiglione (Upi) e Enrico Borghi (Uncem). In
questo modo - aggiungono - verrebbe meno il principio di leale
collaborazione che è la base delle corrette relazioni istituzionali
su cui si fonda la nostra Costituzione. E' quindi necessario
convocare in tempi rapidissimi una riunione di tutti i livelli
istituzionali della Repubblica". Nel frattempo anche il ministro
del Welfare, Maurizio Sacconi, ha confermato l'ipotesi che sul testo
venga posta la questione di fiducia. Una notizia sulla quale si sono
scatenate nelle ultime ore le critiche dell'opposizione.
(Apcom)
Da domani grossisti farmacie sospendono
consegne
Per il "taglio sproporzionato e mal ripartito dei margini
commerciali previsto dalla manovra anticrisi"
I grossisti di
farmaci, aderenti all'Associazione Distributori Farmaceutici - ADF,
sospenderanno da domani il servizio di consegna dei medicinali alle
farmacie. Lo ha deciso l'assemblea straordinaria dell'associazione,
che si è riunita questa mattina. I grossisti di farmaci chiedono "di
essere urgentemente convocati dalla Commissione Bilancio del Senato
per presentare una soluzione alternativa rispetto al taglio
sproporzionato e mal ripartito dei margini commerciali previsto dalla
manovra anticrisi". Confermato lo stato di agitazione della
categoria e decidono la sospensione da domani 7 luglio del servizio
di consegna dei medicinali alle farmacie, secondo modalità e tempi
compatibili con le norme vigenti.
(Ansa)
Ddl Alfano, approvato e depositato parere per
"scudo totale"
Il presidente della Commissione
Giustizia del Senato Filippo Berselli ha depositato questo pomeriggio
l'annunciato parere in cui si afferma che lo "scudo giudiziario"
assicurato dal ddl Alfano al capo dello Stato deve essere ampliato al
presidente del Consiglio e ai ministri.
Lo ha riferito la segreteria del
senatore.
Il parere, annunciato la scorsa
settimana, è stato approvato oggi a maggioranza dalla Commissione
Giustizia ed è stato poi depositato presso la Commissione Affari
costituzionali di Palazzo Madama, che ha preso in mano per prima il
ddl costituzionale e le proposte di modifica dopo la bocciatura della
Consulta.
Stamattina il portavoce del senatore
aveva spiegato che "Berselli ha rilevato che c'era una disparità
di trattamento tra il presidente della Repubblica, il presidente del
Consiglio e i ministri. C'è un problema dal punto di vista
istituzionale e costituzionale, non si tratta di un parere politico".
Nei giorni scorsi ha sollevato un coro
di polemiche l'annuncio che il disegno di legge costituzionale che
fornisce al premier l'immunità dai processi penali verrà ritoccato
così da estendere a premier e ministri quanto già previsto per il
capo dello Stato, cioè la sospensione anche dei processi iniziati
prima dell'assunzione dell'incarico.
Il ddl - che se approvato avrà un
valore pari alla Costituzione, anche se non la cambia - conferma
l'obiettivo di fornire a Silvio Berlusconi uno scudo contro i suoi
processi, in corso e futuri, che era al centro del cosiddetto Lodo
Alfano, la legge ordinaria bocciata lo scorso anno dalla Consulta.
Il meccanismo individuato nel ddl
prevede che la magistratura dovrà comunicare al ramo del Parlamento
di appartenenza dell'alta carica che intende processarla ed entro 90
giorni il Parlamento voterà sulla sospensione. Il procedimento
penale è comunque sospeso da quando il giudice si rivolge al
Parlamento.
Per il presidente della Repubblica e i
ministri non eletti in Parlamento a votare sulla sospensione sarà il
Senato.
Rispetto al Lodo Alfano, il
provvedimento include i ministri ed esclude i presidenti di Camera e
Senato.
La legge costituzionale deve essere approvata due volte da
entrambi i rami del Parlamento, in un iter quindi più lungo di una
legge ordinaria, e può essere sottoposta a referendum se non ottiene
nella seconda lettura da ciascuna delle Camere una maggioranza di due
terzi.
Per il partito di Berlusconi il tempo
scade nell'ottobre 2011, quando decadrà la legge sul legittimo
impedimento - che consente al premier e ai ministri di bloccare i
propri processi per 18 mesi - sempre che la Corte Costituzionale non
la annulli prima, accogliendo i ricorsi già presentati.
L'opposizione ha aspramente criticato
il ddl costituzionale, come già aveva fatto con il Lodo, e ha
promesso opposizione ad oltranza.
(Reuters)
Grandi appalti, va a Roma il processo sulla
Scuola Marescialli
Viene trasferito a Roma il
processo sulla Scuola Marescialli dei carabinieri, in corso al
Tribunale di Firenze, partito da un'inchiesta della procura toscana
su un presunto giro di corruzione nell'ambito degli appalti per le
Grandi opere.
Il Tribunale fiorentino, dopo una
camera di consiglio durata due ore e mezzo, ha dichiarato la propria
incompetenza e ha disposto la trasmissione degli atti nella capitale,
motivandola col fatto che si tratta di corruzione ordinaria avvenuta
di fatto a Roma.
Lo scorso 10 giugno, la Cassazione
aveva dichiarato l'incompetenza territoriale della procura di Firenze
e il passaggio della documentazione alla procura di Roma. Secondo i
magistrati fiorentini, però, la Cassazione si era pronunciata
soltanto sulla parte cautelare e ciò non avrebbe dovuto determinare
il trasferimento di tutto il procedimento a Roma. Le difese
sostenevano invece che tutto dovesse essere spostato alla procura
capitolina.
"Questa sentenza non tocca la
validità dei risultati acquisiti durante l'indagine, che non sono
stati messi in discussione neppure dalla Corte di Cassazione",
ha detto il pm Luca Turco commentando la sentenza di oggi,
aggiungendo di non ritenere che ci saranno "grossi problemi ad
andare avanti sugli altri nostri filoni di indagine sui quali questa
sentenza non avrà ricadute".
L'udienza rientrava nel processo con
rito immediato per l'ex presidente del Consiglio superiore dei lavori
pubblici Angelo Balducci, l'ex funzionario del Dipartimento per lo
sviluppo e la competitività del turismo e poi provveditore alle
opere pubbliche della Toscana Fabio De Santis e l'avvocato Guido
Cerruti, deceduto oggi in seguito ad una malattia, come ha annunciato
il suo avvocato.
Per l'avvocato Roberto Borgogno,
legale di Balducci, il trasferimento a Roma degli atti è una
"decisione ineccepibile". "A Roma si riparte dalla
fase delle indagini", ha aggiunto l'avvocato.
Dopo la decisione della Cassazione, la
procura di Roma aveva aperto un fascicolo sulla vicenda e ha iscritto
nel registro degli indagati le sette persone coinvolte nell'indagine
fiorentina.
PM: OGGI AL CENTRO DI "FAVORI E
DENARI" CI SONO I SINGOLI POLITICI
Secondo Turco, l'inchiesta ha messo in
luce un sistema di corruttela che tocca il segmento della burocrazia
più vicino al governo dello Stato, e che presenta caratteristiche
diverse rispetto a Tangentopoli: oggi, al centro della rete di
"favori e denari", c'è infatti il singolo politico e non
il partito.
"Credo che l'indagine fiorentina abbia evidenziato un
sistema di corruttela molto esteso che riguarda diversi
imprenditori... diversi funzionari pubblici, un segmento della
burocrazia -- quello più vicino al governo dello Stato -- e singoli
esponenti politici", ha detto Turco parlando con i giornalisti
dopo l'udienza.
"Questo sistema ha
caratteristiche che declinano diversamente il rapporto fra affari e
politica rispetto a Tangentopoli: oggi al centro del sistema non c'è
più il partito ma il singolo politico attorno al quale c'è un
sistema di favori e denari", ha concluso il pm.
Per quanto riguarda le altre persone
coinvolte nell'inchiesta fiorentina, l'imprenditore Francesco Maria
De Vito Piscicelli sarà processato con rito abbreviato il prossimo
21 settembre, mentre è stata stralciata la posizione del
coordinatore del Pdl Denis Verdini e dell'imprenditore edile Riccardo
Fusi.
Balducci e De Santis sono accusati di
aver posto, con la mediazione di Piscicelli, le loro funzioni a
disposizione di Fusi, che per anni cercò con ogni mezzo -- anche
illegale, secondo la procura fiorentina -- di recuperare l'appalto
della Scuola Marescialli da lui vinto nel 2001 e poi perso nel 2006.
PER TRIBUNALE CORRUZIONE AVVENUTA A
ROMA
Secondo i giudici del tribunale di
Firenze, sia le 'dazioni' che la nomina di De Santis a provveditore
delle opere pubbliche della Toscana, sono "esplicitamente
indicate come corrispettivi per la reimmissione della Btp (la società
di Fusi) nel cantiere della Scuola Marescialli".
Non ha quindi valore il fatto che
queste dazioni e utilità costituiscano solo una "parte minima
del prezzo complessivo concordato e che siano state corrisposte in
forza di decisioni" assunte in seguito all'incontro fiorentino
del 18 febbraio 2008 tra Fusi e de Vito Piscicelli.
Vale invece il fatto che la
corruzione, seppure originata dall'incontro fiorentino, si sia
perfezionata con la corresponsione di utilità e dazioni
esclusivamente nella città di Roma. Per questa ragione, la
competenza è del tribunale romano.
La procura fiorentina reclamava invece
la competenza del tribunale toscano sostenendo che nell'incontro del
febbraio 2008 tra Piscicelli e Fusi si fosse compiutamente consumato
un reato di corruzione e che i successivi episodi romani fossero da
ritenere disgiunti dalla vicenda fiorentina della Scuola Marescialli.
(Reuters)
Trenitalia, appalti truccati: arrestati due
ex-dirigenti
La Guardia di Finanza di
Napoli ha eseguito oggi cinque arresti -- quattro in carcere e uno ai
domiciliari -- una misura interdittiva e il sequestro di quattro
società nell'ambito di un'inchiesta su presunti appalti pilotati
assegnati dalla Direzione Manutenzione di Trenitalia.
Lo riferiscono le Fiamme gialle e la
procura di Napoli, aggiungendo che gli appalti affidati in maniera
illecita ammontano a oltre 10 milioni di euro e che tra gli arrestati
ci sono due ex-dirigenti della società.
I reati contestati, spiega una nota
della procura partenopea, sono l'associazione per delinquere, la
corruzione, la turbativa d'asta, il riciclaggio dei proventi
illeciti.
Gli appalti, relativi alla
manutenzione di carrozze e locomotori, sarebbero stati affidati in
alcuni casi attraverso trattative private, dirette e singole a
imprese riconducibili a parenti di Raffaele Arena, all'epoca dei
fatti contestati responsabile della divisione Cargo, dirigente della
Direzione Manutenzione Trenitalia per la manutenzione e la
rottamazione di carri rotabili con delega all'affidamento degli
appalti fino a 2 milioni e mezzo.
La nota spiega che Arena, avvalendosi
della qualifica ricoperta fino al 2007 e dei suoi rapporti in
Trenitalia, avrebbe sistematicamente procurato appalti e subappalti
-- nel settore della manutenzione ciclica programmata e della
manutenzione corrente non programmata di carri ferroviari di varia
tipologia e di locomotori -- a un suo cugino, Carmine D'Elia, e ad
Antonio e Giovanni De Luca (fratelli, soci e cotitolari della Fd
Costruzioni srl).
Dalle indagini bancarie, aggiunge il
comunicato, è emerso anche che nel periodo 2001-2007 la moglie di
Arena avrebbe "incassato sul proprio conto corrente personale
assegni bancari - emessi da società alle quali lo stesso Arena aveva
affidato appalti - per oltre 35.000 euro".
INDAGINI GRAZIE A INTERCETTAZIONI E
COLLABORAZIONE DI TRENITALIA
I finanzieri hanno inoltre accertato
che i fratelli De Luca avrebbero "intrattenuto rapporti di
natura corruttiva" anche con Fiorenzo Carassai, ex dirigente di
Trenitalia, responsabile della sezione manutenzione corrente
regionale della divisione passeggeri regionale della società fino al
dicembre 2009.
I De Luca, inoltre, secondo gli
inquirenti, avrebbero "provveduto a pilotare e a turbare,
unitamente ai due dirigenti, l'affidamento, da parte di Trenitalia,
di un numero rilevante di commesse".
Dalle indagini -- aggiunge la nota -- è emerso che Carassai,
"abusando della propria posizione all'interno di Trenitalia",
avrebbe affidato lavori e commesse inerenti ai servizi di
manutenzione "operando, sistematicamente, attraverso collusioni
ed altri mezzi fraudolenti, evidentemente diretti a pilotare le
procedure negoziali, e che ha ricevuto, altrettanto sistematicamente,
beni ed altre utilità dalle società e dai soggetti destinatari
delle predette commesse".
Gli investigatori avrebbero accertato,
ad esempio, che il figlio di Carassai, Leonardo - "riceveva
materialmente, per conto del padre, ingenti somme versate da
rappresentanti delle società destinatarie delle commesse".
Non è stato al momento possibile
contattare gli avvocati delle persone coinvolte nell'inchiesta.
La procura precisa che le indagini si
sono sviluppate grazie alle intercettazioni telefoniche, che hanno
contribuito a chiarire l'intreccio di rapporti e frequentazioni e
"una piena e leale collaborazione di Trenitalia, che ha fornito
con tempestività ogni documento richiesto ed ha allontanato, sia
pure in tempi recenti, i dirigenti infedeli".
Nel corso dell'operazione sono state
sequestrate anche quattro società, il cui valore ammonta a circa 6
milioni di euro.
(Reuters)
Libia, al via mediazione italiana per gli
eritrei detenuti nel campo di Brak
''In
queste ore è in corso una delicata mediazione sotto la nostra egida,
mediazione che stiamo finalizzando, per poter arrivare
all'identificazione dei cittadini eritrei, i quali, è bene saperlo,
timorosi di farsi identificare rendono impossibile la definizione del
loro status, e poter loro offrire un'occupazione, nella stessa Libia,
contro il rischio e la paura del rimpatrio. In quest'azione le Ong
italiane sono in prima fila''.
E' quanto si legge in una lettera che i ministri degli Esteri,
Franco Frattini, e dell'Interno Roberto Maroni, hanno scritto in
risposta all'appello de Il Foglio in favore dei 250 eritrei detenuti
nel campo di Brak in Libia. ''L'Italia -ricordano- non si è mai
sottratta ad un'attività di sensibilizzazione delle autorita'
libiche'', ma ''abbiamo scelto una strada diversa da quella della
pubblicità''.
Frattini e Maroni concordano con ''l'assolutezza e
l'irrinunciabilità'' dei diritti umani, ma spiegano: ''Non siamo
certi che anche le più giuste declamazioni possano aiutarci a
risolvere un problema che, proprio a partire dagli argomenti corretti
che fondano l’analisi del suo giornale, ha bisogno di un approccio
diverso per essere risolto. Tra l’altro non crediamo che
incoraggino la comprensione della realtà della vicenda cronache e
interviste giornalistiche con appelli via telefono satellitare
inspiegabilmente utilizzate da parte di persone che denunciano di
essere detenute e a rischio di tortura''.''Richiamiamo, ma solo per
completezza di argomenti -spiegano- la necessità di un atteggiamento
rispettoso della sovranità libica (e il rischio che gli inviti
pressanti, e a volte polemici, della nostra opposizione parlamentare
rivelino una prospettiva 'neocoloniale' politicamente molto scorretta
e assai controproducente dal punto di vista del risultato) e di
un’azione internazionale capace di coinvolgere l’Onu, le sue
agenzie e le altre Organizzazioni internazionali''.''Il destino e la
sorte di questi cittadini eritrei -continuano i due ministri- non può
cioè esser risolto dalla sola nostra e pur privilegiata relazione
bilaterale.
E in questa partita si misura ancora una volta tutta la fragilità
europea e la prospettiva 'del nord', preoccupante e sconsiderata, che
continua a considerare il Mediterraneo e la sua sponda sud come un
'mondo a parte'. E’ proprio il sud del mondo a premere ancora una
volta, e ora di più, contro i Paesi della sponda meridionale e da lì
sugli avamposti europei: Italia, Spagna, Malta e Grecia
principalmente. Non diciamo questo per coltivare un atteggiamento
consolatorio e per trovare uno scudo, un riparo non solo alle
responsabilità, ma al protagonismo che come è giusto anche al
nostro Paese si richiede''.
''Diciamo questo perché in questa, come in altre occasioni,
l’Italia non si è mai sottratta ad un’attività di
sensibilizzazione delle autorità libiche, verso le quali noi abbiamo
scelto, nello spirito di una sincera amicizia, di condurre un’azione
discreta e positiva anche in nome e per conto dell’Europa: come due
distinte, ben note ed importanti vicende legate alla soluzione della
crisi Libia-Svizzera hanno recentemente saputo dimostrare''.''Proprio
perché questo nostro mondo è particolarmente complesso e
l’approccio della diplomazia politica, se è, come tutti ci
auguriamo, finalizzato a risolvere i problemi, deve aiutare a trovare
le risposte più adeguate, noi abbiamo scelto una strada diversa da
quella della pubblicità. Perché siamo convinti che non ci
aiuterebbe. Sappiamo bene che è una lotta contro il tempo'',
rimarcano.''In queste ore è in corso una delicata mediazione sotto
la nostra egida, mediazione che stiamo finalizzando, per poter
arrivare all’identificazione dei cittadini eritrei, i quali, è
bene saperlo, timorosi di farsi identificare rendono impossibile la
definizione del loro status, e poter loro offrire un’occupazione,
nella stessa Libia, contro il rischio e la paura del rimpatrio. In
quest’azione le Ong italiane sono in prima fila'', concludono
Frattini e Maroni.
(Adnkronos)
Intercettazioni/ Finiani a lavoro,studiano emendamenti per
lunedì
I finiani sono al
lavoro sul ddl intercettazioni e, come anticipato ieri, stanno
lavorando a una serie di emendamenti che verranno presentati lunedì
(allo scadere dei termini) probabilmente a firma della presidente
della commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiono. "Sono
soddisfatta - ha detto proprio quest'ultima lasciando la commissione
dopo la seduta di oggi dedicata all'inizio della discussione generale
sul ddl che andrà avanti fino a giovedì - perchè si è parlato del
contenuto del provvedimento. Non ho messo alcun paletto al dibattito,
ma ho precisato che abbiamo dei tempi da rispettare". Sul fronte
operativo è stata però la finiana Anna Maria Siliquini a raccontare
lo stato dell'arte: "stiamo cercando - ha detto - di individuare
quali siano i punti per noi davvero irrinunciabili. Lavoreremo
collegialmente agli emendamenti da presentare al testo. I punti di
maggiore irragionevolezza del testo riguardano il meccanismo del
giudice collegiale, quello che deve autorizzare l'intercettazione e
la proroga degli ascolti, che è stato sensibilmente peggiorato al
Senato. Poi anche la questione delle intercettazioni ambientali dovrà
essere rivista perchè la privacy dei mafiosi a nostro avviso 'deve'
essere invasa". Siliquini, poi, ha spiegato che all'attenzione
dei finiani ci sono anche il problema delle proroghe di tre giorni in
tre giorni, additate dai magistrati come paralizzanti per gli uffici
giudiziari, e quello dei cosiddetti 'reati spia', indicatori cioè di
possibile presenza di fenomeni di criminalità mafiosa. In appoggio,
ma non troppo, dei finiani è intervenuta anche la capogruppo del Pd
in commissione Donatella Ferranti: "è vero - ha detto - che noi
siamo pronti a votare i loro emendamenti qualora serviranno ad
eliminare i punti di maggiore irragionevolezza del testo, ma noi
speriamo anche che i finiani siano disposti a votare i nostri.
Comunque attendiamo di conoscere nel concreto le loro proposte di
modifica, anche perchè oggi in Commissione di loro non è
intervenuto nessuno e poi perchè speriamo che una questione così
delicata come quella delle intercettazioni non venga usata solo per
farsi guerra all'interno della maggioranza". Infine, è stata la
volta del capogruppo del Pdl Enrico Costa. Ha concordato sul fatto
che il ddl "al Senato è stato peggiorato", mentre sul
testo approvato in prima lettura a Montecitorio "almeno in 20
dell'opposizione votarono con noi". "E poi - ha aggiunto -
vorrei ricordare a Di Pietro, che sbraita tanto contro questo
provvedimento, che lui il ddl Mastella, che prevedeva all'incirca le
stesse cose lo votò eccome...". Parole che non sfiorano nemmeno
il leader dell'Idv: così com'è, ha detto, "questo ddl serve
solo a mettere il bavaglio alla stampa e lacci e laccioli ai
magistrati che devono indagare". Su tutto, comunque, aleggia
l'ombra del vertice di maggioranza, domani a palazzo Grazioli, quando
si incontreranno insieme al premier il consigliere giuridico Niccolò
Ghedini, il ministro della Giustizia Angelino Alfano, i capigruppo di
Camera e Senato e il sottosegretario Gianni Letta. Sarà lì,
probabilmente, che lo staff del premier comincerà a valutare le
richieste di modifiche alla legge avanzate dai finiani, in attesa di
trovare una 'compensazione' tra il ddl attuale e i cambiamenti
suggeriti dai fedelissimi del presidente della Camera.
(Apcom)
Mafia/ Governo: Spatuzza ha
parlato tardi per essere protetto
Gaspare
Spatuzza non è stato ammesso dal Viminale al programma di protezione
come collaboratore di giustizia richiesto dalle Procure di Firenze,
Caltanisetta e Palermo a cui ha reso le sue dichiarazioni, perchè le
sue rivelazioni sono state rese oltre i 180 giorni previsti dalla
legge sui pentiti. Lo ha spiegato il Sottosegretario all'Interno
Alfredo Mantovano, convocato oggi in commissione Antimafia dal
presidente Beppe Pisanu per spiegare le ragioni della mancata
ammissione di Spatuzza al programma di protezione. L'audizione a San
Macuto è stata particolarmente accesa. I commissari del Pd hanno
abbandonati i lavori perchè non sono stati forniti i verbali delle
dichiarazioni rese da Spatuzza e quelli delle Procure sui temi di
possibile nuova collaborazione giudiziaria di Spartuzza: materiale a
giudizio dei commissari Pd in Antimafia indispensabile per esprimere
una valutazione sulla decisione del Viminale. Italia dei Valori,
invece, ha contestato al Governo il conteggio dei giorni che ha
portato a considerare "tardive" le dichiarazioni di
Spatuzza. E su questo, il commissario Idv in Antimafia Luigi Li Gotti
e Antonio Di Pietro terranno una conferenza stampa nel pomeriggio in
Senato.
(Apcom)
Rai/ Santoro a Garimberti:
Annozero in onda da 23/9, lo dica a Dg
Annozero
tornerà in onda dal 23 settembre, non ci sono più trattative per un
accordo che preveda l'uscita di Michele Santoro dalla Rai. Bisogna
quindi togliere i "punti interrogativi" dal palinsesto,
superando un "incomprensibile ostruzionismo". Lo scrive il
conduttore in una lettera al presidente della Rai Paolo Garimberti,
nella quale lo invita a comunicare al Dg Mauro Masi la ripresa del
programma visto che risulta ancora in sospeso da metà giugno, quando
nel piani palinsesti, per la prima serata del giovedì di Raiude, si
prevedeva un programma informativo per Michele Santoro con l'opzione
aperta per X Factor. Tema che Santoro aveva già sollevato in una
precedente lettera - inviata non solo a Garimberti ma anche al Dg e
ai consiglieri - rimasta senza risposta. "Caro Presidente, dopo
averle pubblicamente sollecitate, ho atteso a lungo e invano
indicazioni chiare per Annozero, per me e per la mia squadra. Ma è
evidente a tutti - scrive Santoro - che le scelte editoriali della
Rai non dipendono soltanto dalla valutazione del prodotto, dalle
attese degli spettatori, dalle esigenze degli investitori
pubblicitari e, più in generale, dagli interessi del servizio
pubblico. Annozero è al primo posto tra i programmi della nostra
azienda per rapporto costo-ricavi ma il consiglio d'amministrazione
non ha ritenuto nemmeno di dover rispondere alla nostra precedente
lettera; il che rende alquanto paradossale un ricorso in Cassazione
con il quale si rivendica una libertà editoriale che nei fatti non
si esercita. Si potrebbe perfino constatare ironicamente che invece
di protestare perché i giudici (che in verità si limitano a
verificare la natura dei contratti in corso) pretendono di fare i
palinsesti, bisognerebbe affidare a loro non solo le decisioni su
Annozero ma anche quelle sulla Dandini e sulla Sipra". "Ma,
tornando ad essere seri, Le ho scritto per chiederLe di comunicare al
Direttore generale che Michele Santoro, dopo un anno di duro lavoro,
se ne va in vacanza e tornerà alla fine di agosto per fare Annozero
che andrà in onda a partire dal 23 settembre. Sarebbe utile quindi
provvedere cortesemente a togliere dal palinsesto il punto
interrogativo che ci riguarda sbloccando tutte le procedure aziendali
attualmente oggetto di un incomprensibile ostruzionismo. Le ricordo,
infine - conclude Santoro nella lettera - che Annozero è in onda
grazie ad una sentenza del giudice confermata in appello e che
chiunque ne ostacolerà la regolare programmazione ne sarà
personalmente responsabile. Cordiali saluti".
(Apcom)
L'Aquila: una delegazione radicale
guidata da Pannella visita il supercarcere
Domenica al termine dei lavori del
comitato nazionale dei radicali, svoltosi a L'Aquila - Ovindoli, una
delegazione composta da Marco Pannella, le onorevoli Rita Bernardini
e Maria Antonietta Coscioni, l'on. Maurizio Turco, Giulio Petrilli
responsabile prov. Pd dipartimento diritti e garanzie e Matteo
Angioli del Comitato nazionale di Radicali Italiani ha visitato il
carcere de L'Aquila, noto per essere il carcere con il maggior numero
di detenuti in 41 bis in Italia, 103, dove ci sono anche tre aree
riservate, luoghi di detenzione ancora peggiori del 41 bis e l'unica
sezione femminile sempre di 41 bis.
La
delegazione ha constatato il
peggioramento delle condizioni di vita,
dovute alle nuove norme restrittive del 41 bis, un'ora sola di aria
al giorno, una sola ora di colloquio mensile con i parenti (vetro
divisorio e citofono), non più possibilità di cucinarsi in cella.
Le celle sono buie a causa delle cosiddette "gelosie" alle
finestre, la luce elettrica accesa tutto il giorno. Praticamente il
41 bis è diventato l'istituzionalizzazione dell'isolamento totale.
L'aria che
si respira è quella del silenzio più totale, un cimitero per
vivi. Da un lato abbiamo le carceri del sovraffollamento come
Sulmona, simili all'inferno, dall'altro carceri come L'Aquila a 41
bis, carceri del silenzio, della tortura bianca che usa
principalmente lo strumento del ricatto degli affetti, perché il 41
bis è oggettivamente questo, una soppressione delle garanzie e dei
diritti delle persone recluse e dei loro familiari.
Entrambi
simbolo di una situazione nelle carceri drammatica, con attualmente
oltre 68.000
detenuti a fronte di una capienza di 43.000 e
senza provvedimenti legislativi adeguati ad intervenire per alleviare
un minimo questa situazione, con l'estate che è arrivata e che
accentuerà di più questa situazione.
Ieri
è iniziata in aula a Montecitorio la discussione del "fu"
DDL Alfano
che nella sua forma originale sostenuta dai radicali, avrebbe
consentito ad almeno diecimila condannati di scontare in detenzione
domiciliare pene residue inferiori ad un anno, restituendo un minimo
di legalità all'esecuzione della pena, oggi anticostituzionale e per
di più totalmente inefficace ai fini del reinserimento sociale.
(Agenzia Radicale)
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